Umanità Nova, n.39 dell'8 novembre 2009, anno 89

Per vivere liberi dai veleni


Circa 20'000 persone hanno sfilato anche sotto la pioggia battente ad Amantea nella manifestazione promossa dal basso, dai comitati, dalle associazioni ambientaliste, per la verità e contro le devastazioni del territorio dai rifiuti tossici e radioattivi.
Una delle manifestazioni più partecipate e colorate, persone di ogni età, da ogni angolo della Calabria, in auto, treno e autobus, hanno raggiunto la località tirrenica, dove anni fa spiaggiò la nave Jolly Rosso.
Decine i compagni anarchici presenti, con le bandiere rosse nere, pure quelle storiche ricamate, ritrovatisi dietro lo striscione: avvelenati dalla ndrangheta, avvelenati dallo stato, ambientalisti antagonisti. Durante il corteo vari protagonisti della vita politica, anche nazionale, sono stati sonoramente fischiati, al presidente della provincia impedito di parlare, segno ulteriore del distacco dalla politica, dalle istituzioni. Istituzioni e partiti costretti a sfilare alla fine del corteo. Al termine della manifestazione, prima dei concerti è stato impedito che tre beceri di Fare ambiente prendessero la parola al posto del comitato di Crotone, presenti a centinaia, nella diretta sul tg3 regionale. Ci sono due lezioni che ci vengono da questi mesi di battaglie ambientaliste e dalle conseguenze, se vogliamo.
La prima lezione viene dalle disgrazie calabresi: le scorie di Crotone, i fusti nella nave a Cetraro, la radioattività nel fiume Oliva, sono fratelli maggiori delle centrali a biomasse, dei depuratori, delle discariche, piuttosto che degli inceneritori. La distruzione dell'ambiente è intrinseca al capitalismo, questi non sono altro che il frutto avvelenato e occulto, delle merci che consumiamo nei supermercati, delle automobili, della cattiva progettazione e della produzione industriale.
Se l'uomo oggi produce un bene, consuma dell'energia. Occorre calcolare che questo bene ha una nascita ed una fine, e cioè un costo ambientale, e che facendo scelte sbagliate, o peggio criminali, si mettono in crisi i beni comuni, l'acqua, l'aria, la terra che sono di tutti gli esseri viventi.
L'altra lezione amara può farci però sperare in un futuro diverso:non ci sono poteri buoni. L'attuale assetto sociale calabrese è stato plasmato dal connubio dei poteri istituzionali saldamente in mano ai partiti, e dei poteri criminali, ndranghisti, lobby economiche di palazzinari, ecc. in perenne lotta fra di loro, contro la società civile e il territorio. I calabresi che hanno manifestato ad Amantea hanno detto basta a questo stato di cose.
Hanno cominciato a capire che andare alla radice dei problemi ecologici oggi significa mettere in discussione i poteri che hanno storicamente dato l'assetto della nostra società.
E cioè che la distruzione dell'ambiente, è data da questi poteri, siano essi buoni, legali o cattivi, illegali, non sono in grado di correggere i propri eccessi.
Altro che risolvere il problema con gli ammortizzatori sociali, stiamo avvelenando Gea, la nostra madre terra. Se non ci ribelliamo moriremo lentamente, di tumore, e la ribellione ai poteri che inquinano la nostra vita oggi passa nel dare il giusto significato ad ogni gesto che conta, come usare le mani, usare le mani, per fare la raccolta differenziata, dividere le carte dall'umido, la plastica dalle pile.
A patto che qualche amministrazione trovi interesse e vede oltre agli interessi delle multinazionali che costruiscono gli inceneritori, alle mafie che lucrano sull'immondizia.
I rifiuti tossici quindi stanno alla ndrangheta, come i rifiuti di casa nostra stanno alle nostre responsabilità.
RivogliAmo il nostro territorio e il nostro mare, per viverci e gestirli con le nostre intelligenze, la nostra umanità, la nostra cultura, la nostra libertà. Il sabato 24 ottobre ad Amantea, innanzitutto, per chi vi ha partecipato, pensando pure a chi ancora non si è unito a noi, è stata la giornata dell'ambiente, dell'indignazione, della rinascita della nostra volontà di autogestire le nostre vite, il nostro futuro. Senza mafia, senza veleni, senza padroni che possano impedircelo.
Questa società fatta di capitali, di produzione di bisogni falsi, di rifiuti, ci ha fatto toccare il fondo.
Un fondo intasato di produzione di morte, non solo con i suoi veleni industriali, ma anche con i suoi disvalori, fatti di sfruttamento, di ricerca del massimo profitto, di alienazione umana, di guerre.
È arrivato il momento di rialzare la testa, per affermare una nuova società, dove protagonista, è l'uomo libero, dalle mafie criminali e politiche. Basta con lo Stato fondato sul privilegio, le false promesse della democrazia, del clientelismo e dei segreti.
Anche in Calabria è arrivato il momento, per l'umanità nova capace di autorganizzarsi, di vivere con dignità in un nuovo modello sociale che faccia a meno di tutte le nefandezze contro cui oggi stiamo lottando e, con ancor più decisione lotteremo domani, che faccia emergere tutte le capacità umane di solidarietà ed uguaglianza nelle persone, nelle/nei Calabresi.
I/le Calabresi possano finalmente in libertà godere delle ricchezze della propria terra, troppe volte umiliata ed offesa da una classe politica, dai poteri economici e criminali, accomunati nella gestione privata e distruttiva dei beni comuni, acqua, terra, aria e aggiungiamo culturali, anche se dall'uomo creati. Per una nuova Calabria, non più radioattiva, ma reattiva, libera, ecologica, solidale, egualitaria, federalista.

Oreste

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