Umanità Nova, n.41 del 22 novembre 2009, anno 89

Una lotta che insegna


I lavoratori e le lavoratrici SPX di Sala Baganza (PR), dopo le prime avvisaglie avute nel mese di giugno, a settembre si trovano materialmente di fronte alla volontà da parte dell'azienda di licenziare (mettere in mobilità) 45 persone, attraverso un piano aziendale che vuole delocalizzare in toto la parte produttiva della sede locale in Francia e Germania, senza precise prospettive per i reparti restanti. SPX (multinazionale statunitense), col suo stabilimento di Sala Baganza, non era in crisi; la delocalizzazione ed i licenziamenti rappresentavano unicamente un riassetto organizzativo corrispondente alle esigenze logistico-finanziarie della dirigenza internazionale.
I lavoratori e le lavoratrici SPX, che fino a quei giorni avevano lavorato in una realtà "semifamiliare", in un clima di "pace sociale", senza conflitti e con uno scarso livello di sindacalizzazione militante e partecipata, prendono materialmente atto di essere unicamente pedine soggette ai voleri ed allo sfruttamento padronali, cominciano a definirsi come tutti appartenenti ad una classe (quella operaia) che ha interessi contrapposti rispetto alla classe padronale. I lavoratori e le lavoratrici SPX decidono di confrontarsi con la loro controparte attraverso la pratica del conflitto.
Passando sempre attraverso l'assemblea dei lavoratori: cominciano gli scioperi, si attiva il presidio permanente davanti allo stabilimento, si vota democraticamente l'estensione della delegazione trattante ad altri lavoratori oltre le RSU, con la lotta e la fermezza delle proprie posizioni si conquista il riconoscimento e l'ufficialità del "consiglio di fabbrica" al tavolo di trattativa dell'unione industriali.
La lotta di questi lavoratori e lavoratrici per l'unità espressa, per la volontà di portare avanti il conflitto, per la coscienza di classe che andava maturando, ha rappresentato da subito un esempio per tutti.
Il presidio permanente alla SPX di Sala Baganza è diventato un punto di riferimento per i dipendenti di altre aziende, la lotta e la determinazione per conservare i posti di lavoro e riscrivere un piano industriale che rispettasse la dignità di tutti hanno rappresentato un eccellente esempio di conflitto operaio, dimostrando come né contractors, né guardie armate possano nulla contro la determinazione della classe operaia, quando questa prende coscienza delle continue umiliazioni che la classe padronale gli infligge.
I lavoratori SPX hanno saputo rispondere alle provocazioni e alla condotta antisindacale dell'azienda, articolando diversamente le modalità di lotta e le forme di sciopero, arrivando dopo diversi giorni di sciopero totale ad oltranza, allo sciopero delegato dei reparti vitali, con il fine di colpire nel "cuore" l'azienda razionalizzando le scarse risorse economiche disponibili tra i lavoratori permettendo il proseguo ad oltranza della lotta. La solidarietà materiale e politica di proletari, di singoli cittadini, di comunisti e di libertari, di lavoratori tra i quali molti organizzati dai sindacati di base, di giovani precari e di studenti antagonisti è andata aumentando.
In alcuni casi il presidio alla SPX è diventato anche passerella per alcuni volti politici locali e nazionali, pronti ad interpellanze e comunicazioni parlamentari per dare risonanza alla lotta, a dichiararsi dalla parte dei lavoratori; dimenticandosi molti di non corrispondere poi, con l'agire quotidiano teorico-pratico, all'interesse della classe lavoratrice. Ne è un esempio Di Pietro che con il suo partito (IDV) si proclama paladino dei deboli, ma che (per esempio) nel parlamento europeo aderisce al gruppo dell'Alleanza dei democratici e liberali per l'Europa, ovvero ad uno dei principali gruppi che promuovono normative antioperaie e liberiste.
Oggi il segretario FIOM ricorda che sono passate 18.000 ore di sciopero e 56 giorni di presidio: un lungo periodo di lotta per i lavoratori. Un lungo periodo di lotta anche per la FIOM, che nonostante sappia rappresentare ed organizzare spesso bene il conflitto, alla fine deve comunque corrispondere ed essere "compatibile" ad una realtà confederale concertativa e collaborazionista come è la CGIL. Allora diventa difficile rilanciare coi lavoratori provati dalla lunga lotta, dalla propaganda padronale, dall'isolamento (nonostante la solidarietà di molti proletari) che una lotta di fabbrica sperimenta nella società in cui viviamo oggi.
Allora il terreno è fecondo per accompagnare la maggioranza dei lavoratori e lavoratrici che tanto hanno saputo lottare, ad accettare un accordo definito "positivo". Un accordo che non cambia i piani industriali della dirigenza SPX, che non garantisce i livelli occupazionali né attuali, né futuri.
Un accordo che monetarizza l'espulsione di forza lavoro e che ascrive i licenziamenti sotto la voce "mobilità volontaria", con il ricatto occulto che prevede la mobilità secondo i termini di legge nel caso in cui questi "volontari" vengano a mancare alla data del 20/11.
I sindacati di base di Parma, che fin dall'inizio hanno messo a disposizione le proprie risorse materiali e militanti per la battaglia dei lavoratori SPX, su quel tenace esempio, invitano tutti i lavoratori ad organizzarsi (indipendentemente dall'appartenenza sindacale) in comitati di lotta affinché le vertenze conflittuali siano organizzate, gestite e dirette dai lavoratori in prima persona senza deleghe e procure in bianco.
Per questa ragione i sindacati di base mettono a disposizione le proprie agibilità per collegare i lavoratori delle diverse aziende, con l'obiettivo della costruzione di un coordinamento operaio che sappia produrre iniziative e piattaforme rivendicative proprie. Come concreto contributo i sindacati di base hanno aperto una CASSA DI RESISTENZA che verrà utilizzata per aiutare e sostenere le realtà di lotta che continuano ad aprirsi sul nostro territorio.

I sindacati di base di Parma
CUB - RDB - USI/AIT

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