La propaganda del potere tende a mostrare solo alcuni degli aspetti
della comunicazione elettronica, principalmente quelli che servono a
sostenere lo stato di cose esistente. Così, periodicamente,
nascono campagne mediatiche indirizzate a manipolare la pubblica
opinione mettendola in guardia dalla presenza di terroristi su
Internet, dalla diffusione della pedofilia on-line, dalla eccessiva
libertà di poter pubblicare quello che si vuole sui siti web o
sui danni provocati all’economia del capitale da chi scarica musica e
immagini senza pagare.
Meno spesso invece ci viene raccontato che sono per primi i Governi,
gli Stati, i grandi gruppi economici a sfruttare le Reti di
comunicazione per mantenere ed estendere sempre più
efficacemente il loro potere ed aumentare i loro guadagni.
E’ abbastanza noto che da qualche anno gli USA possono controllare,
tramite il cosiddetto PNR (Passenger Name Record) i dati personali di
qualsiasi cittadino europeo che prenoti un volo verso gli states.
Informazioni che riguardano non solo le generalità del
richiedente, ma anche altri dati come, per esempio, l’e-mail, i pasti
prenotati, gli acquisti fatti con carta di credito. Tali controlli, che
erano sembrati eccessivi anche agli amanti della fortezza europea,
erano stati regolamentati nel 2004 con un accordo bilaterale, poi
bocciato dalla Corte di Giustizia Europea nel 2006. L’intesa è
stata quindi riformulata e, per certi versi, peggiorata: prima le
informazioni dovevano essere prelevate, volta per volta, dai funzionari
USA mentre adesso le compagnie aeree sono obbligate, pena forti multe,
a spedirle sempre e comunque ai “controllori”, senza aspettare alcuna
richiesta.
Meno noto è il fatto che l’Amministrazione degli USA può
mettere liberamente il naso anche nella Rete SWIFT (Society for
Worldwide Interbank Financial Telecommunication) che ha sede in Belgio,
dove sono conservate informazioni riguardanti praticamente tutte le
transazioni bancarie effettuate a livello internazionale, comprese
quelle della Banca Europea. Tali dati possono essere monitorati
liberamente dal Ministero del Tesoro statunitense, dalle strutture dei
servizi segreti e da chissà chi altro. Il tutto, ovviamente,
viene motivato con la solita scusa: sorvegliare i movimenti finanziari
che potrebbero avere qualcosa a che fare con l’onnipresente “terrorismo
internazionale”.
Il fatto è venuto alla luce nel 2006 e da quella data è
partita una trattativa tra l’UE e gli USA tendente a regolamentare il
trasferimento dei dati riguardanti i cittadini europei al di fuori del
vecchio continente. Questo sia per la diversità esistente in
fatto di riservatezza dei dati tra le legislazioni degli stati dell’UE
e gli USA, sia perché anche da questa parte del mondo chi
comanda vuole aver modo di sorvegliare meglio la vita economica dei
cittadini e non vuole certo lasciare questa possibilità solo ai
governi a stelle e strisce. Un primo accordo si è raggiunto nel
2007 (insieme a quello sul PNR ricordato prima) e l’amministrazione USA
si è impegnata ad usare le informazioni prelevate da SWIFT
esclusivamente per la lotta al terrorismo, ad archiviarle solo per 5
anni e a proteggerle adeguatamente. Da parte sua l’UE ha il potere di
controllare come i dati prelevati vengono utilizzati. E la protezione
promessa è stata davvero forte: alle associazioni di utenti di
banche americane che chiedevano di poter accedere ai loro dati presenti
su SWIFT, l’amministrazione USA ha risposto apponendo il “segreto di
stato”. E non bisogna essere certo grandi esperti di economia per
capire l’enorme potere che viene messo tra le mani di chi è in
grado di controllare anche il più piccolo movimento bancario.
Il caso SWIFT è tornato all’attenzione degli addetti ai lavori
quest’anno, quando la società belga ha annunciato di voler
installare un nuovo server, dedicato esclusivamente ai cittadini
europei, in Svizzera. Una collocazione del genere (il paese non fa
parte dell’UE) impedirebbe in pratica agli USA di continuare ad
accedere ai dati sulle transazioni bancarie degli europei. Per questo
lo scorso settembre è ripartito un nuovo negoziato bilaterale
UE-USA per discutere su chi può fare cosa. E’ fin troppo facile
prevedere che, come in precedenza, l’UE concederà di nuovo agli
USA la possibilità di accedere alle informazioni bancarie, ma
cercherà di ottenere qualcosa in cambio; qualcuno dei
Parlamentari europei ha chiesto una sorta di “par condicio”, ovvero che
anche chi governa il Vecchio Continente possa mettere il naso negli
archivi riguardanti le transazioni bancarie dei cittadini USA.
La morale della storia è semplice: chi scarica una canzone senza
pagare i diritti viene perseguito come un ladro, mentre chi è in
grado di sfruttare a suo vantaggio economico le informazioni bancarie
può godere di inimmaginabili protezioni legali internazionali.
Pepsy