Umanità Nova, n.30 del 6 settembre 2009, anno 89

informAzione - 3


Valle del Mercure. Difendiamo la nostra terra

Difendiamo la nostra terra e i nostri diritti! La grande mobilitazione popolare al Parco del Pollino, che ha visto tanta gente presidiare i propri diritti dal mattino fino a notte fonda, ha ottenuto la sospensione del parere favorevole del Parco al progetto dell'Enel.
Non basta ancora! L'affaristica aggressione dell'Enel deve essere sconfitta definitivamente!
Basta con i tentennamenti e gli opportunismi. Lottiamo per il diritto alla salute e allo sviluppo della Valle del Mercure, che la Centrale Enel affosserebbe definitivamente. La nostra terra e le  nostre popolazioni hanno già subito fin troppi danni dalla  centrale dell'Enel. Sindaci, Associazioni, Comitati, semplici cittadini, hanno denunciato Gravissimi aspetti del progetto Enel. Tra cui, centinaia di camion che congestionerebbero le nostre strade e renderebbero irrespirabile la nostra aria; posti di lavoro persi nelle attività turistiche e nel commercio dei prodotti tipici locali; nessuno sviluppo reale dell'occupazione, diversamente da come millantato dagli amici dell'Enel. E' tempo che quei sindaci e amministratori fin qui troppo sordi o troppo compiacenti prendano finalmente esempio da quelli che invece tutelano veramente e sul campo la legalità e gli interessi dei propri amministrati. Le popolazioni della Valle del Mercure hanno il diritto di decidere del loro territorio e della loro vita. La mobilitazione popolare, segnale di speranza ma anche di democratico monito, è solo agli inizi, prossimo appuntamento sabato 5 settembre 2009 ore 10.00 Pianette di Laino Borgo (davanti ex stazione).

Oreste

Benevento. Sequestri e concerti

In piazza Roma si è tenuto ieri domenica 30 agosto il concerto di Cristiano De Andrè, figlio del NOSTRO Faber.
Uno striscione lungo diversi metri con su scritto "In direzione ostinata e contraria allo Stato e al Capitale" è stato issato in mezzo alla folla.
Due giovani anarchici sono stati fermati ed identificati dalla Digos che, dopo le solite (e inutili) minacce di improbabili denunce, ha proceduto al sequestro dello striscione medesimo.

Gruppo Anarchico "Senza Patria", Benevento

Catanzaro. Salvare gli atti processuali su Piazza Fontana

Gli atti del processo per la strage di Piazza Fontana, le istruttorie, i reperti, centinaia di foto conservati nell'Archivio del Tribunale di Catanzaro, rischiano di andare perduti se il governo non dovesse trovare i soldi necessari per la digitalizzazione degli stessi. Tre anni fa mancavano circa 37 mila euro che si sarebbero dovuti aggiungere ai 50 mila già stanziati dall'ex guardasigilli Roberto Castelli. Nell'archivio del Palazzo di Giustizia di Catanzaro, settore C, sono stati depositati, in numerosi faldoni, circa 500 mila fogli che, dopo tanti anni, si stanno deteriorando mettendo a serio rischio la qualità archivistica, ma soprattutto quello che gli studiosi definiscono il "vincolo archivistico", ossia quel legame che rende il singolo documento parte di un mosaico, inserendolo in una rete di relazioni necessarie e significative per capire la realtà e le finalità per il quale è stato prodotto. Praticamente si rischia di perdere un "luogo della memoria" nel quale, fino a qualche anno fa, erano conservati finanche i resti degli indumenti delle 17 vittime dell'esplosione. Ed è proprio dalla Calabria, regione nella quale è nato Pasquale Valitutti, l'ultimo testimone ancora in vita della tragica notte in cui venne assassinato Giuseppe Pinelli, che alcuni studiosi di storia contemporanea lanciano l'allarme.  "Bisogna intervenire prima che le carte si disperdano". Il Corriere della Sera aveva dichiarato, anni fa, la propria disponibilità a promuovere una sottoscrizione. L'associazione dei  familiari delle vittime di Piazza Fontana, aveva proposto di  acquistare i macchinari utili per informatizzare i documenti riguardanti non solo Piazza Fontana ma tutte le altre stragi che hanno insanguinato l'Italia nel secolo scorso. La moderna tecnologia consente in modo preciso la conservazione delle fonti. Soprattutto nel campo giudiziario, le testimonianze involontarie del passato diventano momenti del processo della conoscenza storica. L'archivio del Tribunale di Catanzaro, per il quale si chiede un aiuto, è allo stesso tempo memoria-autodocumentazione e memoria-fonte. Proprio in vista del quarantennale della strage e  della morte del ferroviere anarchico, occorre rileggere quelle carte per giungere alla verità storica, per dire il non detto e per chiarire di quale terrorismo Pino Pinelli fu vittima, in quella stanza al quarto piano del palazzo della questura milanese. Sarebbe utile, come ha proposto il giudice Salvini, istituire "una Commissione per la verità, come quella del Sud Africa" per superare davvero le lacerazioni degli anni di piombo. Una legge, appoggiata dal capo dello Stato, che istituisca una Commissione, fatta di persone indipendenti, non politici, che raccolga testimonianze ed elementi in più rispetto a quelli dei processi. E' arrivata l'ora, dopo quarant'anni di attesa che lo Stato italiano riconosca le proprie responsabilità come fece il 23 agosto del 1977 il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis, allorché pronunciò la celeberrima frase: "Ogni stigma e onta venga per sempre cancellata dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e discendenti" ed invitò il popolo di quello stato a "trarre il coraggio per impedire alle forze dell'intolleranza della paura e dell'odio di unirsi ancora per sopraffare la razionalità e la saggezza cui il nostro sistema legale aspira".

Angelo Pagliaro

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