Umanità Nova, n.22 del 7 giugno 2009, anno 89

L'opposizione al nucleare torna a mobilitarsi?


La campagna che l'industria dell'energia atomica, raggruppata nel Foro Nuclear, sta portando avanti negli ultimi anni con l'obiettivo di far passare l'idea del nucleare come "energia pulita" sta riattivando il movimento antinucleare che aveva smarrito la capacità di mobilitazione degli anni Settanta e Ottanta. Secondo Miguel Muñoz, coordinatore della piattaforma "Tanquem le Nuclear-100% Renovables", costituita da ventiquattro organizzazioni ecologiste e regionali catalane, "la campagna delle lobbies nucleari, che sta raggiungendo livelli di demagogia incredibile e ora vende la propria energia come ecologica perché non produce CO2, contribuisce a far rinascere un pensiero critico". Prova ne sarebbe la creazione della rete valenciana "Tanquem Cofrontes" e la ricostituzione, nel marzo scorso, della Coordinadora Estatal Antinuclear (CEAN).
L'azione della CEAN, che venne creata nel 1977, fu essenziale per fermare la maggior parte dei trentacinque siti progettati dal piano energetico nazionale del 1975 e per giungere all'approvazione della moratoria nucleare firmata dal governo González nel 1984. In realtà a essere ancor più decisiva fu la mobilitazione popolare, soprattutto in Cataluña contro la centrale di Ametlla, in Extremadura a Valdecaballeros e nei Paesi Baschi, a Lemoiz, dove si tennero manifestazioni enormi. La moratoria stabilì la sospensione definitiva di cinque centrali già autorizzate, ma allo stesso tempo anche la costruzione dei siti di Trillo, Almaraz, Ascó e Cofrentes. Una vittoria parziale, unita alla smobilitazione seguita al referendum sulla NATO, che portò nelle parole dello storico attivista Fernando Llorente "alla fine del momento di splendore del movimento antinucleare in Spagna."
Un periodo in cui la miriade di gruppi che davano vita alla lotta formavano un movimento anticapitalista e antimilitarista che poteva mobilitare decine di migliaia di persone e organizzare, in un continuum insistente e creativo, azioni di protesta diverse  e incisive.
Sono lontani quegli anni in cui lo slogan "Nucleares no gracias" era sulla bocca di tutti. Negli anni Novanta il movimento ha perso peso in piazza e l'opera di denuncia è andata ad appannaggio di organizzazioni ecologiste, in un'ottica di specializzazione e frammentazione. Per far fronte a iniziative come le discariche, le ricerche sul nucleare del CIEMAT di Madrid, il trasporto di scorie, o più recentemente gli studi sull'estrazione di uranio nella zona di Molina de Aragón (Guadalajara) e di Salamanca, si sono formate reti locali che hanno però scarse relazioni tra loro.   
"Due anni fa è uscita una piattaforma contro il deposito nucleare di Los Ibores (Cáceres) che aveva evidenti caratteristiche "NIMBY" (non nel mio giardino). Quando la giunta ritirò il progetto tutti tornarono dentro casa" spiega Paca Blanco, portavoce della piattaforma Cerrar Almaraz. "Prima avevamo due grandi "mostri", Alcatar I e II, e dopo trenta anni è estenuante vedere che non si chiudono; ora abbiamo anche altri piccoli mostri, le raffinerie, le centrali... molti sono i fronti aperti". La situazione è simile nei Paesi Baschi, il territorio dove la protesta è stata più estesa.
"Il movimento si è indebolito – dice Alfonso Ribote di Ekologistak Matxan. Dopo la chiusura della centrale di Lemoiz si vive un senso di vittoria e la lotta contro Garoña va avanti da così tanti anni che la gente si è stancata".
I portavoce di Greenpeace si dicono ottimisti: a loro dire la protesta si sta riattivando anche in altre zone d'Europa; inoltre il movimento antinucleare sarebbe molto maturato, perché ha mantenuto la propria componente pacifista e democratica, ha un impianto meno ideologico ed è avanzato molto sul piano delle conoscenze tecniche ed economiche, riattivando la volontà di lavorare in maniera più coordinata.
E' indubbio tuttavia che la lotta è fino a ora più che altro mediatica, vede la presenza pressoché esclusiva delle ONG, mentre pochi sono gli ecologisti di base. Allo stesso tempo l'interclassismo e la debolezza ideologica, oggi evidenti, non aiutano di certo a escludere le infiltrazioni della destra, dando linfa a una apoliticità pericolosa. Tutti fattori critici che hanno bisogno di chiarimento.  
Secondo Muñiz, sarà l'unità a essere un elemento centrale in questa lotta: "le centrali nucleari non si chiudono solo con le azioni locali, è necessaria una solidarietà attiva in tutto il paese", dice insistendo sulla necessità della controinformazione. "Dobbiamo mantenere un alto livello, considerato che abbiamo molto meno spazio sui media in confronto alla lobby nucleare. Per questo oltre alle denunce per le irregolarità e gli incidenti nelle centrali, facciamo molto lavoro di base, di diffusione di idee, e allo stesso tempo presentiamo le energie rinnovabili come alternative. Molta gente si è dimenticata persino dell'incidente di Chernobyl".

Fonti:
diagonalperiodico.net
tanquemlosnuclears.org
ecologistasenaccion.org

A. Soto

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