Circa 20'000 persone hanno sfilato anche sotto la pioggia battente
ad Amantea nella manifestazione promossa dal basso, dai comitati, dalle
associazioni ambientaliste, per la verità e contro le
devastazioni del territorio dai rifiuti tossici e radioattivi.
Una delle manifestazioni più partecipate e colorate, persone di
ogni età, da ogni angolo della Calabria, in auto, treno e
autobus, hanno raggiunto la località tirrenica, dove anni fa
spiaggiò la nave Jolly Rosso.
Decine i compagni anarchici presenti, con le bandiere rosse nere, pure
quelle storiche ricamate, ritrovatisi dietro lo striscione: avvelenati
dalla ndrangheta, avvelenati dallo stato, ambientalisti antagonisti.
Durante il corteo vari protagonisti della vita politica, anche
nazionale, sono stati sonoramente fischiati, al presidente della
provincia impedito di parlare, segno ulteriore del distacco dalla
politica, dalle istituzioni. Istituzioni e partiti costretti a sfilare
alla fine del corteo. Al termine della manifestazione, prima dei
concerti è stato impedito che tre beceri di Fare ambiente
prendessero la parola al posto del comitato di Crotone, presenti a
centinaia, nella diretta sul tg3 regionale. Ci sono due lezioni che ci
vengono da questi mesi di battaglie ambientaliste e dalle conseguenze,
se vogliamo.
La prima lezione viene dalle disgrazie calabresi: le scorie di Crotone,
i fusti nella nave a Cetraro, la radioattività nel fiume Oliva,
sono fratelli maggiori delle centrali a biomasse, dei depuratori, delle
discariche, piuttosto che degli inceneritori. La distruzione
dell'ambiente è intrinseca al capitalismo, questi non sono altro
che il frutto avvelenato e occulto, delle merci che consumiamo nei
supermercati, delle automobili, della cattiva progettazione e della
produzione industriale.
Se l'uomo oggi produce un bene, consuma dell'energia. Occorre calcolare
che questo bene ha una nascita ed una fine, e cioè un costo
ambientale, e che facendo scelte sbagliate, o peggio criminali, si
mettono in crisi i beni comuni, l'acqua, l'aria, la terra che sono di
tutti gli esseri viventi.
L'altra lezione amara può farci però sperare in un futuro
diverso:non ci sono poteri buoni. L'attuale assetto sociale calabrese
è stato plasmato dal connubio dei poteri istituzionali
saldamente in mano ai partiti, e dei poteri criminali, ndranghisti,
lobby economiche di palazzinari, ecc. in perenne lotta fra di loro,
contro la società civile e il territorio. I calabresi che hanno
manifestato ad Amantea hanno detto basta a questo stato di cose.
Hanno cominciato a capire che andare alla radice dei problemi ecologici
oggi significa mettere in discussione i poteri che hanno storicamente
dato l'assetto della nostra società.
E cioè che la distruzione dell'ambiente, è data da questi
poteri, siano essi buoni, legali o cattivi, illegali, non sono in grado
di correggere i propri eccessi.
Altro che risolvere il problema con gli ammortizzatori sociali, stiamo
avvelenando Gea, la nostra madre terra. Se non ci ribelliamo moriremo
lentamente, di tumore, e la ribellione ai poteri che inquinano la
nostra vita oggi passa nel dare il giusto significato ad ogni gesto che
conta, come usare le mani, usare le mani, per fare la raccolta
differenziata, dividere le carte dall'umido, la plastica dalle pile.
A patto che qualche amministrazione trovi interesse e vede oltre agli
interessi delle multinazionali che costruiscono gli inceneritori, alle
mafie che lucrano sull'immondizia.
I rifiuti tossici quindi stanno alla ndrangheta, come i rifiuti di casa nostra stanno alle nostre responsabilità.
RivogliAmo il nostro territorio e il nostro mare, per viverci e
gestirli con le nostre intelligenze, la nostra umanità, la
nostra cultura, la nostra libertà. Il sabato 24 ottobre ad
Amantea, innanzitutto, per chi vi ha partecipato, pensando pure a chi
ancora non si è unito a noi, è stata la giornata
dell'ambiente, dell'indignazione, della rinascita della nostra
volontà di autogestire le nostre vite, il nostro futuro. Senza
mafia, senza veleni, senza padroni che possano impedircelo.
Questa società fatta di capitali, di produzione di bisogni falsi, di rifiuti, ci ha fatto toccare il fondo.
Un fondo intasato di produzione di morte, non solo con i suoi veleni
industriali, ma anche con i suoi disvalori, fatti di sfruttamento, di
ricerca del massimo profitto, di alienazione umana, di guerre.
È arrivato il momento di rialzare la testa, per affermare una
nuova società, dove protagonista, è l'uomo libero, dalle
mafie criminali e politiche. Basta con lo Stato fondato sul privilegio,
le false promesse della democrazia, del clientelismo e dei segreti.
Anche in Calabria è arrivato il momento, per l'umanità
nova capace di autorganizzarsi, di vivere con dignità in un
nuovo modello sociale che faccia a meno di tutte le nefandezze contro
cui oggi stiamo lottando e, con ancor più decisione lotteremo
domani, che faccia emergere tutte le capacità umane di
solidarietà ed uguaglianza nelle persone, nelle/nei Calabresi.
I/le Calabresi possano finalmente in libertà godere delle
ricchezze della propria terra, troppe volte umiliata ed offesa da una
classe politica, dai poteri economici e criminali, accomunati nella
gestione privata e distruttiva dei beni comuni, acqua, terra, aria e
aggiungiamo culturali, anche se dall'uomo creati. Per una nuova
Calabria, non più radioattiva, ma reattiva, libera, ecologica,
solidale, egualitaria, federalista.
Oreste