Umanità Nova, n.21 del 31 maggio 2009, anno 89

La disoccupazione alla resa dei conti


I lavoratori, che indossino una tuta blu, una maglietta bianca oppure giacca e cravatta, finiranno per rendersi conto di essere considerati dai loro padroni, dai loro dirigenti e dai loro azionisti, non tanto quali strumenti della produzione bensì come semplici variabili... e, prima o poi, ne tireranno le somme (commento ad un articolo sulla "Continental" di Clairoix, Le Figaro 19 maggio 2009).
«Tutti uniti, Tutti uniti», così scandivano i lavoratori della Continental, stabilimento di Clairoix nel nord est della Francia, attraversando le vie di Parigi il 18 maggio scorso. Circa 700 operai avevano sfilato al suono di trombe da stadio e nel fumo dei petardi, preceduti da uno striscione giallo con la scritta «Travailleurs unis contre actionnaires voyous, Arbeiter vereint gegen Heuschrecken-Aktionäre» in francese e tedesco (lavoratori uniti contro gli azionisti mascalzoni).
«Vogliamo fare pressione in vista dell'incontro di domani, i nostri padroni tedeschi devono sapere che non molleremo la lotta perché vogliamo mantenere i nostri salari sino al 2012 come previsto nell'accordo del 2007 sul ritorno alle 40 ore settimanali; la chiusura nasconde solo un'operazione speculativa» e per spiegarsi meglio, dinanzi al Palazzo della Borsa avevano dato fuoco ad un cumulo di pneumatici, dal quale era salita verso il cielo una voluta di fumo nero, «Nero come il nostro futuro»  avevano gridato in coro.
Tutto inutile. Nella mattinata del giorno 19 la Continental ha comunicato alle rappresentanze sindacali che, mentre nello stabilimento tedesco di Stoken l'attività proseguirà almeno sino alla fine  del 2010, pur con una forza lavoro ridotta da 780 addetti a soli 300, oltretutto ad orario ridotto, lo stabilimento francese di Clairoix verrà invece definitivamente chiuso nel marzo del prossimo anno. La Continental ha infatti annunciato che, a causa della crisi e della caduta di domanda di pneumatici, si impone la chiusura dei due impianti in Europa occidentale, con una perdita di 1.900 posti di lavoro.
In realtà, così come rivelato dal "Courier Picard" sulla base di un documento riservato, filtrato dai cancelli della Continental, quest'ultima raggiungerà in tal modo l'obiettivo che si era posto sin dal 2005: ottenere un significativo calo del costo del lavoro, spostando il 60% della sua produzione negli stabilimenti di Püchov (Slovacchia), Timisoara (Romania) e Oktrovice (Repubblica Ceca) quale "tappa intermedia di una delocalizzazione rampante verso obiettivi economicamente più ambiziosi, ma socialmente disastrosi."
Ed altrettanto disastrosamente si sta evolvendo a Grenoble la situazione della Caterpillar, altro stabilimento dove si era verificato il sequestro di dirigenti. Anche qui, infatti, dopo un lungo periodo di lotte e di incontri tra sindacati e direzione, la Caterpillar ha definitivamente confermato l'11 maggio il licenziamento di 733 lavoratori nello stabilimento di Grenoble, per poi scendere il giorno 18 a "soli" 600, purché si giunga ad un accordo entro il 1° Ottobre prossimo, che acconsenta alla modifica (in peggio) degli orari di lavoro.
Per non parlare poi della Sony France, che per prima aprì la strada dei "sequestri".  L'azienda, pur di raggiungere la chiusura, ha negoziato con i 311 lavoratori riconoscendo loro un migliore trattamento di fine rapporto e la possibilità di accedere al pre-pensionamento, fermo restando che quanto sono riusciti a spuntare risulta tuttavia del 50% inferiore rispetto alle indennità concordate nel corso del primo piano sociale Sony France.
A questo punto è purtroppo semplice fare il bilancio del periodo caldo tra marzo ed aprile, quello marcato dalla nascita e diffusione di una nuova ed eclatante, ma soprattutto disperata, forma di lotta, ovvero il sequestro dei dirigenti. I due mesi nei quali i giornali titolavano allarmatissimi "Séquestrer le Patron: la nouvelle arme sociale" mettendo in allarme tutta la classe dirigente, tanto che l'ex premier francese Dominique de Villepin si era spinto a paventare «l'insurrection française».
Poco a poco, ma inesorabilmente, il silenzio stampa è calato sulle maestranze che avevano disperatamente tentato una resistenza, così come si sono risolte nel nulla o quasi le promesse di intervento del Governo, se mai qualcuno ci avesse fatto affidamento.
Una dopo l'altra, le realtà interessate hanno dovuto accettare le proposte inizialmente avanzate dalle rispettive aziende, seppur con qualche miglioramento, e questo non tanto per la forza delle loro controparti, quanto a causa della potenza distruttiva della crisi economica, il cui meccanismo spinge  le imprese – se non le facilita - a cessare del tutto l'attività oppure a delocalizzare la propria produzione in paesi dal più remunerativo costo del lavoro. Contro un tale meccanismo i lavoratori hanno purtroppo ben poca forza; l'unica alternativa possibile – in mancanza di un forte movimento sociale che porti a superare gli steccati del conflitto locale – resta quella di riuscire ad ottenere quantomeno dei buoni risultati in termini di sostegno al reddito, ma come vediamo, anche questi ultimi sembrano alla fine mancare.
Unico caso, tra quelli interessati dal sequestro del dirigente, ad essere per il momento in sospeso è quello della Sarl Molex Automotive di Villeneuve-sur-Tarn, dove la chiusura e il conseguente trasferimento dell'attività in Cina annunciati in aprile, sono stati temporaneamente sospesi per via giudiziaria sino ad ottobre, e questo unicamente perché la locale direzione aziendale non aveva informato, nei modi e nei tempi previsti dalla legge, le rappresentanze sindacali, mentre invece,   furbescamente aveva iniziato già da molti mesi a dismettere l'attività, ad esempio spostando altrove le materie prime giacenti nei suoi magazzini.
Ciò non impedirà quindi, purché l'azienda segua alla lettera quanto richiesto in fatto di informative sindacali e magari sborsi qualche quattrino in più, che i 283 lavoratori della Molex possano ritrovarsi tra breve tempo a spasso, ovviamente nel pieno rispetto della legge, a dimostrazione di come la difesa del proprio diritto a vivere una esistenza libera dall'altrui arbitrio e dall'altrui ricerca di profitto non passa per le aule di un tribunale né può essere trovata nelle leggi che il capitale scrive a suo uso e consumo.
Chissà se qualcuno di loro, prima o poi, facendo tesoro di questa stagione di lotte  «... ne tirerà le somme» ?

V. Noziéres

home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti