Quando andavamo a scuola gli insegnanti affermavano che il fascismo
era stato solo una breve parentesi nel luminoso progresso della
democrazia europea, da Atene alla Francia illuminista fino all'Italia
moderna. Oggi sappiamo che non è affatto così. Oggi
sappiamo che le "radici dell'Europa" sono in gran parte nere e marce:
il patriarcato, il dispotismo clericale, il potere statale, il
militarismo, il capitalismo, il colonialismo. Lo si vede bene anche dai
risultati delle recenti elezioni europee, con i successi di formazioni
neonaziste, integraliste e xenofobe.
Una rassegna dettagliata risulterebbe monotona. In Olanda il Partito
per la libertà (PVV), anti-islamico e anti-europeista, passa dal
5,6% del 2006 all'attuale 17%. Guadagna due seggi anche il British
National Party, che rivendica l'espulsione dei "non-bianchi"
dall'Inghilterra: uno è per il leader Nick Griffin, amico intimo
di Roberto Fiore fin dai tempi della sua dorata latitanza londinese. In
Finlandia, il partito nazionalista e xenofobo dei "Veri Finlandesi"
passa dallo 0,5% del 2004 a oltre il 10%. In Austria il FPOE, fino a
pochi anni fa guidato da Haider, arriva al 13%. In Bulgaria il partito
di destra GERB ha ottenuto il 25%, mentre l'estrema destra della
"Coalizione azzurra" si attesta all'8% conquistando un seggio. In
Romania il partito ultranazionalista della "Grande Romania" ottiene il
7,2% e due seggi: uno per Gigi Becali, discusso patron della squadra di
calcio "Steaua Bucureşti", il cui stadio è stato chiuso nel 2007
dopo che i tifosi esposero uno striscione "Morte agli zingari."
Ma il successo elettorale più evidente del neofascismo europeo
è quello ungherese, dove il partito di estrema destra Jobbik ("I
migliori"), nazionalista xenofobo e antisemita, è diventato la
terza forza politica del paese con il 15% dei voti. Né va
dimenticato che il partito Jobbik si presentava associato alla forza
paramilitare "Magyar Gàrda" ("Guardia ungherese") protagonista
di aggressioni ripetute a rom, gay, lesbiche, ebrei e stranieri (e la
"Magyar Gàrda" fu inizialmente registrata come "associazione
culturale"... ricorda qualcosa?).
I programmi di queste forze politiche sono sostanzialmente omogenei e
si possono riassumere in quattro punti: 1) disciplinamento della
società attraverso la militarizzazione del territorio (ronde,
guardie nazionali, ecc.); 2) superamento del neoliberismo in nome di un
nazionalismo razzista e aggressivo; 3) guerra alla globalizzazione
vista come complotto finanziario (anzi: "cospirazione
giudaico-plutocratica"); 4) battaglia contro l'integrazione dei
migranti e a favore dell'ineguaglianza sociale e di nuovi schiavismi
(ad esempio il partito Jobbik intende vietare l'acquisto di terra o
immobili agli stranieri).
Questi i sintomi, a cui va unito il crollo dei partiti socialdemocratici, socialisti e comunisti europei.
Non si tratta di fenomeni che possano sorprendere e anzi in Italia
assistiamo, con il successo crescente della Lega Nord, a qualcosa di
analogo: ronde nere, razzismo, xenofobia, finto anticapitalismo su base
antisemita, sfruttamento brutale della manodopera migrante, leggi
razziali, violenza squadrista. La diagnosi non pare difficile, e
s'ingannano quei giornali "progressisti" che imputano la "crisi della
sinistra" alla rissosità dei partitini o alla demenza dei loro
ceti dirigenti.
Di fatto, in questi anni la sinistra parlamentare europea ha accolto
l'ideologia neoliberista cercando di abbellirla e inzuccherarla con
trovate fantasiose, ma mandando così al massacro milioni di
salariati dentro processi dirompenti di concentrazione economica e
finanziaria. Di fatto, in questi anni le socialdemocrazie europee non
hanno perseguito alcuna politica riformista e si sono sempre più
appiattite sulle direttive di organismi sovranazionali non elettivi
né democratici. E per coprire i loro fallimenti non hanno
trovato di meglio che fomentare il qualunquismo e la richiesta di
ordine e sicurezza per poterli governare a proprio vantaggio. Oggi
sappiamo che non ci sono riusciti.
Non sono passati tanti anni da quando il centrosinistra italiano
pontificava sul "lavoro immateriale" e sulla "new economy". Non aver
trovato risposte credibili alla crisi capitalista, all'impoverimento e
alla disoccupazione, ha agevolato il protagonismo del neofascismo
europeo che una risposta ce l'ha: autoritarismo, gerarchia patriarcale,
militarizzazione sociale, alleanza corporativa tra capitale e
manodopera nazionale, sfruttamento schiavistico dei migranti fondato su
leggi razziste. Razzismo e nazionalismo sono oggi la risposta
reazionaria e spietata ai disastri e alla barbarie del neoliberismo.
Come già negli anni Trenta, chi vota i partiti fascisti sono
lavoratori e ceti medi insidiati dalla crisi: una folle informe,
suggestionabile, spaventata, pericolosa (al riguardo va meditato il
libro di Andrea Cavalletti, Classe, Bollati Boringhieri, 2009,
presentato il 7 giugno al Conchetta).
Per noi non cambia nulla. Non da oggi l'estraneità ai riti
elettorali è una pratica rivoluzionaria minima per tutti coloro
che ritengono che il problema sia quello di capovolgere la
società dalle sue fondamenta attraverso la lotta sociale. E oggi
lo spazio per agire è più ampio e aperto che mai: meno
della metà dei cittadini europei si è recata alle urne e
l'astensionismo ha toccato la punta media del 66%. Si tratta di
raccogliere la sfida dei tempi duri e drammatici che ci aspettano.
Giustamente gli studenti dell'Onda gridano "Noi la crisi ve la
creiamo!". Creare crisi, creare solidarietà fra tutte e tutti
gli sfruttati e gli oppressi!
RedB