Umanità Nova, n.44 del 13 dicembre 2009, anno 89

Attività pratica inconcludente


L'urgenza delle tragedie che hanno come vittime le popolazioni di tutto il mondo spingono molte persone di buona volontà a fare qualcosa di concreto. Queste persone sono spinte a tralasciare ogni impaccio ideologico e ad occuparsi, volta a volta e tutto sullo stesso piano, del Chiapas, del riscaldamento globale, delle persecuzioni dei migranti e così via.
Sotto l'incalzare delle campagne dei media, la realtà viene presentata come un continuo succedersi di sofferenze, che hanno bisogno di un aiuto immediato, senza interrogarsi troppo sulle cause di queste sofferenze e tanto meno sulle cause di queste campagne mediatiche. Questo agitarsi solidaristico, per quanto animato da buone intenzioni, finisce così per non sortire i risultati sperati, e assomiglia piuttosto all'arrancare del criceto nella sua ruota.
Anche il movimento anarchico è coinvolto da questa pratica, dimenticando le parole di Luigi Fabbri, il quale afferma che l'anarchismo non è un'etica individuale, ma una manifestazione proletaria e rivoluzionaria, con criteri e finalità ugualitarie e libertarie insieme.

Dall'insieme caotico alla totalità come molteplicità di relazioni
Le campagne dei media, ma si potrebbe dire tutta l'ideologia dominante, possono essere accomunate come fonti della rappresentazione della società come un insieme caotico, segmentato secondo logiche individuali e di gruppo, siano esse economiche, culturali, etniche, religiose, di status, e chi più ne ha più ne metta.
La rappresentazione delle sofferenze umane come generate dai malvagi di turno – il gruppo politico avverso, i banchieri, gli speculatori, gli immigrati, gli arabi, gli ebrei -, da chi non rispetta le regole, è un'ulteriore forma di autoassolvimento del sistema.
La stessa sociologia ufficiale si limita a descrivere le varie relazioni sociali, mettendole tutte sullo stesso piano, e impedendo di discernere quelle fondamentali, quelle su cui è possibile agire per trasformare la società.
Ora, è indubbiamente possibile arrivare attraverso l'analisi ad individuare questi rapporti; ma non si può credere che questi risultati siano il risultato di una scienza imparziale, siano dei risultati "scientifici": in ogni società la cultura, e quindi anche la scienza, dominante è quella della classe dominante. Questi risultati sono la conseguenza di una scelta rivoluzionaria.

Le indicazioni del programma anarchico
Il programma anarchico inizia con la frase: "Noi crediamo che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale, e che gli uomini volendo e sapendo, possono distruggerli." Quindi, per gli anarchici, i mali che affliggono gli uomini possono essere distrutti solo cambiando la cattiva organizzazione sociale. Ma questo concetto non è il risultato scientifico di una ricerca imparziale, che si impone con la logica delle cose, ma il risultato di una scelta individuale: "noi crediamo". Questa scelta individuale rimanda da una parte all'irrazionalità della scelta rivoluzionaria di fronte alla razionalità capitalista, al buon senso e al senso comune, dall'altra all'esperienza storica di quei giovani generosi che, spinti dalla propaganda di Michele Bakunin, aderirono per primi all'Associazione Internazionale dei Lavoratori, provenendo dalle file dei garibaldini e dei mazziniani.
Il principale ostacolo a quella trasformazione sociale che abolisca la più gran parte dei mali che affliggono l'umanità, è il Governo. "Governo è l'insieme di quegl'individui che detengono il potere, comunque acquistato, di far la legge ed imporla ai governati, cioè al pubblico.
(...) il governo fa la legge. Esso dunque deve avere una forza materiale (esercito e polizia) per imporre la legge, poiché altrimenti non vi ubbidirebbe che chi vuole ed essa non sarebbe più legge, ma una semplice proposta che ciascuno è libero di accettare e di respingere. Ed i governi questa forza l'hanno, e se ne servono per potere con leggi fortificare il loro dominio e fare gl'interessi delle classi privilegiate, opprimendo e sfruttando i lavoratori.". Il Governo e lo Stato sono quindi il principale ostacolo alla trasformazione sociale, ed occorre mostrare come dietro ad ogni problema ci sia l'azione del Governo: "Sempre predicando contro ogni specie di governo, sempre reclamando la libertà integrale, noi dobbiamo favorire tutte le lotte per le libertà parziali, convinti che nella lotta s'impara a lottare e che incominciando a gustare un po' di libertà si finisce col volerla tutta. Noi dobbiamo sempre essere col popolo, e quando non riusciamo a fargli pretender molto, cercare che almeno cominci a pretender qualche cosa: e dobbiamo sforzarci perché apprenda, poco o molto che voglia, a volerlo conquistare da sé, e tenga in odio ed in disprezzo chiunque sta o vuole andare al governo."
Ma questa società che gli anarchici combattono, questa cattiva organizzazione sociale, non è una generica società autoritaria, è la società capitalistica: "la causa principale dì tutte le soggezioni morali e materiali cui i lavoratori sottostanno, è l'oppressione economica, vale a dire lo sfruttamento che i padroni e i commercianti esercitano su di loro, grazie all'accaparramento di tutti i grandi mezzi di produzione e di scambi. (...) Per sopprimere radicalmente e senza pericolo di ritorno questa oppressione, occorre che il popolo tutto sia convinto del diritto che esso ha all'uso dei mezzi di produzione, e che attui questo suo diritto primordiale espropriando i detentori del suolo e di tutte le ricchezze sociali e mettendo quello e queste a disposizione di tutti."
Ecco quindi che all'interno del pensiero anarchico viene delineata sia la struttura della società, con il ruolo preminente del Governo e il risultato dello sfruttamento capitalistico, sia i mezzi per trasformare questa società. Lo ripeto ancora una volta: questi concetti non sono nati solo dall'analisi sociale ed economica, ma si sono formati all'interno della Prima Internazionale, sulla base del dibattito e dell'esperienza di lotta delle avanguardie proletarie che ne facevano parte.
Tutto questo ci porta al di là della semplice descrizione impressionistica ed emotiva della realtà attuale e fornisce gli strumenti razionali della trasformazione sociale.

Tiziano Antonelli

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