Umanità Nova, n.23 del 14 giugno 2009, anno 89

Un forte desiderio


Può sembrare frivolo, banalmente stupido o semplicemente inutile parlare del caso Noemi in un giornale anarchico. Può essere che molte compagne e compagni possano soltanto pensare che non c'è gliene fotte niente. Ed in parte è vero anche per me. Ma solo in parte. Perché penso che ogni caso che abbia una rilevanza pubblica e collettiva, che sia foriero di risate e commenti, magari più banali e stupidi del caso stesso, debba essere preso in seria considerazione. Seria perché parla della società nella quale viviamo e tremendamente seria perché mette in luce un trasversalismo reazionario oramai largamente incancrenito. Veniamo al caso così come si presenta nella stampa quotidiana e nei resoconti del quotidiano "la Repubblica". Ciò che si evince in sintesi è questo:
1.    C'è un Capo di Governo, l'onorevole Berlusconi, che può disporre, per finalità diverse e per suo tornaconto, di svariati uomini e di svariate donne. Siano essi/e veline, presentatori, camerieri, cuochi, politicanti, avvocatiā€¦ o giornalisti.
2.    Il carattere specifico di questo tornaconto è politico. E' politico nel senso che riguarda la collettività dove non si presentano differenze alcune tra la formazione di Governi e Parlamenti (ministeri sottosegretari, eletti ed eleggibili) e nomine di interesse ludico/amoroso/gastronomico.
3.    Parte della popolazione residente in Italia non solo è consapevole di questo meccanismo, ma coscientemente ne favorisce il suo compimento: Noemi non è che una rappresentazione collettiva di questo funzionamento. La famiglia uno scudo, il resto è invidia.
Detto questo nessuno è innocente.
4.    Mai come ora il privato è pubblico e viceversa. La grandezza del cavaliere è stata quella di imporre il suo personale come politico. Parlando di lui, non si parla di ciò che lui ed i suoi scagnozzi eseguono con la grande compiacenza di massa. Si parlò della bandana, delle ville, dei fiori ed ora delle ragazzine e domani chissà. In fondo Al Capone crollò per alcune tasse non pagate, chissà se Berlusconi scivolerà sopra un paio di mutandine.
E veniamo ai rivali, o presunti tali.
Per parafrasare Bordiga, "l'antiberlusconismo è il peggior prodotto del berlusconismo".
Dal momento che il politicantesimo di "sinistra" si trova largamente spiazzato dalle iniziative politiche della destra berlusconiana, perché nella sostanza le condivide tutte o quasi (dalle grandi opere, alla deregolamentazione del mercato del lavoro, alle espulsioni, ai Cie democratizzati, alla militarizzazione del territorio, alle cubature fantasmagoricheā€¦), ecco che vira sul personale-politico-pubblico: è un terreno classico di quel tipo di moralismo appiccicoso, che considera il privato perché incapace appunto di toccare il pubblico.
Figlio compiacente di un modello mentale che sta a cavallo tra il quacquerismo nord-americano ed il perbenismo piccolo borghese di un'italietta  prêt-à-porter esso vuole inchiodare il padre illuminato della nazione alle sue responsabilità civili e morali. Dimenticandosi, però, che la nazione sono loro stessi ed i loro compari della combriccola del Capo.
E poi c'è un enorme pubblico, che geloso delle sterminate disponibilità della gang del Cavaliere, non vede l'ora di farsi arruolare, magari come umile e devoto servo nelle fila di un sistema che da persona va a persona, da potentato a potentato, da dominante a dominante, riproducendo, all'infinito, dal grande al piccolo, espedienti di favoreggiamento mafioso come condizione essenziale per l'accesso alle risorse pubbliche e private.
A noi, per il momento, soltanto il forte desiderio di mandarli tutti a cagare.

Pietro Stara

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