Umanità Nova, n.27 del 12 luglio 2009, anno 89

L'oro nero che distrugge le comunità e l'ambiente


L'estrazione degli idrocarburi ha effetti negativi tanto sugli ecosistemi quanto sugli esseri umani. La terra, le acque, l'aria, la flora e la fauna subiscono impatti di gravi proporzioni e in alcuni casi irreversibili, così come le popolazioni che vivono nelle vicinanze delle aree dove vengono compiute le trivellazioni.
In Ecuador gli effetti delle attività petrolifere sono devastanti, in particolare per quanto riguarda quella vasta zona a nord est del paese, che va dalla cordigliera della Ande fino al confine con il Perù. Ci riferiamo ad un'area boschiva vicina e simile a quell'Amazzonia peruviana teatro della rivolta degli Indios e della sanguinaria repressione del governo di Lima di cui è stata data notizia negli ultimi numeri del giornale (vedi nn. 23 e 25). Qui negli ultimi trenta anni lo sfruttamento delle risorse petrolifere ha provocato la deforestazione di due milioni di ettari di selva e le sorgenti idriche sono state contaminate senza sosta dai versamenti di metalli pesanti. Alcune popolazioni indigene, i Cofanes, i Sionas e i Secoyas sono sull'orlo dell'estinzione. Vari studi indipendenti, spesso ostacolati dallo Stato, hanno dimostrato la diretta corrispondenza tra la presenza di giacimenti e la progressiva scomparsa degli Indios.
Nonostante l'impiego di tecnologie all'avanguardia l'impatto devastante delle attività petrolifere sull'ambiente e sull'uomo superano tutte le peggiori previsioni. La contaminazione dell'ambiente ha provocato un aumento delle malattie, in particolare del cancro, e dei tassi di mortalità.
L'elezione nel 2007 di Rafael Correa e la formazione di un governo progressista non hanno mutato il quadro. Nel gennaio 2009 è stata approvata una nuova legge sul complesso delle attività minerarie, che, nonostante le proteste di Indios ed ecologisti, consente le attività di estrazione nei territori indigeni e nei parchi nazionali (ad esempio nella riserva naturale di Cuyabeno). Per quanto riguarda in particolare il petrolio, la sola differenza rispetto ai precedenti governi è che ora le compagnie impegnate nelle attività estrattive sono la Petrobras (Brasile), la PDVSA (Venezuela), la Sinopec e la Andes Petroleum (entrambe cinesi) invece che imprese americane o canadesi. Il governo di Correa stipula con tutte queste compagnie lucrosi affari.
Ma quel che è peggio è che i movimenti sociali o vanno a braccetto con il "governo di sinistra", oppure subiscono la repressione dello Stato. Due esempi di ciò sono l'operato dell'esercito a Dayuna e le reiterate minacce nei confronti dell'ONG Accion Ecologica. Nell'aprile 2007 a Dayuna il governo ha decretato lo stato d'emergenza e l'esercito ha represso violentemente un movimento di resistenza locale sorto in protesta alle attività estrattiva da parte di una compagnia di stato (Petroproduccion).
Correa ha definito gli esponenti delle comunità "terroristi" - una definizione che evidentemente ha fatto scuola ed è stata riutilizzata ultimamente, ed esattamente con la stessa logica, dal  governo peruviano.
D'altra parte il tentativo di chiudere attraverso azioni legali Accion Ecologica - la più importante ONG dell'Ecuador che porta avanti fianco a fianco dei movimenti un progetto di ecologia popolare e di base - anche se non ha avuto successo, non ha fatto che rimarcare il carattere antipopolare del governo di Correa.
In Ecuador, oggi come ieri, il modello di sviluppo continua a essere basato sullo sfruttamento delle risorse minerarie secondo una logica di devastazione dell'ambiente e delle popolazioni indigene. I movimenti sociali che si oppongono a ciò non trovano altro che la repressione militare e giudiziaria.

Fonti:
International Federation for Human Rights, Observatory for the protection of human  rights defenders annual report 2007 - Ecuador, 19 june 2008.
Rachel Godfrey, What does Ecuador's "21st Century Socialism" mean for the Amazon's indigenous?
"El Libertario", Caracas, a. 14, n. 56.

A. Soto

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