Torino 24 e 25 ottobre
Al meeting antimilitarista "Nessuna pace per chi fa guerra" hanno
girato circa un centinaio di compagni e attivisti. Un incontro denso
che ha visto svilupparsi un dibattito che ha travalicato i temi
proposti per articolarsi in un confronto dal quale è emersa con
forza la necessità di ampliare la rete di relazioni e mutuo
appoggio tra quanti sono impegnati a contrastare la presenza militare
nei vari territori.
L'incontro si inseriva in un mese di informazione e lotta contro la
mostra/mercato dell'industria aerospaziale di guerra svoltasi il 28 e
29 ottobre all'Oval Lingotto.
Nella prima giornata i vari interventi – quadro geopolitico, guerra
afgana, guerra interna, evoluzione dei paradigmi bellici – si sono
dipanati per l'arco dell'intero pomeriggio nel confronto costante tra i
vari partecipanti.
Ad ogni relazione è infatti seguito un florilegio di domande ed un dibattito serrato, impossibile da riassumere.
I diversi approcci hanno contribuito a mettere in risalto il ruolo
dell'Italia, il peso intollerabile della mancata riflessione sul suo
passato coloniale, il costituirsi di un immaginario che concepisce la
guerra come operazione di polizia e le occupazioni militari come
interventi umanitari.
Le precise relazioni di Stefano Capello e Marco Rossi hanno evidenziato
le poste in gioco nei conflitti in corso e il conseguente ridefinirsi
di equilibri a livello planetario.
Gli interventi di Simone Bisacca e Maria Matteo, centrati sul tema "La
guerra in casa. Dai militari nelle strade alle ronde" hanno messo in
rilievo come la linea di demarcazione tra guerra interna e guerra
esterna si sia assottigliata al punto di non essere più
percettibile.
In serata – dopo la presentazione dell'opuscolo della Rete anarchica
antimilitarista "Chi fa guerra non va lasciato in pace" - Alessio Lega,
trascinante nonostante il fastidioso raffreddore che lo affliggeva, ha
cantato storie di resistenza al militarismo.
Il giorno successivo è stata la volta dei compagni impegnati
nella lotta contro le basi e le servitù militari. I vari
interventi hanno messo a fuoco le varie situazioni locali, relazionando
sulla presenza di basi militari, poligoni di tiro, aeroporti, industrie
e sulla resistenza popolare alla loro presenza sul territorio.
Stefano Raspa ha raccontato l'esperienza ormai decennale del Comitato
Unitario contro Aviano 2000; Errico Pavese ha illustrato la resistenza
alla costruzione della base italiana a Mattarello; Roberto Bonadeo ha
lungamente illustrato le conseguenze per la salute della presenza di
installazioni militari in Sardegna, puntando il dito sul "PISQ", il
poligono interforze del Salto di Quirra, dove vengono provati ordigni,
aerei, bombe, razzi; Marco di Vicenza ha narrato le ultime fasi della
lotta contro la nuova base USA di Vicenza, che sta tristemente
giungendo al proprio epilogo; Walter Bovolenta ha fatto il punto sulla
lotta contro il nuovo stabilimento per l'assemblaggio degli F35 a
Cameri di Novara.
L'assemblea che ne è scaturita è stata molto vivace nel
confronto delle esperienze e nella lettura delle prospettive di lotta,
a volte molto diverse. Tutti hanno peraltro concordato sulla
necessità di accentuare il mutuo appoggio, la reciproca
conoscenza e la solidarietà attiva alle lotte, mirando a
promuovere e salvaguardare l'autonomia della lotta popolare.
Nel pomeriggio, dopo la precisa relazione di Tiziano Antonelli
sull'industria bellica tra stato e mercato, Alberto Perino ha
raccontato l'appassionante storia della lotta per la riconversione alle
Officine Moncenisio di Condove in Val Susa. Una lotta radicata nella
memoria della valle che oggi resiste al Tav.
La giornata si è conclusa con la relazione di Massimo Zucchetti
sull'industria di guerra e la ricerca scientifica e le strette
connessioni tra il politecnico di Torino e industrie come Alenia, Fiat
Avio, Microtecnica.
Le varie relazioni verranno raccolte in un opuscolo di prossima uscita.
1.m.
Torino 27 ottobre. Nella notte sono apparse scritte di malvenuto ai
mercanti di morte che il 28 e 29 ottobre si sono incontrati all'Oval
Lingotto per il secondo "Aerospace and defence meeting", mostra/mercato
dell'industria aerospaziale.
Le scritte sono comparse al parcheggio del Lingotto, alla Sisport, alla caserma Montegrappa e nel tunnel del Lingotto.
Ecco le foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/6126
Torino 28 ottobre, ore 10. Antimilitaristi incatenati e blocco stradale alla Camera di Commercio.
A meta mattinata un gruppo di antimilitaristi si è incatenato al
primo piano della Camera di Commercio in piazzale Valdo Fusi. Sul lungo
striscione legato alla balconata la scritta "Nessuna pace per chi fa
guerra! No all'aerospace and defence meeting!". Altri striscioni sono
comparsi in strada "Fuori i militari dai quartieri", "Stop alle
fabbriche di morte!". Alcuni compagni si alternavano al megafono e
distribuivano volantini. Slogan, sirene e battiture hanno fatto da
colonna sonora. Numerosi i passanti che si fermavano chiedendo le
ragioni della protesta. Alcuni hanno anche applaudito l'azione.
Quello stesso giorno - promossa dalla Camera di Commercio - all'Oval
Lingotto ha preso avvio la mostra/mercato dell'industria aerospaziale
di guerra, che raccoglie il fior fiore della produzione di morte nel
nostro paese.
I responsabili della Camera di Commercio hanno chiamato immediatamente
la Digos, che si è presentata in forze. Dopo un'ora di
occupazione e incatenamento l'edificio è stato chiuso al
pubblico. Gli antimilitaristi in strada hanno a questo punto attuato un
blocco stradale chiudendo la via con uno striscione e accampandosi a
turno in terra.
La protesta è terminata intorno alle due. Nel tardo pomeriggio
un gruppo di mercanti d'armi ha fatto la sua comparsa in piazza
Castello per fare propaganda alla vetrina aperta all'Oval. In abito
scuro e maschera bianca, con il campionario di mercanzie bene in vista
e battitori che magnificavano le merci hanno attraversato il presidio
degli studenti delle facoltà scientifiche in lotta. Gli studenti
li hanno invitati a presentare al microfono i loro prodotti, il meglio
dell'industria aerospaziale piemontese, quella che non conosce mai
crisi, quella che piace tanto ai padroni e alla sinistra Fiom di
Airaudo.
Lo stesso Airaudo, in un intervista rilasciata quello stesso giorno a
Repubblica auspicava che la produzione degli F35 rimanesse a Torino e
non andasse a Cameri o in Lombardia. Il lavoro in primo luogo,
qualunque cosa si produca. Non è il caso di essere schizzinosi:
i bombardieri non pongono nessun problema al sindacato. Il giro dei
mercanti d'armi è poi proseguito per via Po al grido
"finché c'è guerra c'è speranza", "finché
c'è guerra ci sono affari!" Si è così conclusa la
campagna contro "L'aerospace anda defence meeting" ma la lotta contro
le fabbriche di morte continua. Ogni giorno. Quella di oggi è
solo l'ultima delle iniziative fatte per mettere sabbia nel motore del
militarismo nostrano. Scritte, azioni dirette, presidi contro gli
alpini in strada e la due giorni antimilitarista dello weekend
precedente hanno contribuito a rompere il silenzio intorno ad un
business di morte.
Qualche foto delle azioni del 28 ottobre su indymedia piemonte
http://piemonte.indymedia.org/article/6137
e quelle delle iniziative dei giorni scorsi:
http://piemonte.indymedia.org/article/5949
http://piemonte.indymedia.org/article/6070
http://piemonte.indymedia.org/article/6031
Ma. Ma.
Martedì 27 ottobre. Lo spazio antirazzista e antimilitarista
all'angolo tra corso Giulio Cesare e corso Bresci(a) di fronte alla
postazione degli alpini dell'8 ottobre, oltre a raccogliere il consenso
di numerosi abitanti del quartiere e a far scappare gli alpini (cfr.
Torino. Antimilitaristi in piazza… e gli alpini se ne vanno in
"inform@zione" di UN 36), ha suscitato la reazione della consigliera
del Pdl Patrizia Alessi e dell'associazione commercianti,
premurosamente raccolte da Massimo Numa sulle pagine de "La Stampa" del
12 ottobre.
Nel pezzo di Numa la nuova geografia del quartiere, con i suoi call
center, botteghe africane, macellerie arabe, kebabbari e negozianti di
abiti cinesi corrisponde alle invasioni barbariche tanto care al
peggiore immaginario leghista.
Hic sunt leones - qui ci sono leoni… questo il nome che gli antichi
romani davano, sulle mappe, alle terre ancora inesplorate e selvagge
dell'Africa, dove bisognava muoversi armati fino ai denti per
difendersi da belve feroci sempre pronte a sbranare l'ignaro
esploratore. Muoversi armati e diffidenti, come in guerra. Duemila anni
dopo, i nuovi leoni - secondo Numa - si aggirano tra corso Giulio
Cesare e corso Brescia. In questa geografia della paura, il quartiere
è una giungla infernale di "pusher, tossici, giardini-latrine" e
commercianti stranieri che costringerebbero alla fuga quelli italiani;
alcuni residenti lamentano esasperati l'invivibilità delle
strade assediate da nuovi "leoni" che parlano lingue sconosciute e
indossano facce strane ed ostili e uno di loro, in un impeto di sdegno,
confessa all'avido cronista: "Quello che ti brucia è che alla
fine ti abitui a tutto". Già, l'abitudine… Ma a quali abitudini
si rischia di abituarsi davvero?
La crisi sfianca le vite di tutti, aggravata dai tagli dei governi:
vecchie certezze, (quasi) incrollabili fino a non molto tempo fa – un
lavoro, una pensione, le cure mediche, il diritto ad un'istruzione
gratuita per tutti - traballano… Nel muro di necessità pratiche
sempre più pressanti, il futuro sembra una fessura troppo
stretta da attraversare, e il rischio, quello vero è di
abituarsi a pensare che la colpa sia di chi è arrivato ultimo,
troppo tardi, quando la torta, i soliti vecchi padroni, l'avevano
già spartita e digerita, fuggendo da paesi dove spesso la
speranza di sopravvivere è un lusso inarrivabile.
Per contribuire a disegnare una ben altra geografia e sperare che segni
il tempo di una storia di segno differente, antimilitaristi ed
antirazzisti si sono dati nuovamente appuntamento all'angolo tra corso
Giulio e corso Brescia il 27 ottobre.
Nessuna traccia dei pericolosi pusher che, sempre secondo "La Stampa"
si anniderebbero dietro ai banchetti degli anarchici, ma molti
immigrati che si sono affollati intorno a volantini, opuscoli e alla
mostra sul pacchetto sicurezza, prima di entrare all'elementare
"Parini" per imparare meglio la nostra lingua a corsi per stranieri
dove gli insegnanti non chiedono le carte a nessuno.
L'iniziativa è stata promossa dalla rete "Resistere al razzismo".
Per info: noracism@inventati.org
Ma. Ma.
Torino, fronte della scuola. È nato il Cast – ovvero
Collettivo anarchico studentesco torinese. Al fitto volantinaggio fatto
il 16 ottobre in occasione dello sciopero e manifestazione degli
studenti è seguita una prima riunione allargata, nei locali
della FAI torinese, cui hanno partecipato una decina di giovani
anarchici, studenti medi e qualche universitario, che hanno deciso di
promuovere una struttura di collegamento stabile tra studenti
anarchici. Il Cast. Al suo attivo un volantinaggio contro la Lega in
occasione dell'elezione di Miss Padania a Collegno e, sempre a
Collegno, un manichino insanguinato e un cartone con la scritta
"assassini!", di fronte all'ingresso della bocciofila dove si è
svolta la festa leghista.
Foto e resoconto a quest'indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/6186
Il Collettivo si riunisce il mercoledì alle 17 presso la FAI Torino, in corso Palermo 46.
Per contatti:
dimebagloris@gmail.com
tel. 329 4852059 (Loris)
Sabato 17 ottobre alla festa di Mercato e Cittadinanza nel quartiere
di Grumello al Piano presso l'oratorio, dopo essere stati contattati e
invitati ad intervenire all'iniziativa, i "democratici" ambientalisti
promotori della stessa contestano e rifiutano la nostra presenza e
l'esposizione del nostro materiale a causa della mancata partecipazione
alle riunioni preparative. Inoltre c'è stato detto che qualora
avessimo deciso di allestire il banchetto informativo la scelta sarebbe
stata considerata una prevaricazione e una forzatura nei loro
confronti.
Infine siamo stati invitati a partecipare alle future riunioni del
gruppo Mercato e Cittadinanza. Dopo una breve consultazione si decide
di abbandonarli alle loro costine e alle loro contraddizioni.
Come mai tanta arroganza nei nostri confronti quando in passato la
nostra presenza e il nostro appoggio non sono mai mancati alle
iniziative del Comitato del Parco Agricolo Ecologico? Non sarà
perché qualche politico della passata amministrazione Bruni ha
ancora il dente avvelenato per la nostra pubblicazione del dossier sui
poteri forti a Bergamo all'interno del quale si è evidenziato
l'attività cementizia della giunta di centro sinistra?
Da internet apprendiamo un'interessante notizia: "Grumello al piano: 16
milioni per il rilancio del quartiere". Inteso come costruzione di 9
appartamenti da parte della MIA gruppo legato a Comunione e
Liberazione, 35 appartamenti da parte dell'Aler, uno sviluppo dei
servizi esistenti e interventi preventivi di sicurezza con
l'autopresidio del territorio, rilancio del commercio e
dell'artigianato con la creazione di un mercato di quartiere, il
teleriscaldamento e udite udite la realizzazione del parco agricolo.
Questo progetto è stato firmato a palazzo Frizzoni.
È stato chiamato "contratto di quartiere di Grumello",
ovvero il piano che riqualificherà il quartiere concordato dal
comune con diversi enti e che godrà di un cospicuo finanziamento
da parte della regione Lombardia. Anche il gruppo Mercato e
Cittadinanza parteciperà a questo appetitoso banchetto?
È il primo caso a Bergamo e uno dei primi in Lombardia. La
regione devolverà 3,5 milioni di euro per il progetto di
riqualificazione. Il costo complessivo dell'operazione è di 16
milioni e il comune darà un contributo di 2 milioni.
Alcuni interventi inizieranno subito, il completamento dei lavori
è previsto per il 2013. Il 30 settembre è stata firmata
una convenzione tra regione Lombardia e comune di Bergamo.
La situazione è ora molto più chiara. È in corso
l'ennesima speculazione, pioveranno soldi su enti di diversa estrazione
politica e daranno il contentino ai poveri ambientalisti di Mercato e
Cittadinanza, appena costituitosi per l'occasione, i quali, relegati
nell'angolino della politica istituzionale, verranno pagati per il loro
silenzio.
Ringraziamo sentitamente il gruppo Mercato e Cittadinanza per averci
impedito di partecipare alla loro festa, evitandoci di essere complici
di tale manovra.
Underground spazio anarchico