La campagna che l'industria dell'energia atomica, raggruppata nel
Foro Nuclear, sta portando avanti negli ultimi anni con l'obiettivo di
far passare l'idea del nucleare come "energia pulita" sta riattivando
il movimento antinucleare che aveva smarrito la capacità di
mobilitazione degli anni Settanta e Ottanta. Secondo Miguel
Muñoz, coordinatore della piattaforma "Tanquem le Nuclear-100%
Renovables", costituita da ventiquattro organizzazioni ecologiste e
regionali catalane, "la campagna delle lobbies nucleari, che sta
raggiungendo livelli di demagogia incredibile e ora vende la propria
energia come ecologica perché non produce CO2, contribuisce a
far rinascere un pensiero critico". Prova ne sarebbe la creazione della
rete valenciana "Tanquem Cofrontes" e la ricostituzione, nel marzo
scorso, della Coordinadora Estatal Antinuclear (CEAN).
L'azione della CEAN, che venne creata nel 1977, fu essenziale per
fermare la maggior parte dei trentacinque siti progettati dal piano
energetico nazionale del 1975 e per giungere all'approvazione della
moratoria nucleare firmata dal governo González nel 1984. In
realtà a essere ancor più decisiva fu la mobilitazione
popolare, soprattutto in Cataluña contro la centrale di Ametlla,
in Extremadura a Valdecaballeros e nei Paesi Baschi, a Lemoiz, dove si
tennero manifestazioni enormi. La moratoria stabilì la
sospensione definitiva di cinque centrali già autorizzate, ma
allo stesso tempo anche la costruzione dei siti di Trillo, Almaraz,
Ascó e Cofrentes. Una vittoria parziale, unita alla
smobilitazione seguita al referendum sulla NATO, che portò nelle
parole dello storico attivista Fernando Llorente "alla fine del momento
di splendore del movimento antinucleare in Spagna."
Un periodo in cui la miriade di gruppi che davano vita alla lotta
formavano un movimento anticapitalista e antimilitarista che poteva
mobilitare decine di migliaia di persone e organizzare, in un continuum
insistente e creativo, azioni di protesta diverse e incisive.
Sono lontani quegli anni in cui lo slogan "Nucleares no gracias" era
sulla bocca di tutti. Negli anni Novanta il movimento ha perso peso in
piazza e l'opera di denuncia è andata ad appannaggio di
organizzazioni ecologiste, in un'ottica di specializzazione e
frammentazione. Per far fronte a iniziative come le discariche, le
ricerche sul nucleare del CIEMAT di Madrid, il trasporto di scorie, o
più recentemente gli studi sull'estrazione di uranio nella zona
di Molina de Aragón (Guadalajara) e di Salamanca, si sono
formate reti locali che hanno però scarse relazioni tra
loro.
"Due anni fa è uscita una piattaforma contro il deposito
nucleare di Los Ibores (Cáceres) che aveva evidenti
caratteristiche "NIMBY" (non nel mio giardino). Quando la giunta
ritirò il progetto tutti tornarono dentro casa" spiega Paca
Blanco, portavoce della piattaforma Cerrar Almaraz. "Prima avevamo due
grandi "mostri", Alcatar I e II, e dopo trenta anni è estenuante
vedere che non si chiudono; ora abbiamo anche altri piccoli mostri, le
raffinerie, le centrali... molti sono i fronti aperti". La situazione
è simile nei Paesi Baschi, il territorio dove la protesta
è stata più estesa.
"Il movimento si è indebolito – dice Alfonso Ribote di
Ekologistak Matxan. Dopo la chiusura della centrale di Lemoiz si vive
un senso di vittoria e la lotta contro Garoña va avanti da
così tanti anni che la gente si è stancata".
I portavoce di Greenpeace si dicono ottimisti: a loro dire la protesta
si sta riattivando anche in altre zone d'Europa; inoltre il movimento
antinucleare sarebbe molto maturato, perché ha mantenuto la
propria componente pacifista e democratica, ha un impianto meno
ideologico ed è avanzato molto sul piano delle conoscenze
tecniche ed economiche, riattivando la volontà di lavorare in
maniera più coordinata.
E' indubbio tuttavia che la lotta è fino a ora più che
altro mediatica, vede la presenza pressoché esclusiva delle ONG,
mentre pochi sono gli ecologisti di base. Allo stesso tempo
l'interclassismo e la debolezza ideologica, oggi evidenti, non aiutano
di certo a escludere le infiltrazioni della destra, dando linfa a una
apoliticità pericolosa. Tutti fattori critici che hanno bisogno
di chiarimento.
Secondo Muñiz, sarà l'unità a essere un elemento
centrale in questa lotta: "le centrali nucleari non si chiudono solo
con le azioni locali, è necessaria una solidarietà attiva
in tutto il paese", dice insistendo sulla necessità della
controinformazione. "Dobbiamo mantenere un alto livello, considerato
che abbiamo molto meno spazio sui media in confronto alla lobby
nucleare. Per questo oltre alle denunce per le irregolarità e
gli incidenti nelle centrali, facciamo molto lavoro di base, di
diffusione di idee, e allo stesso tempo presentiamo le energie
rinnovabili come alternative. Molta gente si è dimenticata
persino dell'incidente di Chernobyl".
Fonti:
diagonalperiodico.net
tanquemlosnuclears.org
ecologistasenaccion.org
A. Soto