Umanità Nova, n.36 del 18 ottobre 2009, anno 89

Pesci piccoli nella rete. Squali liberi di cacciare


La propaganda del potere tende a mostrare solo alcuni degli aspetti della comunicazione elettronica, principalmente quelli che servono a sostenere lo stato di cose esistente. Così, periodicamente, nascono campagne mediatiche indirizzate a manipolare la pubblica opinione mettendola in guardia dalla presenza di terroristi su Internet, dalla diffusione della pedofilia on-line, dalla eccessiva libertà di poter pubblicare quello che si vuole sui siti web o sui danni provocati all’economia del capitale da chi scarica musica e immagini senza pagare.
Meno spesso invece ci viene raccontato che sono per primi i Governi, gli Stati, i grandi gruppi economici a sfruttare le Reti di comunicazione per mantenere ed estendere sempre più efficacemente il loro potere ed aumentare i loro guadagni.
E’ abbastanza noto che da qualche anno gli USA possono controllare, tramite il cosiddetto PNR (Passenger Name Record) i dati personali di qualsiasi cittadino europeo che prenoti un volo verso gli states. Informazioni che riguardano non solo le generalità del richiedente, ma anche altri dati come, per esempio, l’e-mail, i pasti prenotati, gli acquisti fatti con carta di credito. Tali controlli, che erano sembrati eccessivi anche agli amanti della fortezza europea, erano stati regolamentati nel 2004 con un accordo bilaterale, poi bocciato dalla Corte di Giustizia Europea nel 2006. L’intesa è stata quindi riformulata e, per certi versi, peggiorata: prima le informazioni dovevano essere prelevate, volta per volta, dai funzionari USA mentre adesso le compagnie aeree sono obbligate, pena forti multe, a spedirle sempre e comunque ai “controllori”, senza aspettare alcuna richiesta.
Meno noto è il fatto che l’Amministrazione degli USA può mettere liberamente il naso anche nella Rete SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) che ha sede in Belgio, dove sono conservate informazioni riguardanti praticamente tutte le transazioni bancarie effettuate a livello internazionale, comprese quelle della Banca Europea. Tali dati possono essere monitorati liberamente dal Ministero del Tesoro statunitense, dalle strutture dei servizi segreti e da chissà chi altro. Il tutto, ovviamente, viene motivato con la solita scusa: sorvegliare i movimenti finanziari che potrebbero avere qualcosa a che fare con l’onnipresente “terrorismo internazionale”.
Il fatto è venuto alla luce nel 2006 e da quella data è partita una trattativa tra l’UE e gli USA tendente a regolamentare il trasferimento dei dati riguardanti i cittadini europei al di fuori del vecchio continente. Questo sia per la diversità esistente in fatto di riservatezza dei dati tra le legislazioni degli stati dell’UE e gli USA, sia perché anche da questa parte del mondo chi comanda vuole aver modo di sorvegliare meglio la vita economica dei cittadini e non vuole certo lasciare questa possibilità solo ai governi a stelle e strisce. Un primo accordo si è raggiunto nel 2007 (insieme a quello sul PNR ricordato prima) e l’amministrazione USA si è impegnata ad usare le informazioni prelevate da SWIFT esclusivamente per la lotta al terrorismo, ad archiviarle solo per 5 anni e a proteggerle adeguatamente. Da parte sua l’UE ha il potere di controllare come i dati prelevati vengono utilizzati. E la protezione promessa è stata davvero forte: alle associazioni di utenti di banche americane che chiedevano di poter accedere ai loro dati presenti su SWIFT, l’amministrazione USA ha risposto apponendo il “segreto di stato”. E non bisogna essere certo grandi esperti di economia per capire l’enorme potere che viene messo tra le mani di chi è in grado di controllare anche il più piccolo movimento bancario.
Il caso SWIFT è tornato all’attenzione degli addetti ai lavori quest’anno, quando la società belga ha annunciato di voler installare un nuovo server, dedicato esclusivamente ai cittadini europei, in Svizzera. Una collocazione del genere (il paese non fa parte dell’UE) impedirebbe in pratica agli USA di continuare ad accedere ai dati sulle transazioni bancarie degli europei. Per questo lo scorso settembre è ripartito un nuovo negoziato bilaterale UE-USA per discutere su chi può fare cosa. E’ fin troppo facile prevedere che, come in precedenza, l’UE concederà di nuovo agli USA la possibilità di accedere alle informazioni bancarie, ma cercherà di ottenere qualcosa in cambio; qualcuno dei Parlamentari europei ha chiesto una sorta di “par condicio”, ovvero che anche chi governa il Vecchio Continente possa mettere il naso negli archivi riguardanti le transazioni bancarie dei cittadini USA.
La morale della storia è semplice: chi scarica una canzone senza pagare i diritti viene perseguito come un ladro, mentre chi è in grado di sfruttare a suo vantaggio economico le informazioni bancarie può godere di inimmaginabili protezioni legali internazionali.

Pepsy

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