L’attacco alla Mavi Marmara, le uccisioni cruente, le accuse all’IHH. Testimonianze dirette e parte di un video inedito.
Ripubblichiamo un approfondimento scritto da Manuel Zani, che ha accompagnato la Freedom Flotilla nella sua missione umanitaria, imbarcato sulla Sfendoni
Verso il 10 luglio seguo Manolo a Istanbul assieme ad Andrea, un amico cameraman. Ci stiamo recando in Turchia per partecipare alla conferenza stampa del nascente gruppo “Freedom Flotilla Press”, composto da giornalisti e freelance presenti sul convoglio umanitario.
L’obiettivo sotteso alla riunione è quello di sventare ulteriori ricostruzioni fittizie, smascherare ove possibile narrazioni tendenziose, lottare assieme per ottenere la restituzione delle attrezzature e dei materiali video sequestrati dall’esercito israeliano, in spregio alla libertà di stampa. Non da ultimo mantenere viva la memoria di quanto accaduto. In realtà viaggiamo anche per completare il lavoro iniziato ad Atene, prima della partenza della flottiglia, che avrebbe dovuto concludersi a Gaza filmando i vari momenti e personaggi della missione umanitaria. Manolo ha con sé una lunga lista di persone che intende intervistare: passeggeri della Marmara, membri dell’equipaggio, organizzatori della spedizione.
STORIE DI (STRA)ORDINARIO MEXICO - TERZA TAPPA: LA OTRA CAMPAÑA
In questa terza tappa sentirete estratti dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona commentati da compagni aderenti alla Otra Campaña: qui il nostro viaggio non è più fisico ma diventa sociale e si estende a tutto il territorio.
Vogliamo parlarvi dello sviluppo politico che in questi ultimi anni ha visto partecipare le realtà di movimento di tutti gli stati messicani. Vogliamo portarvi attraverso un paese infinitamente esteso: dai deserti del confine statunitense alle giungle del Chiapas, passando per montagne, spiagge, megalopoli e resti delle antiche civiltà mesoamericane.
Vogliamo raccontarvi le differenze e le complessità dei movimenti sociali degli Stati Uniti del Messico fatti di operaie ed operai, indigene ed indigeni, maestre e maestri, lavoratrici del sesso ed emarginati sociali.
Vogliamo analizzare il contesto in cui nasce e poi si sviluppa la proposta della Otra Campaña: in che modo movimenti e gruppi così diversi e lontani decidono di mettersi insieme e trovare âun nuovo modo di fare politica? (lingua: italiano, dur.: 1h09’)
—————————————————————————————————————— Milano, febbraio 2010: Abdel Aziz el Saied, 19 anni, muratore, fidanzato, mantiene la famiglia, egiziano, è accoltellato in via Padova dopo una lite banale. Muore aspettando per un’ora l’ambulanza che arriva troppo tardi, ma non è questo ciò che si ricorda. Nelle cronache di quei giorni, per la memoria collettiva, la narrazione ha altre priorità: vetrine rotte, macchine ribaltate, scontri con la polizia, i cortei falliti della Lega, la paura della violenza degli immigrati.
Febbraio-Marzo 2010: Insu^tv e Teleimmagini cercano di raccontare questa stessa strada attraverso le voci di chi ci vive da anni. Via Padova è lunga kilometri e attraversa da un capo all’altro l’ordine sociale di Milano e mezzo secolo di migrazioni, dai napoletani e calabresi ai maghrebini e sudamericani.
Ne nasce la narrazione variegata di uno spazio urbano carico di problematiche comuni a molte città italiane, ma, come dice uno degli intervistati, via Padova è anche
“un processo di globalizzazione dal basso in assenza di politiche sociali”.
Una video inchiesta che attraverso “occhiali diversi” guarda ad un pezzo di città spesso descritta come periferia in degrado e che invece è molto di più: uno spazio in cui conflitto, negoziazione, autorganizzazione cercano di conquistare nuovi spazi di cittadinanza nella metropoli post-coloniale.
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In coerenza con la nostra policy il documentario sarà liberamente riproducibile, ma prenotare una copia in dvd (che sarà pagata solo quando è pronta – ottobre 2010 -) serve a sostenere l’autoproduzione dal basso e la realizzazione del progetto
AUTOPRODUZIONE: INSU^TV & TELEIMMAGINI – MUSICHE: ORCHESTRA DI VIA PADOVA
LIBERI DALLA PAURA, CONTRO OGNI REVISIONISMO
Sono passati trent’anni dalla strage neofascista del 2 agosto 1980. La bomba che esplose nella sala d’aspetto della Stazione di Bologna costò la vita a 85 persone. Da allora si sono susseguiti depistaggi e menzogne di Stato, volte a coprire e proteggere i mandanti della strage, così come è avvenuto e avviene per tutte le quattordici stragi che hanno insanguinato il paese negli ultimi decenni. Ancora oggi non abbiamo verità e giustizia.
Quest’anno che la pista palestinese ha mostrato tutta la sua illogicità storica, che si è dissipato il polverone intorno a immaginate o presunte presenze a Bologna di questo o quel bombarolo famoso, i professionisti del depistaggio mediatico hanno cercato vanamente di imbastire l’ennesima «pista internazionale» con ipotetiche «rivelazioni» della Commissione Mitrokhin e carte provenienti dall’altro versante della cortina di ferro.
Il 1980 fu anche l’anno in cui il DC9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo fu abbattuto da un missile Nato. Ottantuno vittime, un’altra cicatrice ancora aperta.
Anche in questo caso il Re è nudo, il missile mirava a colpire un velivolo libico su cui viaggiava Muammar Gheddafi nascondendosi nel tracciato radar dell’aereo civile. Anche in questo caso un omicidio di massa viene mistificato in una nuvola di falsità e ipotesi fantasiose, dal cedimento strutturale alla bomba nascosta nel wc. Furono suicidati gli anelli deboli della catena della disinformazione, incendiati archivi, i tracciati radar sparirono.
La lezione è vecchia: non si governano corpi e vite meglio che con i dispositivi della paura, e l’omicidio è uno di questi. L’ultimo decennio si è aperto con la mattanza messa in atto dalle polizie contro l’insorgenza di Genova e l’assassinio di Carlo Giuliani. Pur faticosamente, nelle aule di giustizia stanno emergendo le responsabilità delle alte sfere della forza pubblica. Tutti uomini che però, anche a seguito di condanne in appello, mantengono impunemente cariche di prestigio: una campagna lanciata in questi giorni ne chiede giustamente la rimozione.
Molti altri casi, negli ultimi dieci anni, ci parlano di supposti tutori dell’ordine che compiono omicidi, sevizie, torture, abusi sessuali, per strada come nelle prigioni e nei Cie, o che si rendono responsabili della morte in mare di chi cercava di raggiungere le frontiere meridionali della Fortezza Europa nella disperata ricerca di un futuro o una speranza. Spesso, troppo spesso, i responsabili sono non solo impuniti ma neppure indagati.
Proprio le tante violenze e bugie di Stato ci consegnano oggi un paese impaurito, corrotto, ipocrita, perbenista, razzista, sull’orlo ormai di uno sfacelo civile senza ritorno. Se i governanti in Italia non sono mai stati ispirati da un’etica della verità, oggi prevale solo un clima di autoritarismo, sopraffazione, menzogne e paura.
Tuttavia la paura non è l’unica passione che tiene donne e uomini insieme. È un paradigma a cui è possibile e necessario opporsi immaginando, praticando e difendendo spazi di libertà, di solidarietà, di creatività antigerarchica, di autorganizzazione.
Ma anche attraverso la memoria intesa come percorso collettivo, pratica concreta di lotta ed antidoto per quanto succede oggi. Non come cerimonia.
Parteciperemo e invitiamo a partecipare al corteo che lunedì 2 agosto raggiungerà la Stazione di Bologna con uno spezzone che denunci e smascheri ogni manipolazione revisionista della memoria e rilanci la necessità e l’urgenza di una società altra, libera da paura e terrore. Un mondo diverso, migliore e possibile se lo desideriamo e costruiamo insieme. Da oggi.
Liberi dalla paura, contro ogni revisionismo
per adesioni: liberidallapaura@gmail.com
LA DIGNA RADIO 2.0
Notiziario indipendente dal Messico in lotta
La Digna Radio è un progetto realizzato dal Nodo Solidale, dall’Osservatorio America Latina dell’XM24 e dal collettivo Zapatista Marisol di Lugano, collettivi e individualità sparse tra il Messico, l’Italia, la Svizzera e l’Olanda.
È una finestra su quel Messico del basso e a sinistra che trova così poco spazio nell’informazione globale, così impegnata a proporci il Messico dei villaggi turistici, belle spiagge, tutto sesso e tequila.
Noi parliamo del Messico che resiste allo sfruttamento delle sue risorse, che non si piega alla repressione e al disprezzo con cui le classi dirigenti controllano il territorio. Quel Messico che riprende in mano con dignità il suo destino, costruendo un presente migliore nel cammino dell’autogestione e dell’autonomia.
In questa puntata:
°Liberazione dei prigionieri politici di Atenco
°Victor Herrera Govea è ancora ingiustamente imprigionato
°Juventino e Noel della comunità di Xanica finalmente liberi
°Aggressioni alla comunità triqui di Copala
°Prima e seconda carovana umanitaria di solidarietà
°Denuncia delle aggressioni alle comunità di appoggio zapatiste
°Sgomberano la miniera di Cananea dopo tre anni di sciopero
Il Nodo Solidale è un percorso indipendente dai partiti, antifascista e libertario di cooperazione dal basso con le realtà antiautoritarie in lotta nel Messico. Proponiamo piccoli progetti concreti di appoggio economico e politico, scambiando e attivando controinformazione, stimolando l’analisi fra i vari attori circa l’autonomia e i percorsi di trasformazione radicale della società.
Pensiamo che possiamo fare molto, dal punto di vista della solidarietà internazionale e riguardo la costruzione dell’altro mondo possibile, contando sulle nostre forze, senza ricorerre alla mediazione o alle risorse istituzionali. Allacciamo esperienze, per tessere nuove bandiere.
L’Osservatorio America Latina è un coordinamento di collettivi che ruotano attorno allo spazio sociale XM24 di Bologna. Il principio che guida tutte le nostre attivita’ di cooperazione dal basso è quello del sostegno ai processi di autonomia delle comunita’ con cui costruiamo le nostre relazioni. Un sostegno che si basa sulla condivisione dei saperi e delle esperienze e che porta alla partecipazione diretta ai processi di resistenza e di lotta con le comunità.
Il Collettivo Zapatista Marisol di Lugano appoggia e solidarizza con la lotta delle comunità zapatista in Chiapas e con la dignitosa combattività dei numerosi movimenti sociali attivi in Messico. Camminando per l’autonomia, la dignità e l’emancipazione, il Collettivo Zapatista è parte attiva del Centro Sociale Occupato e Autogestito Il Molino, che abbiamo anche contribuito ad occupare nel 1996! Perché è partecipando alle lotte per un cambiamento radicale nei propri territori che la solidarietà continua ad essere un’arma!