da il sole 24 ore  Sanità     
Il sindaco può intervenire sulle scelte dei vertici dell'azienda sanitaria.
TAR MARCHE Le vacanze del personale non giustificano la sospensione dei servizi

Non si può chiudere temporaneamente un reparto ospedaliero per mandare in ferie il personale. Mentre impazza il dibattito sulla chiusura dei piccoli ospedali, il Tar delle Marche ha fissato un importante principio con la recente ordinanza n. 370/2002. L’Asl di Ascoli Piceno il 19 giugno aveva deliberato la chiusura temporanea (fino al 30 settembre) del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Amandola: un piccolo Comune arrampicato sui monti del parco nazionale dei Sibillini e piuttosto lontano da centri urbani. Il direttore generale della Asl aveva motivato la scelta della chiusura temporanea con il fatto che il personale doveva godere delle ferie, ma contro tale decisione il sindaco del Comune, Franco Rossi, si era rivolto al tribunale amministrativo.
E i giudici hanno dato ragione al primo cittadino, sospendendo l’efficacia degli atti della Asl. «L’ordinanza - ha commentato Rossi - farà giurisprudenza. Il Tar, infatti, ha sostanzialmente ribadito che un sindaco ha diritto a intromettersi in questioni sanitarie nel caso in cui le  ecisioni prese dall’Asl possano arrecare danni alla cittadinanza. Dunque, a tutela della  collettività, un primo cittadino ha il diritto-dovere di intervenire». La decisione del Tar è stata tanto più gradita al sindaco, visto che il nosocomio del piccolo comune è uno di quelli su cui potrebbe abbattersi la “scure” dei tagli ai piccoli ospedali impugnata dal ministero della salute.Nello specifico, il Tar ha ritenuto che sussistono i presupposti fissati dalla legge 1034 del 1971 dato che «appare di gran lunga prevalente l’interesse al mantenimento in attività della struttura  ospedaliera interessata dal provvedimento impugnato rispetto al pregiudizio che può subire il personale da collocare in congedo ordinario». Prima dell’ordinanza del Tar, il 20 agosto, l’Asl 13 di Ascoli aveva prodotto ulteriore documentazione con la quale si paventava una chiusura a tempo indeterminato del reparto: «La chiusura del punto nascita di Amandola a tempo indeterminato - ha spiegato il Commissario straordinario della Asl, Mario Maresca - rientra nel progetto di gestione sanitaria della Regione, anche nell’ottica di una migliore tutela della sicurezza del paziente: la struttura è infatti sprovvista di una sala di rianimazione. Nel  maggio 2001 il gruppo di lavoro regionale per il Progetto obiettivo materno-infantile (Pomi) ha stabilito che i punti nascita con numero di nati inferiori ai 300 avrebbero dovuto essere disattivati nel piùbreve tempo possibile:negli anni 2000 e 2001 ad Amandola sono nati rispettivamente60 e 61 bambini. La stessa Commissione nella riunione del 4 luglio scorso ha ulteriormente ribadito di ritenere opportuna la chiusura del punto nascita disposta dalla direzione generale della Asl di Ascoli Piceno, in quanto le sue modalità organizzative non sono in grado di garantire quelle condizioni di qualità assistenziale e di sicurezza che una struttura ospedaliera deve garantire ».
Argomenti che sono stati, però, respinti dal Tar. Sulla base dell’ordinanza il sindaco di Amandola ha chiesto al commissario straordinario di ripristinare il servizio di ostetricia e ginecologia a pieno regime presso l’ospedale di Amandola.

Gianni Moreschi


Sito a cura della
Redazione Multimediale del CUB-USI