Mozione contro la repressione
Il Convegno della Federazione Anarchica Italiana riunito a Rimini il 6
e 7 febbraio 2010 denuncia il grave clima di repressione sociale e
politica che ormai da diversi anni caratterizza il paese. Il crescente
autoritarismo delle politiche governative si manifesta quotidianamente
in un progressivo restringimento delle libertà civili e
individuali, a partire dalla stessa libertà di espressione e di
opinione.
Dopo l'approvazione del cosiddetto pacchetto-sicurezza, la gestione
dell'ordine pubblico – affidata anche a sindaci e prefetti – è
stata inasprita verso una generale criminalizzazione del dissenso e
dell'opposizione sociale. Sono aumentati progressivamente gli sgomberi
degli spazi sociali liberati, così come gli arresti e le denunce
nei confronti di tutti coloro che, come gli anarchici, si battono
contro la macelleria sociale generata dallo stato e dal capitale.
Al di là della specifica repressione nei confronti dei militanti
politici, si registra un complessivo atteggiamento persecutorio e
discriminatorio nei confronti dei soggetti più deboli della
società – gli immigrati, i poveri, le minoranze – sui quali il
governo scarica strumentalmente la responsabilità della grave
crisi economica che attanaglia il paese, ma che, in realtà,
è il prodotto dell'intrinseca natura predatoria e assassina del
capitalismo. Questo razzismo istituzionale gode di un consenso diffuso
nella società italiana a causa del martellamento culturale e
mediatico delle forze più reazionarie del paese; una campagna di
odio che negli ultimi vent'anni – in nome di una presunta sicurezza –
ha contraddistinto l'azione di tutte le forze politiche, di
centrodestra come di centrosinistra. Il governo per realizzare i propri
obiettivi ricorre a tutti i mezzi, anche quelli fuori e contro la
propria legalità, utilizzando le forze fasciste sia per il
lavoro sporco che come elemento di agitazione politica delle proprie
tematiche.
Il crescente autoritarismo delle istituzioni si manifesta anche
nell'esercizio sempre più sfacciato e diffuso della violenza di
stato, della brutalità poliziesca nelle piazze, nelle carceri,
nei reparti psichiatrici e nei centri di detenzione per immigrati;
violenza che sfocia in stupri e in veri e propri omicidi di stato. In
particolare, i centri di identificazione ed espulsione continuano a
essere teatro di rivolte e proteste drammatiche: gli scioperi della
fame, gli atti di autolesionismo, i suicidi dimostrano
inequivocabilmente l'insostenibilità di queste strutture che
costituiscono l'anello finale di una repressione basata sul ricatto
della clandestinità e dello sfruttamento schiavista funzionale
agli interessi padronali. In questo senso, l'annunciata costruzione di
nuovi centri di identificazione ed espulsione in tutta Italia conferma
la volontà da parte dello stato di continuare sulla strada della
repressione garantendo nello stesso tempo i profitti di chi –
cooperative, enti di gestione, ecc. – specula da anni sul redditizio
business della gestione dei flussi migratori. La recente rivolta di
Rosarno, nella sua lucida disperazione, ha espresso chiaramente il
potenziale livello di conflitto dei lavoratori immigrati, costretti ad
affrontare nella rivendicazione della loro dignità umana e della
loro libertà, il duplice attacco della mafia e dello stato che
non ha esitato a effettuare una vergognosa deportazione di massa.
Di fronte a questo scenario, le anarchiche e gli anarchici federati
ribadiscono la necessità di costruire reti di solidarietà
per la difesa di tutti i soggetti colpiti dalla repressione.
La guerra tra poveri alimentata dal potere va contrastata con la
promozione e il sostegno delle lotte di tutti i lavoratori, italiani e
stranieri senza distinzioni, valorizzando l'autorganizzazione come
metodo irrinunciabile per ottenere cambiamenti reali e duraturi.
Nella consapevolezza che la lotta di classe contro ogni sfruttamento e
la lotta umana contro ogni oppressione non possono che dispiegarsi
nell'azione contro lo stato e il capitalismo, gli anarchici della FAI
rinnovano il loro impegno, incessante e senza compromessi, nella difesa
della libertà e dei diritti per la costruzione di una
società libera e solidale.
Mozione a sostegno del primo marzo
Le compagne ed i compagni della Federazione Anarchica Italiana, riuniti
a convegno a Rimini il 6 e 7 Febbraio 2010 approvano quanto segue:
Dai cantieri edili del nord fino alle campagne agricole calabresi di
Rosarno, vivere in Italia per i migranti è sempre più
difficile e pericoloso. L'attacco è feroce, spietato, attuato da
un governo che sempre più si caratterizza in modo fascistoide e
razzista, che legifera al fine di istituire norme da vero e proprio
apartheid, ma che trova, purtroppo, sostegno anche in larghi settori
dell'opinione pubblica toccati dalla crisi economica e sociale. Ai
migranti il capitale impone condizioni di lavoro sempre più
schiavistiche: ricattabilità, lavoro nero, salari da fame sono
all'ordine del giorno. La connessione Permesso di Soggiorno-lavoro e le
condizioni di "irregolarità" in cui molti immigrati sono
costretti hanno creato un vero e proprio mercato delle braccia a
bassissimo costo che, soggetto ad un sistema spietato di nuovo
caporalato, è a totale disposizione delle imprese italiane di
ogni dimensione e settore, cosche mafiose, ecc. mentre, contro chiunque
provi a ribellarsi, dove non arriva la mano lunga della mafia, arriva
il manganello pesante delle forze del disordine statale.
Per il popolo migrante, o per chi in questi lidi vi è nato, ma
ne rifiuta la deriva autoritaria e razzista, non vi è
possibilità di riscatto all'interno delle istituzioni. Tutti i
partiti, di destra, di centro, di sinistra, negli ultimi quindici anni
hanno legiferato e governato politiche migratorie fatte di flussi
programmati, nell'istituire veri e propri lager dagli ingannevoli nomi
come Centri di Permanenza Temporanea trasformatisi in Centri di
Identificazione ed Espulsione, ecc.
I sindacati concertativi e di Stato come CGIL, CISL, UIL, UGL, ecc.,
ormai fedeli servitori di Stato e Capitale, si sono mostrati incapaci e
mai determinati a sconfiggere il razzismo latente nei lavoratori
italiani. Sono solo preoccupati di essere scavalcati da processi di
reale autogestione ed emancipazione ad opera dei lavoratori migranti
stessi, mentre sono totalmente inefficaci nella "difesa degli ultimi"
massacrati dalle istituzioni, quando non sono, nei fatti, complici nel
loro sfruttamento.
Il sindacalismo di base, che pure in diverse delle sue espressioni si
è posto il problema della difesa e della tutela del popolo
migrante, solo in poche occasioni è riuscito ad essere
sufficientemente incisivo.
Ma per fortuna in tutta la penisola, accanto alla canea razzista,
nascono e si sviluppano anche forme di solidarietà; assemblee e
comitati antirazzisti in appoggio a lotte operaie con predominante
presenza migrante, influiscono nel conseguimento di importanti vittorie
dimostrando che solo la lotta unitaria tra sfruttati contro sfruttatori
è la giusta via da perseguire.
Auspichiamo che la giornata di lotta del popolo migrante indetta per il
1° marzo si caratterizzi come sciopero generale avente un
protagonismo diffuso soprattutto animato e autogestito da una
determinata e importante partecipazione immigrata.
Razzismo e xenofobia, utili strumenti di Stato e Capitale per far
credere che sia lo "straniero" il responsabile e dei loro disastri,
vanno debellati anche attraverso una grande mobilitazione quotidiana
che sia insieme politica e culturale.
Lo sciopero del 1° marzo, se declinato nei singoli territori in
modo incisivo contro i centri dello sfruttamento, può essere un
importante momento di lotta e reale strumento di azione diretta e di
sabotaggio della macchina capitalistica. Esso deve poter anche
esprimere e radicalizzare la totale contrarietà ad ogni forma di
discriminazione e di rilancio per la conquista di nuovi, e alcuni
persi, diritti sociali.