Umanità Nova, n.41 del 22 novembre 2009, anno 89

Day of action contro i CIE


Torino/1. Sfilata con gabbia e capitalista a Porta Palazzo

Sabato 14 novembre, mattina.
Striscioni, una mostra sul pacchetto sicurezza, banchetto, musica e volantinaggi allo spazio antirazzista che ha aperto due giornate di informazione e lotta contro i CIE in occasione del Day of action contro i CIE, la Giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati promossa dall'IFA.
Alle varie iniziative, organizzate dalla rete "resistere al razzismo" hanno partecipato i compagni della FAI torinese e quelli del Perlanera di Alessandria.
Il presidio del 14 per una buona ora è diventato itinerante.
"Fratello devi stare attento. Tu difendi i poveri e quindi sei nemico della democrazia. Stai con chi cerca lavoro e quindi finirai a Guantanamo". Lo dice ad un compagno un anziano immigrato all'angolo tra piazza della Repubblica e via Cottolengo.
Gli antirazzisti stanno facendo un giro attraverso il Balon e il mercato di Porta Palazzo, bloccando brevemente il traffico in via Andreis, piazza della Repubblica, corso Giulio Cesare.
Davanti c'è uno striscione "CIE = lager. Rompere le gabbie". Poi incede rigido un capitalista in gessato e Borsalino seguito da una gabbia con due lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.
C'è anche il suono straziante di una chitarra elettrica ed un tamburo che batte il tempo. Il tempo di uomini e donne in catene, che marciano al ritmo del padrone. La sfilata antirazzista fa numerose soste. Il capitalista apostrofa la folla, vantandosi dei soldi fatti sulle spalle di chi lavora. Magari in nero, senza permesso, ricattato ogni giorno. Grazie, e lo sottolinea con forza, alle leggi razziste fatte da governi amici, di destra e di sinistra. Sono storie che tanti lì riconoscono come proprie: la schiavitù legale dei lavoratori immigrati, il lavoro senza diritti né tutele, le gabbie del CIE che si ingoiano quelli che non servono e minacciano la vita di tutti gli altri. Ad ogni sosta i due immigrati in gabbia urlano e si avventano sul capitalista. Nel cuore del mercato le grida si moltiplicano. La gente si ferma, alcuni si uniscono nel gridare al padrone "razzista!", "vai via!". In piazza una macchina suona forte alle nostre spalle. Alla guida c'è una ragazza rom con una sfilza di bambini. Sorride, saluta e mostra il pollice in segno di approvazione.
Tanti altri si avvicinano e ringraziano.
Qui trovate le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367

Torino/2. Scritte contro chi lucra sui CIE

Sabato 14 novembre, pomeriggio. Dopo pranzo compaiono scritte sui muri della Misericordia a Collegno, del consorzio Connecting People e della Croce Rossa in via Bologna. Misericordia, Croce rossa e Connecting People hanno in comune la scelta di gestire uno o più CIE. Su muri della Misericordia che gestisce i CIE di Modena e Bologna, la scritta "Misericordia complice nei CIE/lager di Stato. Rompere le gabbie!". Sui muri di Kairos, del consorzio Connecting People, che gestisce i CIE di Gradisca e Trapani, in corsa per aggiudicarsi Torino la scritta "Gestire i CIE/lager non è un'opportunità. Maurino aspirante aguzzino". Mauro Maurino, presidente di Kairos e membro del direttivo di Connecting People, considera gestire un CIE "un'opportunità" da non farsi scappare.
Infine alla sede CRI di via Bologna è comparsa l'ultima di una lunga serie di scritte "CRI complice dei pestaggi al CIE. Rompere le gabbie!". L'ennesima mano di vernice non basterà a coprire la vergogna di chi lucra sulla vita di uomini e donne in gabbia.
Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367

Torino/3

Domenica 15 novembre.  Nella notte corso Brunelleschi ha cambiato nome. La strada che costeggia il CIE di Torino è diventata "corso Nabruka Nimuni". Di fronte al CIE - perché tutti ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello "A Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista".
Qui le foto scattate da un reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/6377
Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno oltrepassato le gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella sezione femminile: tra mezzanotte e l'una per una ventina di minuti si sono udite battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno alle 2 e mezza è uscita un'ambulanza scortata dalla polizia.
Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un'immigrata senza documenti, illegale, clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba per le statistiche e nulla più. Sottrarre la sua storia all'oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo per fuggire la terribile normalità del male, che brucia le viscere della nostra società.
Il 7 maggio di quest'anno Nabruka si è suicidata nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L'hanno trovata impiccata nei bagni. Poche ore prima aveva saputo che quel giorno l'avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in Italia da oltre vent'anni, aveva un figlio, non voleva andare via.
La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del solito pezzo di carta le hanno consegnato un decreto di espulsione e l'hanno rinchiusa nel CIE. In Italia non le hanno permesso di vivere. Ha preferito morire.
Con questo gesto si conclude il Day of action contro i CIE
Ma la resistenza continua… ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.

Ma. Ma.

Parma

Il gruppo anarchico A. Cieri / Fai di Parma ha promosso domenica 15 novembre (il 14 si è tenuto il presidio regionale a Bologna) un presidio informativo contro i CIE ed il Pacchetto Sicurezza in Piazzale Matteotti, durante il mercato cittadino, composto prevalentemente da immigrati e frequentato dalla gente dell'Oltretorrente, uno dei quartieri più multietnici della città. Dalle ore 10 e fino alle ore 13.00 si sono svolte alcune iniziative, in collaborazione con il Comitato antirazzista cittadino e le altre realtà del territorio che si occupano di migranti e problematiche legate al contrasto del razzismo, con volantinaggi, l'esposizione di una mostra relativa ai C.I.E., la distribuzione di materiale informativo sulle reali condizioni di vita dei migranti nel nuovi lager di Stato. Molte le persone che si sono fermate a leggere i pannelli 'Voci dai nuovi lager' con le testimonianze dei reclusi, le cronologie degli eventi e delle rivolte nei CIE di Milano, Torino, Bologna, Modena e Gradisca d'Isonzo, le storie di Nabruka e degli altri migranti morti per mano della violenza razzista dello Stato. Molti gli immigrati che ci hanno dato la loro solidarietà per l'iniziativa. Molte le persone che si sono fermate per chiedere informazioni sui CIE. Dal megafono alcuni compagni hanno ricordato le violenze, i pestaggi, gli stupri nei Centri, il ruolo della Croce Rossa (la cui sede è a pochi passi da Piazzale Matteotti), la verità sulle retate anti-immigrati sempre più frequenti in città. Sotto gli occhi di diversi poliziotti, carabinieri e digos sono stati aperti alcuni striscioni, uno recitava "Resistere al razzismo", l'altro "nei Cie si stupra" e tanti cartelli di denuncia della violenza contro i migranti. Nei giorni precedenti al presidio e il giorno stesso la stampa e le televisioni locali hanno concesso interviste ai compagni organizzatori, dando modo di spiegare le loro posizioni contro il razzismo e le nuove gabbie per migranti. Per questa domenica la Lega Nord, che si presenta spesso a questo mercato per la sua propaganda razzista, non si è fatta vedere. Anche i tutori dell'ordine hanno dovuto rinunciare ai soliti controlli contro i cosiddetti venditori 'abusivi' che cercano si guadagnare qualche euro esponendo le loro merci. Durante il presidio è stata ricordata e denunciata con forza, dal megafono e con cartelli esposti, l'ennesima morte 'sospetta' nel carcere parmigiano di via Burla: Giuseppe Saladino, di 32 anni, è l'ennesima vittima della violenza dell'istituzione penitenziaria, in particolare di quella di Parma, un vero e proprio laboratorio di tortura, per ricordare che le gabbie statali che uccidono non sono solo quelle per migranti.

Christian per il gruppo anarchico Cieri/FAI Parma

Pordenone

Almeno un centinaio i partecipanti al presidio NO BORDER DAY organizzato dal coordinamento libertario regionale del Friuli Venezia Giulia svoltosi a Pordenone in una centrale piazzetta della città e a cui hanno aderito e partecipato una quindicina di compagni del vicino Veneto del coordinamento anarchico Aranea. Per due ore sono stati proiettati diversi video di controinformazione e denuncia sul razzismo e la xenofobia dilagante in Italia; in particolare di forte impatto è stato il filmato del pestaggio di migranti uscito dal CIE di Gradisca (l'unico in regione e a cui il movimento anarchico di questi territori ha opposto una determinata resistenza in termini di mobilitazione e contrasto negli anni precedenti all'apertura). Oltre ai video sono stati distribuiti volantini ed allestito un banchetto con libri, opuscoli e varia informazione libertaria e antirazzista ma il momento più importante, dopo alcuni interventi al microfono di esponenti anarchici e non, è stato l'abbattimento fisico di un muro di 6 metri per 3 rappresentante i confini, gli stati, le sbarre ed ogni forma di discriminazione. All'incitazione di "abbattere le frontiere" il muro di cartone è stato divelto da decine di compagni. Questa giornata che rientrava nel Day of Action lanciata dall'IFA (Internazionale delle Federazioni Anarchiche) a livello internazionale non è che l'ennesima tappa di un percorso che a Pordenone Iniziativa libertaria porta avanti da anni con le critical mass contro le ronde padane, la campagna "un fazzoletto giallo contro le ronde militari" e le varie lotte contro la chiusura dell'ambulatorio per clandestini e leggi regionali fortemente razziste nei confronti dei migranti. Continueremo dunque su questa strada di lotta solidale e fraterna con tutti i migranti per una società senza confini, muri e razzismo.

Stefano l'ncaricato
 

Bologna

Sabato 14 novembre il circolo Berneri ha organizzato un presidio informativo in piazza Ravegnana sotto le due torri. Piazza Maggiore era stata negata in extremis dal Comune per non "disturbare" le altre manifestazioni previste, tutte di carattere commerciale. Un divieto tira l'altro, perchè poche settimane prima il sindaco Delbono non aveva esitato a rinnovare una misura già ideata da Cofferati: è fatto divieto sabato e domenica dalle 14 in avanti manifestare in gran parte del centro città: cortei, presidi, banchetti informativi non sono permessi. A chi ha infranto la legge nei mesi precedenti sono state comminate multe, alcune di queste molto salate.
Per il Day of action una sessantina di persone si sono ritrovare dalle 11 della mattina sino allo scattare del divieto con un banchetto informativo, striscioni, bandiere per reclamare la chiusura dei Centri di detenzione per migranti, per la libertà di circolazione e un futuro senza frontiere né galere. Erano presenti le compagne femministe con volantini con un loro striscione "Nei CIE si stupra", alcuni compagni della FAI di Reggio Emilia e di Parma e altri del coordinamento migranti di Bologna e provincia che sono intervenuti più volte al microfono. Volantini appicicati un po' ovunque denunciavano lo stato di polizia che ci circonda ogni giorno, la necessità di rompere le gabbie, la violenza di stato culminata con l'omicidio simbolo di Stefano Cucchi.   
Rompere le gabbie è anche demolire il muro di gomma: chi provava a "intervistare" i passanti, chiedendo cosa fossero i CIE, gli ex CPT, riceveva risposte per lo meno perplesse. Le centinaia di volantini distribuiti sabato 14 sono una goccia, forse, ma tremendamente necessaria.

RedB

Alba

A cura della locale Federazione Anarchica e del Circolo Entropia, nelle vie del centro storico della tartufolaia e salottiera Alba è stato distribuito un volantino di informazione ed appoggio alle lotte per la distruzione dei CIE, nel giorno della mobilitazione .
È stato ristampato sia il volantino di convocazione per sabato 14 a Torino, sia quello "Fermatevi un minuto: Pensate" che si sofferma sulla applicazione pratica della legge securitaria, punto per punto, dall'arresto dei senza carta, a cosa avviene ad una clandestina che partorisce, all'inasprimento delle pene per reati di scrittura e di parola, alla logica razzista di discriminare un uomo ed una donna solo per il cammino geografico percorso e non per altro.
Erano firmati "Resistere al razzismo" nella città medaglia d'oro della Resistenza insieme a Cuneo e a Boves. Chi non poteva essere presente alla lotta sul posto, dove i campi di concentramento esistono, aveva almeno il dovere di esprimere pubblicamente non solo la solidarietà, ma anche la condivisione di tutti quei "reati umani" che possono essere commessi per distruggere queste schifezze dello stato razziale.
antonio lombardo
FAI Cuneo

Milano

Tra le giornate di venerdì e sabato si sono tenute a Milano diverse iniziative legate sia agli arresti di cinque studenti che alla mobilitazione in corso per la liberazione dei ribelli del CIE di Via Corelli, iniziative che si sono intrecciate nel modo descritto nel report postato su Indymedia e che riportiamo di seguito. Presenti a queste iniziative abbiamo distribuito il comunicato della Commissione Antirazzista della FAI, sottoscritto dalla FAM; intanto su alcuni ponti della città sono apparsi degli striscioni di stoffa per la chiusura dei CIE e di solidarietà con i ribelli di via Corelli in collegamento con il 'Day of action' indetto dall'Internazionale di Federazioni Anarchiche.
l'incaricato

Venerdì mattina:
alla sei del mattino cinque studenti vengono arrestati con l'accusa di rapina e lesioni perché sospettati di aver stampato senza pagare qualche centinaio di volantini presso la libreria universitaria CUSL e di essere usciti con un tale mirabile bottino spintonando due impavidi ciellini che tentavano di fermarli. Uno di loro viene portato a san Vittore, gli altri vengono messi agli arresti domiciliari. Le loro case sono state perquisite, alcune addirittura filmate. Se l'accusa dovesse reggere rischiano dai 4 ai 10 anni di galera.
Venerdì sera:
quasi un centinaio di persone si ritrova presso il caseggiato di case popolari occupate (e non) in cui abitavano due degli arrestati. Discutono, si confrontano, si aggiornano sulle condizioni dei ragazzi arrestati, parlano della sproporzione di quanto accaduto, della brutalità repressiva dei tempi che corrono. Poi decidono spontaneamente di muoversi in corteo fino a san Vittore, dispiegando uno striscione fresco di pittura con la scritta: "sid, paolino, celo, tia liberi subito! Sbirri infami!". Il corteo passa per porta Genova, via Papiniano e poi raggiunge le mura del carcere. Qui scritte, slogan, saluti, diversi botti rimbombano nel cortile del carcere. I detenuti rispondono con battiture e urla di gioia. Poi il corteo torna verso il punto di partenza, passa per via Coni Zugna, arriva in piazza 24 maggio, poi devia in san Gottardo. Qui alcuni cassonetti vengono rovesciati, uno viene dato alle fiamme. Slogan contro la polizia, contro i secondini, contro i CIE per immigrati, e in solidarietà a tutti gli arrestati accompagnano il corteo fin sulla circonvallazione di viale Liguria. Qui una campana del vetro viene spostata e blocca la strada, poi l'ultima deviazione verso casa.
Sabato: dalle 14 un presidio sotto il carcere di san Vittore raduna circa 200 persone. Il presidio, già indetto da giorni in solidarietà agli arrestati di via Corelli e in adesione alla giornata europea contro i campi di espulsione per immigrati, raccoglie anche la solidarietà agli studenti arrestati. Musica, interventi e saluti in più lingue attraversano le mura del carcere. A loro si aggiunge qualche botto e alcuni grossi fumogeni. Poi il presidio invade la carreggiata e blocca il traffico. Il presidio con blocco continua vivacemente fino alle 17 e infine spontaneamente si tramuta in corteo. Qui scritte, slogan, canti. La manifestazione percorre le vie decidendo il percorso di incrocio in incrocio senza trattare con forze di polizia presenti (in maniera massiccia ma sempre a distanza). Seminata la celere in due o tre occasioni il corteo ha poi raggiunto le case occupate di via Ripa Ticinese. Qui aperitivo di autofinanziamento di un gruppo di donne che si batte contro i CIE.
Più tardi una carovana di macchine fa un giro di saluti sotto le case degli studenti agli arresti domiciliari. Il giro termina sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli. Per la terza volta in una settimana una battitura comune crea un ponte tra dentro e fuori. Più tardi si verrà a sapere che in 5 sezioni del centro l'indomani inizierà uno sciopero della fame. L'ennesimo.

home | sommario | comunicati | archivio | link | contatti