Umanità Nova, n.22 del 7 giugno 2009, anno 89

informAzione - 2


Roma. Un ponte di lotta e solidarietà

Un ponte di lotta e di solidarietà può esser definito questo fine settimana capitolino, che da venerdì ha inanellato una serie di iniziative contro gli abusi e le atrocità autoritarie sulla dignità di migranti e clandestini. Si è iniziato con un blitz pacifico e colorato (di vernice rossa) alla sede dell'anagrafe, poi azione di volantinaggio davanti al ministero della Marina Militare, infine l'occupazione simbolica e l'apparizione di "San Papier" (in ricordo dei «sans papier» francesi che anni fa occuparono alcune chiese a Parigi) nella basilica di Santa Maria Maggiore, collocata all'Esquilino, quartiere multietnico di Roma. Dopo ogni performance ci sono stati fermi, denunce e intimidazioni da parte degli agenti di polizia. Addirittura a sgomberare la basilica e denunciare cinque attivisti ci ha pensato la polizia vaticana, sicuramente più rilassata dopo aver ascoltato l'archiviazione del processo Calvi. In serata anarchici, tra cui il Cafiero della Federazione, hanno presidiato il C.I.E. di Ponte Galeria, con striscioni, musica e fuochi d'artificio. L'iniziativa è stata ben accolta dai detenuti nel lager, che hanno risposto con qualche giornale bruciato. Qualche deportato è riuscito ad arrampicarsi su un muro interno per salutare. Ma l'odio repressivo non si è fatto attendere e sono stati malmenati coloro che aveva osato solidarizzare con i manifestanti.
Il sabato mattina il centro di Roma sembrava zona di guerra. L'intenzione del governo italiano, in linea con il resto dei paesi del G8, di mettere fuori legge la libertà di movimento ha reso l'intero territorio una "zona rossa". Forze armate dispiegate a volontà, controlli a tappeto, blocchi stradali e negozi allarmisticamente chiusi. I media annunciavano l'apocalisse, la città sembrava dovesse esser presa d'assalto da terroristi alieni provenienti da chissà quali mondi, mentre a Genova il senatore Bornacin si divertiva a prender a pugni un presunto anarchico spagnolo, già immobilizzato e ammanettato, reo d'aver insultato il ministro La Russa.
Tutto questo perché nella capitale erano previste una manifestazione pacifica di denuncia contro il pacchetto sicurezza e l'ormai annuale appuntamento della Critical Mass Interplanetaria. Il flop securitario è stato evidente quando il tentativo di provocazione dei neo-fascisti (soggetti stipendiati da capi di partito di centro-destra), che ha visto la partecipazione della digos, pronta ad arrestare qualche compagno del Rash, e prossimo ad esser enfatizzato dai giornalisti, non ha avuto nessun riscontro ne ha dato adito a qualche montatura mediatica.
Entrambi i cortei sono stati molto comunicativi ed hanno visto un'ottima partecipazione popolare. Il summit ha portato invece alla sospensione temporale degli accordi di Schengen. Tutto secondo quanto annunciato e le dichiarazioni del Ministro dell'Interno sull'accoglienza coatta, inducono a creder fermamente che, in questo stato di dittatura avanzata, il silenzio e la paura sono consenso e la denuncia sociale e la solidarietà sono le armi con cui combattere un vecchio nemico oscuro che credevamo fosse storia vissuta da qualche generazione fa.

'Gnazio

Torino. Senzapatria. Dieci giorni contro gli eserciti

Martedì 26. Punto info antimilitarista
Nella centralissima via Po banchetti, distro, musica e distribuzione di un testo "Non un soldo per la guerra" di cui riportiamo un breve stralcio. "Viviamo tempi difficili. La crisi morde e molti fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. (…) Chi governa questo paese, oggi la destra ieri la sinistra, ha tagliato pensioni, sanità, scuola, ha fatto leggi che condannano alla precarietà a vita, ha inventato il caporalato legale.
Solo la spesa militare aumenta ogni anno.
In Afganistan ci sono 2.600 soldati italiani: questo orrore costa a tutti noi milioni di euro. La spesa di guerra comprende il mantenimento di basi, caserme, aeroporti ed un buon numero di ben addestrati assassini di professione. I governi di destra e quelli di sinistra hanno fatto a gara nel finanziare le imprese belliche. (…) Con i soldi di uno solo dei centotrentuno F35 appena acquistati dal governo si pagherebbe un quartiere all'Aquila, un nuovo ospedale, la manutenzione delle linee ferroviarie per i pendolari… Tante cose utili alla vita di noi tutti, non armi per ammazzare qualcuno dall'altra parte del mondo."

Giovedì 28 maggio. Bloccata la strada per l'Alenia a Caselle
Nella notte del 28 maggio la strada di accesso allo stabilimento dell'Alenia Aeronautica - tra Caselle torinese e Malanghero - è stata chiusa.
Cartelli stradali e transenne avvertivano gli automobilisti dell'interruzione con scritte quali "Strada chiusa. Pericolo assassini." "Pericolo fabbrica di morte".
Legato alla catena che chiudeva la strada uno striscione con scritto "NoF35. No fabbriche di guerra".
Una piccola azione diretta contro la guerra, contro le fabbriche di morte, contro chi costruisce le armi per i massacri che insanguinano il pianeta. Ma, soprattutto, un segnale. Fermare la guerra si deve e si può. Non basta l'indignazione, non basta la rivolta morale: bisogna mettersi in mezzo. A partire da noi, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, aeroporti, scuole militari, fabbriche d'armi…
L'Alenia Aeronautica del gruppo Finmeccanica è il principale partner italiano della statunitense Loockheed Martin per la produzione degli F35, cacciabombardieri di nuova generazione, capaci di portare anche armamento atomico.
L'8 aprile di quest'anno le commissioni "Difesa" di Camera e Senato hanno dato parere positivo alla proposta del governo di acquisto di 131 cacciabombardieri F35 e della costruzione in Italia, all'aeroporto di Cameri (NO), di una linea di assemblaggio per questi gioielli dell'industria di morte.
Gli F-35 sono cacciabombardieri monoposto, stealth (cioè invisibili ai radar), e possono portare anche armamento nucleare. Gli F-35 servono per attacchi al suolo di ogni genere. Possono fare terra bruciata nei territori dei nemici, preparare invasioni, stanare e distruggere truppe avversarie, fare strage di civili inermi.
Ecco le foto scattate da alcuni antimilitaristi di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/5084

Sabato 30 maggio. Bruciato il tricolore
30 maggio, Giardini (ir)reali. Una giornata di festa, di lotta, di incontro antimilitarista all'ombra della Mole. Non è mancato niente, nemmeno una bella lavata di pioggia quando la giornata stava entrando nel vivo con l'intervento dei compagni di Novara impegnati nella lotta contro gli F-35, i nuovi cacciabombardieri che verranno assemblati in uno stabilimento a Cameri, alle porte di Novara. Il 2 giugno, proprio a Novara, si svolgerà una manifestazione contro questo progetto di morte, promosso e sostenuto dai governi di sinistra non meno che da quelli di destra.
In un altro intervento una compagna ha ricordato che l'Italia è in guerra. In Afganistan truppe italiane bombardano, uccidono, imprigionano, torturano. Gli stessi soldati da quasi un anno sono anche nelle nostre strade. Nel mirino i poveri, gli immigrati, i rom, i senza casa, chi si ribella alla devastazione del territorio ed al saccheggio delle risorse.
Con allegra noncuranza i vari gruppi che si sono alternati sul palco - Officine Aurora, Cabrones, Adrenocore, Area Limite, MikiMarcoDJ, MarcoTestaonemanband - hanno deciso di suonare nonostante gli acquazzoni abbiano a più riprese inumidito la giornata.
Una performance antimilitarista ha messo in scena la guerra e la disgustosa retorica patriottica che accompagna le carneficine di ogni dove. Una bandiera tricolore è stata data alle fiamme tra gli applausi.
Qui trovate qualche foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/5102

R. Em.

Torino. Sputi, petardi e manette

Venerdì 29 maggio. I quotidiani cittadini lo avevano annunciato con grande enfasi. Il corteo serale organizzato da "Associazione Commercianti di corso Giulio Cesare" e "I cittadini del quadrilatero Aurora", originariamente la solita sfilata per ordine e sicurezza, è stato poi propagandato da media e politici vari come risposta degli abitanti alle "violenze" degli anarchici.
Il gazebo della Destra ribaltato il sabato precedente, i volantini e il fumogeno gettati in due sedi della Lega, i cassonetti rovesciati in corso Bresci(a) in solidarietà con gli antirazzisti arrestati hanno scatenato l'ennesima bagarre politico mediatica contro gli anarchici.
Partito con grande ritardo dall'incrocio tra corso Giulio e corso Novara, il corteo raccoglie un centinaio di persone, che sfilano strette strette, come timorose di attraversare il quartiere che pretendono di rappresentare. Intorno a loro un imponente schieramento di polizia ed un nugolo di digos. In strada, come sempre a quell'ora, c'è un mucchio di gente.
Da un balcone parte un petardo, che scoppia a un metro dai manifestanti, che fuggono spaventati a lato. Un tale si agita ed indica alla polizia un ragazzo maghrebino. I digos gli volano addosso: in un secondo lo hanno ammanettato. Ma un po' di gente interviene in sua difesa e, alla fine viene lasciato andare. Colpisce, come sempre, la brutalità con cui la polizia interviene contro gli immigrati. Sebbene i tutori del disordine statale non siano usi a particolari cortesie con nessuno, tuttavia salta agli occhi che il "protocollo" applicato agli italiani è diverso.
Un gruppetto di anarchici comincia a gridare "via i razzisti", "andate a lavorare", "voi non siete il quartiere". Dal corteo partono insulti, gli anarchici rispondono per le rime, sputando e ridendo. Un uomo si stacca dal corteo e rivolgendosi ad una compagna dice "io non sono razzista, sono un operaio, voglio solo la sicurezza, sono contro gli scippi". "La sicurezza – risponde la compagna – è altro. Sono i servizi che non ci sono più, una sanità decente, la tutela degli anziani, la scuola per i figli". L'operaio tentenna, scuote la testa. Poi se ne va con un "buonasera".
In mezzo al corteo il leghista Carossa inveisce e insulta. La digos si agita e prende i documenti a un compagno che gridava "merde!". In quel momento dall'altro lato della strada arrivano un paio di ragazzi, che fulminei, lanciano palloncini puzzolenti sul corteo. Poi se la danno a gambe. La digos corre a perdifiato ma non li prende. Il corteo sbanda poi prosegue veloce veloce. La gente intorno se la ride.
Chi sa? Forse, da queste parti, gli anarchici sono più simpatici dei razzisti.

R. Em.

Torino. Via vai dalle Vallette

Nel tardo pomeriggio di martedì 26 maggio sono usciti dal carcere delle Vallette Marco e Fabio. I due antirazzisti erano stati arrestati   il sabato precedente con l'accusa di aver dato il giro ad un gazebo elettorale della Destra in piazza della Repubblica. Il Gip ha convalidato gli arresti e li ha scarcerati con obbligo di firma. In nottata Michele, Monica, Elisa e Francesco hanno dato loro il cambio. La polizia li aveva fermati con l'accusa di aver compiuto un'azione di disturbo alla sede della Lega in largo Saluzzo, dove, secondo i resoconti diffusi dai quotidiani cittadini, un gruppetto di persone avrebbe distribuito volantini e consegnato una cimice trovata tempo prima in una libreria gestita da anarchici.
Anche in questo caso il gip ha convalidato gli arresti, disponendo la scarcerazione con obbligo di firma.

R. Em.

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