Lo scorso 29 ottobre il professore David Nutt dell'Universita' di
Bristol, presidente dell'AMCD (il comitato di esperti che svolge il
ruolo di consulente del governo britannico in materia di droghe) ha
pubblicato la sua ricerca 'Estimating Drug Harms-A Risky Business?' per
il Centro Crimine e Giustizia del King's College di Londra.
Nella ricerca, il professore presenta una classificazione delle venti
sostanze 'più pericolose' in cui alcolici e tabacco figurano
rispettivamente al quinto e al nono posto. Nella graduatoria, l'alcool
e' preceduto solo da cocaina, eroina, barbiturici e metadone. Seguono
quindi tre psicofarmaci legali e al nono posto appunto il tabacco che
secondo la valutazione di Nutt risulta piu' pericoloso di
cannabis (13ma posizione), Lsd (10mo) ed Ecstasy (11ma).
Presentando il suo rapporto davanti a una platea di giuristi al King's
College di Londra , l'esperto ha dichiarato di non essere "pronto a
indurre in errore il pubblico sui danni che causano la cannabis o
l'ecstasy" e che "spaventare i giovani non impedirà loro di
utilizzare le droghe". In un altro intervento alla Bbc, Nutt ha
accusato il primo ministro Gordon Brown di esprimere opinioni
completamente irrazionali sui pericoli della marijuana, sottolineando
tra l'altro che se la cannabis ha una posizione relativamente alta
nella classifica sulla pericolosità delle droghe è
"perché più di metà delle persone arrestate e
denunciate nel Regno Unito negli ultimi trent'anni sono state fermate
della polizia perché trovate in possesso di hashish o marijuana".
Le reazioni del governo inglese non si sono fatte attendere: due giorni
dopo la pubblicazione del rapporto Nutt è stato rimosso dal suo
incarico. Il Ministro degli Interni Alan Johnson ha giustificato la sua
decisione, adottata da lui e da Brown senza peraltro informare il
collega titolare di Scienze e Innovazione, Lord Drayson, dicendo che
"non è accettabile che un consulente del governo si schieri
pubblicamente e faccia campagna contro le decisioni dell'esecutivo".
Alla televisione Sky News, Nutt ha dichiarato di esserci rimasto male
per l'allontanamento e di spiegarselo con l'approssimarsi delle
elezioni legislative. "La politica è politica, la scienza
è scienza. A volte c'è tensione tra le due", ha
sottolineato il professore di neuro-psico-farmacologia
all'università di Bristol. "I politici pretendono che gli
esperti confermino la loro propaganda terroristica contro l'uso di
droghe illegali per giustificare le decine di migliaia di arresti che
vengono effettuati ogni anno, ma in realtà la maggior parte
delle droghe illegali sono meno pericolose di droghe vendute legalmente
come l'alcool e il tabacco (..) in molti casi le droghe non sono
illegali perché sono pericolose, ma piuttosto, come nel caso
della cannabis, sono pericolose perché sono illegali".
Il licenziamento di Nutt ha suscitato molto disappunto nella stampa e
nella comunità scientifica inglesi. In teoria, i consulenti
dell'AMCD dovrebbero essere sentiti a proposito di tutte le decisioni
del governo sulle droghe, ma in effetti sempre più spesso i loro
pareri vengono ignorati. Dopo il licenziamento di Nutt altri due membri
hanno rinunciato all'incarico per protesta contro la decisione del
Ministero degli Interni, mentre anche per gli altri membri del Comitato
si profila la minaccia di dimissioni in blocco.
Les King, uno dei componenti dimessisi dell'AMCD, ha dichiarato che
negli ultimi anni l'atteggiamento del governo nei confronti dell'organo
di consultazione è cambiato e che i Ministri competenti seguono
un'agenda politica predefinita quando ricorrono al parere degli
esperti: "Alla Commissione viene chiesto di approvare una posizione
già predeterminata; i consulenti possono essere solo tali, ma
hanno il diritto di esprimere la loro opinione, diritto che è
stato negato". Uno dei maggior esperti britannici del settore, lo
psichiatra Kenneth Drake ha invitato invece "tutti gli scienziati e i
medici onesti a rifiutarsi di far parte di queste commissioni
governative", visto che "la prima cosa che dovrebbe fare uno studioso
onesto è dire chiaramente che le leggi anti-droga hanno
provocato molti più danni e sofferenze di quante non ne abbiano
provocate le droghe illegali".
La vicenda del licenziamento di Nutt non ha avuto alcun eco sui media
italiani. Probabilmente perché parlarne avrebbe significato in
qualche modo mettere in discussione uno dei dogmi fondamentali del
proibizionismo: le droghe fanno male e le leggi anti-droga servono a
difendere le vittime della droga. In effetti, però, le leggi
proibizioniste non servono a proteggere nessuno. Solo dal 1991
alla fine del 2005 per ammissione dello stesso Ministero degli Interni
più di 600mila persone in Italia sono state segnalate alle
Prefetture e sottoposte alle cosiddette "sanzioni amministrative". Le
cifre di questa persecuzione di massa (di cui non parla mai nessuno)
sono sicuramente aumentate con l'approvazione all'inizio del 2006 della
Legge Fini-Giovannardi che ha messo sullo stesso piano droghe leggere e
droghe pesanti e che ha lanciato la Grande Crociata Anti-Cannabis con
l'unico triste risultato che l'Italia ha rapidamente conquistato i
primati europei di massima diffusione e minimi prezzi di eroina e
cocaina.
Le persone non si proteggono certo mandandole in galera, fermandole per
la strada, costringendole a sottoporsi a costosissimi test da cui
dipendono la conservazione della patente o addirittura la conservazione
del posto di lavoro… E' ora di fermare la crudele follia del
proibizionismo.
robertino