Può sembrare frivolo, banalmente stupido o semplicemente
inutile parlare del caso Noemi in un giornale anarchico. Può
essere che molte compagne e compagni possano soltanto pensare che non
c'è gliene fotte niente. Ed in parte è vero anche per me.
Ma solo in parte. Perché penso che ogni caso che abbia una
rilevanza pubblica e collettiva, che sia foriero di risate e commenti,
magari più banali e stupidi del caso stesso, debba essere preso
in seria considerazione. Seria perché parla della società
nella quale viviamo e tremendamente seria perché mette in luce
un trasversalismo reazionario oramai largamente incancrenito. Veniamo
al caso così come si presenta nella stampa quotidiana e nei
resoconti del quotidiano "la Repubblica". Ciò che si evince in
sintesi è questo:
1. C'è un Capo di Governo, l'onorevole
Berlusconi, che può disporre, per finalità diverse e per
suo tornaconto, di svariati uomini e di svariate donne. Siano essi/e
veline, presentatori, camerieri, cuochi, politicanti, avvocatiā¦ o
giornalisti.
2. Il carattere specifico di questo tornaconto
è politico. E' politico nel senso che riguarda la
collettività dove non si presentano differenze alcune tra la
formazione di Governi e Parlamenti (ministeri sottosegretari, eletti ed
eleggibili) e nomine di interesse ludico/amoroso/gastronomico.
3. Parte della popolazione residente in Italia non
solo è consapevole di questo meccanismo, ma coscientemente ne
favorisce il suo compimento: Noemi non è che una
rappresentazione collettiva di questo funzionamento. La famiglia uno
scudo, il resto è invidia.
Detto questo nessuno è innocente.
4. Mai come ora il privato è pubblico e
viceversa. La grandezza del cavaliere è stata quella di imporre
il suo personale come politico. Parlando di lui, non si parla di
ciò che lui ed i suoi scagnozzi eseguono con la grande
compiacenza di massa. Si parlò della bandana, delle ville, dei
fiori ed ora delle ragazzine e domani chissà. In fondo Al Capone
crollò per alcune tasse non pagate, chissà se Berlusconi
scivolerà sopra un paio di mutandine.
E veniamo ai rivali, o presunti tali.
Per parafrasare Bordiga, "l'antiberlusconismo è il peggior prodotto del berlusconismo".
Dal momento che il politicantesimo di "sinistra" si trova largamente
spiazzato dalle iniziative politiche della destra berlusconiana,
perché nella sostanza le condivide tutte o quasi (dalle grandi
opere, alla deregolamentazione del mercato del lavoro, alle espulsioni,
ai Cie democratizzati, alla militarizzazione del territorio, alle
cubature fantasmagoricheā¦), ecco che vira sul
personale-politico-pubblico: è un terreno classico di quel tipo
di moralismo appiccicoso, che considera il privato perché
incapace appunto di toccare il pubblico.
Figlio compiacente di un modello mentale che sta a cavallo tra il
quacquerismo nord-americano ed il perbenismo piccolo borghese di
un'italietta prêt-à-porter esso vuole inchiodare il
padre illuminato della nazione alle sue responsabilità civili e
morali. Dimenticandosi, però, che la nazione sono loro stessi ed
i loro compari della combriccola del Capo.
E poi c'è un enorme pubblico, che geloso delle sterminate
disponibilità della gang del Cavaliere, non vede l'ora di farsi
arruolare, magari come umile e devoto servo nelle fila di un sistema
che da persona va a persona, da potentato a potentato, da dominante a
dominante, riproducendo, all'infinito, dal grande al piccolo,
espedienti di favoreggiamento mafioso come condizione essenziale per
l'accesso alle risorse pubbliche e private.
A noi, per il momento, soltanto il forte desiderio di mandarli tutti a cagare.
Pietro Stara