Umanità Nova, n.41 del 22 novembre 2009, anno 89

Il proibizionismo, un rimedio peggiore del male


Lo scorso 29 ottobre il professore David Nutt dell'Universita' di Bristol, presidente dell'AMCD (il comitato di esperti che svolge il ruolo di consulente del governo britannico in materia di droghe) ha pubblicato la sua ricerca 'Estimating Drug Harms-A Risky Business?' per il Centro Crimine e Giustizia del King's College di Londra.
Nella ricerca, il professore presenta una classificazione delle venti sostanze 'più pericolose' in cui alcolici e tabacco figurano rispettivamente al quinto e al nono posto. Nella graduatoria, l'alcool e' preceduto solo da cocaina, eroina, barbiturici e metadone. Seguono quindi tre psicofarmaci legali e al nono posto appunto il tabacco che secondo la valutazione di Nutt  risulta piu' pericoloso di cannabis (13ma posizione), Lsd (10mo)  ed Ecstasy (11ma).
Presentando il suo rapporto davanti a una platea di giuristi al King's College di Londra , l'esperto ha dichiarato di non essere "pronto a indurre in errore il pubblico sui danni che causano la cannabis o l'ecstasy" e che "spaventare i giovani non impedirà loro di utilizzare le droghe". In un altro intervento alla Bbc, Nutt ha accusato il primo ministro Gordon Brown di esprimere opinioni completamente irrazionali sui pericoli della marijuana, sottolineando tra l'altro che se la cannabis ha una posizione relativamente alta nella classifica sulla pericolosità delle droghe è "perché più di metà delle persone arrestate e denunciate nel Regno Unito negli ultimi trent'anni sono state fermate della polizia perché trovate in possesso di hashish o marijuana".
Le reazioni del governo inglese non si sono fatte attendere: due giorni dopo la pubblicazione del rapporto Nutt è stato rimosso dal suo incarico. Il Ministro degli Interni Alan Johnson ha giustificato la sua decisione, adottata da lui e da Brown senza peraltro informare il collega titolare di Scienze e Innovazione, Lord Drayson, dicendo che "non è accettabile che un consulente del governo si schieri pubblicamente e faccia campagna contro le decisioni dell'esecutivo".
Alla televisione Sky News, Nutt ha dichiarato di esserci rimasto male per l'allontanamento e di spiegarselo con l'approssimarsi delle elezioni legislative. "La politica è politica, la scienza è scienza. A volte c'è tensione tra le due", ha sottolineato il professore di neuro-psico-farmacologia all'università di Bristol. "I politici pretendono che gli esperti confermino la loro propaganda terroristica contro l'uso di droghe illegali per giustificare le decine di migliaia di arresti che vengono effettuati ogni anno, ma in realtà la maggior parte delle droghe illegali sono meno pericolose di droghe vendute legalmente come l'alcool e il tabacco (..) in molti casi le droghe non sono illegali perché sono pericolose, ma piuttosto, come nel caso della cannabis, sono pericolose perché sono illegali".
Il licenziamento di Nutt ha suscitato molto disappunto nella stampa e nella comunità scientifica inglesi. In teoria, i consulenti dell'AMCD dovrebbero essere sentiti a proposito di tutte le decisioni del governo sulle droghe, ma in effetti sempre più spesso i loro pareri vengono ignorati. Dopo il licenziamento di Nutt altri due membri hanno rinunciato all'incarico per protesta contro la decisione del Ministero degli Interni, mentre anche per gli altri membri del Comitato si profila la minaccia di dimissioni in blocco.
Les King, uno dei componenti dimessisi dell'AMCD, ha dichiarato che negli ultimi anni l'atteggiamento del governo nei confronti dell'organo di consultazione è cambiato e che i Ministri competenti seguono un'agenda politica predefinita quando ricorrono al parere degli esperti: "Alla Commissione viene chiesto di approvare una posizione già predeterminata; i consulenti possono essere solo tali, ma hanno il diritto di esprimere la loro opinione, diritto che è stato negato". Uno dei maggior esperti britannici del settore, lo psichiatra Kenneth Drake ha invitato invece "tutti gli scienziati e i medici onesti a rifiutarsi di far parte di queste commissioni governative", visto che "la prima cosa che dovrebbe fare uno studioso onesto è dire chiaramente che le leggi anti-droga hanno provocato molti più danni e sofferenze di quante non ne abbiano provocate le droghe illegali".

La vicenda del licenziamento di Nutt non ha avuto alcun eco sui media italiani. Probabilmente perché parlarne avrebbe significato in qualche modo mettere in discussione uno dei dogmi fondamentali del proibizionismo: le droghe fanno male e le leggi anti-droga servono a difendere le vittime della droga. In effetti, però, le leggi proibizioniste non servono a proteggere nessuno.  Solo dal 1991 alla fine del 2005 per ammissione dello stesso Ministero degli Interni più di 600mila persone in Italia sono state segnalate alle Prefetture e sottoposte alle cosiddette "sanzioni amministrative". Le cifre di questa persecuzione di massa (di cui non parla mai nessuno) sono sicuramente aumentate con l'approvazione all'inizio del 2006 della Legge Fini-Giovannardi che ha messo sullo stesso piano droghe leggere e droghe pesanti e che ha lanciato la Grande Crociata Anti-Cannabis con l'unico triste risultato che l'Italia ha rapidamente conquistato i primati europei di massima diffusione e minimi prezzi di eroina e cocaina.
Le persone non si proteggono certo mandandole in galera, fermandole per la strada, costringendole a sottoporsi a costosissimi test da cui dipendono la conservazione della patente o addirittura la conservazione del posto di lavoro… E' ora di fermare la crudele follia del proibizionismo.

robertino

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