Umanità Nova, n.23 del 14 giugno 2009, anno 89

informAzione - 2


Alessandria. Solidarietà al compagno Tito 1

L'Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, venuta a conoscenza della grave ingiustizia commessa nei confronti del nostro amico e compagno Roberto Regalli (Tito) vuole esprimere la totale condanna politica e morale nei confronti della Cooperativa sociale "Lavoro e Liberazione" nella quale fino a pochi mesi fa lavorava.
Per futili motivi non gli è stato rinnovato il contratto (questo non ha niente a che vedere con la crisi che sta vivendo il nostro paese), ma solo perchè il nostro compagno ha mantenuto sempre un comportamento dignitoso e consapevole dei diritti dei lavoratori e di solidarietà nei confronti dei suoi compagni.
Per questo noi chiediamo che la cooperativa "Lavoro Liberazione" torni sui suoi passi e riassuma Roberto Regalli con le stesse mansioni di prima e che non si permetta mai piu di usare i metodi che usavano i padroni e i fascisti; inoltre vogliamo ricordare che le cooperative sono nate in Italia dopo la II guerra mondiale con uno scopo ben preciso: lavoro e solidarietà per tutti quelli che erano stati cacciati dalle fabbriche per le loro idee di giustizia e libertà.
Da 4 anni Roberto (Tito) ha lavorato come precario con contratti di 6 mesi in 6 mesi presso la cooperativa "Lavoro Liberazione". Nell'ultimo contratto (rinnovato per un anno) ha avuto un infortunio sul lavoro alla mano destra, e questo è stato il motivo per cui non gli hanno rinnovato un nuovo contratto. Oggi c'è in corso una vertenza sindacale per la "riassunzione per motivo ingiustificato del non rinnovo del contratto".
Questi erano i fatti fino a pochi giorni fa, la cosa piu grave e vergognosa è che mentre c'è una vertenza in corso la Cooperativa ha inoltrato una richiesta di danni al suddetto socio lavoratore di € 4.300 + IVA, rivendicando un danno subito a un mezzo della suddetta cooperativa mentre svolgeva il suo lavoro, successo molti mesi fa e dando delle spiegazioni euarienti per cui egli NON era responsabile dell' accaduto.
Tutto questo è vergognoso e ricattatorio nei confronti del lavoratore (Tito). Infine noi vogliamo esprimere il nostro totale disappunto che a questa cooperativa di "lavoro e liberazione" vengano concessi degli spazi sociali del laboratorio "No Logo" per il suo comportamento antidemocratico (anche i tedeschi nei loro lager avevano scritto "il lavoro rende liberi" mentre portavano nella camere a gas migliaia e milioni di persone).
Il lavoratore deve essere riassunto immediatamente e inoltre la Cooperativa deve ritirare immediatamente la lettera minatoria e ricattatoria dei danni di €4.300+IVA.
I diritti sindacali dei lavoratori sono patrimonio di tutti i lavoratori italiani e stranieri e nessuna cooperativa di "lavoro e liberazione" o chicchessia puo violare tali diritti pensando che tutti stiano zitti!

Associazione comitato lavoratori cileni esiliati

Alessandria. Solidarietà al compagno Tito 2

L'USI-AIT di Alessandria denuncia un nuovo caso di mancata riassunzione nei riguardi del compagno Roberto Regalli di Valenza (AL) avvenuta dopo un periodo di infortunio sul lavoro.
Il compagno era da 4 anni (contratti a termine di cui l'ultimo di un anno) dipendente della cooperativa "rossa" denominata "Lavoro e Liberazione".
Nonostante il procedimento legale per la riassunzione, la ditta per la quale lavorava ha presentato una richiesta di risarcimento di € 4300+IVA per danni a un mezzo meccanico. Questa "iniziativa"del datore di lavoro si può considerare una grave intiminazione per ostacolare la riassunzione. E' in atto, a livello nazionale, un attacco senza precedenti nei confronti della classe lavoratrice. Un controllo sempre più capillare del suo operato associato ad una penalizzazione della malattia e dell'infortunio. Paladino di questa "filosofia" repressiva è il ministro Brunetta, simbolo dell'efficientismo e dello sfruttamento padronale nei confronti delle lavoratrici e lavoratori.
Addirittura in Spagna il partito socialista catalano ha indicato "attraverso cartelloni pubblicitari" il ministro italiano come un simbolo della nuova reazione politica da non seguire. Non dovevamo attendere le nuove norme repressive del lavoro per assistere al licenziamento di lavoratrici-lavoratori infortunati. Nella provincia di Alessandria la compagna Antonietta Catale (dipendente per quasi 20 anni nella scuola come collaboratrice scolastica) dopo aver subito un infortunio (4 luglio 2000) e di conseguenza una lunga malattia (decretata dagli organi competenti: ospedale militare e provveditorato) è stata licenziata nel 2003 e denunciata per truffa allo stato. Attualmente la magistratura non ha chiuso ancora l'indagine che può durare 7 anni (scadrà nel prossimo) e con questo procedimento penale ha rinviato di molti anni la causa per la riassunzione. Esprimiamo solidarieta' al compagno Roberto Regalli (detto Tito) e alla compagna  Antonietta Catale auspicando una veloce riassunzione e invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a lottare contro ogni forma di sopruso e per migliorare le proprie condizioni di lavoro.

U.S.I.-A.I.T. Alessandria

Bologna Festival Sociale delle Culture Antifasciste

Una breve nota di chiusura su questa manifestazione che abbiamo accompagnato nei mesi della preparazione e nella settimana del suo svolgimento, aggiornando i lettori di UN con gli avanzamenti, i programmi, i riferimenti.
Come scrivevamo lo scorso numero, il Festival antifascista ha dimostrato che l'autogestione è possibile ed efficace.
Nonostante il tempo inclemente (ha piovuto sabato, domenica e lunedì) oltre 300 compagne e compagni hanno animato il "campo" a cui si sono aggiunte, ogni sera, altre centinaia di persone. Ogni giorno la festa ha visto la presenza di più di mille persone.
Una buona risposta dalla città e, soprattutto il martedì sera, una significativa presenza del quartiere.
Il successo della manifestazione ha provocato risentiti commenti del PD che ha chiamato l'ANPI provinciale ad una "sconfessione" del festival. Questo non ha incrinato i rapporti di collaborazione e solidarietà con le realtà di base dell'associazione partigiana (dalle sezioni della Bolognina, di Pianoro e di CastelMaggiore).
Chi ha avuto occhi per vedere ha capito dove si sta costruendo una alternativa reale alla montante canea reazionaria.
Stanchi ma contenti: nell'assemblea conclusiva di martedì questo era il commento generale delle compagne e dei compagni che avevano lavorato per e nella festa. Con l'idea che ci sarà un secondo festival antifascista; con l'idea che si potrà ripetere a Bologna ma che potrebbe anche essere un'esperienza "esportabile" vista la partecipazione ed il coinvolgimento delle reti antifa di Milano, Brescia, Bergamo, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.
Del denso programma non tutto è andato in porto ma si sono svolte comunque una quarantina di assemblee tematiche e di conferenze con una partecipazione ad ognuna di queste oltre cento persone.
Di questo programma, tramite il link http://fest-antifa.net, potete scaricare gran parte dell'audio e, presto, anche le registrazioni video.

Redb

Novara. Manifestazione contro gli F-35

Si è svolta una imponente manifestazione a Novara il 2 giugno contro gli F-35, contro le basi militari e le politiche di guerra dei vari governi, promossa dalla "Assemblea Permanente No F 35", alla quale hanno aderito molte forze politiche e sociali di opposizione, tra le quali una vasta area anarchica e libertaria. La iniziativa ha visto la partecipazione di cittadini e militanti di tutte le età – molti i giovani –, di organismi e di associazioni locali e nazionali contro la guerra, con la presenza di delegazioni "No Dal Molin" e "No Tav". Questa terza manifestazione promossa dalla Assemblea Permanente è ormai diventato un importante appuntamento a livello nazionale contro gli F 35, contro le basi militari nel territorio, quali Berengario e Cameri, contro tutte le basi militari, contro tutte le guerre.
Il concentramento per la partenza del corteo è stato davanti alla Stazione Ferroviaria, da dove è partito un serpentone, ritmato da slogan, che ha attraversato la città e distribuito materiali di controinformazione, ricevendo una accoglienza interessata dei cittadini ai bordi delle strade. Imponente lo schieramento delle forze di polizia disposta nei punti strategici della città.
Apriva il corteo lo striscione: "NO ALLA FABBRICA DELLA MORTE". Seguivano molti altri striscioni tra cui quello del rilevante spezzone Rosso/Nero a rimarcare la presenza anarchica e libertaria. Molti erano gli anarchici e libertari, con le relative bandiere, posizionati anche lungo tutto il corteo. I compagni della Federazione Anarchica Milanese oltre alla vendita di Umanità Nova hanno distribuito un volantino in cui fra l'altro si diceva: "A Cameri, piccolo paese del novarese, a partire dal 2010 verranno assemblati i nuovi aerei da guerra F-35 da vendere al migliore offerente. I vari governi italiani che si sono succeduti hanno già offerto alla statunitense Lockheed e all'italiana Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) una commessa da 13 miliardi di euro per l'acquisto di ben 131 di queste macchine volanti dispensatrici di morte. Quante scuole e asili, quanti ospedali, quante case e servizi sociali si possono costruire e attivare con 13 miliardi di euro? In una delle poche oasi di biodiversità come è il parco naturale del Ticino, ora vogliono costruirci, nel bel mezzo, una fabbrica di assemblaggio di aerei da guerra, che produrrà un impatto ambientale devastante dato dagli inevitabili collaudi, ampiamente inquinanti e disturbanti per la quiete delle persone e degli animali che ci vivono". E concludeva:"Dissociamoci dalle forze armate, disobbediamo ai loro ordini di morte, di conquista e di sottomissione di altri popoli del mondo. Ribadiamo la nostra volontà di costruire un mondo di donne e di uomini solidali fra loro e con l'ambiente che li ospita, in totale autogestione! Alla morte e distruzione degli stati opponiamo la libertà e la solidarietà per la giustizia sociale! SABBIA E NON OLIO NEL MOTORE DEL MILITARISMO!!"
Il corteo è terminato in Largo Cavour, dove si sono alternati alcuni interventi dopo quello da parte degli organizzatori. La battaglia contro la produzione dell'F-35 non si fermerà qui, ma proseguirà nelle lotte future.

RedM

L'Aquila e le altre contro il G8

Siamo contrari al G8 e siamo in particolare contrari al G8 all'Aquila. Questo territorio si appresta a vivere la fase più drammatica del dopo terremoto, dove la militarizzazione è sempre più sofferta dagli sfollati che vivono in situazioni drammatiche nei campi e in generale sul tutto il territorio abruzzese, azzerando sul nascere ogni tentativo di partecipazione, dove vengono proibite libere assemblee nelle tendopoli, dove la tragedia si trasforma in occasione per il piano di speculazione edilizia che il governo Berlusconi aveva già pronto nel cassetto. Ma questa emergenza non esclude nessuno: la pratica autoritaria avallata dal Decreto 39/2009 rappresenta un allarme democratico che riguarda il futuro di tutto il nostro paese. I territori, le comunità e le organizzazioni sociali in resistenza contro la crisi, il carovita, la precarietà, la disoccupazione, la devastazione ambientale, la mercificazione dei beni comuni, la militarizzazione, si uniscono nella solidarietà attiva e partecipe alle cittadine e ai cittadini dell'aquilano. Da Vicenza a Chiaiano passando per tutti i presidi di partecipazione e democrazia che r-Esistono in Italia condannano la scelta dello spostamento del G8 all'Aquila. Dal 2 al 10 luglio chiamiamo alla mobilitazione diffusa in tutte le città; diverse manifestazioni sono già promosse da associazioni e realtà territoriali in Sardegna e il 4 luglio a Vicenza contro la base militare Dal Molin. Le mobilitazioni saranno rivolte contro i responsabili della crisi e caratterizzate dalle questioni della ricostruzione sociale del territorio abruzzese. Invitiamo tutte le realtà sociali e di movimento ad assumere questa proposta e a generalizzarla esprimendo un'indignazione e una radicalità diffusa, che già nei prossimi giorni vedranno momenti di confronto e di iniziative territoriali. L'Aquila, che rappresenta l'imposizione di un nuovo modello di gestione dell'emergenza e della crisi attraverso la militarizzazione del territorio e la centralizzazione delle decisioni, sostiene le mobilitazioni nazionali, organizzerà una giornata di forum sui temi della crisi e della ricostruzione sociale e politica dell'aquilano che l'assemblea di oggi assume come responsabilità e condivisione comune. Per quanto riguarda l'iniziativa da realizzare nel territorio aquilano - che tutti gli interventi dell'assemblea di oggi hanno ritenuto centrale - forme e modalità saranno stabilite nei prossimi giorni dalle soggettività attive sul territorio regionale e dalle popolazioni terremotate. Il prossimo incontro nazionale si terrà a L'Aquila il 21 giugno, in occasione del quale verrà effettuato un sopralluogo nella località atta ad ospitare la giornata di forum.

Assemblea del primo giugno

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