L'Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, venuta a
conoscenza della grave ingiustizia commessa nei confronti del nostro
amico e compagno Roberto Regalli (Tito) vuole esprimere la totale
condanna politica e morale nei confronti della Cooperativa sociale
"Lavoro e Liberazione" nella quale fino a pochi mesi fa lavorava.
Per futili motivi non gli è stato rinnovato il contratto (questo
non ha niente a che vedere con la crisi che sta vivendo il nostro
paese), ma solo perchè il nostro compagno ha mantenuto sempre un
comportamento dignitoso e consapevole dei diritti dei lavoratori e di
solidarietà nei confronti dei suoi compagni.
Per questo noi chiediamo che la cooperativa "Lavoro Liberazione" torni
sui suoi passi e riassuma Roberto Regalli con le stesse mansioni di
prima e che non si permetta mai piu di usare i metodi che usavano i
padroni e i fascisti; inoltre vogliamo ricordare che le cooperative
sono nate in Italia dopo la II guerra mondiale con uno scopo ben
preciso: lavoro e solidarietà per tutti quelli che erano stati
cacciati dalle fabbriche per le loro idee di giustizia e libertà.
Da 4 anni Roberto (Tito) ha lavorato come precario con contratti di 6
mesi in 6 mesi presso la cooperativa "Lavoro Liberazione". Nell'ultimo
contratto (rinnovato per un anno) ha avuto un infortunio sul lavoro
alla mano destra, e questo è stato il motivo per cui non gli
hanno rinnovato un nuovo contratto. Oggi c'è in corso una
vertenza sindacale per la "riassunzione per motivo ingiustificato del
non rinnovo del contratto".
Questi erano i fatti fino a pochi giorni fa, la cosa piu grave e
vergognosa è che mentre c'è una vertenza in corso la
Cooperativa ha inoltrato una richiesta di danni al suddetto socio
lavoratore di € 4.300 + IVA, rivendicando un danno subito a un mezzo
della suddetta cooperativa mentre svolgeva il suo lavoro, successo
molti mesi fa e dando delle spiegazioni euarienti per cui egli NON era
responsabile dell' accaduto.
Tutto questo è vergognoso e ricattatorio nei confronti del
lavoratore (Tito). Infine noi vogliamo esprimere il nostro totale
disappunto che a questa cooperativa di "lavoro e liberazione" vengano
concessi degli spazi sociali del laboratorio "No Logo" per il suo
comportamento antidemocratico (anche i tedeschi nei loro lager avevano
scritto "il lavoro rende liberi" mentre portavano nella camere a gas
migliaia e milioni di persone).
Il lavoratore deve essere riassunto immediatamente e inoltre la
Cooperativa deve ritirare immediatamente la lettera minatoria e
ricattatoria dei danni di €4.300+IVA.
I diritti sindacali dei lavoratori sono patrimonio di tutti i
lavoratori italiani e stranieri e nessuna cooperativa di "lavoro e
liberazione" o chicchessia puo violare tali diritti pensando che tutti
stiano zitti!
Associazione comitato lavoratori cileni esiliati
L'USI-AIT di Alessandria denuncia un nuovo caso di mancata
riassunzione nei riguardi del compagno Roberto Regalli di Valenza (AL)
avvenuta dopo un periodo di infortunio sul lavoro.
Il compagno era da 4 anni (contratti a termine di cui l'ultimo di un
anno) dipendente della cooperativa "rossa" denominata "Lavoro e
Liberazione".
Nonostante il procedimento legale per la riassunzione, la ditta per la
quale lavorava ha presentato una richiesta di risarcimento di €
4300+IVA per danni a un mezzo meccanico. Questa "iniziativa"del datore
di lavoro si può considerare una grave intiminazione per
ostacolare la riassunzione. E' in atto, a livello nazionale, un attacco
senza precedenti nei confronti della classe lavoratrice. Un controllo
sempre più capillare del suo operato associato ad una
penalizzazione della malattia e dell'infortunio. Paladino di questa
"filosofia" repressiva è il ministro Brunetta, simbolo
dell'efficientismo e dello sfruttamento padronale nei confronti delle
lavoratrici e lavoratori.
Addirittura in Spagna il partito socialista catalano ha indicato
"attraverso cartelloni pubblicitari" il ministro italiano come un
simbolo della nuova reazione politica da non seguire. Non dovevamo
attendere le nuove norme repressive del lavoro per assistere al
licenziamento di lavoratrici-lavoratori infortunati. Nella provincia di
Alessandria la compagna Antonietta Catale (dipendente per quasi 20 anni
nella scuola come collaboratrice scolastica) dopo aver subito un
infortunio (4 luglio 2000) e di conseguenza una lunga malattia
(decretata dagli organi competenti: ospedale militare e provveditorato)
è stata licenziata nel 2003 e denunciata per truffa allo stato.
Attualmente la magistratura non ha chiuso ancora l'indagine che
può durare 7 anni (scadrà nel prossimo) e con questo
procedimento penale ha rinviato di molti anni la causa per la
riassunzione. Esprimiamo solidarieta' al compagno Roberto Regalli
(detto Tito) e alla compagna Antonietta Catale auspicando una
veloce riassunzione e invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a
lottare contro ogni forma di sopruso e per migliorare le proprie
condizioni di lavoro.
U.S.I.-A.I.T. Alessandria
Una breve nota di chiusura su questa manifestazione che abbiamo
accompagnato nei mesi della preparazione e nella settimana del suo
svolgimento, aggiornando i lettori di UN con gli avanzamenti, i
programmi, i riferimenti.
Come scrivevamo lo scorso numero, il Festival antifascista ha dimostrato che l'autogestione è possibile ed efficace.
Nonostante il tempo inclemente (ha piovuto sabato, domenica e
lunedì) oltre 300 compagne e compagni hanno animato il "campo" a
cui si sono aggiunte, ogni sera, altre centinaia di persone. Ogni
giorno la festa ha visto la presenza di più di mille persone.
Una buona risposta dalla città e, soprattutto il martedì sera, una significativa presenza del quartiere.
Il successo della manifestazione ha provocato risentiti commenti del PD
che ha chiamato l'ANPI provinciale ad una "sconfessione" del festival.
Questo non ha incrinato i rapporti di collaborazione e
solidarietà con le realtà di base dell'associazione
partigiana (dalle sezioni della Bolognina, di Pianoro e di
CastelMaggiore).
Chi ha avuto occhi per vedere ha capito dove si sta costruendo una alternativa reale alla montante canea reazionaria.
Stanchi ma contenti: nell'assemblea conclusiva di martedì questo
era il commento generale delle compagne e dei compagni che avevano
lavorato per e nella festa. Con l'idea che ci sarà un secondo
festival antifascista; con l'idea che si potrà ripetere a
Bologna ma che potrebbe anche essere un'esperienza "esportabile" vista
la partecipazione ed il coinvolgimento delle reti antifa di Milano,
Brescia, Bergamo, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.
Del denso programma non tutto è andato in porto ma si sono
svolte comunque una quarantina di assemblee tematiche e di conferenze
con una partecipazione ad ognuna di queste oltre cento persone.
Di questo programma, tramite il link http://fest-antifa.net, potete
scaricare gran parte dell'audio e, presto, anche le registrazioni video.
Redb
Si è svolta una imponente manifestazione a Novara il 2 giugno
contro gli F-35, contro le basi militari e le politiche di guerra dei
vari governi, promossa dalla "Assemblea Permanente No F 35", alla quale
hanno aderito molte forze politiche e sociali di opposizione, tra le
quali una vasta area anarchica e libertaria. La iniziativa ha visto la
partecipazione di cittadini e militanti di tutte le età – molti
i giovani –, di organismi e di associazioni locali e nazionali contro
la guerra, con la presenza di delegazioni "No Dal Molin" e "No Tav".
Questa terza manifestazione promossa dalla Assemblea Permanente
è ormai diventato un importante appuntamento a livello nazionale
contro gli F 35, contro le basi militari nel territorio, quali
Berengario e Cameri, contro tutte le basi militari, contro tutte le
guerre.
Il concentramento per la partenza del corteo è stato davanti
alla Stazione Ferroviaria, da dove è partito un serpentone,
ritmato da slogan, che ha attraversato la città e distribuito
materiali di controinformazione, ricevendo una accoglienza interessata
dei cittadini ai bordi delle strade. Imponente lo schieramento delle
forze di polizia disposta nei punti strategici della città.
Apriva il corteo lo striscione: "NO ALLA FABBRICA DELLA MORTE".
Seguivano molti altri striscioni tra cui quello del rilevante spezzone
Rosso/Nero a rimarcare la presenza anarchica e libertaria. Molti erano
gli anarchici e libertari, con le relative bandiere, posizionati anche
lungo tutto il corteo. I compagni della Federazione Anarchica Milanese
oltre alla vendita di Umanità Nova hanno distribuito un
volantino in cui fra l'altro si diceva: "A Cameri, piccolo paese del
novarese, a partire dal 2010 verranno assemblati i nuovi aerei da
guerra F-35 da vendere al migliore offerente. I vari governi italiani
che si sono succeduti hanno già offerto alla statunitense
Lockheed e all'italiana Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) una
commessa da 13 miliardi di euro per l'acquisto di ben 131 di queste
macchine volanti dispensatrici di morte. Quante scuole e asili, quanti
ospedali, quante case e servizi sociali si possono costruire e attivare
con 13 miliardi di euro? In una delle poche oasi di biodiversità
come è il parco naturale del Ticino, ora vogliono costruirci,
nel bel mezzo, una fabbrica di assemblaggio di aerei da guerra, che
produrrà un impatto ambientale devastante dato dagli inevitabili
collaudi, ampiamente inquinanti e disturbanti per la quiete delle
persone e degli animali che ci vivono". E concludeva:"Dissociamoci
dalle forze armate, disobbediamo ai loro ordini di morte, di conquista
e di sottomissione di altri popoli del mondo. Ribadiamo la nostra
volontà di costruire un mondo di donne e di uomini solidali fra
loro e con l'ambiente che li ospita, in totale autogestione! Alla morte
e distruzione degli stati opponiamo la libertà e la
solidarietà per la giustizia sociale! SABBIA E NON OLIO NEL
MOTORE DEL MILITARISMO!!"
Il corteo è terminato in Largo Cavour, dove si sono alternati
alcuni interventi dopo quello da parte degli organizzatori. La
battaglia contro la produzione dell'F-35 non si fermerà qui, ma
proseguirà nelle lotte future.
RedM
Siamo contrari al G8 e siamo in particolare contrari al G8
all'Aquila. Questo territorio si appresta a vivere la fase più
drammatica del dopo terremoto, dove la militarizzazione è sempre
più sofferta dagli sfollati che vivono in situazioni drammatiche
nei campi e in generale sul tutto il territorio abruzzese, azzerando
sul nascere ogni tentativo di partecipazione, dove vengono proibite
libere assemblee nelle tendopoli, dove la tragedia si trasforma in
occasione per il piano di speculazione edilizia che il governo
Berlusconi aveva già pronto nel cassetto. Ma questa emergenza
non esclude nessuno: la pratica autoritaria avallata dal Decreto
39/2009 rappresenta un allarme democratico che riguarda il futuro di
tutto il nostro paese. I territori, le comunità e le
organizzazioni sociali in resistenza contro la crisi, il carovita, la
precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale, la
mercificazione dei beni comuni, la militarizzazione, si uniscono nella
solidarietà attiva e partecipe alle cittadine e ai cittadini
dell'aquilano. Da Vicenza a Chiaiano passando per tutti i presidi di
partecipazione e democrazia che r-Esistono in Italia condannano la
scelta dello spostamento del G8 all'Aquila. Dal 2 al 10 luglio
chiamiamo alla mobilitazione diffusa in tutte le città; diverse
manifestazioni sono già promosse da associazioni e realtà
territoriali in Sardegna e il 4 luglio a Vicenza contro la base
militare Dal Molin. Le mobilitazioni saranno rivolte contro i
responsabili della crisi e caratterizzate dalle questioni della
ricostruzione sociale del territorio abruzzese. Invitiamo tutte le
realtà sociali e di movimento ad assumere questa proposta e a
generalizzarla esprimendo un'indignazione e una radicalità
diffusa, che già nei prossimi giorni vedranno momenti di
confronto e di iniziative territoriali. L'Aquila, che rappresenta
l'imposizione di un nuovo modello di gestione dell'emergenza e della
crisi attraverso la militarizzazione del territorio e la
centralizzazione delle decisioni, sostiene le mobilitazioni nazionali,
organizzerà una giornata di forum sui temi della crisi e della
ricostruzione sociale e politica dell'aquilano che l'assemblea di oggi
assume come responsabilità e condivisione comune. Per quanto
riguarda l'iniziativa da realizzare nel territorio aquilano - che tutti
gli interventi dell'assemblea di oggi hanno ritenuto centrale - forme e
modalità saranno stabilite nei prossimi giorni dalle
soggettività attive sul territorio regionale e dalle popolazioni
terremotate. Il prossimo incontro nazionale si terrà a L'Aquila
il 21 giugno, in occasione del quale verrà effettuato un
sopralluogo nella località atta ad ospitare la giornata di forum.
Assemblea del primo giugno