Sono stati gli studenti i veri protagonisti della grande
manifestazione nazionale "Basta veleni. Riprendiamoci la vita,
vogliamo una Calabria pulita" che si è svolta sabato mattina ad
Amantea, in provincia di Cosenza. A qualche centinaio di metri da loro
molti genitori con le bandiere della CGIL, della Legambiente o con le
rossonere dei gruppi anarchici calabresi. Maschere antigas, bidoni per
rifiuti con il simbolo grafico del pericolo di radioattività,
cani al guinzaglio con indosso magliette del WWF o foulard rossi hanno
reso festoso il coloratissimo corteo. Tanti gli slogan urlati lungo il
chilometro di tragitto del corteo, dal lungomare alla piazza centrale,
dagli studenti giunti ad Amantea da tutta la Calabria, come "Giù
le mani dalla Calabria" e "Non ci sono governi amici". Generazioni
diverse insieme per ribadire che la Calabria può rinascere solo
se si diffonde tra i cittadini la consapevolezza che solo l'
autogestione e la solidarietà reciproca possono garantire una
vita degna di essere vissuta fuori dalle logiche mafiose di un potere
che pur di accumulare capitale uccide e avvelena l'ambiente e chi lo
abita. Questa manifestazione, nata dal basso, ha rischiato nelle ultime
ore di essere "neutralizzata" dall'apparato politico regionale, il
quale, dimentico di aver vissuto in completa anestesia le vicende del
ritrovamento di relitti e scorie (la nave di Cetraro è stata
localizzata, con il suo carico di veleni già analizzati
ben quattro anni fa) o, in qualche caso, avendo proposto
l'impianto di nuovi inceneritori - come a San Lorenzo del Vallo o sul
Pollino - si è presentato alla scadenza con la certezza di
godere ancora di una qualche legittimità. Per chi avesse fatto
finta di nulla, in tutti questi anni, basta ricordare che nella
relazione finale della commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
presieduta dall'On. Paolo Russo, nel febbraio del 2006, ad un certo
punto si legge: "I dubbi permangono accresciuti dalla recentissima
notizia dell'avvistamento a circa 400 mt di profondità al largo
di Cetraro di un'altra nave con un vasto squarcio nel centro dello
scafo; un'altra sagoma, lunga circa 126 mt è stata avvistata a
500 mt di profondità al largo di Belvedere: stesso specchio di
mare che vide lo spiaggiamento della Rosso". Il problema vero - ed
è per questo che i gonfaloni dei Comuni e degli enti con tutto
il corredo di rappresentanti istituzionali (con tanto di fascia
tricolore addosso) sono stati "posizionati" dal comitato
promotore alla fine del lungo corteo - è che dopo i ritrovamenti
molte istituzioni locali, provinciali e regionali evitarono di
intervenire in nome del mercato turistico, delle elezioni imminenti o
per motivi che sono tutt'ora oggetto di indagini giornalistiche. Nella
prima mattinata, la vedova del comandante Natale De Grazia, ucciso come
Ilaria Alpi e Miran Hovratin per aver scoperto l'indicibile sul
traffico internazionale di armi e scorie, ha partecipato alla cerimonia
di intitolazione a suo marito del lungomare di Amantea. L'altro
fantasma che continua a far parlare di sé si chiama Jolly Rosso.
A 19 anni dal suo spiaggiamento sulle rive di Amantea, si è
iniziato a scavare nelle cave e nell'alveo del fiume Oliva sito in
Serra d'Ajello alla ricerca dei bidoni descritti da testimoni oculari
che, in questi giorni, hanno sentito il bisogno di testimoniare; si
iniziano a rilevare tracce di radioattività di molto superiori
alla media. Da domani, saranno in molti a chiedersi cosa pensavano quei
due, (marinai?) i cui crani appiccicati agli oblò sono stati
ripresi dai filmati depositati presso la Procura della Repubblica di
Paola. Forse hanno avuto il tempo, prima di morire, per riflettere su
quella "struttura che connette" lo sfruttamento dell'ambiente con le
mafie, i poteri economici con i crimini di Stato, loro tutti con noi e
noi con loro.
Angelo Pagliaro