L'estrazione degli idrocarburi ha effetti negativi tanto sugli
ecosistemi quanto sugli esseri umani. La terra, le acque, l'aria, la
flora e la fauna subiscono impatti di gravi proporzioni e in alcuni
casi irreversibili, così come le popolazioni che vivono nelle
vicinanze delle aree dove vengono compiute le trivellazioni.
In Ecuador gli effetti delle attività petrolifere sono
devastanti, in particolare per quanto riguarda quella vasta zona a nord
est del paese, che va dalla cordigliera della Ande fino al confine con
il Perù. Ci riferiamo ad un'area boschiva vicina e simile a
quell'Amazzonia peruviana teatro della rivolta degli Indios e della
sanguinaria repressione del governo di Lima di cui è stata data
notizia negli ultimi numeri del giornale (vedi nn. 23 e 25). Qui negli
ultimi trenta anni lo sfruttamento delle risorse petrolifere ha
provocato la deforestazione di due milioni di ettari di selva e le
sorgenti idriche sono state contaminate senza sosta dai versamenti di
metalli pesanti. Alcune popolazioni indigene, i Cofanes, i Sionas e i
Secoyas sono sull'orlo dell'estinzione. Vari studi indipendenti, spesso
ostacolati dallo Stato, hanno dimostrato la diretta corrispondenza tra
la presenza di giacimenti e la progressiva scomparsa degli Indios.
Nonostante l'impiego di tecnologie all'avanguardia l'impatto devastante
delle attività petrolifere sull'ambiente e sull'uomo superano
tutte le peggiori previsioni. La contaminazione dell'ambiente ha
provocato un aumento delle malattie, in particolare del cancro, e dei
tassi di mortalità.
L'elezione nel 2007 di Rafael Correa e la formazione di un governo
progressista non hanno mutato il quadro. Nel gennaio 2009 è
stata approvata una nuova legge sul complesso delle attività
minerarie, che, nonostante le proteste di Indios ed ecologisti,
consente le attività di estrazione nei territori indigeni e nei
parchi nazionali (ad esempio nella riserva naturale di Cuyabeno). Per
quanto riguarda in particolare il petrolio, la sola differenza rispetto
ai precedenti governi è che ora le compagnie impegnate nelle
attività estrattive sono la Petrobras (Brasile), la PDVSA
(Venezuela), la Sinopec e la Andes Petroleum (entrambe cinesi) invece
che imprese americane o canadesi. Il governo di Correa stipula con
tutte queste compagnie lucrosi affari.
Ma quel che è peggio è che i movimenti sociali o vanno a
braccetto con il "governo di sinistra", oppure subiscono la repressione
dello Stato. Due esempi di ciò sono l'operato dell'esercito a
Dayuna e le reiterate minacce nei confronti dell'ONG Accion Ecologica.
Nell'aprile 2007 a Dayuna il governo ha decretato lo stato d'emergenza
e l'esercito ha represso violentemente un movimento di resistenza
locale sorto in protesta alle attività estrattiva da parte di
una compagnia di stato (Petroproduccion).
Correa ha definito gli esponenti delle comunità "terroristi" -
una definizione che evidentemente ha fatto scuola ed è stata
riutilizzata ultimamente, ed esattamente con la stessa logica,
dal governo peruviano.
D'altra parte il tentativo di chiudere attraverso azioni legali Accion
Ecologica - la più importante ONG dell'Ecuador che porta avanti
fianco a fianco dei movimenti un progetto di ecologia popolare e di
base - anche se non ha avuto successo, non ha fatto che rimarcare il
carattere antipopolare del governo di Correa.
In Ecuador, oggi come ieri, il modello di sviluppo continua a essere
basato sullo sfruttamento delle risorse minerarie secondo una logica di
devastazione dell'ambiente e delle popolazioni indigene. I movimenti
sociali che si oppongono a ciò non trovano altro che la
repressione militare e giudiziaria.
Fonti:
International Federation for Human Rights, Observatory for the
protection of human rights defenders annual report 2007 -
Ecuador, 19 june 2008.
Rachel Godfrey, What does Ecuador's "21st Century Socialism" mean for the Amazon's indigenous?
"El Libertario", Caracas, a. 14, n. 56.
A. Soto