Sabato 14 novembre, mattina.
Striscioni, una mostra sul pacchetto sicurezza, banchetto, musica e
volantinaggi allo spazio antirazzista che ha aperto due giornate di
informazione e lotta contro i CIE in occasione del Day of action contro
i CIE, la Giornata internazionale contro i centri di detenzione per
immigrati promossa dall'IFA.
Alle varie iniziative, organizzate dalla rete "resistere al razzismo"
hanno partecipato i compagni della FAI torinese e quelli del Perlanera
di Alessandria.
Il presidio del 14 per una buona ora è diventato itinerante.
"Fratello devi stare attento. Tu difendi i poveri e quindi sei nemico
della democrazia. Stai con chi cerca lavoro e quindi finirai a
Guantanamo". Lo dice ad un compagno un anziano immigrato all'angolo tra
piazza della Repubblica e via Cottolengo.
Gli antirazzisti stanno facendo un giro attraverso il Balon e il
mercato di Porta Palazzo, bloccando brevemente il traffico in via
Andreis, piazza della Repubblica, corso Giulio Cesare.
Davanti c'è uno striscione "CIE = lager. Rompere le gabbie". Poi
incede rigido un capitalista in gessato e Borsalino seguito da una
gabbia con due lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno.
C'è anche il suono straziante di una chitarra elettrica ed un
tamburo che batte il tempo. Il tempo di uomini e donne in catene, che
marciano al ritmo del padrone. La sfilata antirazzista fa numerose
soste. Il capitalista apostrofa la folla, vantandosi dei soldi fatti
sulle spalle di chi lavora. Magari in nero, senza permesso, ricattato
ogni giorno. Grazie, e lo sottolinea con forza, alle leggi razziste
fatte da governi amici, di destra e di sinistra. Sono storie che tanti
lì riconoscono come proprie: la schiavitù legale dei
lavoratori immigrati, il lavoro senza diritti né tutele, le
gabbie del CIE che si ingoiano quelli che non servono e minacciano la
vita di tutti gli altri. Ad ogni sosta i due immigrati in gabbia urlano
e si avventano sul capitalista. Nel cuore del mercato le grida si
moltiplicano. La gente si ferma, alcuni si uniscono nel gridare al
padrone "razzista!", "vai via!". In piazza una macchina suona forte
alle nostre spalle. Alla guida c'è una ragazza rom con una
sfilza di bambini. Sorride, saluta e mostra il pollice in segno di
approvazione.
Tanti altri si avvicinano e ringraziano.
Qui trovate le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367
Sabato 14 novembre, pomeriggio. Dopo pranzo compaiono scritte sui
muri della Misericordia a Collegno, del consorzio Connecting People e
della Croce Rossa in via Bologna. Misericordia, Croce rossa e
Connecting People hanno in comune la scelta di gestire uno o più
CIE. Su muri della Misericordia che gestisce i CIE di Modena e Bologna,
la scritta "Misericordia complice nei CIE/lager di Stato. Rompere le
gabbie!". Sui muri di Kairos, del consorzio Connecting People, che
gestisce i CIE di Gradisca e Trapani, in corsa per aggiudicarsi Torino
la scritta "Gestire i CIE/lager non è un'opportunità.
Maurino aspirante aguzzino". Mauro Maurino, presidente di Kairos e
membro del direttivo di Connecting People, considera gestire un CIE
"un'opportunità" da non farsi scappare.
Infine alla sede CRI di via Bologna è comparsa l'ultima di una
lunga serie di scritte "CRI complice dei pestaggi al CIE. Rompere le
gabbie!". L'ennesima mano di vernice non basterà a coprire la
vergogna di chi lucra sulla vita di uomini e donne in gabbia.
Ecco le foto: http://piemonte.indymedia.org/article/6367
Domenica 15 novembre. Nella notte corso Brunelleschi ha
cambiato nome. La strada che costeggia il CIE di Torino è
diventata "corso Nabruka Nimuni". Di fronte al CIE - perché
tutti ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato
impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello "A
Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista".
Qui le foto scattate da un reporter di passaggio:
http://piemonte.indymedia.org/article/6377
Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno oltrepassato le
gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella sezione
femminile: tra mezzanotte e l'una per una ventina di minuti si sono
udite battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno alle 2
e mezza è uscita un'ambulanza scortata dalla polizia.
Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un'immigrata senza
documenti, illegale, clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba
per le statistiche e nulla più. Sottrarre la sua storia
all'oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo per
fuggire la terribile normalità del male, che brucia le viscere
della nostra società.
Il 7 maggio di quest'anno Nabruka si è suicidata nel Centro di
Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L'hanno trovata
impiccata nei bagni. Poche ore prima aveva saputo che quel giorno
l'avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in Italia da oltre vent'anni,
aveva un figlio, non voleva andare via.
La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del solito
pezzo di carta le hanno consegnato un decreto di espulsione e l'hanno
rinchiusa nel CIE. In Italia non le hanno permesso di vivere. Ha
preferito morire.
Con questo gesto si conclude il Day of action contro i CIE
Ma la resistenza continua… ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.
Ma. Ma.
Il gruppo anarchico A. Cieri / Fai di Parma ha promosso domenica 15
novembre (il 14 si è tenuto il presidio regionale a Bologna) un
presidio informativo contro i CIE ed il Pacchetto Sicurezza in Piazzale
Matteotti, durante il mercato cittadino, composto prevalentemente da
immigrati e frequentato dalla gente dell'Oltretorrente, uno dei
quartieri più multietnici della città. Dalle ore 10 e
fino alle ore 13.00 si sono svolte alcune iniziative, in collaborazione
con il Comitato antirazzista cittadino e le altre realtà del
territorio che si occupano di migranti e problematiche legate al
contrasto del razzismo, con volantinaggi, l'esposizione di una mostra
relativa ai C.I.E., la distribuzione di materiale informativo sulle
reali condizioni di vita dei migranti nel nuovi lager di Stato. Molte
le persone che si sono fermate a leggere i pannelli 'Voci dai nuovi
lager' con le testimonianze dei reclusi, le cronologie degli eventi e
delle rivolte nei CIE di Milano, Torino, Bologna, Modena e Gradisca
d'Isonzo, le storie di Nabruka e degli altri migranti morti per mano
della violenza razzista dello Stato. Molti gli immigrati che ci hanno
dato la loro solidarietà per l'iniziativa. Molte le persone che
si sono fermate per chiedere informazioni sui CIE. Dal megafono alcuni
compagni hanno ricordato le violenze, i pestaggi, gli stupri nei
Centri, il ruolo della Croce Rossa (la cui sede è a pochi passi
da Piazzale Matteotti), la verità sulle retate anti-immigrati
sempre più frequenti in città. Sotto gli occhi di diversi
poliziotti, carabinieri e digos sono stati aperti alcuni striscioni,
uno recitava "Resistere al razzismo", l'altro "nei Cie si stupra" e
tanti cartelli di denuncia della violenza contro i migranti. Nei giorni
precedenti al presidio e il giorno stesso la stampa e le televisioni
locali hanno concesso interviste ai compagni organizzatori, dando modo
di spiegare le loro posizioni contro il razzismo e le nuove gabbie per
migranti. Per questa domenica la Lega Nord, che si presenta spesso a
questo mercato per la sua propaganda razzista, non si è fatta
vedere. Anche i tutori dell'ordine hanno dovuto rinunciare ai soliti
controlli contro i cosiddetti venditori 'abusivi' che cercano si
guadagnare qualche euro esponendo le loro merci. Durante il presidio
è stata ricordata e denunciata con forza, dal megafono e con
cartelli esposti, l'ennesima morte 'sospetta' nel carcere parmigiano di
via Burla: Giuseppe Saladino, di 32 anni, è l'ennesima vittima
della violenza dell'istituzione penitenziaria, in particolare di quella
di Parma, un vero e proprio laboratorio di tortura, per ricordare che
le gabbie statali che uccidono non sono solo quelle per migranti.
Christian per il gruppo anarchico Cieri/FAI Parma
Almeno un centinaio i partecipanti al presidio NO BORDER DAY
organizzato dal coordinamento libertario regionale del Friuli Venezia
Giulia svoltosi a Pordenone in una centrale piazzetta della
città e a cui hanno aderito e partecipato una quindicina di
compagni del vicino Veneto del coordinamento anarchico Aranea. Per due
ore sono stati proiettati diversi video di controinformazione e
denuncia sul razzismo e la xenofobia dilagante in Italia; in
particolare di forte impatto è stato il filmato del pestaggio di
migranti uscito dal CIE di Gradisca (l'unico in regione e a cui il
movimento anarchico di questi territori ha opposto una determinata
resistenza in termini di mobilitazione e contrasto negli anni
precedenti all'apertura). Oltre ai video sono stati distribuiti
volantini ed allestito un banchetto con libri, opuscoli e varia
informazione libertaria e antirazzista ma il momento più
importante, dopo alcuni interventi al microfono di esponenti anarchici
e non, è stato l'abbattimento fisico di un muro di 6 metri per 3
rappresentante i confini, gli stati, le sbarre ed ogni forma di
discriminazione. All'incitazione di "abbattere le frontiere" il muro di
cartone è stato divelto da decine di compagni. Questa giornata
che rientrava nel Day of Action lanciata dall'IFA (Internazionale delle
Federazioni Anarchiche) a livello internazionale non è che
l'ennesima tappa di un percorso che a Pordenone Iniziativa libertaria
porta avanti da anni con le critical mass contro le ronde padane, la
campagna "un fazzoletto giallo contro le ronde militari" e le varie
lotte contro la chiusura dell'ambulatorio per clandestini e leggi
regionali fortemente razziste nei confronti dei migranti. Continueremo
dunque su questa strada di lotta solidale e fraterna con tutti i
migranti per una società senza confini, muri e razzismo.
Stefano l'ncaricato
Sabato 14 novembre il circolo Berneri ha organizzato un presidio
informativo in piazza Ravegnana sotto le due torri. Piazza Maggiore era
stata negata in extremis dal Comune per non "disturbare" le altre
manifestazioni previste, tutte di carattere commerciale. Un divieto
tira l'altro, perchè poche settimane prima il sindaco Delbono
non aveva esitato a rinnovare una misura già ideata da
Cofferati: è fatto divieto sabato e domenica dalle 14 in avanti
manifestare in gran parte del centro città: cortei, presidi,
banchetti informativi non sono permessi. A chi ha infranto la legge nei
mesi precedenti sono state comminate multe, alcune di queste molto
salate.
Per il Day of action una sessantina di persone si sono ritrovare dalle
11 della mattina sino allo scattare del divieto con un banchetto
informativo, striscioni, bandiere per reclamare la chiusura dei Centri
di detenzione per migranti, per la libertà di circolazione e un
futuro senza frontiere né galere. Erano presenti le compagne
femministe con volantini con un loro striscione "Nei CIE si stupra",
alcuni compagni della FAI di Reggio Emilia e di Parma e altri del
coordinamento migranti di Bologna e provincia che sono intervenuti
più volte al microfono. Volantini appicicati un po' ovunque
denunciavano lo stato di polizia che ci circonda ogni giorno, la
necessità di rompere le gabbie, la violenza di stato culminata
con l'omicidio simbolo di Stefano Cucchi.
Rompere le gabbie è anche demolire il muro di gomma: chi provava
a "intervistare" i passanti, chiedendo cosa fossero i CIE, gli ex CPT,
riceveva risposte per lo meno perplesse. Le centinaia di volantini
distribuiti sabato 14 sono una goccia, forse, ma tremendamente
necessaria.
RedB
A cura della locale Federazione Anarchica e del Circolo Entropia,
nelle vie del centro storico della tartufolaia e salottiera Alba
è stato distribuito un volantino di informazione ed appoggio
alle lotte per la distruzione dei CIE, nel giorno della mobilitazione .
È stato ristampato sia il volantino di convocazione per sabato
14 a Torino, sia quello "Fermatevi un minuto: Pensate" che si sofferma
sulla applicazione pratica della legge securitaria, punto per punto,
dall'arresto dei senza carta, a cosa avviene ad una clandestina che
partorisce, all'inasprimento delle pene per reati di scrittura e di
parola, alla logica razzista di discriminare un uomo ed una donna solo
per il cammino geografico percorso e non per altro.
Erano firmati "Resistere al razzismo" nella città medaglia d'oro
della Resistenza insieme a Cuneo e a Boves. Chi non poteva essere
presente alla lotta sul posto, dove i campi di concentramento esistono,
aveva almeno il dovere di esprimere pubblicamente non solo la
solidarietà, ma anche la condivisione di tutti quei "reati
umani" che possono essere commessi per distruggere queste schifezze
dello stato razziale.
antonio lombardo
FAI Cuneo
Tra le giornate di venerdì e sabato si sono tenute a Milano
diverse iniziative legate sia agli arresti di cinque studenti che alla
mobilitazione in corso per la liberazione dei ribelli del CIE di Via
Corelli, iniziative che si sono intrecciate nel modo descritto nel
report postato su Indymedia e che riportiamo di seguito. Presenti a
queste iniziative abbiamo distribuito il comunicato della Commissione
Antirazzista della FAI, sottoscritto dalla FAM; intanto su alcuni ponti
della città sono apparsi degli striscioni di stoffa per la
chiusura dei CIE e di solidarietà con i ribelli di via Corelli
in collegamento con il 'Day of action' indetto dall'Internazionale di
Federazioni Anarchiche.
l'incaricato
Venerdì mattina:
alla sei del mattino cinque studenti vengono arrestati con l'accusa di
rapina e lesioni perché sospettati di aver stampato senza pagare
qualche centinaio di volantini presso la libreria universitaria CUSL e
di essere usciti con un tale mirabile bottino spintonando due impavidi
ciellini che tentavano di fermarli. Uno di loro viene portato a san
Vittore, gli altri vengono messi agli arresti domiciliari. Le loro case
sono state perquisite, alcune addirittura filmate. Se l'accusa dovesse
reggere rischiano dai 4 ai 10 anni di galera.
Venerdì sera:
quasi un centinaio di persone si ritrova presso il caseggiato di case
popolari occupate (e non) in cui abitavano due degli arrestati.
Discutono, si confrontano, si aggiornano sulle condizioni dei ragazzi
arrestati, parlano della sproporzione di quanto accaduto, della
brutalità repressiva dei tempi che corrono. Poi decidono
spontaneamente di muoversi in corteo fino a san Vittore, dispiegando
uno striscione fresco di pittura con la scritta: "sid, paolino, celo,
tia liberi subito! Sbirri infami!". Il corteo passa per porta Genova,
via Papiniano e poi raggiunge le mura del carcere. Qui scritte, slogan,
saluti, diversi botti rimbombano nel cortile del carcere. I detenuti
rispondono con battiture e urla di gioia. Poi il corteo torna verso il
punto di partenza, passa per via Coni Zugna, arriva in piazza 24
maggio, poi devia in san Gottardo. Qui alcuni cassonetti vengono
rovesciati, uno viene dato alle fiamme. Slogan contro la polizia,
contro i secondini, contro i CIE per immigrati, e in solidarietà
a tutti gli arrestati accompagnano il corteo fin sulla circonvallazione
di viale Liguria. Qui una campana del vetro viene spostata e blocca la
strada, poi l'ultima deviazione verso casa.
Sabato: dalle 14 un presidio sotto il carcere di san Vittore raduna
circa 200 persone. Il presidio, già indetto da giorni in
solidarietà agli arrestati di via Corelli e in adesione alla
giornata europea contro i campi di espulsione per immigrati, raccoglie
anche la solidarietà agli studenti arrestati. Musica, interventi
e saluti in più lingue attraversano le mura del carcere. A loro
si aggiunge qualche botto e alcuni grossi fumogeni. Poi il presidio
invade la carreggiata e blocca il traffico. Il presidio con blocco
continua vivacemente fino alle 17 e infine spontaneamente si tramuta in
corteo. Qui scritte, slogan, canti. La manifestazione percorre le vie
decidendo il percorso di incrocio in incrocio senza trattare con forze
di polizia presenti (in maniera massiccia ma sempre a distanza).
Seminata la celere in due o tre occasioni il corteo ha poi raggiunto le
case occupate di via Ripa Ticinese. Qui aperitivo di autofinanziamento
di un gruppo di donne che si batte contro i CIE.
Più tardi una carovana di macchine fa un giro di saluti sotto le
case degli studenti agli arresti domiciliari. Il giro termina sotto il
Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli. Per la terza
volta in una settimana una battitura comune crea un ponte tra dentro e
fuori. Più tardi si verrà a sapere che in 5 sezioni del
centro l'indomani inizierà uno sciopero della fame. L'ennesimo.