Come in un film di “cassetta” i cui ingredienti basilari sono il
Sesso, il Sangue e i Soldi, anche la campagna elettorale per le
elezioni europee, provinciali e comunali, che si è svolta in
quest'ultimo mese in Italia ha mantenuto fede alle attese pecorecce del
popolo sovrano, ormai avvezzo a dare la preferenza a chi gli promette
il sogno più eccitante, più gratificante, più
rincuorante. Così se l'esito pare da tempo ormai scontato, come
per l'appunto è la trama di un film mediocre, pure all'uscita
del seggio elettorale i problemi quotidiani – apparsi per un breve
volger d'attimo o eclissati, oppure risolti con la magia di una
crocetta sulla schedina – ritorneranno gravi ed indelebili a tormentare
la vita con i suoi incubi più ricorrenti: la Precarietà,
la Paura, la Povertà.
Che il rimedio al divenire sia la peggiore delle soluzioni, non sembra
purtroppo essere uno strumento in grado di convincere chi – pur nella
consapevolezza dell'inutilità delle elezioni – affida la
speranza in un cambiamento nella quantificazione di valere qualcosa di
più rispetto ai propri avversari, in quanto la posta in gioco
(il proprio domani) è anticipatamente persa dal momento che
è sostituita dal sogno di aver partecipato alla realizzazione
del proprio destino. Detto in altri termini: il fascino delle elezioni
è rappresentato dal rimedio offerto a chi teme il divenire per
la responsabilità insita nel doverlo comunque accettare, al
punto da delegare/alienare la propria volontà affinché
esso possa apparire innocuo grazie alla ripetitività della
scelta che riduce la probabilità di un reale cambiamento.
Infatti, votare è scegliere di non scegliere il proprio domani,
confidando nella ripetitività di un divenire scontato cui poter
tranquillamente rimproverare di non essere quello desiderato.
È ciò che accade nelle cosiddette democrazie mature
(democrature) dove il sogno ideologico di un cambiamento è
alternativamente sostituito dal cambiamento del sogno ideologico, volto
a rassicurare gli elettori dormienti circa la possibilità di
continuare a fare sonni tranquilli dopo averli rassicurati riguardo
all'improbabilità che possa effettivamente cambiare qualcosa,
giacché il "qualcosa di diverso" è per norma bandito,
allontanato e tenuto a debita distanza al di fuori dei confini della
democratura. Per motivi di sicurezza, ovviamente. Non a caso la
questione Sicurezza è la quarta "S" che ha alimentato la
campagna elettorale in Italia come nel resto dell'Europa, attraverso
una gradazione di toni secondo le rispettive posizioni geopolitiche
nazionali, in un rimando continuo di responsabilità per il
controllo del flusso migratorio extraeuropeo, al punto da divenire il
principale – se non proprio l'unico – discorso europeista che si
può cogliere nei programmi politici di tutti i partiti,
improntati di euroscetticismo.
Perché della crisi economica, del calo della disoccupazione,
della diminuzione dei consumi, non solo le decisioni assunte dai
singoli Stati europei – nonostante gli sbandierati intenti unitari – si
dimostrano forgiati sul si salvi chi può, ma attestano la
completa sudditanza nei confronti dell'apparato economico-finanziario
costituito dalle Banche internazionali che controllano e indirizzano
gli investimenti nei settori produttivi, dopo averli per lungo tempo
dirottati nell'ambito speculativo finanziario. Privi di una solida e
sicura politica economica, le forze politiche dei rispettivi stati
europei – sia di governo sia di opposizione – hanno dirottato
l'attenzione del proprio elettorato su temi di sicura presa emotiva,
fino a raggiungere in Italia gradi di sciatteria e volgarità da
scatenare una campagna elettorale all'insegna della pruderie.
Tuttavia, qualunque sia il rimedio al divenire che uscirà dalle
urne elettorali, si può esser sicuri che l'improbabilità
dell'accadere non potrà essere evitata, soprattutto se il
desiderio di esser protagonisti del proprio futuro mobiliterà
tutti coloro che si sentono clandestini e stranieri ad un domani
contato e scontato della democratura.
gianfranco marelli