Umanità Nova, n.38 del 1 novembre 2009, anno 89

Contro la repressione


Dopo i fatti di domenica 11 [vedi UN nn.36-37] sabato 24 ottobre a Pistoia è stata una bella giornata, una bella giornata di manifestazione; per le vie della città un migliaio di solidali hanno sfilato per pretendere la liberazione dei compagni in carcere e la cancellazione delle denunce a carico di altri 8. Il corteo, partito poco prima delle 17 dalla stazione ha sfilato scandendo slogan a favore dei compagni sequestrati dallo stato e contro la repressione. Al microfono si sono alternati molti compagni che hanno ribadito l'importanza di essere a Pistoia, per dire no alla montatura giudiziaria imbastita a carico dei compagni e per denunciare sia la collusione dei partiti "democratici" (uno dei fascisti che si trovavano all'interno della sede neofascista devastata è consigliere comunale del PDL), sia il crescente clima repressivo che sta attraversando la Toscana e l'Italia. Stridente l'assenza non tanto dei partiti della sinistra che si autodefinisce "radicale" - che rifognazione, comunisti italiani, ecc. navighino nel loro brodo - ma quanto delle "realtà" di movimento pistoiesi, che oltre a prendere le distanze dal fatto in sé, e dare una fredda e sfumata solidarietà ai compagni sequestrati dallo stato, non hanno saputo far altro che affacciarsi da qualche vicolo a "spiare" il corteo, cosa che da un angoletto di via della Madonna ha voluto fare anche il sindaco, ricevendo una "degna" accoglienza. Abbiamo tra l'altro saputo che un rappresentante dello spazio liberato ex Breda est si sarebbe recato in questura per prendere in maniera ancor più minuziosa la distanza dal corteo... bravo "compagno"...
Il corteo ha sfilato senza problemi fino a Piazza San Francesco, dove un fascistello ha pensato bene di bruciare un volantino che gli era stato dato. Solo la protezione dei servi in divisa (sempre A.C.A.B.) ha fatto sì che qualche compagno non si portasse in souvenir da Pistoia uno scalpo.
 Bella scena all'uscita dalla piazza, dove alcuni solidali, dalle finestre di casa, hanno salutato il corteo a pugno chiuso.
La manifestazione si è poi diretta verso il carcere dov'è rinchiuso uno dei compagni (gli altri due arrestati sono ai domiciliari a Livorno), e lì tutto il corteo, tra un intervento al microfono e l'altro, ha fatto sentire la propria voce non solo ad Alessandro, ma a tutti i sequestrati fra quelle mura, gridando forte che non ci sono gabbie tollerabili, che il carcere è sempre stato, ed è tutt'ora un'arma del potere contro le classi disagiate, contro i migranti, contro chi non accetta di essere schiavo o chi non si piega ai dettami di chi comanda... insomma arma di disciplinamento sociale che - ne siamo sicuri - sarà utilizzato sempre di più contro ribelli, studenti e lavoratori in lotta.
Il corteo si è poi concluso quasi due ore dopo da dov'era partito, la stazione di Pistoia, non prima di aver subito un'ultima provocazione poliziesca, infatti lo sbirrame si è prodigato nel consigliare ai commercianti di chiudere i loro bandoni al passaggio del corteo, invito da alcuni raccolto, da altri solidalmente ignorato.
Vogliamo ringraziare tutti i compagni pistoiesi che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, tutti i pistoiesi - e ce n'erano - che nonostante il clima di paura fomentato da tv e giornali hanno deciso di scendere in piazza. Un caloroso abbraccio a tutti coloro che sia dalla Toscana che da fuori hanno deciso di dare un segnale, e di farlo da Pistoia.
L'ultimo abbraccio, il più caloroso, va ai compagni sequestrati dallo stato e a quelli denunciati. È  solo l'inizio. Infine, solidarietà complice agli antifascisti torinesi che, sempre domenica, hanno rispedito nelle fogne i fasciopoundisti e i leghisti della loro città e solidarietà anche ai topi che - per riprendersi la propria dignità - scacceranno questi guitti anche da lì.

Anarchici pistoiesi

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