Umanità Nova, n.34 del 4 ottobre 2009, anno 89

informAzione - 2


Torino. Scritte solidali con i ribelli di Gradisca alla coop Kairos

Nella notte del 25 settembre sulla sede della cooperativa Kairos, del consorzio Connecting People, è comparsa la scritta "Connecting people complice dei pestaggi al CIE di Gradisca".
Trovate qui un paio di foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/5815

Il CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione – di Gradisca d'Isonzo è gestito da una cooperativa aderente al consorzio Connecting People, lo stesso cui aderisce Kairos. Anche la branca "torinese" del consorzio aspira a gestire un CIE, quello di corso Brunelleschi, e partecipa alla gara di appalto.
Mauro Maurino, presidente di Kairos nonché membro del direttivo di Connecting People, quando alcuni antirazzisti gli occuparono l'ufficio nella primavera scorsa, disse che gestire un CIE è un'"opportunità".
I violenti pestaggi subiti dagli immigrati rinchiusi nel CIE di Gradisca ci raccontano di quali "opportunità" parli Maurino.
Vale la pena ricordare i fatti.
Ormai da mesi a Gradisca si moltiplicano le proteste e le fughe.
Il 15 settembre riparte la lotta contro le dure condizioni di detenzione, il cibo guasto, la mancanza di medicinali e il prolungamento della detenzione nei CIE. Le proteste dei reclusi sono accolte a suon di manganellate dalla polizia.
Il 20 settembre tentano la fuga in 35, ma non riescono a riprendersi la libertà. La reazione della polizia è tanto brutale che gli altri prigionieri salgono sul tetto in segno di protesta rimanendovi sino al mattino successivo.
All'alba gli uomini in divisa promettono che non ci sarebbero state rappresaglie e gli immigrati scendono dal tetto.
Tutto tranquillo sino alle 13 quando scatta una "perquisizione" con insulti, sparizione di soldi e telefonini. Poco dopo la sezione "blu" è in rivolta: la reazione della polizia è feroce. I feriti sono una ventina, le testimonianze, le foto scattate dai cellulari ed un breve video mostrano un ragazzo con un occhio tumefatto, gambe e braccia tagliate, altri reclusi a insanguinati a terra. Fuori dalle gabbie la polizia in assetto antisommossa.

Chi ha stomaco può dare un'occhiata al video:
http://www.youtube.com/watch?v=YxAi65bgheA&feature=player_embedded
Gestire un CIE è un'opportunità solo per chi aspira al mestiere dell'aguzzino.

M. M.

Livorno. Presidio studentesco

 Sabato 26 si è svolto in Piazza Cavour un presidio studentesco che ha visto una straordinaria partecipazione, data la presenza di oltre un centinaio di studenti medi. Dopo aver diffuso volantini ed aver fatto interventi al megafono, vista la partecipazione, è stato deciso dagli stessi partecipanti di sfilare in corteo per via Ricasoli per radunarsi in assemblea in Piazza Attias. Il corteo ha attraversato lentamente la via con slogan e striscioni contro la politica scolastica del governo, ingrossandosi nel suo percorso. Dopo aver fatto alcuni interventi si è deciso, vista la volontà di tutti di continuare la manifestazione, di ritornare in corteo verso P. Cavour per poi sciogliersi.
Il successo di questo presidio, solo due giorni dopo quello del 24, anch'esso trasformatosi per necessità in corteo, sta a significare che già molto è stato fatto nelle scuole e tra gli studenti per informare e sensibilizzare. Una ulteriore assemblea del Coordinamento Studentesco Livornese in vista delle prossime tappe per una fase di vera e propria mobilitazione ha avuto luogo lunedi 28 presso il CSA Godzilla.
Dall'assemblea è uscita la decisione di scendere di nuovo in piazza con un presidio studentesco giovedì 1 ottobre in P. Cavour alle ore 17. E' stata decisa anche la data per il primo corteo vero e proprio: mercoledì 7 ottobre alle 9 in P.Cavour. Intanto nelle varie scuole si vanno ricostituendo i collettivi e la settimana che viene sarà caratterizzata da assemblee, presidi, volantinaggii e varie iniziative nei singoli istituti.
 
Coordinamento Studentesco Livornese

Terni. Brushwood, sesta udienza

 Il 22 settembre si è svolta la sesta udienza del processo Brushwood, contro 4 giovani spoletini accusati di terrorismo dalla Procura di Perugia. Due le vicende prese in considerazione durante l'udienza: la perquisizione subita da Andrea Dinucci Andrea e Michele Fabiani il 14 marzo del 2007 e la questione della busta con i proiettili recapitata alla Presidente della Regione umbra Lorenzetti nell'agosto dello stesso anno, per la quale sono stati sentiti alcuni testi.
Gli interrogatori relativi alla prima vicenda hanno riguardato quello che accadde la notte fra il 13 e il 14 marzo del 2007, quando tre uomini dell'arma, il maresciallo Biagioli, il brigadiere Venanzi e l'appuntato Mariucci effettuarono nella casa di Michele Fabiani e Andrea Dinucci una perquisizione. Ufficialmente il motivo addotto fu la ricerca di droga (a Michele viene da ridere).  Ovviamente non fu trovato nulla, ma i presenti nella casa furono lo stesso portati in caserma. Michele dichiarò in quell'occasione di essere stato minacciato e malmenato dal Maresciallo Biagioli davanti agli occhi dei suoi due colleghi nella caserma dei carabinieri.
Dall'ordinanza di custodia cautelare poi sappiamo che pochi giorni prima era avvenuto l'incendio del cantiere a Colle San Tommaso: come non pensare ad un collegamento tra i due episodi?
Nelle prime udienze del processo che si sta svolgendo presso la corte d'assise di Terni, è risultato peraltro chiaro come le indagini si fossero indirizzate su Michele. L'incendio era stato rivendicato da una sigla anarchica e gli inquirenti erano stati consigliati da una "fonte riservata" (si era detto in aula, in una precedente udienza, un colonnello dei ROS di Roma) a rivolgere le loro attenzioni su Michele, un anarchico spoletino conosciuto pubblicamente per le sue idee, da tutti.
A tale proposito nell'udienza di ieri uno dei giudici ha chiesto esplicitamente al maresciallo Biagioli se poteva con tutta certezza e sotto giuramento, con il rischio di condanna per falsa testimonianza, affermare che la perquisizione di quella sera non aveva nulla a che fare con l'inchiesta; la risposta sulle prime incerta, è diventata un no sotto l'incalzare del giudice. Stessa dinamica nell'interrogatorio del  brigadiere Venanzi, che ha cercato di spiegare la perquisizione e le presunte ragioni di urgenza per cui è stata effettuata senza l'autorizzazione di un giudice, con l'affermazione della presenza di prove evidenti. Richiesto di spiegare quali fossero queste prove non ha dato risposta alcuna. Infine "guidato" nella memoria da un giudice, ha anch'egli fatto riferimento alla "fonte riservata" di cui si era già parlato.
Ha richiesto poi di parlare Michele Fabiani per ricordare quello che era successo nella caserma dei carabinieri di Spoleto la notte del 14 marzo, raccontando il trattamento subito. Il racconto ha evidenziato la piena consapevolezza degli uomini dell'arma della sua identità politica, in contraddizione con la versione fornita dai militari: "siccome sei un anarchico non hai bisogno di noi, quindi al prossimo incidente non verremo a soccorrerti, e mi diceva questo mentre con le mani mi premeva la cicatrice che ho in testa a causa di un incidente"; "poiché sei anarchico non hai bisogno di noi e quando uscirai da qui se qualcuno ti viene a prendere a coltellate non ti salveremo"; "mi ha messo le mani in faccia, mi dava dei colpi con le dita sul torace, mi ha preso gli occhiali e li ha gettati via [...] questo sotto gli occhi dei suoi due colleghi".
Le ammissioni finali dei due carabinieri e la testimonianza di Michele, danno praticamente la certezza che l'utilizzo dell'articolo 103 e la perquisizione per droga erano una copertura per una operazione relativa ad indagini già avviate contro Michele su indicazione della fonte riservata romana.
 È stato chiamato poi a testimoniare il responsabile delle Poste di Firenze, che ha dichiaro che non è possibile individuare la data del timbro della lettera contenente le minacce e i proiettili alla Lorenzetti e che non esclude possa essere quella dell'otto agosto, come indicato dalle difese che si basano anche su una perizia della Polizia Scientifica. Quindi la domanda che ci siamo ripetutamente posti in questi due anni è risuonata anche nell'aula del Tribunale di Terni: il 17 agosto quale giorno di invio della lettera con i proiettili, come scritto negli atti di PM e GIP, da dove è saltata fuori? La risposta dei ROS, cioè di coloro che hanno cucinata la "pietanza", poi portata a "tavola" dal PM, è stata sempre, in tutte le udienze in cui se ne è parlato: "non so".
Si è parlato poi della stampante del padre di Michele (Aurelio Fabiani), per avere la risposta se fosse stata utilizzata per scrivere le rivendicazioni delle minacce e dei danneggiamenti. Il tecnico che ha fatto la perizia ha dichiarato: "l'esito è negativo".
Il più duro colpo alle cosiddette prove dell'accusa è arrivato però alla fine dell'udienza, e ha fatto cadere ciò che il 30 giugno l'accusa stessa aveva cercato di presentare come verità indiscutibile, con un ritardo immotivato, giudiziariamente inammissibile per i quasi due anni passati dall'inizio dell'indagine: ovvero la tesi della corrispondenza della calligrafia di Michele con quella delle rivendicazioni. Ma il 23 settembre viene fuori che i RIS hanno scritto:
"La calligrafia del mittente della lettera era stata volutamente modificata e  non era affatto possibile rinvenire per quella via al suo autore". Il carabiniere dei RIS autore della perizia, interrogato, ha riconosciuto come sue quelle parole e ha anche detto che è tuttora convinto che non è possibile risalire alla calligrafia reale del mittente.
  Il processo Brushwood ha già detto tutto quello che doveva dire, non resta in piedi alcuna delle accuse formulate, perché le "prove", tutte, udienza dopo udienza si sono sgretolate; ma il processo continua e sono state fissate le prossime tre udienze, per lunedì 26 ottobre 2009, martedì 19 gennaio 2010 e ancora martedì 2 febbraio 2010.
Un incubo che non finisce, e fino ad allora non finiranno nemmeno le nostre iniziative di lotta. Ieri mattina un presidio di solidarietà si è svolto sotto il Tribunale, sono stati distribuiti volantini, sono stati fatti interventi e lanciati slogan, mentre sventolavano le bandiere dei Cobas e degli anarchici.
Facciamo appello per una grande mobilitazione in vista della ripresa del processo.
Ricordiamo poi che il 23 ottobre saranno 2 anni dall'inizio dell'operazione Brushwood, una data che cade in corrispondenza con lo sciopero generale del sindacalismo di base, dentro le cui iniziative porteremo la protesta contro una pretestuosa operazione militare e giudiziaria che ha privato 4 giovani ragazzi di Spoleto della libertà, nei migliori anni della loro vita.  

Comitato 23 ottobre

home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti