In seguito ai fatti di domenica 11 ottobre, facciamo appello a tutte
le realtà antifasciste toscane a partecipare al corteo che si
terrà a Pistoia, sabato 24, per chiedere l'immediata liberazione
dei tre compagni sequestrati dall'autorità giudiziaria pistoiese
ed il ritiro delle denuncie a carico degli altri otto.
Denunciamo il comportamento ignobile della DIGOS di Pistoia che, senza
alcuna giustificazione, ha da prima perquisito i locali dell'ex Circolo
Primo Maggio - non trovando alcuna prova - dove stava svolgendosi un
assemblea del nascente coordinamento toscano contro le ronde. In
seguito ed in maniera ancora più arbitraria ha deciso di
deportare tutti i partecipanti all'incontro in questura, per procedere
ad una seconda identificazione (la prima era già avvenuta sul
posto). Dopo 12 ore di sequestro tre compagni sono stati arrestati, ed
altri 8 denunciati a piede libero.
È palese l'accanimento della questura pistoiese contro persone
totalmente ed evidentemente estranee ai fatti, accanimento che sembra
voler servire da monito a tutti coloro che decidono di autorganizzarsi
per far fronte a delle emergenze sociali - in questo caso le ronde -
alla repressione e alla fascistizzazione della società, che
molti sembrano o vogliono non vedere.
Impossibile non notare poi, di come il concetto dei due pesi e due
misure si sia palesato in questa vicenda: salta infatti subito
all'occhio la mole di attestati di solidarietà giunti ai
"fascisti del terzo millennio" ed al consigliere comunale del pdl che
queste sedi frequenta, da parte di tutte le realtà
"democratiche" cittadine, da destra e da sinistra, che a suo tempo
tacquero o si dimostrarono "timide" nel portare solidarietà al
compagno ferito in un aggressione di stampo fascista il 13 dicembre
2008.
Alessandro, Elisabetta ed Alessandro LIBERI SUBITO!
Per la loro immediata liberazione, per la cancellazione delle denunce,
per ribadire che la repressione non fermerà tutti coloro che non
accettano di subire passivamente la violenza del sistema, in
solidarietà ai compagni massesi sotto processo per la vicenda
delle ronde popolari antifasciste ed antirazziste, per la chiusura dei
covi nazifascisti, contro la criminalizzazione dell'antifascismo
militante.
Sabato 24 ottobre 2009 corteo regionale antifascista per la liberazione
dei compagni e contro la repressione. Concentramento ore 16:00 presso
la stazione di Pistoia.
Info ed adesioni:
raf-pt@canaglie.org
Tre persone in questo momento sono private della loro
libertà, tre compagni che nei loro territori sono impegnati in
percorsi di lotta sono stati colpiti dalla repressione.
La Questura di Pistoia, senza alcuna prova, ha voluto, con i tre
arresti e le otto denunce per la devastazione della sede fascista di
Casa Pound, criminalizzare i partecipanti all'assemblea contro le
ronde. Questo attacco deve fermarsi ed i compagni devono essere
liberati.
Alla solidarietà si rende ovviamente necessario affiancare
l'antifascismo, come è avvenuto nelle immediate mobilitazioni a
sostegno dei compagni arrestati. La lotta antifascista, per essere
efficace, ossia per togliere effettivamente ogni spazio politico a tali
organizzazioni, non può essere separata da un rilancio delle
lotte e del conflitto sociale. L'antifascismo non può avere basi
legalitarie o costituzionaliste, questo non per motivi ideologici o di
principio, ma per motivi estremamente pratici: leggi e costituzioni
sono valide fino a quando chi governa lo ritiene opportuno.
L'antifascismo è nato per difendere i lavoratori e la
popolazione, per garantire uno spazio alle loro lotte, come autodifesa
di massa. Mentre la costituzione, non arrivò che molto dopo.
L'antifascismo deve essere praticato dagli organismi di base, dai
collettivi delle scuole, dai comitati di quartiere, dai lavoratori, non
può divenire una semplice pratica di controllo del territorio.
Deve essere una pratica diffusa di autodifesa. Solo così,
affiancato alle lotte in ogni ambito, può efficacemente isolare
i fascisti e chiudere loro ogni spazio. Là dove si è
lasciato spazio vuoto, abbandonando le lotte e il conflitto sociale, i
fascisti hanno avuto modo di stabilirsi.
Là dove ci si è ridotti ad una semplice pratica
antifascista, più o meno legalitaria, ma a senso unico, senza
che serva a supportare ulteriori lotte in altri campi, vi è
stata maggiore difficoltà a contrastare questi personaggi.
Rilanciamo quindi percorsi di lotta dal basso. Da questi, da una
pratica diffusa ed antiautoritaria può partire una posizione
efficace contro il fascismo e contro la repressione.
Apprendiamo dal recente documento pubblicato in rete dal Movimento
Antagonista Livornese, che la mobilitazione antifascista regionale del
24 ottobre a Pistoia, decisa in una assemblea alla quale hanno
partecipato moltissime realtà e singoli compagni da tutta la
regione, sarebbe stata spostata a Livorno per la stessa data. Dato che
tale documento non sembra avere la forma di una proposta, ma quella di
una decisione già presa, scavalcando di fatto quella che era
stata l'assemblea di mercoledì scorso, riteniamo che la
convocazione del corteo a Livorno sia avvenuta con dei metodi che non
condividiamo.
Al di là dei motivi che hanno portato a ritenere più
adatto un corteo a Livorno, non è condivisibile che una singola
organizzazione politica decida di rovesciare la decisione di una
assemblea tanto ampia e varia senza convocare una nuova assemblea per
discutere la questione o senza quantomeno consultare tutti coloro che
avevano partecipato alla precedente decisione. Ferma restando la nostra
solidarietà e il nostro sostegno alle mobilitazioni, riteniamo
che, se si sceglie un percorso assembleare ed unitario, i passaggi
debbano essere rispondenti a tale scelta.
Collettivo Anarchico Libertario - Livorno
Federazione Anarchica Livornese (F.A.I.)
S'è detto basta. Dopo mesi di trattativa per l'assegnazione
abbiamo deciso di fare la cosa più logica che andava fatta:
occupare uno spazio per la sede provvisoria del gruppo. A fine agosto,
a seguito del sequestro del palazzo del Politeama (vedi UN 29 del
30.08.09), siamo dovuti uscire. In quel momento, pur sapendo quali
difficoltà avremo incontrato, si iniziò un trattativa con
il comune per l'assegnazione di una sede provvisoria, in attesa di
rientrare in quella storica. La trattativa è andata avanti per
diverso tempo con rinvii e perdite di tempo come è nello stile
delle amministrazioni comunali. E alla fine siano qui. Sabato scorso,
17 ottobre, la trancia ha rotto il lucchetto che chiudeva il cancello
del fondo. In piazza duomo, nel cuore del centro storico, sotto la
lapide a Giordano Bruno. Lo spazio, due stanze collegate da un
corridoio che si aprono direttamente sulla piazza, era nelle nostre
mire da diverso tempo. Dopo promesse mai mantenute (del resto che ci si
poteva aspettare) abbiamo deciso di prendercelo. Al momento a causa
della condizione di degrado e abbandono nel quale è stato
colpevolmente lasciato, sono necessari importanti lavori di recupero. E
noi siamo qui, pronti a rimboccarci le maniche (come abbiamo sempre
fatto) per far rivivere questo luogo che darà una nuova e
notevole opportunità al gruppo per meglio interagire con la
città.
Di seguito il testo del volantino distribuito nella giornata di sabato:
Case vuote, palazzi vuoti, fondi vuoti.
Metri quadrati di spazi della collettività lasciati andare in
rovina oppure svenduti all'edilizia privata. Una città fatta di
macerie e di cementificazione selvaggia, dove la parola più
usata è edilizia e mai urbanistica. Una città non a
misura d'uomo, ma a misura di metro cubo di cemento. Spazi collettivi
sottratti alla socialità.
Il Politeama, il palazzo Pisani, il palazzo della biblioteca, il
mercato coperto. Solo quattro esempi di come edifici pubblici, o quasi,
siano lasciati al loro destino: quello di diventare macerie o essere
svenduti. Spazi ristrutturati con soldi pubblici e inutilizzati,
edifici per i quali non si capisce se, come e quando sono agibili o non
sono agibili. Un fondo in piazza duomo, uno dei tanti di
proprietà della città, abbandonato e fatiscente.
Un luogo che dovrebbe vivere ed essere messo a disposizione della
collettività è oggi l'emblema di questo sperpero, del
disinteresse che le amministrazioni comunali da sempre hanno verso il
patrimonio sociale di una città che è volutamente
lasciata vivere in un degrado brutale. E noi siamo qui per opporci a
questa volontà di disumanizzazione della nostra città.
L'ingordigia delle lobby affaristiche carrarine ci ha momentaneamente
privato della nostra sede storica. Una sede conquistata con le lotte
sociali e l'impegno che da decenni gli anarchici hanno nella
società civile.
Noi siamo qui per appropriarci di un luogo pubblico, riportarlo alla
sua dignità e farlo vivere. Una sede provvisoria in attesa di
rientrare in quella storica, che vivrà nel cuore della
città, quella parte più degradata e volutamente
abbandonata in attesa che i rapaci artigli dei costruttori ne facciamo
brandelli per trasformarla in profitto per pochi.
Una sede provvisoria che sarà aperta a tutti, a disposizione di chi vuol lottare contro questo sistema di interessi.
Gruppo Anarchico Germinal-FAI – Carrara
RedC
La campagna contro la mostra/mercato dell'industria aerospaziale
iniziata l'8 ottobre con lo spazio antimilitarista a Barriera di Milano
contro la presenza dei militari in strada è continuata con la
conferenza/dibattito "Il nemico – genesi di un paradigma". Nella sua
introduzione Pietro Stara ha illustrato la nascita di un paradigma
bellico, quello che rende possibile uccidere, mutilare, massacrare il
nemico. Il nemico diviene tale quando chi combatte o sostiene i
combattimenti viene privato della propria umanità, equiparato
alle belve o agli idioti, mostro crudele contro il quale a nulla
valgono le arti della mediazione politica.
Citando Bloc, Stara ha illustrato i sentimenti del fantaccino tedesco
che nel 1914 si inoltrava nella campagna belga, convinto che ogni casa
nascondesse un cecchino feroce ed implacabile, immaginando che le
aperture nelle case, tipiche dell'architettura locale ed usate per la
manutenzione, non fossero altro che ricettacoli di fucili.
L'immagine del nemico, ben delineata da un'accorta propaganda, rende
"vere" paure immaginarie, ingigantendo la pur reale ostilità
delle popolazioni belghe.
L'intera esperienza coloniale – con la sua infinita teoria di orrori –
mostra come le peggiori nefandezze siano state perpetrate con
leggerezza contro interi popoli privati dell'appartenenza
all'umanità. Massacri indiscriminati diventano meno facili
quando scatta l'empatia per altri esseri umani.
La ferocia, l'inciviltà, la disumanità del nemico
giustificano genocidi, torture, ritorsioni e, infine, un'occupazione
militare duratura. Il terzo reich fece scandalo perché
applicò a popolazioni europee gli stessi criteri usati in
Africa, Asia, America dai colonialisti partiti dall'Europa.
Nel nostro paese l'immenso oblio e misconoscimento dei crimini del
colonialismo nostrano ha prodotto il mito degli italiani "brava gente",
un falso resistente molto utile ai tempi della guerra umanitaria,
dell'esercito come polizia e degli operatori umanitari in divisa.
Il dibattito che ne è scaturito, molto ricco e vivace, è
stato occasione per un confronto vivace che ha coinvolto diverse anime
dell'antimilitarismo all'ombra della Mole.
M. M.
Torino 17 ottobre.
L'incontro dei produttori e dei mercanti d'armi previsto all'Oval
Lingotto per fine mese ha avuto un inatteso prologo. Al Balon si trova
di tutto: scarpe vecchie e bici di seconda mano, libri e porcellane,
abiti usati e riviste gualcite, lampade e brande, stracci e arte di
strada.
Ma autentici venditori di morte non si erano mai visti. In abito scuro
e maschera bianca, con il campionario di mercanzie bene in vista e
battitori che magnificavano le merci hanno attraversato in lungo e in
largo il Balon. Li precedeva la morte con maschera antigas, falce e
cadavere al giunzaglio e un carro sormontato dallo striscione "vendiamo
morte" con frammenti umani e armi. Sull'asfalto sono apparse sagome
umane a spray e manifesti con i nomi delle principali aziende che
realizzano il "made in Italy" della guerra: Alenia, FiatAvio, Flexider,
Finmeccanica, Galileo, Macaer, Simmel, Oto Melara, AgustaWesterland,
Microtecnica.
Lungo tutto il percorso sono stati offerti caccia, bombe a
frammentazione, sistemi di puntamento, granate e mine antiuomo – queste
sottobanco perché illegali.
Il meglio della produzione piemontese e italiana, un business che non
conosce crisi, il cui fatturato è sempre aumentato nell'ultimo
decennio. Un decennio di massacri. Kosovo, Sudan, Congo, Iraq,
Afganistan...
Al grido "finché c'è guerra, c'è speranza!" si
è conclusa la sfilata macabra dei produttori e mercanti di morte.
Trovate qui alcune immagini:
http://piemonte.indymedia.org/article/6031
1. M.