Umanità Nova, n.37 del 25 ottobre 2009, anno 89

informAzione - 1


Pistoia. Appello per un corteo regionale antifascista

In seguito ai fatti di domenica 11 ottobre, facciamo appello a tutte le realtà antifasciste toscane a partecipare al corteo che si terrà a Pistoia, sabato 24, per chiedere l'immediata liberazione dei tre compagni sequestrati dall'autorità giudiziaria pistoiese ed il ritiro delle denuncie a carico degli altri otto.
Denunciamo il comportamento ignobile della DIGOS di Pistoia che, senza alcuna giustificazione, ha da prima perquisito i locali dell'ex Circolo Primo Maggio - non trovando alcuna prova - dove stava svolgendosi un assemblea del nascente coordinamento toscano contro le ronde. In seguito ed in maniera ancora più arbitraria ha deciso di deportare tutti i partecipanti all'incontro in questura, per procedere ad una seconda identificazione (la prima era già avvenuta sul posto). Dopo 12 ore di sequestro tre compagni sono stati arrestati, ed altri 8 denunciati a piede libero.
È palese l'accanimento della questura pistoiese contro persone totalmente ed evidentemente estranee ai fatti, accanimento che sembra voler servire da monito a tutti coloro che decidono di autorganizzarsi per far fronte a delle emergenze sociali - in questo caso le ronde - alla repressione e alla fascistizzazione della società, che molti sembrano o vogliono non vedere.
Impossibile non notare poi, di come il concetto dei due pesi e due misure si sia palesato in questa vicenda: salta infatti subito all'occhio la mole di attestati di solidarietà giunti ai "fascisti del terzo millennio" ed al consigliere comunale del pdl che queste sedi frequenta, da parte di tutte le realtà "democratiche" cittadine, da destra e da sinistra, che a suo tempo tacquero o si dimostrarono "timide" nel portare solidarietà al compagno ferito in un aggressione di stampo fascista il 13 dicembre 2008.
Alessandro, Elisabetta ed Alessandro LIBERI SUBITO!
Per la loro immediata liberazione, per la cancellazione delle denunce, per ribadire che la repressione non fermerà tutti coloro che non accettano di subire passivamente la violenza del sistema, in solidarietà ai compagni massesi sotto processo per la vicenda delle ronde popolari antifasciste ed antirazziste, per la chiusura dei covi nazifascisti, contro la criminalizzazione dell'antifascismo militante.

Sabato 24 ottobre 2009 corteo regionale antifascista per la liberazione dei compagni e contro la repressione. Concentramento ore 16:00 presso la stazione di Pistoia.

Info ed adesioni:
raf-pt@canaglie.org

Livorno. Per il rilancio delle lotte sociali contro fascismo e repressione

Tre persone in questo momento sono private della loro libertà, tre compagni che nei loro territori sono impegnati in percorsi di lotta sono stati colpiti dalla repressione.
La Questura di Pistoia, senza alcuna prova, ha voluto, con i tre arresti e le otto denunce per la devastazione della sede fascista di Casa Pound, criminalizzare i partecipanti all'assemblea contro le ronde. Questo attacco deve fermarsi ed i compagni devono essere liberati.
Alla solidarietà si rende ovviamente necessario affiancare l'antifascismo, come è avvenuto nelle immediate mobilitazioni a sostegno dei compagni arrestati. La lotta antifascista, per essere efficace, ossia per togliere effettivamente ogni spazio politico a tali organizzazioni, non può essere separata da un rilancio delle lotte e del conflitto sociale. L'antifascismo non può avere basi legalitarie o costituzionaliste, questo non per motivi ideologici o di principio, ma per motivi estremamente pratici: leggi e costituzioni sono valide fino a quando chi governa lo ritiene opportuno. L'antifascismo è nato per difendere i lavoratori e la popolazione, per garantire uno spazio alle loro lotte, come autodifesa di massa. Mentre la costituzione, non arrivò che molto dopo.
L'antifascismo deve essere praticato dagli organismi di base, dai collettivi delle scuole, dai comitati di quartiere, dai lavoratori, non può divenire una semplice pratica di controllo del territorio.
Deve essere una pratica diffusa di autodifesa. Solo così, affiancato alle lotte in ogni ambito, può efficacemente isolare i fascisti e chiudere loro ogni spazio. Là dove si è lasciato spazio vuoto, abbandonando le lotte e il conflitto sociale, i fascisti hanno avuto modo di stabilirsi.
Là dove ci si è ridotti ad una semplice pratica antifascista, più o meno legalitaria, ma a senso unico, senza che serva a supportare ulteriori lotte in altri campi, vi è stata maggiore difficoltà a contrastare questi personaggi.
Rilanciamo quindi percorsi di lotta dal basso. Da questi, da una pratica diffusa ed antiautoritaria può partire una posizione efficace contro il fascismo e contro la repressione.

Apprendiamo dal recente documento pubblicato in rete dal Movimento Antagonista Livornese, che la mobilitazione antifascista regionale del 24 ottobre a Pistoia, decisa in una assemblea alla quale hanno partecipato moltissime realtà e singoli compagni da tutta la regione, sarebbe stata spostata a Livorno per la stessa data. Dato che tale documento non sembra avere la forma di una proposta, ma quella di una decisione già presa, scavalcando di fatto quella che era stata l'assemblea di mercoledì scorso, riteniamo che la convocazione del corteo a Livorno sia avvenuta con dei metodi che non condividiamo.
Al di là dei motivi che hanno portato a ritenere più adatto un corteo a Livorno, non è condivisibile che una singola organizzazione politica decida di rovesciare la decisione di una assemblea tanto ampia e varia senza convocare una nuova assemblea per discutere la questione o senza quantomeno consultare tutti coloro che avevano partecipato alla precedente decisione. Ferma restando la nostra solidarietà e il nostro sostegno alle mobilitazioni, riteniamo che, se si sceglie un percorso assembleare ed unitario, i passaggi debbano essere rispondenti a tale scelta.

Collettivo Anarchico Libertario - Livorno
Federazione Anarchica Livornese (F.A.I.)

Carrara. Il gruppo Germinal FAI occupa.

S'è detto basta. Dopo mesi di trattativa per l'assegnazione abbiamo deciso di fare la cosa più logica che andava fatta: occupare uno spazio per la sede provvisoria del gruppo. A fine agosto, a seguito del sequestro del palazzo del Politeama (vedi UN 29 del 30.08.09), siamo dovuti uscire. In quel momento, pur sapendo quali difficoltà avremo incontrato, si iniziò un trattativa con il comune per l'assegnazione di una sede provvisoria, in attesa di rientrare in quella storica. La trattativa è andata avanti per diverso tempo con rinvii e perdite di tempo come è nello stile delle amministrazioni comunali. E alla fine siano qui. Sabato scorso, 17 ottobre, la trancia ha rotto il lucchetto che chiudeva il cancello del fondo. In piazza duomo, nel cuore del centro storico, sotto la lapide a Giordano Bruno. Lo spazio, due stanze collegate da un corridoio che si aprono direttamente sulla piazza, era nelle nostre mire da diverso tempo. Dopo promesse mai mantenute (del resto che ci si poteva aspettare) abbiamo deciso di prendercelo. Al momento a causa della condizione di degrado e abbandono nel quale è stato colpevolmente lasciato, sono necessari importanti lavori di recupero. E noi siamo qui, pronti a rimboccarci le maniche (come abbiamo sempre fatto) per far rivivere questo luogo che darà una nuova e notevole opportunità al gruppo per meglio interagire con la città.

Di seguito il testo del volantino distribuito nella giornata di sabato:

Case vuote, palazzi vuoti, fondi vuoti.
Metri quadrati di spazi della collettività lasciati andare in rovina oppure svenduti all'edilizia privata. Una città fatta di macerie e di cementificazione selvaggia, dove la parola più usata è edilizia e mai urbanistica. Una città non a misura d'uomo, ma a misura di metro cubo di cemento. Spazi collettivi sottratti alla socialità.
Il Politeama, il palazzo Pisani, il palazzo della biblioteca, il mercato coperto. Solo quattro esempi di come edifici pubblici, o quasi, siano lasciati al loro destino: quello di diventare macerie o essere svenduti. Spazi ristrutturati con soldi pubblici e inutilizzati, edifici per i quali non si capisce se, come e quando sono agibili o non sono agibili. Un fondo in piazza duomo, uno dei tanti di proprietà della città, abbandonato e fatiscente.
Un luogo che dovrebbe vivere ed essere messo a disposizione della collettività è oggi l'emblema di questo sperpero, del disinteresse che le amministrazioni comunali da sempre hanno verso il patrimonio sociale di una città che è volutamente lasciata vivere in un degrado brutale. E noi siamo qui per opporci a questa volontà di disumanizzazione della nostra città.
L'ingordigia delle lobby affaristiche carrarine ci ha momentaneamente privato della nostra sede storica. Una sede conquistata con le lotte sociali e l'impegno che da decenni gli anarchici hanno nella società civile.
Noi siamo qui per appropriarci di un luogo pubblico, riportarlo alla sua dignità e farlo vivere. Una sede provvisoria in attesa di rientrare in quella storica, che vivrà nel cuore della città, quella parte più degradata e volutamente abbandonata in attesa che i rapaci artigli dei costruttori ne facciamo brandelli per trasformarla in profitto per pochi.
Una sede provvisoria che sarà aperta a tutti, a disposizione di chi vuol lottare contro questo sistema di interessi.

Gruppo Anarchico Germinal-FAI – Carrara

RedC

Torino antimilitarista/1 Il nemico – genesi di un paradigma

La campagna contro la mostra/mercato dell'industria aerospaziale iniziata l'8 ottobre con lo spazio antimilitarista a Barriera di Milano contro la presenza dei militari in strada è continuata con la conferenza/dibattito "Il nemico – genesi di un paradigma". Nella sua introduzione Pietro Stara ha illustrato la nascita di un paradigma bellico, quello che rende possibile uccidere, mutilare, massacrare il nemico. Il nemico diviene tale quando chi combatte o sostiene i combattimenti viene privato della propria umanità, equiparato alle belve o agli idioti, mostro crudele contro il quale a nulla valgono le arti della mediazione politica.
Citando Bloc, Stara ha illustrato i sentimenti del fantaccino tedesco che nel 1914 si inoltrava nella campagna belga, convinto che ogni casa nascondesse un cecchino feroce ed implacabile, immaginando che le aperture nelle case, tipiche dell'architettura locale ed usate per la manutenzione, non fossero altro che ricettacoli di fucili.
L'immagine del nemico, ben delineata da un'accorta propaganda, rende "vere" paure immaginarie, ingigantendo la pur reale ostilità delle popolazioni belghe.
L'intera esperienza coloniale – con la sua infinita teoria di orrori – mostra come le peggiori nefandezze siano state perpetrate con leggerezza contro interi popoli privati dell'appartenenza all'umanità. Massacri indiscriminati diventano meno facili quando scatta l'empatia per altri esseri umani.
La ferocia, l'inciviltà, la disumanità del nemico giustificano genocidi, torture, ritorsioni e, infine, un'occupazione militare duratura. Il terzo reich fece scandalo perché applicò a popolazioni europee gli stessi criteri usati in Africa, Asia, America dai colonialisti partiti dall'Europa.
Nel nostro paese l'immenso oblio e misconoscimento dei crimini del colonialismo nostrano ha prodotto il mito degli italiani "brava gente", un falso resistente molto utile ai tempi della guerra umanitaria, dell'esercito come polizia e degli operatori umanitari in divisa.
Il dibattito che ne è scaturito, molto ricco e vivace, è stato occasione per un confronto vivace che ha coinvolto diverse anime dell'antimilitarismo all'ombra della Mole.

M. M.

Torino antimilitarista/2 Mercanti di morte sfilano al Balon

Torino 17 ottobre.
L'incontro dei produttori e dei mercanti d'armi previsto all'Oval Lingotto per fine mese ha avuto un inatteso prologo. Al Balon si trova di tutto: scarpe vecchie e bici di seconda mano, libri e porcellane, abiti usati e riviste gualcite, lampade e brande, stracci e arte di strada.
Ma autentici venditori di morte non si erano mai visti. In abito scuro e maschera bianca, con il campionario di mercanzie bene in vista e battitori che magnificavano le merci hanno attraversato in lungo e in largo il Balon. Li precedeva la morte con maschera antigas, falce e cadavere al giunzaglio e un carro sormontato dallo striscione "vendiamo morte" con frammenti umani e armi. Sull'asfalto sono apparse sagome umane a spray e manifesti con i nomi delle principali aziende che realizzano il "made in Italy" della guerra: Alenia, FiatAvio, Flexider, Finmeccanica, Galileo, Macaer, Simmel, Oto Melara, AgustaWesterland, Microtecnica.
Lungo tutto il percorso sono stati offerti caccia, bombe a frammentazione, sistemi di puntamento, granate e mine antiuomo – queste sottobanco perché illegali.
Il meglio della produzione piemontese e italiana, un business che non conosce crisi, il cui fatturato è sempre aumentato nell'ultimo decennio. Un decennio di massacri. Kosovo, Sudan, Congo, Iraq, Afganistan...
Al grido "finché c'è guerra, c'è speranza!" si è conclusa la sfilata macabra dei produttori e mercanti di morte.

Trovate qui alcune immagini:
http://piemonte.indymedia.org/article/6031

1. M.

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