Umanità Nova, n.39 dell'8 novembre 2009, anno 89

informAzione - 2


Torino. Meeting antimilitarista

Torino 24 e 25 ottobre
Al meeting antimilitarista "Nessuna pace per chi fa guerra" hanno girato circa un centinaio di compagni e attivisti. Un incontro denso che ha visto svilupparsi un dibattito che ha travalicato i temi proposti per articolarsi in un confronto dal quale è emersa con forza la necessità di ampliare la rete di relazioni e mutuo appoggio tra quanti sono impegnati a contrastare la presenza militare nei vari territori.
L'incontro si inseriva in un mese di informazione e lotta contro la mostra/mercato dell'industria aerospaziale di guerra svoltasi il 28 e 29 ottobre all'Oval Lingotto.
Nella prima giornata i vari interventi – quadro geopolitico, guerra afgana, guerra interna, evoluzione dei paradigmi bellici – si sono dipanati per l'arco dell'intero pomeriggio nel confronto costante tra i vari partecipanti.
Ad ogni relazione è infatti seguito un florilegio di domande ed un dibattito serrato, impossibile da riassumere.
I diversi approcci hanno contribuito a mettere in risalto il ruolo dell'Italia, il peso intollerabile della mancata riflessione sul suo passato coloniale, il costituirsi di un immaginario che concepisce la guerra come operazione di polizia e le occupazioni militari come interventi umanitari.
Le precise relazioni di Stefano Capello e Marco Rossi hanno evidenziato le poste in gioco nei conflitti in corso e il conseguente ridefinirsi di equilibri a livello planetario.
Gli interventi di Simone Bisacca e Maria Matteo, centrati sul tema "La guerra in casa. Dai militari nelle strade alle ronde" hanno messo in rilievo come la linea di demarcazione tra guerra interna e guerra esterna si sia assottigliata al punto di non essere più percettibile.
In serata – dopo la presentazione dell'opuscolo della Rete anarchica antimilitarista "Chi fa guerra non va lasciato in pace" - Alessio Lega, trascinante nonostante il fastidioso raffreddore che lo affliggeva, ha cantato storie di resistenza al militarismo.
Il giorno successivo è stata la volta dei compagni impegnati nella lotta contro le basi e le servitù militari. I vari interventi hanno messo a fuoco le varie situazioni locali, relazionando sulla presenza di basi militari, poligoni di tiro, aeroporti, industrie e sulla resistenza popolare alla loro presenza sul territorio.
Stefano Raspa ha raccontato l'esperienza ormai decennale del Comitato Unitario contro Aviano 2000; Errico Pavese ha illustrato la resistenza alla costruzione della base italiana a Mattarello; Roberto Bonadeo ha lungamente illustrato le conseguenze per la salute della presenza di installazioni militari in Sardegna, puntando il dito sul "PISQ", il poligono interforze del Salto di Quirra, dove vengono provati ordigni, aerei, bombe, razzi; Marco di Vicenza ha narrato le ultime fasi della lotta contro la nuova base USA di Vicenza, che sta tristemente giungendo al proprio epilogo; Walter Bovolenta ha fatto il punto sulla lotta contro il nuovo stabilimento per l'assemblaggio degli F35 a Cameri di Novara.
L'assemblea che ne è scaturita è stata molto vivace nel confronto delle esperienze e nella lettura delle prospettive di lotta, a volte molto diverse. Tutti hanno peraltro concordato sulla necessità di accentuare il mutuo appoggio, la reciproca conoscenza e la solidarietà attiva alle lotte, mirando a promuovere e salvaguardare l'autonomia della lotta popolare.
Nel pomeriggio, dopo la precisa relazione di Tiziano Antonelli sull'industria bellica tra stato e mercato, Alberto Perino ha raccontato l'appassionante storia della lotta per la riconversione alle Officine Moncenisio di Condove in Val Susa. Una lotta radicata nella memoria della valle che oggi resiste al Tav.
La giornata si è conclusa con la relazione di Massimo Zucchetti sull'industria di guerra e la ricerca scientifica e le strette connessioni tra il politecnico di Torino e industrie come Alenia, Fiat Avio, Microtecnica.
Le varie relazioni verranno raccolte in un opuscolo di prossima uscita.
1.m.

Torino. Via i mercanti di morte!

Torino 27 ottobre. Nella notte sono apparse scritte di malvenuto ai mercanti di morte che il 28 e 29 ottobre si sono incontrati all'Oval Lingotto per il secondo "Aerospace and defence meeting", mostra/mercato dell'industria aerospaziale.
Le scritte sono comparse al parcheggio del Lingotto, alla Sisport, alla caserma Montegrappa e nel tunnel del Lingotto.
Ecco le foto:
http://piemonte.indymedia.org/article/6126
Torino 28 ottobre, ore 10. Antimilitaristi incatenati e blocco stradale alla Camera di Commercio.
A meta mattinata un gruppo di antimilitaristi si è incatenato al primo piano della Camera di Commercio in piazzale Valdo Fusi. Sul lungo striscione legato alla balconata la scritta "Nessuna pace per chi fa guerra! No all'aerospace and defence meeting!". Altri striscioni sono comparsi in strada "Fuori i militari dai quartieri", "Stop alle fabbriche di morte!". Alcuni compagni si alternavano al megafono e distribuivano volantini. Slogan, sirene e battiture hanno fatto da colonna sonora. Numerosi i passanti che si fermavano chiedendo le ragioni della protesta. Alcuni hanno anche applaudito l'azione.
Quello stesso giorno - promossa dalla Camera di Commercio - all'Oval Lingotto ha preso avvio la mostra/mercato dell'industria aerospaziale di guerra, che raccoglie il fior fiore della produzione di morte nel nostro paese.
I responsabili della Camera di Commercio hanno chiamato immediatamente la Digos, che si è presentata in forze. Dopo un'ora di occupazione e incatenamento l'edificio è stato chiuso al pubblico. Gli antimilitaristi in strada hanno a questo punto attuato un blocco stradale chiudendo la via con uno striscione e accampandosi a turno in terra.
La protesta è terminata intorno alle due. Nel tardo pomeriggio un gruppo di mercanti d'armi ha fatto la sua comparsa in piazza Castello per fare propaganda alla vetrina aperta all'Oval. In abito scuro e maschera bianca, con il campionario di mercanzie bene in vista e battitori che magnificavano le merci hanno attraversato il presidio degli studenti delle facoltà scientifiche in lotta. Gli studenti li hanno invitati a presentare al microfono i loro prodotti, il meglio dell'industria aerospaziale piemontese, quella che non conosce mai crisi, quella che piace tanto ai padroni e alla sinistra Fiom di Airaudo.
Lo stesso Airaudo, in un intervista rilasciata quello stesso giorno a Repubblica auspicava che la produzione degli F35 rimanesse a Torino e non andasse a Cameri o in Lombardia. Il lavoro in primo luogo, qualunque cosa si produca. Non è il caso di essere schizzinosi: i bombardieri non pongono nessun problema al sindacato. Il giro dei mercanti d'armi è poi proseguito per via Po al grido "finché c'è guerra c'è speranza", "finché c'è guerra ci sono affari!" Si è così conclusa la campagna contro "L'aerospace anda defence meeting" ma la lotta contro le fabbriche di morte continua. Ogni giorno. Quella di oggi è solo l'ultima delle iniziative fatte per mettere sabbia nel motore del militarismo nostrano. Scritte, azioni dirette, presidi contro gli alpini in strada e la due giorni antimilitarista dello weekend precedente hanno contribuito a rompere il silenzio intorno ad un business di morte.

Qualche foto delle azioni del 28 ottobre su indymedia piemonte
http://piemonte.indymedia.org/article/6137
e quelle delle iniziative dei giorni scorsi:
http://piemonte.indymedia.org/article/5949
http://piemonte.indymedia.org/article/6070
http://piemonte.indymedia.org/article/6031

Ma. Ma.

Torino. Via i militari! Spazio antirazzista/antimilitarista

Martedì 27 ottobre. Lo spazio antirazzista e antimilitarista all'angolo tra corso Giulio Cesare e corso Bresci(a) di fronte alla postazione degli alpini dell'8 ottobre, oltre a raccogliere il consenso di numerosi abitanti del quartiere e a far scappare gli alpini (cfr. Torino. Antimilitaristi in piazza… e gli alpini se ne vanno in "inform@zione" di UN 36), ha suscitato la reazione della consigliera del Pdl Patrizia Alessi e dell'associazione commercianti, premurosamente raccolte da Massimo Numa sulle pagine de "La Stampa" del 12 ottobre.
Nel pezzo di Numa la nuova geografia del quartiere, con i suoi call center, botteghe africane, macellerie arabe, kebabbari e negozianti di abiti cinesi corrisponde alle invasioni barbariche tanto care al peggiore immaginario leghista.
Hic sunt leones - qui ci sono leoni… questo il nome che gli antichi romani davano, sulle mappe, alle terre ancora inesplorate e selvagge dell'Africa, dove bisognava muoversi armati fino ai denti per difendersi da belve feroci sempre pronte a sbranare l'ignaro esploratore. Muoversi armati e diffidenti, come in guerra. Duemila anni dopo, i nuovi leoni - secondo Numa - si aggirano tra corso Giulio Cesare e corso Brescia. In questa geografia della paura, il quartiere è una giungla infernale di "pusher, tossici, giardini-latrine" e commercianti stranieri che costringerebbero alla fuga quelli italiani; alcuni residenti lamentano esasperati l'invivibilità delle strade assediate da nuovi "leoni" che parlano lingue sconosciute e indossano facce strane ed ostili e uno di loro, in un impeto di sdegno, confessa all'avido cronista: "Quello che ti brucia è che alla fine ti abitui a tutto". Già, l'abitudine… Ma a quali abitudini si rischia di abituarsi davvero?
La crisi sfianca le vite di tutti, aggravata dai tagli dei governi: vecchie certezze, (quasi) incrollabili fino a non molto tempo fa – un lavoro, una pensione, le cure mediche, il diritto ad un'istruzione gratuita per tutti - traballano… Nel muro di necessità pratiche sempre più pressanti, il futuro sembra una fessura troppo stretta da attraversare, e il rischio, quello vero è di abituarsi a pensare che la colpa sia di chi è arrivato ultimo, troppo tardi, quando la torta, i soliti vecchi padroni, l'avevano già spartita e digerita, fuggendo da paesi dove spesso la speranza di sopravvivere è un lusso inarrivabile.
Per contribuire a disegnare una ben altra geografia e sperare che segni il tempo di una storia di segno differente, antimilitaristi ed antirazzisti si sono dati nuovamente appuntamento all'angolo tra corso Giulio e corso Brescia il 27 ottobre.
Nessuna traccia dei pericolosi pusher che, sempre secondo "La Stampa" si anniderebbero dietro ai banchetti degli anarchici, ma molti immigrati che si sono affollati intorno a volantini, opuscoli e alla mostra sul pacchetto sicurezza, prima di entrare all'elementare "Parini" per imparare meglio la nostra lingua a corsi per stranieri dove gli insegnanti non chiedono le carte a nessuno.
L'iniziativa è stata promossa dalla rete "Resistere al razzismo".
Per info: noracism@inventati.org

Ma. Ma.

Torino. È nato il Cast

Torino, fronte della scuola. È nato il Cast – ovvero Collettivo anarchico studentesco torinese. Al fitto volantinaggio fatto il 16 ottobre in occasione dello sciopero e manifestazione degli studenti è seguita una prima riunione allargata, nei locali della FAI torinese, cui hanno partecipato una decina di giovani anarchici, studenti medi e qualche universitario, che hanno deciso di promuovere una struttura di collegamento stabile tra studenti anarchici. Il Cast. Al suo attivo un volantinaggio contro la Lega in occasione dell'elezione di Miss Padania a Collegno e, sempre a Collegno, un manichino insanguinato e un cartone con la scritta "assassini!", di fronte all'ingresso della bocciofila dove si è svolta la festa leghista.
Foto e resoconto a quest'indirizzo:
http://piemonte.indymedia.org/article/6186
Il Collettivo si riunisce il mercoledì alle 17 presso la FAI Torino, in corso Palermo 46.
Per contatti:
dimebagloris@gmail.com
tel. 329 4852059 (Loris)


Bergamo. La storia si ripete

Sabato 17 ottobre alla festa di Mercato e Cittadinanza nel quartiere di Grumello al Piano presso l'oratorio, dopo essere stati contattati e invitati ad intervenire all'iniziativa, i "democratici" ambientalisti promotori della stessa contestano e rifiutano la nostra presenza e l'esposizione del nostro materiale a causa della mancata partecipazione alle riunioni preparative. Inoltre c'è stato detto che qualora avessimo deciso di allestire il banchetto informativo la scelta sarebbe stata considerata una prevaricazione e una forzatura nei loro confronti.
Infine siamo stati invitati a partecipare alle future riunioni del gruppo Mercato e Cittadinanza. Dopo una breve consultazione si decide di abbandonarli alle loro costine e alle loro contraddizioni.
Come mai tanta arroganza nei nostri confronti quando in passato la nostra presenza e il nostro appoggio non sono mai mancati alle iniziative del Comitato del Parco Agricolo Ecologico? Non sarà perché qualche politico della passata amministrazione Bruni ha ancora il dente avvelenato per la nostra pubblicazione del dossier sui poteri forti a Bergamo all'interno del quale si è evidenziato l'attività cementizia della giunta di centro sinistra?
Da internet apprendiamo un'interessante notizia: "Grumello al piano: 16 milioni per il rilancio del quartiere". Inteso come costruzione di 9 appartamenti da parte della MIA gruppo legato a Comunione e Liberazione, 35 appartamenti da parte dell'Aler, uno sviluppo dei servizi esistenti e interventi preventivi di sicurezza con l'autopresidio del territorio, rilancio del commercio e dell'artigianato con la creazione di un mercato di quartiere, il teleriscaldamento e udite udite la realizzazione del parco agricolo.
Questo progetto è stato firmato a palazzo Frizzoni. È  stato chiamato "contratto di quartiere di Grumello", ovvero il piano che riqualificherà il quartiere concordato dal comune con diversi enti e che godrà di un cospicuo finanziamento da parte della regione Lombardia. Anche il gruppo Mercato e Cittadinanza parteciperà a questo appetitoso banchetto?
È il primo caso a Bergamo e uno dei primi in Lombardia. La regione devolverà 3,5 milioni di euro per il progetto di riqualificazione. Il costo complessivo dell'operazione è di 16 milioni e il comune darà un contributo di 2 milioni.
Alcuni interventi inizieranno subito, il completamento dei lavori è previsto per il 2013. Il 30 settembre è stata firmata una convenzione tra regione Lombardia e comune di Bergamo.
La situazione è ora molto più chiara. È in corso l'ennesima speculazione, pioveranno soldi su enti di diversa estrazione politica e daranno il contentino ai poveri ambientalisti di Mercato e Cittadinanza, appena costituitosi per l'occasione, i quali, relegati nell'angolino della politica istituzionale, verranno pagati per il loro silenzio.
Ringraziamo sentitamente il gruppo Mercato e Cittadinanza per averci impedito di partecipare alla loro festa, evitandoci di essere complici di tale manovra.

Underground spazio anarchico

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