Di Raffaele e Angelica Picarelli, nato a Cetraro (Cosenza) il 6
gennaio 1900, di mestiere muratore residente a Buenos Aires
(Argentina), coniugato con Rosa Cogullo dalla quale ha avuto due figli
rispettivamente di nome Angelo e Giovanna. Nell'ottobre del 1920
emigra a Buenos Aires, dove frequenta il gruppo anarchico cetrarese
"Senza Patria" e quello di "Umanità nova". Tra i suoi rapporti
politici risultano quelli con il gruppo degli "espropriatori"
capeggiato dall'anarchico Severino Di Giovanni fucilato, per ordine
dell'allora Presidente José Felix Uriburu, il 1º febbraio
del 1931. Il 24 maggio 1928 viene arrestato perché
sospettato di avere partecipato, ventuno giorni prima, all'attentato al
consolato generale italiano nella capitale argentina che aveva
provocato nove morti e 34 feriti innocenti. L'intenzione di
Severino Di Giovanni e di Francesco Barbieri (calabrese di S.
Costantino di Briatico) che prepara l'ordigno esplosivo, è di
portare la bomba fin dentro la stanza del console per farlo saltare in
aria. Per una serie di contrattempi e di informazioni non
veritiere, dopo due tentativi falliti, la bomba viene lasciata
nell'atrio del Consolato. L'ordigno esplode tra le centinaia di persone
che stanno facendo la fila per ottenere il visto di entrata in Italia
ed è un massacro. Da quel momento in poi si scatena la
repressione contro gli anarchici e molti componenti del gruppo degli
anarchici espropriatori sono costretti a fuggire dall'Argentina per
rifugiarsi in Uruguay o in Brasile. Nel 1932, Salvatore Niesi viene
iscritto in rubrica di frontiera e nel bollettino delle ricerche per il
provvedimento di fermo, successivamente modificato in arresto. Nel 1939
si allontana dai gruppi anarchici e si avvicina al partito socialista
argentino, senza però svolgere particolare attività. Nel
1942 risiede ancora in Argentina. Negli elenchi degli affiliati al
gruppo denominato "Umanità nova" risultano anche i nominativi
degli oriundi calabresi Angelo Antonucci di Cetraro e Vincenzo Belmonte
di Bisignano, ex segretario della società "Giordano Bruno".
Angelo Pagliaro
Come il lettore può vedere
nella rubrica profili compaiono delle scarne note biografiche, a volte
non comprensive dell'intera attività del compagno ricordato,
altre deformate dall'occhio poliziesco, incapace di coglierne il valore
sociale, perché desunte appunto da documenti legali. Invitiamo
chiunque, familiare o compagno di militanza, a fornire notizie a
complemento o completamento di tali brevi note, e per rendere giustizia
alla loro memoria e per ampliare la panoramica sulla storia nostra.
Specificando il numero di uenne e l'estensore.
Grazie ai lettori!