Umanità Nova, n.25 del 28 giugno 2009, anno 89

informAzione - 1


Alessandria. Solidarietà agli squatters torinesi

Il Centro Sociale Lacandona di Valenza e il Laboratorio Anarchico PerlaNera di Alessandria, esprimono la loro piena solidarietà alle case occupate di Torino, colpite per l'ennesima volta dalla dis-informazione e dalla repressione di stato.
Una sorta di continuità nel reprimere ogni rivolo di libertà: questo è il filo conduttore che ha contraddistinto la figura del "primo cittadino" del capoluogo piemontese in questi ultimi decenni, da Castellani a Chiamparino. Ma ora qualcosa sta cambiando… in peggio! Infatti i politicanti di ogni colore hanno assurto il dogma della "sicurezza" a parametro per ogni istanza politica, dividendo così i loro "sudditi" in cittadini di serie A e di serie B aizzando gli uni contro gli altri e soffiando sempre più sul fuoco del razzismo.
Ovviamente le prime ad esserne colpite sono le fasce più deboli della popolazione e chi a questo disegno si contrappone: anarchici in primis.
Ma se pensano di fermarci si sbagliano: La libertà non si ferma.. e noi non ci fermeremo mai!
Solidarietà agli squatters di Torino
Chiamparino e Maroni... fuori dai coglioni!

Laboratorio PerlaNera

Alessandria. No-tunnel, basta cemento

Il Centro Sociale Lacandona di Valenza e il Laboratorio Anarchico PerlaNera di Alessandria inizieranno da sabato 20 giugno 2009 una campagna a livello provinciale per informare e mobilitare i cittadini contro l'ennesima devastazione del territorio e la relativa speculazione finanziaria che ne comporta.
E' infatti prossima la costruzione del cosiddetto "tunnel della Colla", una struttura di 350 metri che forerà le colline sottostanti la cittadina di Valenza (AL) per "velocizzare il collegamento fra Valenza ed Alessandria permettendo di superare l'ostacolo naturale dei tornanti della Colla".
Questa la dichiarazione dell'assessore regionale ai trasporti Daniele Borioli (centrosinistra).
Dichiarazioni che, come sempre accade, nascondono la realtà delle cose.
Infatti questa struttura, che costerà 20 milioni di euro, permetterà a chi percorre la strada in questione di risparmiare ben "5 minuti di tempo!?"
Inoltre si aggiunge alle altre devastazioni che il territorio sta subendo: costruzione del "terzo valico" per il TAV e la tangenziale.
Queste le (non) soluzioni che governanti ed imprenditori ci impongono per affrontare, a loro favore, la crisi che sta mettendo in ginocchio il capitalismo a livello globale: devastazione ambientale, guerra, speculazione. Infatti è da qui che bisogna partire per capire la logica di chi ci propina infrastrutture inutili e dannose che costano alla collettività milioni di euro.
E' chiara ed assodata la strategia di imprenditori e "mafie del tondino" che, con le grandi opere (TAV, ponte sullo stretto, strutture ed aereoporti militari, F35) vogliono arricchirsi con i soldi pubblici e i fondi erogati dai politici compiacenti di entrambi gli schieramenti (in questo veramente bipartisan). In questo periodo di G8 vari è oltremodo necessario mobilitarsi innanzitutto localmente per inceppare questi meccanismi perversi di un capitalismo in crisi, poiché ciò che avviene a livello globale ricade inevitabilmente sulla nostra vita quotidiana.
Per questo ci siamo uniti in un "Comitato No-tunnel (basta cemento)" per contrastare dal basso e con l'azione diretta le politiche di chi vuol speculare con i nostri soldi e distruggendo l'ambiente in cui viviamo.
Sabato 20 giugno il comitato sarà dal mattino a partire dalle ore 09,00 al mercato di Valenza con banchetto e materiale informativo. Al pomeriggio dalle ore 16.00 ci sposteremo nel centro di Alessandria in corso Roma sotto i portici.
No al tunnel
No alla cementificazione
La crisi la paghino i padroni!

comitatonotunnel@gmail.it

Ferrara. Processo Aldrovandi: verso le conclusioni

Il 30 giugno, salvo sorprese, arriverà la sentenza di primo grado del processo sulla morte di Federico Aldrovandi, diciottenne ucciso quattro anni fa da quattro poliziotti a Ferrara.
Il processo va avanti da oramai due anni e si sono delineate abbastanza chiaramente le responsabilità per quella morte: a ucciderlo non è stato l'uso di droga (assunta diverse ore prima e in quantità minime) o un improvviso collasso cardiaco dovuto ad una situazione di stress indotto dalle droghe. A uccidere Aldro sono stati quattro poliziotti di pattuglia, intervenuti per motivi non del tutto chiariti contro Federico, e che sono finiti per massacrarlo di botte, ammanettarlo e schiacciarlo a terra, causando estese lesione (sia interne che esterne), soprattutto a livello toracico: il cuore del giovane è stato letteralmente schiacciato e vi si è formato un ematoma all'interno. Questa è la probabile causa della morte. Un trauma che può essere provocato solo da un forte colpo o da una forte pressione. Come quello di un poliziotto che vi tiene immobilizzati faccia a terra appoggiandosi con tutto il peso sulla schiena.
La linea difensiva dei quattro imputati, tutti attualmente in servizio, sia con incarichi amministrativi che di pattuglia, invece continua a puntare sulla vecchia, e oramai screditata, versione: Federico, in preda a raptus violenti dovuti alle droghe, avrebbe dato in escandescenze in strada, cagionando, così, l'intervento della PS che, una volta giunta con due pattuglie, sarebbe stata aggredita dallo stesso Aldro, il quale poi sarebbe collassato senza più riprendersi durante la colluttazione.
La linea attuale degli alti dirigenti della polizia (tra cui lo stesso Manganelli) è quella di scaricare la responsabilità sui quattro poliziotti che quella mattina materialmente intervennero. Ma la realtà è che quei quattro hanno agito consci che sarebbero stati ampiamente protetti dal sistema di "copertura"  rappresentato dagli organi di pubblica sicurezza: due anni per imbastire un processo, non un solo procedimento disciplinare avviato, prove occultate dalla stessa questura, sindacati di categoria che li difendono a spada tratta, notizie che alla lunga vengono occultate e poi spariscono dai giornali, intimidazioni di testimoni. Con molte probabilità non si aspettavano neanche di finire a processo. Invece qualcuno ad alto livello ha deciso che la polizia si deve ripulire la faccia e a processo ci sono finiti.
Probabilmente costoro verranno condannati. Coloro che li hanno legittimati e l'opinione pubblica potranno tirare un sospiro di sollievo: le mele marce sono state eliminate dal cesto. Peccato che tutto il cesto sia marcio, come ben hanno dimostrato innumerevoli casi: il G8 di Genova, i fatti del S. Paolo, la morte di Marcello Lonzi, di Riccardo Rasman, di Aldo Bianzino, di Gabriele Sandri. Tutti fatti tragici con un fattore in comune: gli aguzzini erano in divisa. E agivano in nome e per conto dello stato italiano.

Lorcon

Bologna. Qui è la rosa, qui devi ballare!

"We are your crisis": così le onde si muovono in giro per l'Europa, sfidano la crisi economica, assaltano il Bologna Process e affermano in continuazione nuove pratiche di libertà.
Anche a Bologna i processi di autoriforma stanno mettendo in discussione le relazioni di potere interne alla trasmissione del sapere, aprendo dipartimenti e facoltà a percorsi di autoformazione e di costruzione "qui ed ora" di indipendenza e autogoverno. L'esperienza di Bartleby dimostra al contempo che non solo sia possibile occupare, liberare spazi e trasformarli in isole di produzione artistica e culturale, ma che spesso, a partire dalla determinazione soggettiva nuovi incontri siano possibili: e così al fianco di tanti artisti ci prepariamo ad occupare il pratone di via Filippo Re, per una serata (il 25 giugno) nella quale i linguaggi di una metropoli a venire, fatta di libera espressione e indipendenza, troveranno casa. "Garden Art", ovvero come i mille fiori della produzione autonoma possono incontrarsi.
In questi giorni la prorettrice Monari ci sta facendo recapitare alcuni provvedimenti disciplinari - si tratta di misure repressive rivolte contro gli/le occupanti di Bartleby – che arrivano sino a prevedere la sospensione dall'Università di Bologna per un anno! Motivazioni: abbiamo occupato via Capo di Lucca 30.
Inutile dire che chiederemo in tanti e tante il ritiro immediato di questi provvedimenti, che purtroppo ben rappresentano la statuto medievale dell'Università e la cifra politica di una prorettrice penosa quale la Monari si è dimostrata in tutti questi anni. Un precedente gravissimo, un messaggio chiaro di intimidazione e minaccia per tutt@. Un filo di dignità le basterebbe per dimettersi. Nel frattempo l'Università di Bologna sta vedendo bene di aumentare le tasse, e dobbiamo impedire anche questo (…)
In Germania il movimento sta sfidando l'estate: tenetevi pronti, preparate i piani. Qui è la rosa, siamo pronti a lottare!

Da una comunicazione dell'onda bolognese

Milano. Dinamiche di mobilitazioni spontanea

 Giovedi 18 giugno dopo la vittoria calcistica dell'Egitto sull'Italia in alcune zone di Milano è esplosa la gioia popolare: una serata catartica, liberatoria.
Finita la partita sono iniziate le urla dalle varie case di Pietro Crespi e nel giro di pochissimi secondi un tamburo, una trombetta egiziana (la chiamo così perchè non ne conosco la denominazione) hanno tirato giù tutto.
Un terremoto. La gente scendeva giù a grappoli, i portoni vomitavano 20-30 persone alla volta.
Così, memori delle due iniziative passate, i ragazzi si sono diretti in corteo verso viale Monza.
Siamo arrivati a Pasteur, a salutare i ragazzi dei transiti, che però erano pochi, allora ci siamo diretti verso il vero cuore del quartiere: via Padova.
L'entrata di una settantina di persone nella via ha avuto un effetto esplosivo. Via Padova era già in festa, i ragazzi e le famiglie erano già in strada, ma ognuno era ancora fermo davanti ai propri numeri civici con qualche macchina strombettante.
Appena entrati, i ragazzi hanno cominciato a correre e a saltare. Il corteo si è ingrossato ha fatto avanti e indietro due volte fino ai ponti, come se fosse una marea montante e quando era ormai incontenibile e conscio della propria forza numerica (a occhio e croce tra i 500 e i 700), il corteo danzante si è diretto verso Loreto.
Non c'erano solo Egiziani, si erano uniti a noi Senegalesi, Latini, Bengalesi, Italiani e tutti gli Arabi in circolazione. Con questa forza ed entusiasmo siamo arrivati in Loreto, c'è stato solo un attimo di tentennamento, poichè non sapevamo se era il caso di bloccare quel piazzale così grande, ma è stato solo un attimo e siamo entrati.
A quel punto il gioco era fatto, ma invece di dirigersi subito verso il centro, il corteo è andato sotto il consolato egiziano, dove però è stazionato per fortuna solo poco tempo, poichè subito siamo tornati indietro e siamo andati in Buenos Aires.
Lì abbiamo percorso un pezzo di strada, quando poi abbiamo visto i nostri numeri scemare, il corteo si è diretto di nuovo in Loreto dove ci aspettavano tre camionette di polizia e carabinieri in tenuta antissommossa.
Per un attimo si è temuto lo scontro, la frizione. Il corteo si ridotto ancora ma circa 2-300 persone sono rimaste unite e hanno preteso di tornare in Pietro Crespi, e poi in Via Padova nuovamente, dove il tutto è finito, in risa e ilarità, per essere riusciti a scomodare tutti quei poliziotti, per essere riusciti a bloccare un pezzo di Milano, anche senza un cazzo di documenti.
Il corteo è stato dall'inizio alla fine una festa sportiva. Gli slogan erano solo per l'Egitto e i suoi giocatori.
Ma bisognava essere ciechi per non vedere che c'era dell'altro: una gran voglia di riscatto, di rivincita, una esplosione di libertà perchè si poteva uscire allo scoperto affermando la propria esistenza e dignità.
Non è un caso che tutti gli immigrati applaudissero e anche tutti gli italiani sensibili e aperti.

ric

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