Un ponte di lotta e di solidarietà può esser definito
questo fine settimana capitolino, che da venerdì ha inanellato
una serie di iniziative contro gli abusi e le atrocità
autoritarie sulla dignità di migranti e clandestini. Si è
iniziato con un blitz pacifico e colorato (di vernice rossa) alla sede
dell'anagrafe, poi azione di volantinaggio davanti al ministero della
Marina Militare, infine l'occupazione simbolica e l'apparizione di "San
Papier" (in ricordo dei «sans papier» francesi che anni fa
occuparono alcune chiese a Parigi) nella basilica di Santa Maria
Maggiore, collocata all'Esquilino, quartiere multietnico di Roma. Dopo
ogni performance ci sono stati fermi, denunce e intimidazioni da parte
degli agenti di polizia. Addirittura a sgomberare la basilica e
denunciare cinque attivisti ci ha pensato la polizia vaticana,
sicuramente più rilassata dopo aver ascoltato l'archiviazione
del processo Calvi. In serata anarchici, tra cui il Cafiero della
Federazione, hanno presidiato il C.I.E. di Ponte Galeria, con
striscioni, musica e fuochi d'artificio. L'iniziativa è stata
ben accolta dai detenuti nel lager, che hanno risposto con qualche
giornale bruciato. Qualche deportato è riuscito ad arrampicarsi
su un muro interno per salutare. Ma l'odio repressivo non si è
fatto attendere e sono stati malmenati coloro che aveva osato
solidarizzare con i manifestanti.
Il sabato mattina il centro di Roma sembrava zona di guerra.
L'intenzione del governo italiano, in linea con il resto dei paesi del
G8, di mettere fuori legge la libertà di movimento ha reso
l'intero territorio una "zona rossa". Forze armate dispiegate a
volontà, controlli a tappeto, blocchi stradali e negozi
allarmisticamente chiusi. I media annunciavano l'apocalisse, la
città sembrava dovesse esser presa d'assalto da terroristi
alieni provenienti da chissà quali mondi, mentre a Genova il
senatore Bornacin si divertiva a prender a pugni un presunto anarchico
spagnolo, già immobilizzato e ammanettato, reo d'aver insultato
il ministro La Russa.
Tutto questo perché nella capitale erano previste una
manifestazione pacifica di denuncia contro il pacchetto sicurezza e
l'ormai annuale appuntamento della Critical Mass Interplanetaria. Il
flop securitario è stato evidente quando il tentativo di
provocazione dei neo-fascisti (soggetti stipendiati da capi di partito
di centro-destra), che ha visto la partecipazione della digos, pronta
ad arrestare qualche compagno del Rash, e prossimo ad esser enfatizzato
dai giornalisti, non ha avuto nessun riscontro ne ha dato adito a
qualche montatura mediatica.
Entrambi i cortei sono stati molto comunicativi ed hanno visto
un'ottima partecipazione popolare. Il summit ha portato invece alla
sospensione temporale degli accordi di Schengen. Tutto secondo quanto
annunciato e le dichiarazioni del Ministro dell'Interno
sull'accoglienza coatta, inducono a creder fermamente che, in questo
stato di dittatura avanzata, il silenzio e la paura sono consenso e la
denuncia sociale e la solidarietà sono le armi con cui
combattere un vecchio nemico oscuro che credevamo fosse storia vissuta
da qualche generazione fa.
'Gnazio
Martedì 26. Punto info antimilitarista
Nella centralissima via Po banchetti, distro, musica e distribuzione di
un testo "Non un soldo per la guerra" di cui riportiamo un breve
stralcio. "Viviamo tempi difficili. La crisi morde e molti fanno fatica
ad arrivare alla fine del mese. (…) Chi governa questo paese, oggi la
destra ieri la sinistra, ha tagliato pensioni, sanità, scuola,
ha fatto leggi che condannano alla precarietà a vita, ha
inventato il caporalato legale.
Solo la spesa militare aumenta ogni anno.
In Afganistan ci sono 2.600 soldati italiani: questo orrore costa a
tutti noi milioni di euro. La spesa di guerra comprende il mantenimento
di basi, caserme, aeroporti ed un buon numero di ben addestrati
assassini di professione. I governi di destra e quelli di sinistra
hanno fatto a gara nel finanziare le imprese belliche. (…) Con i soldi
di uno solo dei centotrentuno F35 appena acquistati dal governo si
pagherebbe un quartiere all'Aquila, un nuovo ospedale, la manutenzione
delle linee ferroviarie per i pendolari… Tante cose utili alla vita di
noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno dall'altra parte del mondo."
Giovedì 28 maggio. Bloccata la strada per l'Alenia a Caselle
Nella notte del 28 maggio la strada di accesso allo stabilimento
dell'Alenia Aeronautica - tra Caselle torinese e Malanghero - è
stata chiusa.
Cartelli stradali e transenne avvertivano gli automobilisti
dell'interruzione con scritte quali "Strada chiusa. Pericolo
assassini." "Pericolo fabbrica di morte".
Legato alla catena che chiudeva la strada uno striscione con scritto "NoF35. No fabbriche di guerra".
Una piccola azione diretta contro la guerra, contro le fabbriche di
morte, contro chi costruisce le armi per i massacri che insanguinano il
pianeta. Ma, soprattutto, un segnale. Fermare la guerra si deve e si
può. Non basta l'indignazione, non basta la rivolta morale:
bisogna mettersi in mezzo. A partire da noi, dal territorio in cui
viviamo, dove ci sono caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche
d'armi…
L'Alenia Aeronautica del gruppo Finmeccanica è il principale
partner italiano della statunitense Loockheed Martin per la produzione
degli F35, cacciabombardieri di nuova generazione, capaci di portare
anche armamento atomico.
L'8 aprile di quest'anno le commissioni "Difesa" di Camera e Senato
hanno dato parere positivo alla proposta del governo di acquisto di 131
cacciabombardieri F35 e della costruzione in Italia, all'aeroporto di
Cameri (NO), di una linea di assemblaggio per questi gioielli
dell'industria di morte.
Gli F-35 sono cacciabombardieri monoposto, stealth (cioè
invisibili ai radar), e possono portare anche armamento nucleare. Gli
F-35 servono per attacchi al suolo di ogni genere. Possono fare terra
bruciata nei territori dei nemici, preparare invasioni, stanare e
distruggere truppe avversarie, fare strage di civili inermi.
Ecco le foto scattate da alcuni antimilitaristi di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/5084
Sabato 30 maggio. Bruciato il tricolore
30 maggio, Giardini (ir)reali. Una giornata di festa, di lotta, di
incontro antimilitarista all'ombra della Mole. Non è mancato
niente, nemmeno una bella lavata di pioggia quando la giornata stava
entrando nel vivo con l'intervento dei compagni di Novara impegnati
nella lotta contro gli F-35, i nuovi cacciabombardieri che verranno
assemblati in uno stabilimento a Cameri, alle porte di Novara. Il 2
giugno, proprio a Novara, si svolgerà una manifestazione contro
questo progetto di morte, promosso e sostenuto dai governi di sinistra
non meno che da quelli di destra.
In un altro intervento una compagna ha ricordato che l'Italia è
in guerra. In Afganistan truppe italiane bombardano, uccidono,
imprigionano, torturano. Gli stessi soldati da quasi un anno sono anche
nelle nostre strade. Nel mirino i poveri, gli immigrati, i rom, i senza
casa, chi si ribella alla devastazione del territorio ed al saccheggio
delle risorse.
Con allegra noncuranza i vari gruppi che si sono alternati sul palco -
Officine Aurora, Cabrones, Adrenocore, Area Limite, MikiMarcoDJ,
MarcoTestaonemanband - hanno deciso di suonare nonostante gli
acquazzoni abbiano a più riprese inumidito la giornata.
Una performance antimilitarista ha messo in scena la guerra e la
disgustosa retorica patriottica che accompagna le carneficine di ogni
dove. Una bandiera tricolore è stata data alle fiamme tra gli
applausi.
Qui trovate qualche foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/5102
R. Em.
Venerdì 29 maggio. I quotidiani cittadini lo avevano
annunciato con grande enfasi. Il corteo serale organizzato da
"Associazione Commercianti di corso Giulio Cesare" e "I cittadini del
quadrilatero Aurora", originariamente la solita sfilata per ordine e
sicurezza, è stato poi propagandato da media e politici vari
come risposta degli abitanti alle "violenze" degli anarchici.
Il gazebo della Destra ribaltato il sabato precedente, i volantini e il
fumogeno gettati in due sedi della Lega, i cassonetti rovesciati in
corso Bresci(a) in solidarietà con gli antirazzisti arrestati
hanno scatenato l'ennesima bagarre politico mediatica contro gli
anarchici.
Partito con grande ritardo dall'incrocio tra corso Giulio e corso
Novara, il corteo raccoglie un centinaio di persone, che sfilano
strette strette, come timorose di attraversare il quartiere che
pretendono di rappresentare. Intorno a loro un imponente schieramento
di polizia ed un nugolo di digos. In strada, come sempre a quell'ora,
c'è un mucchio di gente.
Da un balcone parte un petardo, che scoppia a un metro dai
manifestanti, che fuggono spaventati a lato. Un tale si agita ed indica
alla polizia un ragazzo maghrebino. I digos gli volano addosso: in un
secondo lo hanno ammanettato. Ma un po' di gente interviene in sua
difesa e, alla fine viene lasciato andare. Colpisce, come sempre, la
brutalità con cui la polizia interviene contro gli immigrati.
Sebbene i tutori del disordine statale non siano usi a particolari
cortesie con nessuno, tuttavia salta agli occhi che il "protocollo"
applicato agli italiani è diverso.
Un gruppetto di anarchici comincia a gridare "via i razzisti", "andate
a lavorare", "voi non siete il quartiere". Dal corteo partono insulti,
gli anarchici rispondono per le rime, sputando e ridendo. Un uomo si
stacca dal corteo e rivolgendosi ad una compagna dice "io non sono
razzista, sono un operaio, voglio solo la sicurezza, sono contro gli
scippi". "La sicurezza – risponde la compagna – è altro. Sono i
servizi che non ci sono più, una sanità decente, la
tutela degli anziani, la scuola per i figli". L'operaio tentenna,
scuote la testa. Poi se ne va con un "buonasera".
In mezzo al corteo il leghista Carossa inveisce e insulta. La digos si
agita e prende i documenti a un compagno che gridava "merde!". In quel
momento dall'altro lato della strada arrivano un paio di ragazzi, che
fulminei, lanciano palloncini puzzolenti sul corteo. Poi se la danno a
gambe. La digos corre a perdifiato ma non li prende. Il corteo sbanda
poi prosegue veloce veloce. La gente intorno se la ride.
Chi sa? Forse, da queste parti, gli anarchici sono più simpatici dei razzisti.
R. Em.
Nel tardo pomeriggio di martedì 26 maggio sono usciti dal
carcere delle Vallette Marco e Fabio. I due antirazzisti erano stati
arrestati il sabato precedente con l'accusa di aver dato il
giro ad un gazebo elettorale della Destra in piazza della Repubblica.
Il Gip ha convalidato gli arresti e li ha scarcerati con obbligo di
firma. In nottata Michele, Monica, Elisa e Francesco hanno dato loro il
cambio. La polizia li aveva fermati con l'accusa di aver compiuto
un'azione di disturbo alla sede della Lega in largo Saluzzo, dove,
secondo i resoconti diffusi dai quotidiani cittadini, un gruppetto di
persone avrebbe distribuito volantini e consegnato una cimice trovata
tempo prima in una libreria gestita da anarchici.
Anche in questo caso il gip ha convalidato gli arresti, disponendo la scarcerazione con obbligo di firma.
R. Em.