Umanità Nova, n.42 del 29 novembre 2009, anno 89

Storie di (stra)ordinario Messico - 2


LA REPRESSIONE
Il periodo che seguì viene ricordato come quello della Represiòn.
La violenza delle forze armate si intensificò quando entrò in scena il PFP, la polizia federale preventiva mandata dal presidente: un reparto con speciali addestramenti da esercito, ma con compiti legati alle operazioni civili.
L'entrata in scena del PFP coincide con un'escalation di massacri e violenze da parte delle forze dell'ordine: il bilancio fu di ventitre vittime, decine di feriti e desaparecidos.
Molti vennero arrestati, picchiati, torturati. Chi cadde nelle loro mani fu un'altra vittima pallida e sanguinante dei feroci metodi che la polizia messicana è solita utilizzare per gli interrogatori.
Siamo andati a Santa Maria Coytepec, sulla sierra dello stato di Oaxaca, ad incontrare Ementerio Marino Cruz.
Nel 2007 Ementerio è stato arrestato durante gli scontri di Oaxaca. Ementerio è vivo per miracolo: dopo un lungo coma ha dovuto subire degli interventi da cui era uscito praticamente paralizzato. Ora sta facendo delle terapie per recuperare e riesce di nuovo a camminare e a parlare.
Nessuno lo sperava più ma Ementerio è vivo ed è testimone degli abusi e delle torture della polizia messicana.

«Sono entrato nel movimento popolare degli insegnanti nel 1992. Io ero un insegnante d'asilo fino al 2002 quando ho perso il lavoro e da allora ho iniziato a fare l'idraulico. Da tempo quindi io ero un militante del movimento popolare e qui nella mia comunità sono sempre stato contro a tutti i ricchi che sfruttano i poveri. Mi sono sempre opposto a questo. Quando i miei figli sono entrati al liceo, mi sono trasferito con loro a Oaxaca continuando a lavorare come idraulico.
Il 14 Giugno, quando il governo mandò la polizia a reprimere il movimento degli insegnanti, io stavo già con loro anche perché mia moglie era maestra. Quando sgomberarono il planton dello Zocalo io ero lì e mi presi anch'io i lacrimogeni.
Il 16 Luglio del 2007 era programmata una manifestazione popolare al Cerro del Fortin, un monte vicino Oaxaca dove si tiene il più importante evento turistico dell'anno, il festival della danza di Guelaguetza. La manifestazione però trovò la polizia che bloccava il passaggio. Non lasciarono passare nessuno e cominciarono le aggressioni contro gli insegnanti con pestaggi, gas lacrimogeni, manganelli e poi cominciarono a lanciare granate. Volevo scappare perché quel giorno dovevo lavorare in un quartiere che si chiama Río Blanco che appartiene a Colonia Estrella. Vedendo come la polizia prendeva le maestre e picchiava le donne, vedendo questo pensai molto a mia moglie e ai miei figli, soprattutto al piccolo. Allora tornai indietro e andai al Fortín per vedere che succedeva. Lì c'era una pesante repressione, così mi unii ai maestri e presi pietre per difendermi. Successe però che, correndo per una salita, un poliziotto mi sparò un gas lacrimogeno colpendomi alla schiena. Fortunatamente avevo lo zaino con gli attrezzi che ha attutito il colpo, ma sono comunque caduto per terra. Mi rialzo e scappo. Con altri insegnanti ci nascondemmo, ma era pieno di polizia. Ci presero e ci picchiarono brutalmente. Io venni picchiato di più perché mi accusavano di aver bruciato il Fortín, di aver rubato in un negozio e di aver bruciato autobus. Lì mi presero in consegna i comandanti Aristeo e Barritas, mi fecero picchiare e mi portarono in ginocchio fino al Cerro del Fortín. Lungo la strada mi buttarono ancora a terra e mi picchiarono come se fossi un ladro o un assassino. Arrivati al Cerro del Fortín mi portarono dentro a dei bagni. Mi tolsero i pantaloni e la camicia, mi misero una benda agli occhi e mi legarono mani e piedi. Mi trascinarono fino ad un bagno dove c'erano molti escrementi. Lì mi tolsero la benda dalla faccia e mi infilarono la testa nella tazza del water tutto sporco, ma io avevo già ricevuto un forte colpo in testa, perciò quasi non sentivo l'odore. Mi portarono dietro il bagno e mi versarono una bibita al peperoncino dentro le narici. Io mi sentivo già male, e per la verità chiesi perdono. Dissi: "Perdonatemi. Io ero qui per lottare per il popolo. Non mi trattate così. Piuttosto ammazzatemi!". "Certo che morirai, cane!" mi dicevano "perché a chi manca di rispetto al governatore gli spacchiamo il culo!". Così mi torturarono per tre ore, mi diedero scosse elettriche sui testicoli, mi bruciarono il braccio con una fiamma ossidrica, mi infilarono aghi sotto le unghie.
Dopo tre ore di torture mi misero su un furgone con gli altri insegnanti e ci portarono in un posto molto lontano, su un monte.
Da lì ci portarono a Los Pinos, dove c'era il comando della polizia ministeriale. Lì ci portò la polizia penitenziaria.
Arrivai con altri quaranta compagni però io ero quello messo peggio perché mi avevano picchiato di più. Quando arrivai lì un certo comandante Camarina disse:"Perché questo sta messo così?". "No.. è che è caduto da solo.." risposero gli altri poliziotti. "Beh bisogna ucciderlo! Tanto questo non sopravvive." disse. Così mi prese e mi diede un colpo alla testa col calcio della pistola. Persi conoscenza, rimasi a terra quattro ore ed entrai in coma.
Nel frattempo i poliziotti mi portarono via da Los Pinos e mi abbandonarono sulla montagna.
Alle otto di sera, la reporter Olivia Serón pubblicò in televisione le foto del mio pestaggio. Quando i poliziotti videro la notizia vennero a riprendermi e mi portarono di nuovo a Los Pinos. Poi arrivò un'ambulanza della Croce Rossa e mi portò all'ospedale civile. Lì, per ordine del governatore, mi aspettava il direttore dell'ospedale con l'ordine di salvarmi la vita.
Per due giorni dissero a mia moglie che non ero ricoverato lì e che non mi avevano mai visto. Quando finalmente riuscì a vedermi disse che ero sfigurato, con la testa gonfia e nera, con una grossa ferita sanguinante su un lato della testa.
Dopo l'operazione vennero a trovarmi molte associazioni internazionali per i diritti umani. Uno di loro, Florentin Menéndez, messicano, mi venne a visitare e parlò con Ulises che gli disse che in cinque giorni sarei stato meglio e che mi avrebbero rimborsato i danni.
In realtà non mi hanno dato nulla, anzi continuano a reprimermi.
Lo scorso 3 Luglio venne Ulises in visita nel mio quartiere, così riempirono la strada dove vivo di polizia dicendo a mia figlia che dovevamo andarcene perché dovevano proteggere il governatore: dissero che Ulises ha paura a stare dove vivo io. Quando cercai di uscire per comprare qualcosa ad un negozio, mi presero, mi picchiarono ancora e poi mi minacciarono di morte. Allora mia figlia disse che Ulises è un maledetto assassino e che aveva fatto del male a suo padre. La polizia le disse: "Stai zitta, cagna!" la picchiarono in faccia e a calci ci fecero tornare in casa.
Contattammo subito i compagni della APPO, che arrivarono in 200. Vedendo ciò Ulises e i suoi poliziotti scapparono via.
Vennero poi i funzionari per i diritti umani di Oaxaca a vedere come stavo dopo quest'ultimo pestaggio, ma fino ad oggi non mi hanno fatto giustizia.»

LA APPO OGGI
Purtroppo, come spesso accade, anche la APPO conobbe il suo momento di riflusso e ad oggi non ha più la carica che solo tre anni fa aveva animato la rivolta di un intero stato. Colpa della feroce repressione, senza dubbio, ma anche della corruzione di alcuni leader, delle insanabili divisioni politiche, della delusione popolare al vedere Ulises Ruiz Ortiz sempre allo stesso posto. Tutto questo fa oggi della APPO il fantasma di sé stessa: un'assemblea usata da molti come trampolino per fare carriera politica, non più l'organizzazione di base popolare che animava le assemblee di massa di Oaxaca.
Nel 2007 l'OIDHO, l'organizzazione india per i diritti umani dello stato di Oaxaca che da subito ha partecipato alle iniziative di piazza ed ha contribuito alla nascita dell'APPO, prende una posizione critica nei confronti delle scelte di alcuni dirigenti riguardo alle negoziazioni e alla piattaforma elettorale con l'opposizione di sinistra del PRD. Secondo la OHIDO non può esistere nessun compromesso con chi ha ammazzato e stuprato e non si può contemplare la partecipazione ad elezioni organizzate da chi ha incarcerato e condannato.
In un loro intervento all'assemblea dell'APPO del 4 Febbraio 2007 dicono:

«[...] Per tutto quello che abbiamo detto, è impossibile per noi appoggiare quelle posizioni che vogliono convertire la APPO nella comoda piattaforma per le loro candidature a deputati, applauditi dagli stessi assassini repressori.
Strana coincidenza: dalla destra autoritaria fino alla "nuova" sinistra e la vecchia sinistra, includendo gli stalinisti, si chiedono posti nello stesso Congresso che già abbiamo fatto sparire; adesso vogliono partecipare alle elezioni organizzate da un governo e un Istituto Statale Elettorale che già abbiamo disconosciuto; adesso si mettono d'accordo in riunioni "a porte chiuse" alle spalle della maggior parte della APPO e del popolo. In più: già dichiararono pubblicamente che la APPO è cosa del passato e, senza dubbio, sperano che noi saremo la loro piattaforma e che faremo il lavoro della loro campagna elettorale. Adesso vogliono abbattere il tiranno attraverso le stesse istituzioni putrefatte che hanno defraudato non solo il popolo di Oaxaca, ma tutto il popolo messicano.
Adesso quelle e quelli che figurano – grazie al movimento – nelle radio, nelle conferenze stampa e nei discorsi, diffondendo il loro nome e le loro bandiere – sia detto, contro gli accordi della APPO – vogliono utilizzare questi nomi e bandiere per candidarsi, dimenticandosi che poterono solamente figurare grazie alla lotta di centinaia di migliaia di donne e uomini che rischiarono ed anche persero la loro vita per conquistare un vero cambio a Oaxaca.
Pertanto, risulta impensabile un'alleanza con le forze politiche chiamate di "opposizione", quando tutti siamo stati testimoni del ruolo completamente indegno che loro hanno giocato – come per esempio il tristemente celebre PRD statale – in questi ultimi mesi, dando le spalle alla lotta legittima del popolo organizzato nella APPO, al punto che hanno chiesto, insieme con i partiti che stavano al potere, la repressione del movimento attraverso l'entrata della PFP».

I siti di riferimento sono:
reporter.indivia.net
www.ecn.org/xm24
www.autistici.org/nodosolidale

Contatti:
famigliabresci@autistici.org 

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