TESTIMONIANZE SULLA SISTUAZIONE DELLA SANITA' PUBBLICA E PRIVATA IN AFGHANISTAN
TLA DELEGAZIONE DI AGOSTO HA INCONTRATO DONNE CON MALATTIE CRONICHE, COINVOLTE NELLE ATTIVITA' DI EDUCAZIONE POPOLARE. HANNO VOLUTO AFFIDARCI LE LORO STORIE


ottobre 2004, di A.F.

 

Ospiti in case private di quartieri popolari di Kabul, abbiamo incontrato cinque donne malate, convocate da Rawa per farci raccontare i problemi più comuni di chi ha bisogno di assistenza sanitaria in Afghanistan, oggi.
Gli incontri si sono svolti in un clima amichevole e familiare. Accomodate su cuscini e tappeti, abbiamo sorseggiato tè verde e gustato i buoni dolci preparati per noi, mentre i bambini di casa giocavano vicini e osservavano curiosi.

Tratto comune dei racconti delle donne, il ricordo di un vissuto di profonda sofferenza psicologica, al quale viene ricondotto l'inizio dei malesseri e quindi della malattia. La guerra civile, il periodo dei jehadi, tra il 1992 e il 1996, è il contesto storico entro il quale si collocano le morti, le sparizioni, gli strazi dei loro cari. Una donna con gravi disturbi di tipo nervoso, che denuncia improvvisi tremori, digrignare di denti, svenimenti (simili a crisi epilettiche), ricorda che tutto è cominciato 12 anni fa, dopo che una bomba squarciò la casa dei vicini, uccidendo la famiglia intera. Un'altra giovane, tormentata da continui mal di testa e mancamenti, ci parla del fratello, scomparso durante la guerra. Dal suo villaggio, Shamali, la giovane era andata a Kabul per cercarlo, insieme con l'altro fratello: là aveva avuto la notizia che il ragazzo era morto. Di ritorno al paese, poi, due giorni di fermo in un posto di blocco avevano contribuito a minare irreversibilmente la sua anima e il suo corpo.
Traumi simili ritornano nelle storie delle altre donne: mariti, padri, familiari spariti, imprigionati nelle carceri segrete (veri macelli) dei signori della guerra, uccisi.

La malattia, da allora, è realtà che accompagna le loro vite, con la quale devono fare i conti ogni giorno. Come muoversi, dunque, per cercare di alleviarla, se non guarirla?
Due donne hanno fatto più operazioni chirurgiche: una malata di reni e una malata di un tumore alla pelle. La prima soffre ancora molto e dovrebbe rifare l'operazione. Ma questi interventi sono a pagamento e lei non ha più le risorse per affrontare una spesa così ingente. Dai sintomi che descrive, forse ha dei calcoli, che le provocano coliche insostenibili. Il medico al quale si è rivolta le ha prescritto degli analgesici: nulla di curativo, solo pezze per sopravvivere e aspettare che il peggio passi.
Anche la seconda non sta bene. L'operazione sostenuta per togliere il tumore, esteso su una gamba, ha comportato l'asportazione invalidante di una parte notevole del muscolo nella zona sopra e sotto il ginocchio. Inoltre, una brutta macchia in volto fa pensare a un diffondersi del tumore. La donna lamenta dolori in varie parti del corpo.
I loro racconti evidenziano le carenze della situazione ospedaliera. Operazioni di vario tipo chirurgiche vengono prescritte ed eseguite a Kabul, ma i risultati fanno pensare a interventi grossolani, non mirati, a volte inutili. La donna malata di calcoli si avvantaggerebbe sicuramente di una terapia alternativa, con ultrasuoni o altre tecnologie. Ma questi strumenti non esistono in Afghanistan e l'unica soluzione che le è stata proposta è un nuovo intervento.
Inoltre, alcune strutture ospadaliere pubbliche dovrebbero essere gratuite. Ma nessuna lo è, nei fatti. Medici e personale paramedico si fanno pagare sempre, anche se questo è illegale. Mentre il ministero della sanità chiude gli occhi.

Quanto alle terapie farmacologiche, le donne intervistate dipingono un quadro molto preciso, senza sfumature. Tutte si sono rivolte, almeno una volta (ma alcune, come la malata di tipo epilettico, molte volte), a un medico. I medici, ci spiegano, sono di due categorie. GLi esperti, quelli bravi, che magari hanno studiato all'estero, fanno diagnosi abbastanza precise e propongono terapie costose ma a volte efficaci. Le loro parcelle li tengono però decisamente fuori dalla portata della gente comune.
Rimangono i medici con poca esperienza, che anziché fare diagnosi prescrivono subito grandi quantità di medicinali generici, liquidando i pazienti in pochi minuti. Una donna ci ha mostrato un rotolo di fogli e foglietti (circa una trentina): prescrizioni di medicine. Nessuna o pochissime indicazioni sulla posologia fanno sì inoltre che gran parte dei pazienti vada incontro a vere e proprie intossicazioni, spesso compromettendo lo stomaco.
Succede poi, come le donne ci hanno spiegato essere avvenuto a loro, che il paziente prenda inizialmente le medicine in modo caotico e, risententone non benefici ma danni, abbandoni presto ogni terapia. Tra l'altro, a questa scelta conduce anche il costo elevato dei farmaci.

Quali allora le alternative possibili? Condizione indispensabile per sperare, per tentare una via verso la guarigione o almeno una diminuzione delle sofferenze, è il benessere economico. Non solo per raggiungere i medici più affidabili e costosi e le strutture ospedaliere migliori (l'ospedale dell'ISAF, aperto anche ai civili, impone tariffe attorno ai 50 dollari per visita: una cifra esorbitante per chi, come le donne conosciute, dispone di circa 80 afghani al mese, pari a circa 2 dollari). Ma anche per le pratiche più semplici, come l'acquisto di cibo sano e vario (così è stato prescritto, per esempio, alla malata di pressione bassa tra le nostre ospiti), fuori dalla portata di una famiglia media.
Inutile fantasticare quindi di ricoveri in Pakistan, progetti irrealizzabili, a iniziare dalle spese per ottenere il passaporto.
Rimane, quasi una beffa, il consiglio più frequente che queste donne sentono dai loro medici. Ovvero, cercare di stare tranquille, di condurre una vita serena, senza preoccupazioni. CI siamo stupite della compostezza con cui la donna con crisi epilettiche ci ha riferito di questo suggerimento. Aggiungendo soltanto: "Ho 4 figli, vivo in affitto, nell'ultimo anno ho dovuto cambiare casa tre volte, anche mio marito è malato. Come faccio a stare tranquilla?".