Umanità Nova, n.37 del 25 ottobre 2009, anno 89

Cronache aquilane


Dopo il tremendo sisma del 6 aprile 2009, compagni e compagne d'area libertaria e antagonista, militanti del sindacalismo di base e di reti e coordinamenti di «movimento» e rispetto per i diritti, hanno iniziato fin da subito ad elaborare analisi ed interventi per far fronte alla difficile e delicata situazione. L'impegno si è articolato essenzialmente su due direttrici: quella della solidarietà concreta e immediata alla popolazione, ed il conseguente impegno per la ricomposizione del tessuto connettivo e sociale; quella della proposta di interventi specifici mirati ad indirizzare le modalità di gestione dell'emergenza sociale e quindi del progetto ricostruttivo. Da questo punto di vista non è stato proposto nulla di «sovversivo», anzi, al contrario, è stata proposta e sostenuta una serie di interventi che qui definirei al massimo di «welfare straordinario». Già a metà aprile, a causa della perdita dell'alloggio e dell'instabilità lavorativa, è stata chiesta la sospensione dal pagamento dei mutui e degli affitti, di altri crediti e delle bollette luce-gas-acqua-telefono. Nello stesso documento si richiedeva anche: che all'alloggiamento in attendamenti subentrasse entro un mese la sistemazione in casette in legno; lo stanziamento di fondi urgenti per garantire un reddito minimo di 1.000 euro a tutti coloro che non percepivano più salario, ai precari/saltuari e ai disoccupati; la riconferma nella sanità e nella scuola di tutti i precari e la riassunzione dei licenziati; il congelamento degli organici nella scuola. D'altro canto, ed in maniera complementare, è stata con forza richiesta l'elaborazione e la messa in opera di progetti partecipati e condivisi dalla popolazione per il consolidamento e la ricostruzione degli edifici con criteri antisismici; la riedificazione dell'Aquila, dei paesi e dei borghi circostanti sugli stessi luoghi storico-ambientali-paesaggistici; l'elaborazione di un «piano del lavoro» straordinario, volto a garantire la residenzialità della popolazione attiva, per la ripresa produttiva, dei servizi primari e delle funzioni sociali impiegando mano d'opera ed intelligenze locali.
Tutto ciò, inquadrato dalle forze di pubblica sicurezza e dalla protezione civile addirittura come espressione di «dissenso», è stato fin da subito, e poi in tempi diversi, minimizzato, ignorato e contrastato.
A questa fa seguito una seconda piattaforma di proposte che oltre, alle precedenti richieste aveva in sé la definizione concreta delle priorità e degli aiuti indispensabili e l'elaborazione di un piano d'intervento capace di dare risposte concrete alle esigenze e ai bisogni reali dei lavoratori e della popolazione; l'estensione dell'indennità di disoccupazione di € 800 non solo agli operatori commerciali, ma a tutti coloro che al 6 aprile 2009 erano in attività lavorativa ed ora senza lavoro; il ripristino e il mantenimento del sistema sanitario e assistenziale.
Di tutte queste proposte non ne è stata presa in considerazione neanche una.
Nel cratere la Protezione Civile ha operato per passivizzare e controllare la popolazione; per prolungare il più possibile lo «stato d'emergenza», e quindi giustificare la sua presenza, e, al contempo, per incentivare lo spopolamento. Su un territorio controllato e spopolato è possibile guadagnare e far guadagnare. Del miliardo di euro stanziato per il 2009, una somma di più di 500 milioni rappresenta il solo costo della Protezione Civile; per la ricostruzione e la riqualificazione degli insediamenti abitativi sono stati stanziato 0 (zero) euro. Il rimanente è andato a finire nelle tasche di pochi, ed i fondi sono così finiti per finanziare opere faraoniche non corrispondenti affatto ai reali bisogni; opere, peraltro, energeticamente e socialmente insostenibili e degradanti per il territorio. La maggior parte della popolazione continua ancora a pagare sulla propria pelle il prezzo di questo gigantesco sciacallaggio di stato.
L'Aquila è da tempo un gigantesco laboratorio, dove, con il pretesto dell'emergenza, il Dipartimento di Protezione Civile sperimenta un moderno modello autoritario. Si sperimenta come spopolare un territorio dei suoi abitanti. Si sperimenta come abbandonare una intera città sostituendola con decine di piccole new town disperse in un territorio privato del suo baricentro. Si sperimenta come disgregare una comunità disperdendola a decine di chilometri di distanza dai luoghi di origine o rimescolandola in nuovi aggregati con «graduatorie a punti». Si sperimenta cosa succede ammassando decine di migliaia di persone, costringendo per mesi e mesi, a una coabitazione forzata in tenda nuclei familiari diversi. Si sperimenta come distruggere una economia locale. Si sperimentano forme di controllo su un'ampia popolazione con il consenso dei singoli individui. Si sperimenta come eliminare le funzioni di enti locali e come disarticolare gli altri organi dello stato. Si sperimenta fino a che punto ci si può spingere con il potere di ordinanza e con quello di deroga. Si sperimenta la capacità di reazione della società a tutto questo. Si sperimenta. E soprattutto si fanno affari, e si propone il «modello Abruzzo» per il resto d'Italia. A L'Aquila si va oltre il «Metodo Augustus». Progettato dal geologo Elvezio Galanti e inquadrato dalla legge 225/92, vi si legge, fra l'altro: «La popolazione è comunque sempre coinvolta nelle situazioni di crisi [...] Se la sua controparte istituzionale sarà sufficientemente autorevole e determinata, la maggior parte dei cittadini sarà disponibile ad abdicare alle proprie autonomie decisionali, a sottoporsi a privazioni e limitazioni, ad "ubbidire" alle direttive impartite. [...] Un chiaro piano di comunicazione [...] permetterà una più agevole accettazione delle misure adottate. Non solo: qualora il precipitare degli eventi lo rendesse necessario, sarà più facile imporre una disciplina più ferrea e chiedere sacrifici più duri [...]. È inutile perdersi in dettagli poco importanti, per esempio parlare della reazione incontrollata di una piccola parte della popolazione, quando la comunità si è comportata, in generale, in maniera corretta».
La costruzione mediatica a livello nazionale è volta a presentare come un grande successo l'intervento postsisma; sulle popolazioni colpite si adottano forme di controllo sociale al limite della sospensione dello stato di diritto; il giornalista si deve affidare all'Ufficio Stampa del Dipartimento di Comando e Controllo della Protezione Civile, deve chiedere autorizzazioni, altrimenti è quasi impossibile muoversi nei luoghi colpiti e nelle tendopoli; il dissenso viene minimizzato o ignorato o contrastato.
Per esempio, in occasione della consegna delle casette di legno a Onna (realizzate dalla Provincia di Trento con fondi della Croce Rossa), chi contestava Berlusconi e Bertolaso è stato mediaticamente ignorato, fatte salve poche eccezioni. Nelle integrazioni del Metodo si trovano indicazioni sull'importanza di affidarsi a giornalisti di fiducia, sulla necessità di guidare i media nella produzione di informazione, su come scrivere i comunicati stampa.
La tecnica, a L'Aquila, viene applicata alla lettera. Per esempio, sugli sfollati di Piazza d'Armi che non lasciano il campo per non essere allontanati dalla città e che sono stati lasciati privi di qualunque forma di assistenza, la Protezione Civile argomenta: «I supposti sfollati abbandonati nella ex tendopoli di Piazza d'Armi sono coloro che hanno rifiutato di lasciare l'area pur avendo avuto la certezza di sistemazioni alternative e molto più confortevoli».
La strategia di comunicazione della Protezione Civile, complice un giornalismo che sembra allineato o disattento, è utile allo scopo di nascondere errori e fallimenti a scapito di una corretta informazione che non può non segnalare quanto accade veramente nel cratere, dove sono sistematicamente ignorate indicazioni ben più importanti del metodo Augustus. Per esempio: «evitare lo spostamento delle famiglie interessate da un evento calamitoso dai luoghi di abituale residenza». In Abruzzo tutta l'azione è stata finalizzata allo spopolamento del territorio. Dal modello Augustus a quello Bertolaso: a L'Aquila si può.
E ormai all'Aquila è tutto emergenza: è emergenza rifiuti, emergenza viabilità, emergenza ricostruzioni, emergenza affitti.
È emergenza freddo.

Sintesi corrispondenze

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