I lavoratori, che indossino una
tuta blu, una maglietta bianca oppure giacca e cravatta, finiranno per
rendersi conto di essere considerati dai loro padroni, dai loro
dirigenti e dai loro azionisti, non tanto quali strumenti della
produzione bensì come semplici variabili... e, prima o poi, ne
tireranno le somme (commento ad un articolo sulla "Continental" di Clairoix, Le Figaro 19 maggio 2009).
«Tutti uniti, Tutti uniti», così scandivano i
lavoratori della Continental, stabilimento di Clairoix nel nord est
della Francia, attraversando le vie di Parigi il 18 maggio scorso.
Circa 700 operai avevano sfilato al suono di trombe da stadio e nel
fumo dei petardi, preceduti da uno striscione giallo con la scritta
«Travailleurs unis contre actionnaires voyous, Arbeiter vereint
gegen Heuschrecken-Aktionäre» in francese e tedesco
(lavoratori uniti contro gli azionisti mascalzoni).
«Vogliamo fare pressione in vista dell'incontro di domani, i
nostri padroni tedeschi devono sapere che non molleremo la lotta
perché vogliamo mantenere i nostri salari sino al 2012 come
previsto nell'accordo del 2007 sul ritorno alle 40 ore settimanali; la
chiusura nasconde solo un'operazione speculativa» e per spiegarsi
meglio, dinanzi al Palazzo della Borsa avevano dato fuoco ad un cumulo
di pneumatici, dal quale era salita verso il cielo una voluta di fumo
nero, «Nero come il nostro futuro» avevano gridato in
coro.
Tutto inutile. Nella mattinata del giorno 19 la Continental ha
comunicato alle rappresentanze sindacali che, mentre nello stabilimento
tedesco di Stoken l'attività proseguirà almeno sino alla
fine del 2010, pur con una forza lavoro ridotta da 780 addetti a
soli 300, oltretutto ad orario ridotto, lo stabilimento francese di
Clairoix verrà invece definitivamente chiuso nel marzo del
prossimo anno. La Continental ha infatti annunciato che, a causa della
crisi e della caduta di domanda di pneumatici, si impone la chiusura
dei due impianti in Europa occidentale, con una perdita di 1.900 posti
di lavoro.
In realtà, così come rivelato dal "Courier Picard" sulla
base di un documento riservato, filtrato dai cancelli della
Continental, quest'ultima raggiungerà in tal modo l'obiettivo
che si era posto sin dal 2005: ottenere un significativo calo del costo
del lavoro, spostando il 60% della sua produzione negli stabilimenti di
Püchov (Slovacchia), Timisoara (Romania) e Oktrovice (Repubblica
Ceca) quale "tappa intermedia di una delocalizzazione rampante verso
obiettivi economicamente più ambiziosi, ma socialmente
disastrosi."
Ed altrettanto disastrosamente si sta evolvendo a Grenoble la
situazione della Caterpillar, altro stabilimento dove si era verificato
il sequestro di dirigenti. Anche qui, infatti, dopo un lungo periodo di
lotte e di incontri tra sindacati e direzione, la Caterpillar ha
definitivamente confermato l'11 maggio il licenziamento di 733
lavoratori nello stabilimento di Grenoble, per poi scendere il giorno
18 a "soli" 600, purché si giunga ad un accordo entro il 1°
Ottobre prossimo, che acconsenta alla modifica (in peggio) degli orari
di lavoro.
Per non parlare poi della Sony France, che per prima aprì la
strada dei "sequestri". L'azienda, pur di raggiungere la
chiusura, ha negoziato con i 311 lavoratori riconoscendo loro un
migliore trattamento di fine rapporto e la possibilità di
accedere al pre-pensionamento, fermo restando che quanto sono riusciti
a spuntare risulta tuttavia del 50% inferiore rispetto alle
indennità concordate nel corso del primo piano sociale Sony
France.
A questo punto è purtroppo semplice fare il bilancio del periodo
caldo tra marzo ed aprile, quello marcato dalla nascita e diffusione di
una nuova ed eclatante, ma soprattutto disperata, forma di lotta,
ovvero il sequestro dei dirigenti. I due mesi nei quali i giornali
titolavano allarmatissimi "Séquestrer le Patron: la nouvelle
arme sociale" mettendo in allarme tutta la classe dirigente, tanto che
l'ex premier francese Dominique de Villepin si era spinto a paventare
«l'insurrection française».
Poco a poco, ma inesorabilmente, il silenzio stampa è calato
sulle maestranze che avevano disperatamente tentato una resistenza,
così come si sono risolte nel nulla o quasi le promesse di
intervento del Governo, se mai qualcuno ci avesse fatto affidamento.
Una dopo l'altra, le realtà interessate hanno dovuto accettare
le proposte inizialmente avanzate dalle rispettive aziende, seppur con
qualche miglioramento, e questo non tanto per la forza delle loro
controparti, quanto a causa della potenza distruttiva della crisi
economica, il cui meccanismo spinge le imprese – se non le
facilita - a cessare del tutto l'attività oppure a delocalizzare
la propria produzione in paesi dal più remunerativo costo del
lavoro. Contro un tale meccanismo i lavoratori hanno purtroppo ben poca
forza; l'unica alternativa possibile – in mancanza di un forte
movimento sociale che porti a superare gli steccati del conflitto
locale – resta quella di riuscire ad ottenere quantomeno dei buoni
risultati in termini di sostegno al reddito, ma come vediamo, anche
questi ultimi sembrano alla fine mancare.
Unico caso, tra quelli interessati dal sequestro del dirigente, ad
essere per il momento in sospeso è quello della Sarl Molex
Automotive di Villeneuve-sur-Tarn, dove la chiusura e il conseguente
trasferimento dell'attività in Cina annunciati in aprile, sono
stati temporaneamente sospesi per via giudiziaria sino ad ottobre, e
questo unicamente perché la locale direzione aziendale non aveva
informato, nei modi e nei tempi previsti dalla legge, le rappresentanze
sindacali, mentre invece, furbescamente aveva iniziato
già da molti mesi a dismettere l'attività, ad esempio
spostando altrove le materie prime giacenti nei suoi magazzini.
Ciò non impedirà quindi, purché l'azienda segua
alla lettera quanto richiesto in fatto di informative sindacali e
magari sborsi qualche quattrino in più, che i 283 lavoratori
della Molex possano ritrovarsi tra breve tempo a spasso, ovviamente nel
pieno rispetto della legge, a dimostrazione di come la difesa del
proprio diritto a vivere una esistenza libera dall'altrui arbitrio e
dall'altrui ricerca di profitto non passa per le aule di un tribunale
né può essere trovata nelle leggi che il capitale scrive
a suo uso e consumo.
Chissà se qualcuno di loro, prima o poi, facendo tesoro di
questa stagione di lotte «... ne tirerà le
somme» ?
V. Noziéres