Umanità Nova, n.36 del 18 ottobre 2009, anno 89

Servi di Marco Rovelli


Servi di Marco Rovelli, Feltrinelli, 222 pp. 15 euro

Dopo Lager italiani, Marco Rovelli dedica un altro lavoro al mondo dell'immigrazione. L'oggetto non sono più i CPT o CIE, le prigioni per migranti, ma – come recita il sottotitolo del nuovo libro - il paese sommerso dei clandestini al lavoro. Un'inchiesta dal Sud al Nord Italia su decine di lavoratori e lavoratrici migranti, quasi sempre clandestini: braccianti, edili, colf, "badanti", spesso accomunati da una condizione comune: l'essere servi.
È la storia di chi non esiste per legge, di chi guadagna 10-20 euro per 12 ore di lavoro nei campi, dove gli agrari sono le cosche e stabiliscono i salari con la minaccia e il terrore. Di chi impasta calce dall'alba fino al buio nei cantieri delle città della speculazione edilizia e degli Expo. La storia di chi chiede un aumento, viene denunciato dal padrone come irregolare e rispedito a casa sugli aerei di Stato. Di chi lavora anni per ripagare i debiti del viaggio che lo ha portato in Italia.
Sono vicende, quelle raccontate, intrise di uno sfruttamento che ha molte facce, le facce di tutti i padroncini e i caporali, più o meno in alto nella gerarchia e che sembra più forte di ogni solidarietà di classe. Sono testimonianze delle conseguenze fisiche di "esternalizzazioni", cooperative, microimprese, piccolo artigianiato, di tutti quei mezzi utlizzati per frammentare la forza lavoro.
I migranti sono il cardine dell'economia italiana: i padroni li vogliono servi, lo stato li disciplina attraverso altre minacce, legali stavolta, quelle dei CPT, dell'espulsione, della denuncia. Anni fa con la Turco- Napolitano, poi con la Bossi-Fini ora con i "pacchetti sicurezza", la strategia è sempre quella: rendere sempre più labile il confine tra clandestini e regolari. Tutti i regolari sono potenziali clandestini, basta perdere il lavoro. Per questo spesso sono costretti a accettare le condizioni più umilianti. Un libro interessante, non felicissimo nella forma narrativa, a metà tra romanzesco e giornalistico e un po' troppo politicamente corretto nei giudizi, ma che ha il pregio di svelare a un pubblico potenzialmente largo lo sfruttamento dei migranti, oggi, in Italia.   

Hugo

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