Umanità Nova, n.32 del 20 settembre 2009, anno 89

Dibattito. Ancora sulla crisi della CUB


Un mio contributo sulla crisi della CUB apparso su Umanità Nova, n. 30 del 6 settembre 2009 ha determinato, da parte di diversi compagni, alcuni appunti che ritengo essere un'occasione di approfondimento e di confronto.
Nel mio precedente contributo scrivevo: "Ovviamente non ritengo affatto che tutti i compagni che andranno con RdB o, se si preferisce con la Costituente fra RdB ed SdL, sono diventati fautori del sindacato burocratico e firmaiolo o che la CUB senza RdB sarà priva di pur gravi limiti e difetti."
Alcuni dei compagni libertari che pare abbiano scelto di schierarsi con RdB sulla base di varie considerazioni pongono l'accento che la crisi della CUB e la conseguente scissione non sarebbe una colpa ma, nel caso, un merito di RdB che, in questo modo, porta contributo di chiarezza nel mondo del sindacalismo alternativo.
Ammetto che l'argomento ha un certo fascino, di fronte all'immobilità cubista, vera o presunta che sia, i battaglioni errediboti paiono vispi e saltellanti. In sintesi, la scissione, ponendo fine alle tensioni fra CUB ed RdB, libererebbe energie e sarebbe merito di RdB l'aver determinato questa liberazione.
Vi è, però, un punto debole di questo argomento: se RdB avesse voluto filarsela all'inglese dalla CUB non avrebbe avuto alcuna difficoltà e se ne sarebbe già allontanata con corteggio al seguito di cubisti favorevoli alla firma dei contratti ecc...
Al contrario RdB punta ad una costituente con SdL, pezzi dello Slai Cobas, pezzi CUB, chiunque sia disponibile. Se la costituente nascerà, e non si vede perché non dovrebbe nascere, sarà interessante vedere come convivranno gli estremisti ideologici dello Slai Cobas ed i fautori della firma dei contratti sempre e comunque.
Insomma, se fra RdB e CUB vi erano motivi di continuo attrito, non si vede come non ve ne saranno nella costituente. Niente di male, al limite il cambiare interlocutore nello scontro politico sindacale interno può essere un modo per sfuggire il tedio, ma è chiaro che la futura costituente sarà, soprattutto se imbarcherà un po' di baldi giovani, ancora meno omogenea della CUB di prima della crisi. Altri compagni, questi esterni ad RdB, segnalano invece il fatto che, se le ragioni della crisi erano precedenti alla crisi stessa non si capisce perché la crisi sia scoppiata solo adesso. Come ho già scritto, per parte mia la cosa non mi è del tutto chiara.
Una delle spiegazioni che circola, ma che non mi convince del tutto, è questa: come è noto RdB riceve cifre rilevantissime dal governo sotto forma di permessi e distacchi e, per ragioni sue, ne ha abusato indebitandosi oltre misura (i permessi presi oltre la quota che le spettava sono tanti quanto quelli che ha utilizzato illegalmente la CISL che, nel pubblico impiego, è di dimensioni incomparabilmente maggiori).
Ora vi è chi immagina una situazione simile a quella delle tribù barbariche che si spostavano verso occidente certo per appropriarsi di nuovi territori (nel caso di RdB l'organizzazione dei lavoratori del settore privato) ma anche e soprattutto per sfuggire alla pressione di altre e più forti tribù barbariche (nel caso di RdB l'esimio Brunetta che sta provvedendo a riportare ordine nel letamaio che è stato sinora il sistema dei finanziamenti legali ed illegali ai sindacati).
Per parte mia, questa spiegazione non è del tutto convincente. Infatti, non si vede come RdB sia in grado di organizzare un numero di lavoratori del settore privato così numeroso da supplire al taglio dei finanziamenti governativi, ma a volte la speranza induce a forzature.
Ritengo che due ultime considerazioni vadano fatte:
1.    indubbiamente se la CUB ha convissuto con RdB per diciassette anni, nonostante significativi scontri interni, vuol dire che si era scelta la logica del "più gente entra, più bestie si vedono". Una logica magari non elegantissima ma sindacalmente sensata. Non risulta, infatti, a chi scrive, che nessuno dei sindacati alternativi, di base, indipendenti – scegliete voi la definizione – effettivamente esistenti appena superata le dimensioni familiari sia sfuggito a quest'ordine di problemi che rimandano al fatto banale che un sindacato rivoluzionario puro e duro semplicemente non esiste in questo momento;
2.    la CUB non è stata in passato, non è e presumibilmente non sarà esente da difetti anche gravi, da derive autoritarie ecc... Lo stesso approccio federalista non garantisce, di per sé, nulla. C'è, infatti, una serie di lati oscuri – per dirne uno il rischio di una sorta di costellazione feudale – del federalismo che chi fa sindacato conosce bene. Per dirla tutta, capita a chi è impegnato nel sindacato di affrontare alcuni nodi politici in misura inadeguata proprio perché le energie che deve dedicare alla lotta sindacale sono molte e non si trova il tempo per dibattere su ogni questione.
Quello che però è certo che i molti compagni libertari che nella CUB militano continueranno nella loro azione sia sul terreno immediato della lotta fra le classi che su quello della battaglia politica e culturale sui contenuti che ci caratterizzano e lo faranno come sapranno e come potranno, senza pretendere di sostenere che la nostra è l'unica scelta opportuna, ma anche difendendone le profonde ragioni.

Guzman

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