Un mio contributo sulla crisi della CUB apparso su Umanità
Nova, n. 30 del 6 settembre 2009 ha determinato, da parte di diversi
compagni, alcuni appunti che ritengo essere un'occasione di
approfondimento e di confronto.
Nel mio precedente contributo scrivevo: "Ovviamente non ritengo affatto
che tutti i compagni che andranno con RdB o, se si preferisce con la
Costituente fra RdB ed SdL, sono diventati fautori del sindacato
burocratico e firmaiolo o che la CUB senza RdB sarà priva di pur
gravi limiti e difetti."
Alcuni dei compagni libertari che pare abbiano scelto di schierarsi con
RdB sulla base di varie considerazioni pongono l'accento che la crisi
della CUB e la conseguente scissione non sarebbe una colpa ma, nel
caso, un merito di RdB che, in questo modo, porta contributo di
chiarezza nel mondo del sindacalismo alternativo.
Ammetto che l'argomento ha un certo fascino, di fronte
all'immobilità cubista, vera o presunta che sia, i battaglioni
errediboti paiono vispi e saltellanti. In sintesi, la scissione,
ponendo fine alle tensioni fra CUB ed RdB, libererebbe energie e
sarebbe merito di RdB l'aver determinato questa liberazione.
Vi è, però, un punto debole di questo argomento: se RdB
avesse voluto filarsela all'inglese dalla CUB non avrebbe avuto alcuna
difficoltà e se ne sarebbe già allontanata con corteggio
al seguito di cubisti favorevoli alla firma dei contratti ecc...
Al contrario RdB punta ad una costituente con SdL, pezzi dello Slai
Cobas, pezzi CUB, chiunque sia disponibile. Se la costituente
nascerà, e non si vede perché non dovrebbe nascere,
sarà interessante vedere come convivranno gli estremisti
ideologici dello Slai Cobas ed i fautori della firma dei contratti
sempre e comunque.
Insomma, se fra RdB e CUB vi erano motivi di continuo attrito, non si
vede come non ve ne saranno nella costituente. Niente di male, al
limite il cambiare interlocutore nello scontro politico sindacale
interno può essere un modo per sfuggire il tedio, ma è
chiaro che la futura costituente sarà, soprattutto se
imbarcherà un po' di baldi giovani, ancora meno omogenea della
CUB di prima della crisi. Altri compagni, questi esterni ad RdB,
segnalano invece il fatto che, se le ragioni della crisi erano
precedenti alla crisi stessa non si capisce perché la crisi sia
scoppiata solo adesso. Come ho già scritto, per parte mia la
cosa non mi è del tutto chiara.
Una delle spiegazioni che circola, ma che non mi convince del tutto,
è questa: come è noto RdB riceve cifre rilevantissime dal
governo sotto forma di permessi e distacchi e, per ragioni sue, ne ha
abusato indebitandosi oltre misura (i permessi presi oltre la quota che
le spettava sono tanti quanto quelli che ha utilizzato illegalmente la
CISL che, nel pubblico impiego, è di dimensioni
incomparabilmente maggiori).
Ora vi è chi immagina una situazione simile a quella delle
tribù barbariche che si spostavano verso occidente certo per
appropriarsi di nuovi territori (nel caso di RdB l'organizzazione dei
lavoratori del settore privato) ma anche e soprattutto per sfuggire
alla pressione di altre e più forti tribù barbariche (nel
caso di RdB l'esimio Brunetta che sta provvedendo a riportare ordine
nel letamaio che è stato sinora il sistema dei finanziamenti
legali ed illegali ai sindacati).
Per parte mia, questa spiegazione non è del tutto convincente.
Infatti, non si vede come RdB sia in grado di organizzare un numero di
lavoratori del settore privato così numeroso da supplire al
taglio dei finanziamenti governativi, ma a volte la speranza induce a
forzature.
Ritengo che due ultime considerazioni vadano fatte:
1. indubbiamente se la CUB ha convissuto con RdB per
diciassette anni, nonostante significativi scontri interni, vuol dire
che si era scelta la logica del "più gente entra, più
bestie si vedono". Una logica magari non elegantissima ma sindacalmente
sensata. Non risulta, infatti, a chi scrive, che nessuno dei sindacati
alternativi, di base, indipendenti – scegliete voi la definizione –
effettivamente esistenti appena superata le dimensioni familiari sia
sfuggito a quest'ordine di problemi che rimandano al fatto banale che
un sindacato rivoluzionario puro e duro semplicemente non esiste in
questo momento;
2. la CUB non è stata in passato, non è
e presumibilmente non sarà esente da difetti anche gravi, da
derive autoritarie ecc... Lo stesso approccio federalista non
garantisce, di per sé, nulla. C'è, infatti, una serie di
lati oscuri – per dirne uno il rischio di una sorta di costellazione
feudale – del federalismo che chi fa sindacato conosce bene. Per dirla
tutta, capita a chi è impegnato nel sindacato di affrontare
alcuni nodi politici in misura inadeguata proprio perché le
energie che deve dedicare alla lotta sindacale sono molte e non si
trova il tempo per dibattere su ogni questione.
Quello che però è certo che i molti compagni libertari
che nella CUB militano continueranno nella loro azione sia sul terreno
immediato della lotta fra le classi che su quello della battaglia
politica e culturale sui contenuti che ci caratterizzano e lo faranno
come sapranno e come potranno, senza pretendere di sostenere che la
nostra è l'unica scelta opportuna, ma anche difendendone le
profonde ragioni.
Guzman