Gli autori del documentario Fratelli di Tav, coprodotto da Teleimmagini (laboratorio caos-visuale dell’xm24), sono minacciati dalle Ferrovie dello Stato di azioni legali nei loro confronti per aver sovrastimato le cifre relative ai costi del progetto dell’Alta Velocità.
Seppur questi dati sono stati da piu’ parti riconfermati, e’ vergognoso l’atteggiamento repressivo di quest’azienda che nel nome del profitto sta distruggendo un servizio pubblico.
Ricordiamo che il progetto della Tav si lascia alle spalle 2 morti (Sole e Baleno uccisi dalla violenza delle galere), ettari di natura devastata, falde acquifere e torrenti scomparsi, disservizi alle linee dei pendolari, un assurdo sperpero di soldi pubblici.

>>>>comunicato per la conferenza stampa di venerdi 27 marzo
>>>>primo comunicato del “Laboratorio per la Democrazia” di Torino
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Le Ferrovie dello Stato S.p.A. hanno incaricato uno studio legale (Astonis & Zoppini, per firma dell’avvocato Di Vilio) di inviare una lettera intimidatoria e allusiva (del 30 settembre 2008) a due giovani autori, Claudio Metallo e Manolo Luppichini, perché in un loro video (Fratelli di TAV) hanno confrontato la stima dei costi reali dell’alta velocità (eseguita dalla Società Nuova QUA.S.CO) con quella ufficiale presentata nel 1991 da Necci. La minaccia, che è quella di una richiesta di danni, si configura come l’apertura di una nuova strada per mettere a tacere le voci di dissenso: colpirle con cause civili che possano avere gravi e insostenbili conseguenze economiche per chi le esprime.
I dati contestati non sono affatto nuovi e i due autori non ne sono i primi divulgatori. Sono già stati resi pubblici in varie occasioni da Ivan Cicconi – massimo esperto italiano sull’argomento (oltre a coprire vari incarichi di rilievo, è stato professore a contratto al Politecnico di Torino e alla Prima Università di Roma) – che tra l’altro li ha citati volume miscellaneo Travolti dall’Alta Voracità (edizioni Odradek) del 2006. I due autori hanno risposto alla minaccia legale con una lettera del 6 ottobre in cui dichiarano il carattere pubblico dei dati da loro usati. Ma ancora una volta l’avvocato Di Vilio, con una lettera del 12 novembre di nuovo minacciosa, dà voce alla dirigenza delle Ferrovie: i numeri giusti sono i loro, se non lo si ammetterà faranno causa. E, in grazia di questo innovativo metodo di confronto, esigono un diritto di censura preventiva. Ciò mentre Cicconi ribadisce con fermezza i suoi dati in una lettera del 1° dicembre 2008,
E’ evidente che informazioni che possano circolare in forma audiovisiva in Internet e rivolte a un largo pubblico allarmano più delle stesse quando scritte su libri o espresse in conferenze (non solo le F.S non hanno mostrato di preoccuparsi di libri come quello sopra citato, ma neppure delle valutazioni di un economista come Roberto Perotti ne “Il sole-24 ore” del 27 aprile 2008). Tra l’altro è forte l’impressione che si rinunci ad attacchi a noti intellettuali (attacchi che potrebbero suscitare una pubblicità negativa), per concentrare gli sforzi di censura nei confronti di divulgatori ritenuti più deboli e indifesi.
Il Laboratorio per la Democrazia di Torino esprime due preoccupazioni che hanno a che fare con le regole del confronto nello stato liberale e con le gestione della ricchezza pubblica da parte di società come le F.S.
Le F.S. vorrebbero impedire la circolazione di stime diverse dalle proprie: dovrebbe essere fuori discussione che il confronto tra due diverse interpretazioni di uno stesso processo si basi sul confronto di dati, e sull’analisi del modo con cui i dati sono stati ottenuti; non sulla soppressione di quelli che non si gradiscono. Il metodo è stato pensato, tre secoli fa, come un modo generale di risoluzione delle controversie tra uomini: è quindi parte integrante della democrazia, in senso lato. Senza la libertà di dare i propri, di numeri, non esiste libertà di dibattito tecnico.
Seconda preoccupazione: F.S. è una società per azioni con un solo azionista, il Tesoro. Quindi il ricorso a uno studio legale ha costi che sono a carico dei cittadini italiani, chiamati di fatto non a contribuire alla “tutela dell’immagine delle Ferrovie dello Stato” (che dipende da ben altro, cioè orari, pulizia delle carrozze, affidabilità ed efficienza del servizio), bensì a difendere gli amministratori delle ferrovie e i loro soci in affari. Se dovessero diventare normali prassi come quella che emerge da questa sgradevole vicenda, sempre più il denaro pubblico sarà usato per sfruttare il valore intimidatorio delle azioni legali.

Alessandra Algostino, Simona Bani, Renato Bordone, Melina Cammarata, Claudio Cancelli, Patrizia Cancian, Eleonora Cane, Sergio Chiarloni, Gianfranco Chiocchia, Stefano D’Errico, Nino De Amicis, Giorgio Faraggiana, Salvatore Ficarra, Luciano Gallino, Germana Gandino, Ludovico Jengo, Maria Carla Lamberti, Rino Lamonaca, Oscar Margaira, Paolo Mattone, Luca Mercalli, Rosina Necer, Federico Repetto, Guido Rizzi, Chiara Sasso, Giuseppe Sergi, Angelo Tartaglia, Gianni Vattimo, Massimo Zucchetti, Ugo Zamburru

Il Laboratorio per la democrazia ha indetto una conferenza stampa per la mattina di venerdì 27 marzo, alle ore 11.15, presso l’Unione Culturale, via Cesare Battisti 4B, Torino.
Lo scopo della conferenza è quello di rendere pubblica, tramite i consueti organi di informazione, l’azione legale (con risvolti dissuasivi di fatto intimidatori) che le Ferrovie di Stato s.p.a. hanno intrapreso nei confronti degli autori di un documentario dal titolo Fratelli di TAV, che ripercorre le vicende dell’Alta Velocità italiana, a partire dal programma di Necci del 1991 fino agli scontri che hanno avuto luogo in valle di Susa nel 2005.
Le Ferrovie dello Stato hanno dato incarico a uno studio legale – Astonis & Zoppini – di chiedere, minacciando obliquamente un’azione risarcitoria in caso di rifiuto, un diritto di supervisione del documentario, non ancora uscito se non in una anticipazione promozionale; in particolare, esigono che vengano modificate le cifre dei costi calcolati dal prof. Cicconi, che a loro parere risulterebbero errate per eccesso. È il caso di notare che il documentario di Claudio Metallo e Manolo Luppichini si presenta accattivante per l’abilità professionale dei due autori, ma non contiene una cifra o un giudizio che non fosse già stato pubblicamente, e in più sedi, espresso dalle persone intervistate; tra l’altro, all’interno del volume miscellaneo Travolti dall’Alta Voracità, edito da Odradek nel 2006, la cui edizione è stata curata dal Laboratorio per la democrazia. Questa vicenda contiene alcuni elementi sgradevoli che nella conferenza del 27 marzo vorremmo illustrare: la vicenda dimostra che negli ultimi anni è giunta al potere una classe dirigente che mostra di non volersi più attenere ai paradigmi dello stato liberale. Vorremmo ribadire che il confronto fra cifre diverse si basa sulla critica del metodo con cui i numeri sono stati ottenuti, e non sulla soppressione di quelli sgraditi. Nel confronto scientifico non deve essere previsto il criterio dell’auctoritas. Vorremmo ricordare che nell’uso del denaro pubblico – sicuramente di denaro pubblico si tratta quando si paga a nome delle ferrovie dello Stato uno studio legale – dovrebbe sussistere, anche in tempi confusi, un vincolo di coerenza tra il fine che si vuole raggiungere e il carattere pubblico del bene di cui si dispone. È tesi risibile quella che vorrebbe che il prestigio di un pubblico servizio dipenda dai costi del progetto AV; da quelle cifre si può forse dedurre la competenza dei dirigenti delle FS, come gestori di un imponente flusso di denaro; ma non è la stessa cosa.

Alla conferenza saranno presenti il professor Giuseppe Sergi, in rappresentanza del Laboratorio per la democrazia, la professoressa Alessandra Algostino, del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino, uno degli autori del documentario, Manolo Luppichini, e il professor Ivan Cicconi. Quest’ultimo ribadirà la sua stima dei costi del progetto A.V. e illustrerà il metodo seguito per valutarli. Verrà distribuito un documento circostanziato firmato da personalità universitarie e di altri settori.

Dopo le cariche a Venaus il 6 dicembre 2005, da tutta Italia arrivano manifestanti per sostenere il presidio attivo da giorni in Val di Susa contro il progetto per il trasporto ferroviario ad alta velocita’ (TAV).

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29/08/05, Patio Bonito, barrio Kennedy periferia emarginata di Bogota.
300 famiglie di desplazados (profughi) occupano appartamenti abbandonati rivendicando l’ accesso ai diritti fondamentali.
Sono chiamati desplazados, famiglie di scacciati dalle loro terre dal conflitto armato che insanguina la Colombia e costretti a fuggire nelle selve di cemento delle citta’.
Tutte le persone che appaiono in questo video sono state minacciate di morte; questo e’ il reportage in presa diretta, fatto in fretta per non essere un epitaffio ma una denuncia ad alta voce…

Quando mi sono trovato a guardare per al prima volta un video sulla Colombia, che non parlasse della coca o della guerriglia, ho provato una sensazione orribile:come si sente un documentarista che, prima di finire il montaggio del suo video, deve aggiungere sotto a ogni intervistato…un epitaffio?
Abbiamo dormito con loro nelle loro case, abbiamo mangiato assieme e con loro ci siamo alzati nell’alba crepuscolare della Colombia degli emarginati, per intraprendere un cammino di lotta per la dignita’ e la liberta’.
——
Alla fine di questo terzo giorno di accampamento dei desplazados, le prospettive delle 1500 persone accampate nel quartiere Ribera de Occidente di Patio Boni o (localita’ Kennedy) non sembrano
essere piene di speranza. Nelle ultime ore lo sgombero-annunciato e smentito varie vol e nel corso della giorna a di oggi-sembra gia essere sicuro.
Se avverra’ si realizzera’ con la prevedibile reazione violenta della strategia repressiva adottata dalle autorita’, la quale ha privato queste 300 famiglie dei servizi minimi indispensabili per la sussitenza e sempre si e’ negata a qualsiasi tipo di trattativa o accordo,dal momento, in cui i deplazados a stabilirsi
in questa urbanizzazione.

La condizione in cui si incontrano queste persone – tra le quali 550 bambini, 100 donne incinte, disabili e anziani – ha raggiunto i minimi della sopportazione: chiusi nelle case, (la maggior parte delle quali senza porte,ne finestre, ne elettricita’, ne acqua) e con le scorte di cibo quasi al termine. Per di piu’ si e’ sentito dire che la Forza Pubblica sta proibendo l’ingresso di altri alimenti.
La comunicazione con l’esterno e’ limita a ai rappresentanti dei displazados e a delegazioni esterne. Quando alcuni mediattivisti stranieri di IPO tentarono di intervistare i desplazados
attraverso la rete, la polizia spiego’ ai desplazados che non potevano stare vicino.
Questa e’ la situazione paradossale che soffrono queste persone: da una parte non vedono riconosciuti i loro diritti come desplazados (garantiti dalla Costituzione del ‘91) e dall’altro sono
trattati con forte ostilita’ mentre stanno rivendicando condizioni di vita giuste e degne, quelle stesse che, sulla carta, assicura loro proprio la Costituzione.
I desplazados non chiedono che si regalino loro le case bensi’ che si dia loro il permesso di comprarle ad un prezzo equo. Precisamente questo e’ il motivo della protesta: il Governo ha negato loro la possibilta’ di comprare queste abitazioni perche’ la loro condizione di desplazados (indotta dalle scelte politiche dello stesso Governo) ‘non garantirebbe pagamenti regolari’.
Le risposte a questa repressione prevedono azioni di tipo giuridico, la creazione di un Comitato di appoggio tanto tra membri della comunia’ civile, quanto tra strutture organizzative nazionali ed internazionali e l’accompagnamento dei manifestanti affinche’ si concretizzino queste tre proposte: – Far pressione sulle autorita’ perche’ abbia presto termine il confinamento dei 1500 desplazados e perche’ abbia inizio una trattativa seria. – Garantire la formazione di una commissione di alto livello (della quale facciano par e la Croce Rossa Internazionale e l’ACNUR) che partecipi alle trattative. – Garantire la sicurezza della popolazione in ogni momento, specialmente quella dei portavoce che rischiano le loro vite nel momento in cui si espongono pubblicamente.
Tra le varie forme di appoggio ricevute dai desplazados, e’ di particolare importanza quella offerta dalla comunita’ residente a Riberas de Occidente, la quale, riunita in un’assemblea di 400 persone, riconosce i diritti di questi desplazados e appoggia la loro forma di protesta.
E’ dunque indispensabile chiedere e chiedersi quale sara’ la risposta del Governo a questa situazione. Dimostrera’ la volonta’ politica necessaria per iniziare un dialogo con i manifestanti o la repressione sara’ l’unica soluzione? Sara’ permesso lâingresso nella zona alle Organizzazioni Internazionali di protezione e la loro partecipazione alle trattative? Saranno finalmente garantite le condizioni minime di sopravvivenza a questa gente, gia’ vittima di uno o vari desplazamientos nel corso delle loro vite?

trovi il video da scaricare anche su www.ngvision.org



Spot Titanes del Ring, El Alto La Paz
Miko Meloni y Isa Cardinali.
Shooted with a Sony PD10, Redrockmicro y Minolta MD 50mm T 1.7, 28mm T 2.8

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Spot Titanes del Ring, El Alto La Paz.
Miko Meloni y Isa Cardinali.
Shooted in September 2008 with Sony PD10, Redrockmicro, Minolta MD 50mm T 1.7

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ARCHIVIO AUDIO

Reporter Libertario (interviste e trasmissioni radiofoniche su questioni sociali, internazionalismo, manifestazioni, incontri, ecc…)



ENK (il suono del post nichilismo del terzo millennio)



ARAV – Archivio Registrazioni audio-video




Workshop e performance di micromusic, musica a 8bit. Vecchie console da gioco o giocattoli per bambini vengono re-inventati come strumenti musicali.

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Il mercatino biologico del giovedi all’Xm24 i suoi produttori e i suoi frequentatori da terraterra:” quello che mangi nasce dalla t/Terra; incontra chi la coltiva per scoprire di persona cosa e come produce. per sviluppare una critica al consumo e alla distribuzione dei beni che, a partire dalla materialita’ della produzione agricola offra prospettive e strumenti di circolazione alternativi. :: Per la filiera corta. :: Per la trasparenza e la tracciabilita’ totale del prodotto, del prezzo, delle relazioni sociali. :: Per l’autocertificazione e il prezzo sorgente. L’obiettivo e’ quello di dare continuita’ e stabilita’ a forme di scambio slegate dalle logiche di mercato, replicabili e adattabili a seconda dei contesti di attuazione e orizzontali nelle modalità di partecipazione e interrelazione. Ma anche ribadire la natura politica di queste forme di scambio alternative e l’importanza di autocostruire la propria qualita’ della vita senza assecondare modelli di “benessere” preconfezionati.

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