Umanità Nova, n.22 del 7 giugno 2009, anno 89

Oltre il rimedio, per un divenire improbabile


Come in un film di “cassetta” i cui ingredienti basilari sono il Sesso, il Sangue e i Soldi, anche la campagna elettorale per le elezioni europee, provinciali e comunali, che si è svolta in quest'ultimo mese in Italia ha mantenuto fede alle attese pecorecce del popolo sovrano, ormai avvezzo a dare la preferenza a chi gli promette il sogno più eccitante, più gratificante, più rincuorante. Così se l'esito pare da tempo ormai scontato, come per l'appunto è la trama di un film mediocre, pure all'uscita del seggio elettorale i problemi quotidiani – apparsi per un breve volger d'attimo o eclissati, oppure risolti con la magia di una crocetta sulla schedina – ritorneranno gravi ed indelebili a tormentare la vita con i suoi incubi più ricorrenti: la Precarietà, la Paura, la Povertà.
Che il rimedio al divenire sia la peggiore delle soluzioni, non sembra purtroppo essere uno strumento in grado di convincere chi – pur nella consapevolezza dell'inutilità delle elezioni – affida la speranza in un cambiamento nella quantificazione di valere qualcosa di più rispetto ai propri avversari, in quanto la posta in gioco (il proprio domani) è anticipatamente persa dal momento che è sostituita dal sogno di aver partecipato alla realizzazione del proprio destino. Detto in altri termini: il fascino delle elezioni è rappresentato dal rimedio offerto a chi teme il divenire per la responsabilità insita nel doverlo comunque accettare, al punto da delegare/alienare la propria volontà affinché esso possa apparire innocuo grazie alla ripetitività della scelta che riduce la probabilità di un reale cambiamento. Infatti, votare è scegliere di non scegliere il proprio domani, confidando nella ripetitività di un divenire scontato cui poter tranquillamente rimproverare di non essere quello desiderato.
È ciò che accade nelle cosiddette democrazie mature (democrature) dove il sogno ideologico di un cambiamento è alternativamente sostituito dal cambiamento del sogno ideologico, volto a rassicurare gli elettori dormienti circa la possibilità di continuare a fare sonni tranquilli dopo averli rassicurati riguardo all'improbabilità che possa effettivamente cambiare qualcosa, giacché il "qualcosa di diverso" è per norma bandito, allontanato e tenuto a debita distanza al di fuori dei confini della democratura. Per motivi di sicurezza, ovviamente. Non a caso la questione Sicurezza è la quarta "S" che ha alimentato la campagna elettorale in Italia come nel resto dell'Europa, attraverso una gradazione di toni secondo le rispettive posizioni geopolitiche nazionali, in un rimando continuo di responsabilità per il controllo del flusso migratorio extraeuropeo, al punto da divenire il principale – se non proprio l'unico – discorso europeista che si può cogliere nei programmi politici di tutti i partiti, improntati di euroscetticismo.
Perché della crisi economica, del calo della disoccupazione, della diminuzione dei consumi, non solo le decisioni assunte dai singoli Stati europei – nonostante gli sbandierati intenti unitari – si dimostrano forgiati sul si salvi chi può, ma attestano la completa sudditanza nei confronti dell'apparato economico-finanziario costituito dalle Banche internazionali che controllano e indirizzano gli investimenti nei settori produttivi, dopo averli per lungo tempo dirottati nell'ambito speculativo finanziario. Privi di una solida e sicura politica economica, le forze politiche dei rispettivi stati europei – sia di governo sia di opposizione – hanno dirottato l'attenzione del proprio elettorato su temi di sicura presa emotiva, fino a raggiungere in Italia gradi di sciatteria e volgarità da scatenare una campagna elettorale all'insegna della pruderie.
Tuttavia, qualunque sia il rimedio al divenire che uscirà dalle urne elettorali, si può esser sicuri che l'improbabilità dell'accadere non potrà essere evitata, soprattutto se il desiderio di esser protagonisti del proprio futuro mobiliterà tutti coloro che si sentono clandestini e stranieri ad un domani contato e scontato della democratura.

gianfranco marelli

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