A cura della Commissione Lavoro della Federazione Anarchica Milanese
bel-lavoro@federazioneanarchica.org
Lione (Francia). Da martedì 29 settembre, venti lavoratori
della Keolis, la società privata che gestisce i trasporti
pubblici della città, occupano parte degli uffici della
direzione per protesta contro il tentativo dell'azienda, iniziato
già nel corso del 2008, di imporre pesanti tagli al contratto,
sia in termini economici che normativi.
A nulla sono valsi ben 6 giorni di sciopero, al quale ha partecipato
gran parte dei lavoratori, tanto che sono rimasti in circolazione solo
il 58% dei Metrò, il 32% dei tram ed il 25% degli autobus; la
direzione insiste nell'affermare che i punti del contratto da tagliare
si riferiscono ad accordi ormai obsoleti, mentre, da parte loro, i
lavoratori chiedono che i tagli siano quantomeno adeguatamente
compensati.
Terminata nel nulla la trattativa, ha avuto luogo l'occupazione dei
locali mentre, da parte sindacale, secondo quanto prevede la legge
francese, è stato depositato presso la locale prefettura un
formale avviso di sciopero di 99 giorni.
Da notare che, nella stessa notte dell'occupazione, un incendio di
origine sconosciuta si è sviluppato nelle prime ore del mattino
nel deposito dei bus sito nel centro della città, causando la
totale distruzione di 34 autobus ed il danneggiamento di altri 4.
Il braccio di ferro continua.
Era stato licenziato per aver dichiarato pubblicamente che lo
spezzamento dei due Eurostar a Milano, il 14 e 22 luglio 2008, era un
incidente estremamente pericoloso e coinvolgeva la manutenzione, la
progettazione ed i controlli sugli ETR. Due avvenimenti che non erano
stati presi alla leggera nemmeno dalla magistratura, tanto che sia la
procura di Milano che quella di Torino avevano aperto due inchieste
separate sugli episodi. Ciò nonostante, a ferragosto del 2008 De
Angelis era stato licenziato, proprio lui che, quale RLS, aveva
denunciato l'accaduto. E non era neppure la prima volta: già nel
2006 aveva subito una analoga sanzione, poi ritirata dalle FS, sempre
per la sua attività sindacale durante la vertenza dei
macchinisti contro il "pedale dell'uomo morto".
Ma evidentemente ormai era diventato scomodo per la dirigenza della
ferrovie, tanto che – non appena possibile - lo avevano nuovamente
licenziato, intendendo così colpire, nella figura di un noto
RLS, tutta una categoria da tempo sottoposta a pressioni di ogni
genere. Da allora si sono susseguite innumerevoli iniziative,
scioperi e mobilitazioni in appoggio a De Angelis, che non avevano
ottenuto la marcia indietro alla dirigenza Fs.
Il 26 ottobre scorso, invece, il giudice del lavoro di Roma ha
annullato il licenziamento con immediato ordine di reintegro e
risarcimento di tutte le retribuzioni perdute: un vero e proprio smacco
per Trenitalia. Da notare che, nel rapporto annuale 2008 dell'Agenzia
nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf), sono state riportate
esattamente le segnalazioni per le quali Dante De Angelis è
stato licenziato.
La Zanussi Electrolux era una delle aziende presenti, con un proprio
striscione, nel corteo milanese in occasione dello sciopero generale
del sindacalismo di base. Un'azienda metalmeccanica a Solaro,
hinterland di Milano, con 1050 dipendenti. Per l'occasione sono scesi
in sciopero circa il 70% dei lavoratori: una bella prova di forza,
soprattutto se si considera che il 9 ottobre c'era stata anche la
giornata di sciopero indetta dalla FIOM. È una fabbrica che
produce lavastoviglie di "alta gamma" (alta qualità). C'è
uno stabilimento anche in Polonia che produce lavastoviglie di "bassa
gamma".
La sede del gruppo è a Porcia (Pordenone). La CUB attualmente
nella fabbrica di Solaro ha 3 delegati (ex SdL) su un totale di 13 RSU,
ripartiti tra Cgil, Uil, Cisl, Ugl. Una rappresentanza naturalmente
ridotta rispetto ai 300 voti di consensi ottenuti alle elezioni, per il
perverso effetto delle regole truccate, per cui i sindacati firmatari
dei contratti si distribuiscono una quota arbitraria del 33%. L'azienda
si ostina a non riconoscere la rappresentanza del sindacato di base, ma
solo i delegati RSU. Infatti, si è in causa per il mancato
pagamento delle quote sindacali sottoscritte dai lavoratori aderenti.
Sicuramente i circa 700 lavoratori, che hanno scioperato il 23 ottobre,
sono la testimonianza che la rappresentanza si può conquistare
con la lotta.
Mentre i media nazionali, dimostrando almeno in questo un unanime
spirito "bipartisan", tendono accuratamente a nascondere la cruda
realtà della crisi occupazionale, limitandosi a dare una notizia
solo quando il caso specifico è eclatante, in tutta Italia si
svolgono in realtà veri e propri drammi dei quali si viene a
conoscenza solo per caso, spulciando magari la cronaca locale, nella
quale sono stati accortamente relegati. Eccone alcuni esempi fra i
tanti:
15 ottobre 2009, poco dopo le 17, una donna entra negli uffici
amministrativi della Phonemedia di Novara, società di call
center che, in difficoltà, dal 27 settembre è stata
ceduta alla Omega, società italiana di proprietà della
inglese Restform Ltd. Ciò nonostante, gli stipendi arretrati – a
cominciare da quello di agosto – non sono ancora stati pagati. La
donna, con un marito disoccupato e un figlio di pochi mesi, ha
vivacemente chiesto ancora una volta il pagamento del dovuto. Alla
risposta - "deve ancora aspettare" - ha estratto un coltello gridando:
"Mio figlio non mangia da due giorni! Ho bisogno dei soldi della mia
paga!".
Il 19 ottobre, sempre alla Phonemedia di Novara, un dipendente,
disperato per la mancanza di mezzi di sussistenza, dopo avere per
l'ennesima volta sollecitato il pagamento degli stipendi arretrati, in
preda a crisi nervosa, ha preso a calci una delle pareti di
cartongesso degli uffici, per poi minacciare, con il coltello alla
mano, un sindacalista.
A questa voluta mancanza di informazione, tesa evidentemente a non
disturbare i ben noti manovratori, la nostra rubrica tenta invece, pur
nel suo piccolo, di dare una risposta. Rinnoviamo quindi l'invito a
tutti i lettori affinché contribuiscano alla stesura di Bel
lAvoro con loro scritti ed informazioni.
Ricordate Romiti, il grande capo della Fiat? Dopo aver sfruttato per anni migliaia di operai, se ne è andato in pensione con una liquidazione di centinaia di miliardi ed ha continuato a fare il capitalista. Per il suo coinvolgimento in tangentopoli non ha fatto, come da prassi per i potenti, neppure un giorno di galera. Nel processo penale per quei fatti un centinaio di operai, Alfa Romeo e Fiat di Arese, Pomigliano, Torino, Termoli e Modena, sostenuti dallo Slai Cobas, gli avevano fatto causa, perché aveva preso l'abitudine di decurtare dal premio di produzione le tangenti che puntualmente pagava ai politici per farsi assegnare gli appalti. La corte d'appello di Torino aveva dato ragione agli operai, condannando l'ex grande capo della Fiat a pagare circa 1500 euro (più gli interessi legali) ad ognuno dei ricorrenti. Romiti ha chiesto l'annullamento della sentenza, perché dal 2002 il falso in bilancio non è più reato se non supera una certa percentuale del bilancio aziendale. Gli avvocati dello Slai Cobas hanno contestato le richieste. A Romiti è andata male: sono state rigettate tutte le richieste e riconfermata la sentenza d'appello. Visto quello che, anche in assenza di Romiti, la Fiat continua a rappresentare, una piccola... soddisfazione.