L'urgenza delle tragedie che hanno come vittime le popolazioni di
tutto il mondo spingono molte persone di buona volontà a fare
qualcosa di concreto. Queste persone sono spinte a tralasciare ogni
impaccio ideologico e ad occuparsi, volta a volta e tutto sullo stesso
piano, del Chiapas, del riscaldamento globale, delle persecuzioni dei
migranti e così via.
Sotto l'incalzare delle campagne dei media, la realtà viene
presentata come un continuo succedersi di sofferenze, che hanno bisogno
di un aiuto immediato, senza interrogarsi troppo sulle cause di queste
sofferenze e tanto meno sulle cause di queste campagne mediatiche.
Questo agitarsi solidaristico, per quanto animato da buone intenzioni,
finisce così per non sortire i risultati sperati, e assomiglia
piuttosto all'arrancare del criceto nella sua ruota.
Anche il movimento anarchico è coinvolto da questa pratica,
dimenticando le parole di Luigi Fabbri, il quale afferma che
l'anarchismo non è un'etica individuale, ma una manifestazione
proletaria e rivoluzionaria, con criteri e finalità ugualitarie
e libertarie insieme.
Dall'insieme caotico alla totalità come molteplicità di relazioni
Le campagne dei media, ma si potrebbe dire tutta l'ideologia dominante,
possono essere accomunate come fonti della rappresentazione della
società come un insieme caotico, segmentato secondo logiche
individuali e di gruppo, siano esse economiche, culturali, etniche,
religiose, di status, e chi più ne ha più ne metta.
La rappresentazione delle sofferenze umane come generate dai malvagi di
turno – il gruppo politico avverso, i banchieri, gli speculatori, gli
immigrati, gli arabi, gli ebrei -, da chi non rispetta le regole,
è un'ulteriore forma di autoassolvimento del sistema.
La stessa sociologia ufficiale si limita a descrivere le varie
relazioni sociali, mettendole tutte sullo stesso piano, e impedendo di
discernere quelle fondamentali, quelle su cui è possibile agire
per trasformare la società.
Ora, è indubbiamente possibile arrivare attraverso l'analisi ad
individuare questi rapporti; ma non si può credere che questi
risultati siano il risultato di una scienza imparziale, siano dei
risultati "scientifici": in ogni società la cultura, e quindi
anche la scienza, dominante è quella della classe dominante.
Questi risultati sono la conseguenza di una scelta rivoluzionaria.
Le indicazioni del programma anarchico
Il programma anarchico inizia con la frase: "Noi crediamo che la
più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla
cattiva organizzazione sociale, e che gli uomini volendo e sapendo,
possono distruggerli." Quindi, per gli anarchici, i mali che affliggono
gli uomini possono essere distrutti solo cambiando la cattiva
organizzazione sociale. Ma questo concetto non è il risultato
scientifico di una ricerca imparziale, che si impone con la logica
delle cose, ma il risultato di una scelta individuale: "noi crediamo".
Questa scelta individuale rimanda da una parte all'irrazionalità
della scelta rivoluzionaria di fronte alla razionalità
capitalista, al buon senso e al senso comune, dall'altra all'esperienza
storica di quei giovani generosi che, spinti dalla propaganda di
Michele Bakunin, aderirono per primi all'Associazione Internazionale
dei Lavoratori, provenendo dalle file dei garibaldini e dei mazziniani.
Il principale ostacolo a quella trasformazione sociale che abolisca la
più gran parte dei mali che affliggono l'umanità,
è il Governo. "Governo è l'insieme di quegl'individui che
detengono il potere, comunque acquistato, di far la legge ed imporla ai
governati, cioè al pubblico.
(...) il governo fa la legge. Esso dunque deve avere una forza
materiale (esercito e polizia) per imporre la legge, poiché
altrimenti non vi ubbidirebbe che chi vuole ed essa non sarebbe
più legge, ma una semplice proposta che ciascuno è libero
di accettare e di respingere. Ed i governi questa forza l'hanno, e se
ne servono per potere con leggi fortificare il loro dominio e fare
gl'interessi delle classi privilegiate, opprimendo e sfruttando i
lavoratori.". Il Governo e lo Stato sono quindi il principale ostacolo
alla trasformazione sociale, ed occorre mostrare come dietro ad ogni
problema ci sia l'azione del Governo: "Sempre predicando contro ogni
specie di governo, sempre reclamando la libertà integrale, noi
dobbiamo favorire tutte le lotte per le libertà parziali,
convinti che nella lotta s'impara a lottare e che incominciando a
gustare un po' di libertà si finisce col volerla tutta. Noi
dobbiamo sempre essere col popolo, e quando non riusciamo a fargli
pretender molto, cercare che almeno cominci a pretender qualche cosa: e
dobbiamo sforzarci perché apprenda, poco o molto che voglia, a
volerlo conquistare da sé, e tenga in odio ed in disprezzo
chiunque sta o vuole andare al governo."
Ma questa società che gli anarchici combattono, questa cattiva
organizzazione sociale, non è una generica società
autoritaria, è la società capitalistica: "la causa
principale dì tutte le soggezioni morali e materiali cui i
lavoratori sottostanno, è l'oppressione economica, vale a dire
lo sfruttamento che i padroni e i commercianti esercitano su di loro,
grazie all'accaparramento di tutti i grandi mezzi di produzione e di
scambi. (...) Per sopprimere radicalmente e senza pericolo di ritorno
questa oppressione, occorre che il popolo tutto sia convinto del
diritto che esso ha all'uso dei mezzi di produzione, e che attui questo
suo diritto primordiale espropriando i detentori del suolo e di tutte
le ricchezze sociali e mettendo quello e queste a disposizione di
tutti."
Ecco quindi che all'interno del pensiero anarchico viene delineata sia
la struttura della società, con il ruolo preminente del Governo
e il risultato dello sfruttamento capitalistico, sia i mezzi per
trasformare questa società. Lo ripeto ancora una volta: questi
concetti non sono nati solo dall'analisi sociale ed economica, ma si
sono formati all'interno della Prima Internazionale, sulla base del
dibattito e dell'esperienza di lotta delle avanguardie proletarie che
ne facevano parte.
Tutto questo ci porta al di là della semplice descrizione
impressionistica ed emotiva della realtà attuale e fornisce gli
strumenti razionali della trasformazione sociale.
Tiziano Antonelli