Ancora un'occupazione (per quanto temporanea) in via Achillini.
L'emergenza casa viene sottolineata dalle continue iniziative di
Bologna Prende Casa e ASIA/RdB. Il movimento di lotta vede una presenza
protagonista di famiglie di immigrati e studenti fuori sede. Dopo lo
sceriffo Cofferati e la sconfortata Scaramuzzino la nuova giunta
Delbono non cambia registro: nessun sostegno ai bisognosi anzi sgomberi
e manganelli.
Redb
Il Coordinamento Studentesco Livornese è sceso in piazza in solidarietà con gli arrestati del 6/7.
Dalle ore 18 dell'8 luglio, si è svolto un presidio sotto la
Prefettura di Livorno, organizzato dal Coordinamento; al presidio hanno
partecipato una cinquantina di persone, soprattutto studenti medi ed
universitari ma anche rappresentanti di organizzazioni politiche e
sindacali.
Sono stati distribuiti numerosi volantini alla cittadinanza, dopo
interventi e slogan sotto la Prefettura, i manifestanti hanno deciso di
spostarsi, dietro a due striscioni ("il movimento studentesco non si
arresta! Liberi tutti!" e "fuori i compagni dalle galere"), in corteo
verso P.zza Grande per rendere l'iniziativa di solidarietà
più comunicativa.
Dopo un volantinaggio e numerosi interventi in piazza, abbiamo deciso
di spostarci in P.zza Cavour per continuare anche là a
volantinare e spiegare alla cittadinanza le ragioni che ci hanno
portato a manifestare.
L'iniziativa si è dunque sciolta attorno alle 20 in P.zza
Cavour. Il bilancio è positivo e riteniamo che iniziative come
questa di oggi, e come quelle che si sono svolte in altre città
con cortei ed occupazioni, possano riuscire a respingere il tentativo
di isolamento e di criminalizzazione che il Governo sta conducendo ai
danni del Movimento Studentesco e non solo.
Abbiamo oggi anche espresso, negli interventi, la nostra
solidarietà agli arrestati ed ai fermati durante le
contestazioni contro il G8 svoltesi in questi giorni a Roma.
Coordinamento Studentesco Livornese
Cinque studenti della Rete dei Collettivi trattenuti per dodici ore
in questura; cinque perquisizioni nelle loro abitazioni private alla
ricerca di "armi ed esplosivi" (effettuate senza mandato della
magistratura applicando l'art. 41 t.u.l.p.s.) ed un avviso orale
notificato a uno di loro (che consiste in una misura restrittiva
preventiva disposta arbitrariamente dalla questura senza alcun
processo, a cui segue il provvedimento di sorveglianza speciale).
Ufficialmente, si tratta di un richiamo scritto a cambiare condotta,
praticamente un provvedimento che impone di non frequentare luoghi
occupati, cortei, persone pregiudicate e, ovviamente, compiere
qualsiasi tipo di reato, pena l'arresto senza processo. Altri avvisi
orali sono stati preannunciati agli altri.
E' questo il bilancio definitivo dell'operazione sbirresca di ieri
mattina messa in atto dagli "uomini" della Digos fiorentina. L'
"operazione pianificata", come viene definita dalla stessa questura sui
giornali di oggi, era iniziata con il fermo dei cinque compagni in
piazza Dalmazia.
Questi, mentre si dirigevano verso la stazione per raggiungere il
corteo contro il G8 a Roma, sono stati seguiti e poi circondati da un
numero spropositato di agenti.
Il movente dell'intera operazione sarebbe stata la "ricerca di armi ed
esplosivi" di cui, nelle ridicola e pretestuosa montatura poliziesca,
gli studenti non solo sarebbero stati in possesso, ma che si
preparavano ad usare nella stessa giornata per attentare alla vita del
Presidente della Repubblica in visita a Viareggio per i funerali di
stato.
Di fronte all'esito negativo di tutte le perquisizioni, la Digos si
è accontentata di sequestrare caschi, un sottocasco, libri, "82
etichette adesive", un "tubo a vite per candela", "volantini incitanti
alla violenza", qualche foglio scarabocchiato e... una "felpa con
cappuccio di colore blu"!
Durante le dodici ore passate in questura, la Digos non ha esitato ad
alzare le mani contro alcuni dei fermati allo scopo di estorcere
qualche parola con la forza, mentre ai genitori costretti a raggiungere
la questura per consentire il rilascio dei figli minorenni, non sono
state risparmiate le solite squallide e infami strategie atte a
terrorizzare ed intimidire le famiglie.
E' chiaro come quanto accaduto a Firenze sia un episodio da inscrivere
in un contesto nazionale, che solo pochi giorni fa ha visto 21 arresti
e perquisizioni in tutto il paese contro altrettanti studenti colpevoli
di aver partecipato al corteo contro il G8 dell'Università a
Torino, mentre sempre ieri, nelle stesse ore, 36 compagni venivano
fermati al corteo a Roma, e 8 di loro arrestati.
[…] Dopo le cariche, le piogge di denunce, gli sgomberi e le
intimidazioni, che gli studenti fiorentini hanno imparato a conoscere
sulla propria pelle, gli avvenimenti di ieri segnano un "salto di
qualità" della repressione, che gioca come al suo solito
l'ultima carta del "terrorismo" per colpire chi continua senza paura a
ribellarsi nelle scuole, nelle università e nelle strade
(…strade sempre più negate e violentate dagli anfibi
dell'Esercito, schierato in città come prescritto dal progetto
NATO Urban Operation 2020, che prevede per quell'anno l'esplodere del
conflitto sociale).
Gli studenti e le studentesse della Rete dei Collettivi
Sabato 11 luglio si è tenuta a Reggio Emilia, la
manifestazione contro il "Pacchetto sicurezza", promossa dal
coordinamento "io non ho paura", al quale partecipa la FAI
reggiana assieme ad altre realtà politiche di base.
Nonostante il periodo poco propizio per una manifestazione il corteo
è riuscito bene e ha visto la partecipazione di circa 300
persone, tra cui molti immigrati. Lo spezzone anarchico contava una
settantina di persone con molte bandiere ed un furgoncino con il sound
system da cui sono stati diffusi diversi interventi, sia dei compagni
reggiani che di altri arrivati da altre città.
La manifestazione ha attraversato le vie principali del centro storico
di Reggio Emilia ricordando anche che il 18 aprile un altro corteo di
protesta contro il decreto prefettizio che vietava le manifestazioni in
centro nei fine settimana era stato caricato dalla polizia.
Particolare attenzione da tutte le componenti del corteo è stata
posta sulla questione degli immigrati, oggetto qui come altrove, di
particolari attenzioni non gradite da parte dello stato e sfruttati,
spesso in nero, dalle piccole-medio imprese che costituiscono
l'ossatura del sistema economico della regione.
Il corteo si è concluso in piazza Prampolini, sotto il
municipio, con diversi interventi che hanno ribadito la
necessità di continuare a lottare contro lo stato ed il capitale.
La manifestazione si va ad inserire in una campagna molto estesa fra
realtà politiche di base, associazioni culturali, partiti,
sindacati, gruppi e molti semplici cittadini, sui diritti e contro le
limitazioni delle libertà; campagna che ha già visto
realizzati numerosi appuntamenti e altri sono in programma per il
futuro.
FAI Reggiana
Venerdì 10 luglio, mentre all'Aquila stava finendo il circo
del G8, degli striscioni sono stati appesi in pieno giorno su due
filiali di due delle principali banche coinvolte negli investimenti
nell'industria delle armi, la Banca Nazionale del Lavoro (BNL) e
l'Unicredit. Gli istituti di credito italiani investono ogni anno
milioni di euro nel traffico di armi (le transazioni ufficiali del 2008
corrispondono a più di un miliardo e 300 milioni per il gruppo
BNL e quasi 120 milioni per il gruppo Unicredit).
Gli striscioni recitavano "il G8 è ovunque. La lotta è
ovunque! BNL traffica in armi" e "il G8 è ovunque. La lotta
è ovunque! Unicredit traffica in armi" firmati Germinal e con la
A cerchiata. Un piccolo gesto fra i tanti, nelle giornate di
mobilitazione diffusa contro la passerella del G8 a l'Aquila.
Mobilitazioni che si sono scontrate come sempre con la repressione
statale fatta di divieti, zone rosse, arresti e cariche.
Da segnalare il bel gesto di un cittadino modello che, mentre stava
sorseggiando un drink in un locale e guardava i compagni appendere lo
striscione, con solerzia ha chiamato le forze dell'ordine perché
agissero in maniera tempestiva.
Per fortuna l'azione è stata rapida ed elegante e gli anonimi
antimilitaristi si sono dileguati prima che i poliziotti arrivassero
sul posto. Poco dopo le fotografie degli striscioni sono apparse nei
media di movimento e controinformazione.
Un compagno