Umanità Nova, n.44 del 13 dicembre 2009, anno 89

Le undici settimane di Napoli


Materdei è una zona della Napoli popolare. Per i non napoletani ha avuto un momento di celebrità alcuni decenni fa, essendo l'ambientazione del film L'oro di Napoli, con la celebre scena di Sofia Loren nella parte della pizzaiola perennemente incinta per evitare la galera. Per i napoletani, invece, è soprattutto la parte della città dove ebbero origine le "quattro giornate", in cui il popolo napoletano cacciò via i nazisti pagando un triste tributo di sangue per la sua liberazione. Ancora oggi è la zona rossa del centro città, dove abitano moltissimi militanti della sinistra radicale e non, nonché il luogo dove sono presenti numerosi spazi di aggregazione ed attività sul territorio.
È in questo luogo della città che, in via San Raffaele, i "fascisti del terzo millennio" di Casapound e di Stupor Mundi occupano il 12 settembre 2009 un monumento storico della città – un antico convento già in fase di ristrutturazione da parte del comune. Nessuno di loro è della zona, la maggioranza sono addirittura residenti fuori della città e persino della regione, ma, dichiarano, sono stati presi da improvviso amore per le sorti di Materdei e promettono meraviglie. Sin da subito si dichiarano "apolitici" (sic) ma le coperture politiche e camorristiche si mostrano immediatamente: i politicanti area PdL si mobilitano per far occupare, nella stessa strada, alcuni bassi da famiglie del quartiere come copertura "popolare" all'occupazione, per far apparire i neofascisti come "quelli che danno le case" e appoggiano entusiasticamente l'iniziativa;  la giunta di "sinistra", poi, afferma di non avere nessuna intenzione di intervenire, a meno di sgomberare con Casapound tutte le altre occupazioni di sinistra presenti in città.
Il quartiere e la città intera, però, reagisce in modo inaspettato. Fin dalla prima sera numerose riunioni nelle case e nelle sedi della zona si formano spontaneamente, all'inizio all'insaputa l'una delle altre e, dopo poco, Materdei è coperta di manifesti e volantoni contrari all'occupazione, che denunciano il carattere neofascista ed antipopolare della stessa. Il venerdì successivo, mentre sui giornali il dibattito si divide tra favorevoli e "dialoganti", si giunge ad un presidio di circa mille persone e le diverse realtà cominciano a coordinarsi.
Tra esse, il Comitato Abitanti Materdei è la più numerosa, attiva ed organizzata. Pensato già prima della venuta dei neofascisti per riprendere un intervento territoriale, organizza la lotta contro l'occupazione, ma, allo stesso tempo, mette in campo immediatamente e  prosegue per tutto il tempo una serie di iniziative contro l'aumento della tassa sui rifiuti, la presenza dell'amianto in una scuola elementare del quartiere, feste di quartiere come momento di aggregazione popolare.
Si giunge mercoledì 30 settembre, ad una manifestazione cittadina contro l'occupazione neofascista: nonostante il giorno lavorativo e l'orario mattutino, è un corteo di oltre 5.000 persone che riceve applausi e regali (cibo, acqua, sigarette) dai balconi. Il corteo vorrebbe affiggere sullo stabile occupato una targa in memoria di Maddalena Cerasuolo, partigiana e vittima della Quattro Giornate: la polizia carica facendo diversi feriti. Nonostante la tensione salga vertiginosamente, il Comune insiste nella sua posizione fiancheggiatrice, mentre i media locali si divertono a recitare la litania degli "opposti estremismi".
Ringalluzziti, i neofascisti pochi giorni dopo assaltano all'uscita della scuola un ragazzo, "colpevole" di aver organizzato nel suo istituto un incontro con l'ANPI sulle "Quattro Giornate di Napoli", ferendolo gravemente. Anche questo non smuove politica e media che non cambiano le loro posizioni, mentre migliaia di persone sono in presidio per protestare contro l'aggressione. Entrano in campo DIGOS ed antiterrorismo con numerose perquisizioni (teoricamente bipartisan, di fatto rivolte soprattutto contro gli antifascisti) "alla ricerca di armi ed esplosivi" ed una ventina di denunce.
Ciononostante, le iniziative proseguono, da parte soprattutto del Comitato Abitanti Materdei e della Rete Antifascista, Antirazzista ed Antiomofoba, rivolte soprattutto alla ricostruzione di un tessuto sociale solidale: le attività di quartiere già ricordate, una battaglia contro le liste di destra nelle elezioni scolastiche, controinformazione, repulisti sistematico della presenza neofascista sui muri della zona.
Gli occupanti nel frattempo provano a darsi una ripulita: danno vita ad un'associazione culturale (con la quale sperano di ottenere il riconoscimento dell'occupazione da parte del Comune) e cercano di far sparire del tutto la presenza di Stupor Mundi (la cui iconografia, a differenza di quella di Casapound, è troppo smaccatamente neonazista). Cominciano a sentire il fiato sul collo: troppe persone si stanno mobilitando, mentre il quartiere si divide, di fatto, tra assolutamente contrari e (relativamente) indifferenti, ma non esistono veri consensi, se non tra qualche politicante del PdL. Dopo una presenza di varie settimane, sono costretti ad iniziative semiclandestine, pubblicizzate solo sulla rete, come un seminario di formazione quadri con l'ex terrorista nero Mario Adinolfi. Persino tra gli abitanti della strada di San Raffaele la presenza degli antifascisti è numerosa.
Il 4, 5 e 6 novembre la Rete Antifascista, Antirazzista ed Antiomofoba ed il Coordinamento degli Abitanti e dei Comitati di Materdei danno vita ad una nuova serie di iniziative cittadine assai partecipate, all'interno delle quali la Rete da vita ad un Presidio Permanente Antifascista occupando un altro stabile del quartiere – l'ex scuola media Schipa. Dopo di che le iniziative di quartiere del Comitato Abitanti Materdei proseguono – specialmente sulla questione dell'amianto – e l'ex Schipa diventa per i "fascisti del terzo millennio" una notevole spina nel fianco.
Nel frattempo, i neofascisti riescono a scontrarsi persino con alcuni ragazzi del quartiere che reagiscono al loro atteggiamento arrogante e, nonostante la minaccia dei coltelli, li inseguono fin sotto lo stabile occupato, seguiti a ruota dalle madri che spiegano a muso duro cosa pensano di loro. Anche nel quartiere limitrofo della Sanità si mette in piedi una iniziativa contro l'occupazione dell'ex convento di San Raffaele.
La situazione diventa per Casapound insostenibile – oramai può restare aperta solo in virtù del perenne e paradossale presidio da parte delle forze dell'ordine in loro difesa – che gioca il tutto per tutto. Il 26 novembre fa un manifesto in cui annunciano l'apertura della sede: delle tante meraviglie promesse, restano un "doposcuola" ed una palestra (di cinghiamattanza, immaginiamo) ed una festa di apertura per il 28. Il 27, una ventina di loro armati di mazze da baseball aggredisce sei/sette militanti antifascisti che stanno attacchinando per indire il giorno dopo un presidio contro la loro iniziativa, ferendone gravemente uno. L'iniziativa antifascista si fa lo stesso, molto partecipata nonostante l'impressionante spiegamento di forze dell'ordine, mentre l'apertura si rivela un flop. La  notte seguente, un numeroso gruppo di antifascisti si presenta sotto le loro finestre per comunicargli cosa pensa di loro: dalle finestre dell'ex convento parte un nutrito ed assai pericoloso lancio di oggetti pesanti, che danneggiano varie auto parcheggiate.
Oramai la situazione è sfuggita di mano e persino la giunta comunale si sveglia e decide per lo sgombero bipartisan: la mattina del 1° dicembre sono sgomberati sia l'ex convento sia l'ex Schipa.
Nonostante la perdita del Presidio Permanente Antifascista e le denunce verso trentadue occupanti dell'ex Schipa, si tratta di una sicura vittoria.
A questa se ne aggiunge, giovedì 4 dicembre, un altra: durante la riunione del  Comitato Abitanti Materdei arriva la notizia che, finalmente, il Comune ha ripulito l'amianto dalla scuola elementare. Il tutto è stato dovuto, da un lato, alla determinazione degli antifascisti nonostante denunce, perquisizioni e pestaggi, dall'altro, alla scelta di non muoversi in una sterile guerra per bande ma di inquadrare la questione all'interno della ripresa di un'attività di ricucitura di un tessuto popolare sulla base dei bisogni. Il Comitato Abitanti Materdei ha deciso di proseguire su questa strada e le iniziative di quartiere proseguiranno.
Da parte loro, i "fascisti del terzo millennio" stanno proclamando di non volersi arrendere e, al limite, di fittarsi una sede in zona. Cosa accadrà davvero, nessuno lo sa: di certo, al momento, l'autorganizzazione popolare ha mostrato la sua forza.

Shevek dell'OACN-FAI

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