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From Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>
Date Tue, 12 Oct 2004 13:38:17 +0200
Subject c99: Anarchici contro il muro: resoconti delle iniziative

Abbattere i muri dell'odio

Prosegue e sta arrivando in dirittura di arrivo il giro di conferenze in Italia della compagna israeliana di "Anarchici contro il Muro". Vi proponiamo alcuni brevi resoconti delle iniziative svoltesi a Milano, Torino, Cuneo. Ieri sera si è svolta l'iniziativa programmata a Savona, stasera è la volta di Pisa. L'appuntamento è in piazza dei Vettovagli alle ore 18.

Milano
Giovedì 7 ottobre presso i locali dell' Ateneo Libertario di Milano Liad Kantorowicz compagna israeliana del gruppo "Anarchists against the wall" ha tenuto un interessante dibattito sulla situazione dei diritti negati dei palestinesi e i tentativi di organizzare relazioni umane e di lotta comune contro il dominio del potere israeliano. Israeliani e palestinesi contro lo stesso nemico: quello che vuole mettere muri e barriere e che mantiene il potere con metodi che definire criminali è un eufemismo.
Liad ed il suo gruppo sono riusciti a creare momenti importanti di aggregazione con pezzi di popolazione palestinese e rompere barriere alle volte più dure dei muri, quelle culturali e politiche.
Il racconto è coadiuvato da un interessante video girato dai compagni di A.a.t.w. che documenta il grave ferimento di un compagno, durante un'azione diretta contro i cancelli del muro, ad opera di soldati israeliani che avevano sparato ad altezza d'uomo .
Al dibattito, che è stato molto vivace, hanno partecipato circa 70 persone.
I compagni della FAM ringraziano Liad della disponibilità e la pazienza per la fatica fatta girando come una trottola per tutt'Italia da oltre 20 giorni.
A.D.

Torino
Oltre un centinaio le persone che hanno partecipato alla serata organizzata dalla Federazione Anarchica Torinese in occasione del giro di conferenze di "Anarchici contro il muro". Erano presenti, oltre a numerosi anarchici, esponenti della comunità ebraica e di quella palestinese, persone impegnate in progetti di solidarietà e semplici curiosi di un'esperienza per molti versi originale. Il pubblico, attento e partecipe, ha mostrato vivo interesse sia all'esposizione sia al video ed è intervenuto con interesse al dibattito, ponendo domande sulla situazione politica e sociale in Israele e nei Territori, sul ruolo dei sindacati, sulla capacità di coinvolgere la società civile sia in Israele che in Cisgiordania, sulle prospettive della lotta, sulla difficoltà a superare le barriere dell'odio e della diffidenza. 
Non possiamo che augurarci che i compagni israeliani riescano a radicarsi nel tessuto sociale, perché l'azione diretta, il metodo assembleare, la costruzione dal basso di un'alternativa alla guerra, all'odio ed al razzismo aprono la speranza che sia possibile porre un argine alla barbarie. Che sia possibile costruire ponti ed abbattere i muri.
F. B.

Cuneo
La sera del 9 ottobre le 40 cadreghe sistemate nella sede provinciale dei Cobas erano piene e la gente era in piedi sul marciapiede e nell'altra stanza, insomma in termini numerici è andata più che bene per una città fredda come Cuneo, e per un sabato sera con auto e musica per le strade.
Evidentemente quei 70, 80 dice Marco, erano lì proprio perché convinti di esserci ed interessati all'argomento.
Era la prima volta che dall'interno di Israele si portava testimonianza di una opposizione radicale al muro di Sharon, al razzismo dell'esercito d'occupazione e allo stato di estrema rassegnazione che ha colpito perfino la storica sinistra laburista e socialista d'Israele. Liad ha parlato con pacatezza, seguendo un filo logico che parte non da presupposti ideologici o politici, ma profondamente umani: la libertà di ogni uomo o donna di muoversi, di incontrarsi, di stare bene, di non doversi sacrificare alla ragion di stato dell'uno o dell'altro. Liad e gli altri suoi compagni si rendevano conto di essere fortunati a vivere in Israele e, nello stesso tempo, di essere considerati, in quanto israeliani, oppressori. Nessuno di essi ha posti di blocco militari, nessuno subisce quello che subiscono i palestinesi e questa loro libertà di muoversi poteva essere messa a disposizione di una lotta con un obiettivo concreto, possibile, visibile e comune: il muro dell'apartheid che non h!
a alcu
no scopo di difesa, visto che non segue i confini del 1967, ma ha scopi unicamente politici, di acquisizione di terre e di rendere impossibile la costruzione di un focolare nazionale palestinese in Cisgiordania. La scelta nonviolenta permette la condivisione con gente araba comune e consente di attutire l'impatto estremamente violento con l'esercito, il video che Liad ha trasmesso è stato chiarissimo nel definire visivamente da che parte sta la violenza di una occupazione, senza bisogno di ulteriori parole.
Vittime della guerra sono i giovani in Israele che non si sentono sicuri, che nella paura e nel rifiuto di pensare votano a destra e giustificano l'ingiustificabile, così come i giovani e le donne palestinesi che in uno stato di guerra non hanno possibilità di parole diverse da quelle dei loro capi di Hamas o dell'ANP, seppure tutti sanno che è mafia, gerarchia, maschilismo sia laico che religioso, uomini che non lavorano e non possono comandare fuori, comandano in casa, sulle donne e sui figli , tutto è assorbito dalla guerra. Il lavoro anarchico per Liad è sopratutto di azione culturale, di comportamento, che deve sfociare in azione diretta, significativa, non importa se vincente e produttiva, con le sole mani e isolati non si abbatte il muro, ma si dà un segno forte di contraddizione e si incontrano i cosiddetti nemici, i palestinesi. "Fa bene a noi israeliani vedere i territori e incontrare lì gli arabi, e fa bene a loro vedere che israeliani sono persone e non solo sold!
ati e 
oppressori " Questa, diretta e condivisa, è la unica possibile, via di pace.
La discussione seguita ha mantenuto il livello umano e propositivo che aveva aperto la serata.
FAI di Cuneo Antonio Lombardo <alombar@libero.it>



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