Difendiamo la nostra terra e i nostri diritti! La grande
mobilitazione popolare al Parco del Pollino, che ha visto tanta gente
presidiare i propri diritti dal mattino fino a notte fonda, ha ottenuto
la sospensione del parere favorevole del Parco al progetto dell'Enel.
Non basta ancora! L'affaristica aggressione dell'Enel deve essere sconfitta definitivamente!
Basta con i tentennamenti e gli opportunismi. Lottiamo per il diritto
alla salute e allo sviluppo della Valle del Mercure, che la Centrale
Enel affosserebbe definitivamente. La nostra terra e le nostre
popolazioni hanno già subito fin troppi danni dalla
centrale dell'Enel. Sindaci, Associazioni, Comitati, semplici
cittadini, hanno denunciato Gravissimi aspetti del progetto Enel. Tra
cui, centinaia di camion che congestionerebbero le nostre strade e
renderebbero irrespirabile la nostra aria; posti di lavoro persi nelle
attività turistiche e nel commercio dei prodotti tipici locali;
nessuno sviluppo reale dell'occupazione, diversamente da come
millantato dagli amici dell'Enel. E' tempo che quei sindaci e
amministratori fin qui troppo sordi o troppo compiacenti prendano
finalmente esempio da quelli che invece tutelano veramente e sul campo
la legalità e gli interessi dei propri amministrati. Le
popolazioni della Valle del Mercure hanno il diritto di decidere del
loro territorio e della loro vita. La mobilitazione popolare, segnale
di speranza ma anche di democratico monito, è solo agli inizi,
prossimo appuntamento sabato 5 settembre 2009 ore 10.00 Pianette di
Laino Borgo (davanti ex stazione).
Oreste
In piazza Roma si è tenuto ieri domenica 30 agosto il concerto di Cristiano De Andrè, figlio del NOSTRO Faber.
Uno striscione lungo diversi metri con su scritto "In direzione
ostinata e contraria allo Stato e al Capitale" è stato issato in
mezzo alla folla.
Due giovani anarchici sono stati fermati ed identificati dalla Digos
che, dopo le solite (e inutili) minacce di improbabili denunce, ha
proceduto al sequestro dello striscione medesimo.
Gruppo Anarchico "Senza Patria", Benevento
Gli atti del processo per la strage di Piazza Fontana, le
istruttorie, i reperti, centinaia di foto conservati nell'Archivio del
Tribunale di Catanzaro, rischiano di andare perduti se il governo non
dovesse trovare i soldi necessari per la digitalizzazione degli stessi.
Tre anni fa mancavano circa 37 mila euro che si sarebbero dovuti
aggiungere ai 50 mila già stanziati dall'ex guardasigilli
Roberto Castelli. Nell'archivio del Palazzo di Giustizia di Catanzaro,
settore C, sono stati depositati, in numerosi faldoni, circa 500 mila
fogli che, dopo tanti anni, si stanno deteriorando mettendo a serio
rischio la qualità archivistica, ma soprattutto quello che gli
studiosi definiscono il "vincolo archivistico", ossia quel legame che
rende il singolo documento parte di un mosaico, inserendolo in una rete
di relazioni necessarie e significative per capire la realtà e
le finalità per il quale è stato prodotto. Praticamente
si rischia di perdere un "luogo della memoria" nel quale, fino a
qualche anno fa, erano conservati finanche i resti degli indumenti
delle 17 vittime dell'esplosione. Ed è proprio dalla Calabria,
regione nella quale è nato Pasquale Valitutti, l'ultimo
testimone ancora in vita della tragica notte in cui venne assassinato
Giuseppe Pinelli, che alcuni studiosi di storia contemporanea lanciano
l'allarme. "Bisogna intervenire prima che le carte si
disperdano". Il Corriere della Sera aveva dichiarato, anni fa, la
propria disponibilità a promuovere una sottoscrizione.
L'associazione dei familiari delle vittime di Piazza Fontana,
aveva proposto di acquistare i macchinari utili per
informatizzare i documenti riguardanti non solo Piazza Fontana ma tutte
le altre stragi che hanno insanguinato l'Italia nel secolo scorso. La
moderna tecnologia consente in modo preciso la conservazione delle
fonti. Soprattutto nel campo giudiziario, le testimonianze involontarie
del passato diventano momenti del processo della conoscenza storica.
L'archivio del Tribunale di Catanzaro, per il quale si chiede un aiuto,
è allo stesso tempo memoria-autodocumentazione e memoria-fonte.
Proprio in vista del quarantennale della strage e della morte del
ferroviere anarchico, occorre rileggere quelle carte per giungere alla
verità storica, per dire il non detto e per chiarire di quale
terrorismo Pino Pinelli fu vittima, in quella stanza al quarto piano
del palazzo della questura milanese. Sarebbe utile, come ha proposto il
giudice Salvini, istituire "una Commissione per la verità, come
quella del Sud Africa" per superare davvero le lacerazioni degli anni
di piombo. Una legge, appoggiata dal capo dello Stato, che istituisca
una Commissione, fatta di persone indipendenti, non politici, che
raccolga testimonianze ed elementi in più rispetto a quelli dei
processi. E' arrivata l'ora, dopo quarant'anni di attesa che lo Stato
italiano riconosca le proprie responsabilità come fece il 23
agosto del 1977 il governatore del Massachusetts, Michael Dukakis,
allorché pronunciò la celeberrima frase: "Ogni stigma e
onta venga per sempre cancellata dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo
Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e discendenti" ed invitò
il popolo di quello stato a "trarre il coraggio per impedire alle forze
dell'intolleranza della paura e dell'odio di unirsi ancora per
sopraffare la razionalità e la saggezza cui il nostro sistema
legale aspira".
Angelo Pagliaro