I MONDIALI DI CALCIO
DEI MASCHI SONO AFFARE DI DONNE. IEMANJA' DA' SPAZIO A QUESTA
CAMPAGNA CHE RIGUARDA IN MODO PRIORITARIO IL LAVORO DELLE DONNE.
NON A CASO SONO DONNE INFATTI LA GRANDE MAGGIORANZA DEI LAVORATORI
DEI SETTORI CHE PRODUCONO ABBIGLIAMENTO E CALZATURE SPORTIVE.
SALARI BASSISSIMI E CONDIZIONI DI LAVORO A VOLTE SEMISCHIAVIZZANTI
SONO POSSIBILI QUANTO PIU' COLPISCONO CHI E' SOCIALMENTE RITENUTO
DI POCO VALORE ED E' EDUCATO ALLA SOTTOMISSIONE, ED HA VINCOLI,
CONDIZIONI DI VITA, SVANTAGGI LEGALI E SOCIALI CHE LO ESPONGONO
A RICATTI. MA SONO DONNE ANCHE LA MAGGIORANZA DELLE DELEGATE SINDACALI
CHE OGGI DANNO VOCE ALLE LORO COMPAGNE. SOSTENIAMO LA LORO LOTTA.
UN
ALTROMONDIALE E' POSSIBILE. IL CUORE (E NON LA TESTA) NEL PALLONE!
AVVIATA LA CAMPAGNA ANCHE IN ITALIA. ECCO IL TESTO DI PRESENTAZIONE
E LE PRIME ADESIONI.
marzo 2002
Il calcio è un grande sport popolare. Campioni, allenatori, squadre appassionano e infiammano. Le aziende lottano a suon di miliardi per accaparrarsi l'immagine di calciatori e squadre. La firma del calciatore, il suo volto, il nome della squadra fanno vendere di più.
Ma che cosa fanno vendere?
Milioni di capi di abbigliamento e di accessori, di scarpe sportive, di palloni, e di prodotti di ogni tipo che, troppe volte, sono fabbricati in condizioni disumane, con orari interminabili, con paghe da fame e con lo sfruttamento dei minori.
Un solo esempio: il costo del lavoro di un paio di scarpe sportive incide solo per lo 0,4%, mentre le
spese per pubblicità e sponsorizzazioni sono venti volte tanto, l'8,5%.
Le somme spese dai grandi marchi in promozioni sono da capogiro, basti pensare che ogni giorno, per indossare un cappellino, il campione di golf Tiger Woods riceve da Nike 48 mila dollari mentre la persona che l'ha confezionato ne riceve 2. Onorare un grande sport popolare significa non chiudere gli occhi di fronte a tutto questo, ma impegnarsi affinché la dignità nel lavoro, i diritti dei bambini e delle persone ad una vita dignitosa siano garantiti e rispettati, e affinché prevalga l'etica nel mondo dello sport ed una maggiore responsabilità verso i consumi. In tutto il mondo da diversi anni si stanno sviluppando iniziative di sensibilizzazione e di per dire basta alla produzione di articoli sportivi nella violazione dei diritti fondamentali.
Su questo fronte si sono impegnate organizzazioni come la Global March Against Child Labour contro lo sfruttamento del lavoro minorile e la Clean Clothes Campaign (Campagna abiti puliti); sono nate iniziative come quella di Fair Trade e.v. e di Italia per la produzione di un pallone equo, o come quella de "l'altropallone", un premio assegnato a personalità che si sono distinte per la azione in favore della solidarietà e dell'etica nel mondo dello sport.
Queste e altre iniziative ancora hanno un unico, grande obiettivo dichiarato: la dignità e l'integrità della persona prima degli interessi e dei profitti. Un obiettivo che si ricollega alle lotte presenti in Italia per la difesa e la stabilità del lavoro, contro la liberalizzazione del mercato, per l'avanzamento dei diritti nel lavoro e nella società compreso il diritto di cittadinanza per tutti.
La diffusa mobilitazione ha portato nel 1996 la FIFA a definire un accordo con la Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (ICFTU) e con la Federazione Internazionale dei Lavoratori del tessile-abbigliamento-cuoio (ITGLWF) per l'adozione di un codice di condotta da estendere alle imprese che fabbricano palloni e altri articoli sportivi su sua licenza.Gli aspetti rilevanti del "Codice FIFA":
- Espresso richiamo alle convenzioni fondamentali dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) (età minima di avviamento al lavoro, divieto di lavoro forzato e in schiavitù, non discriminazione nell'occupazione, libertà di associazione e diritto di negoziazione collettiva);
- Obbligo a corrispondere salari equi;
- Orari di lavoro di 48 ore settimanali;
- Applicazione del codice all'intera catena della subfornitura del licenziatario;
- Obbligo da parte dei fornitori a dare accesso ai siti produttivi ad ispettori qualificati.
Questo codice non è mai stato sottoscritto dalla FIFA per le forti resistenze delle grandi case produttrici e della Federazione mondiale dei produttori di articoli sportivi. Malgrado alcuni miglioramenti apportati nel corso degli anni alle prescrizioni di natura sociale nei contratti di licenza, due sono i punti rilevanti del codice del 1996 che restano ancora inapplicati: l'obbligo per le imprese a corrispondere salari equi e l'obbligo a sottoporsi a meccanismi ispettivi.
Per questo i Mondiali di calcio 2002 debbono essere la vera occasione per ripulire gli articoli sportivi delle marche sponsor e licenziatarie, dallo sfruttamento, dal lavoro nero, e dalla schiavitù femminile e minorile.
Obiettivi della campagna
La campagna "un altromondiale è possibile" condivide con altre campagne, come la Global March Against Child Labour, un obiettivo fondamentale: far si che la FIFA applichi, nella concessione delle proprie licenze e nell'accettazione dei propri sponsor, i principi contenuti nel Codice di condotta del 1996, ma pone un'attenzione particolare alle istanze del mondo del lavoro, sollecitando l'impegno concreto delle imprese produttrici, sponsor e licenziatarie dell'evento sportivo, ad operare nel rispetto dei fondamentali diritti umani e sindacali, e sollecitando il mondo dello sport a prendere coscienza delle condizioni e dei diritti dei lavoratori.
Per partecipare e aderire alla campagna:
otromundial@consumietici.it - tel. (+39)0267574301 - fax (+39)0267574322
sito: www.otromundial.org
E' attiva una lista di dibattito INTERNAZIONALE:
otromundial@yahoogroups.com
è attiva una lista di dibattito NAZIONALE:
altromondiale@yahoogroups.comsottoscrivi anche l'appello comune alla Fifa:
www.manitese.itGruppo promotore:
AceA, A.c.c.e.s.so, Coordinamento Lombardo Nord/Sud del mondo, l'altropallone, rete di Lilliput nodo di MilanoLe organizzazioni che hanno già aderito:
Acec, Acra, Ape, Avis, Caes, Clean Clothes Campaign Italia, Cologno Città Solidale, Commercio Alternativo, Comitato Genitori Cittadino Cinisello Balsamo, Consorzio di tutela del prodotto Giusto Etico e Solidale, Coordinamento Milanese Marcia Mondiale delle Donne, Credito Sud, Diafab, Kantara, Icei, Identità-Comites Grecia, Iemanjà, ItaliaNicaragua associazione, il Pais (Palazzo delle Alternative e delle iniziative Sociali), Mag 2, Rete di Lilliput nodo di Modena, Tatavasco associazione, Vita settimanale.La campagna è stata fatta propria da:
Assemblea Rete di Liliput (Marina di Massa)
Comitato Internazionale Forum Sociale Mondiale (Porto Alegre)
Assemblea Social Forum Italiani (Bologna)Adesioni personali: Daniele Barbieri di Carta, Alessandra Cangemi, Marina Finardi Cisl Milano
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