"MAI PIU' TORNERO'
SUI MIEI PASSI"
IL
QUARTO CAPITOLO DELLA TESI DI LAUREA DI SIMONA PRESENTA RAWA,
LA SUA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E LE ATTIVITA' POLITICHE E SOCIALI
" Mai più tornerò sui miei passi"
4.1 L'Associazione Rivoluzionaria delle donne afgane
4.2 Le attività sociali
4.2.1 L'educazione: scuole ed orfanotrofi
4.2.2 Assistenza sanitaria.
4.2.3 Microcredito e assistenza umanitaria
4.3 Le organizzazioni non governative di genere localiMAI PIÙ TORNERÒ SUI MIEI PASSI
Sono la donna che si è destata
Mi sono alzata e sono diventata una tempesta
che soffia sulle ceneri dei miei figli
Dai flutti di sangue di mio fratello sono nata
L'ira della mia nazione mi ha dato la forza
I villaggi distrutti e arsi nutrono il mio odio per il nemico,
Sono la donna che si è destata,
Ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.
Ho aperto le porte chiuse dell'ignoranza
Ho detto addio a ninnoli d'oro
Oh compatriota, non sono ciò che ero.
Sono la donna che si è destata.
ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.
Ho visto bambini a piedi nudi, smarriti e senza casa
Ho visto spose con mani dipinte di henné indossare abiti di lutto
Ho visto gli enormi muri delle prigioni inghiottire la libertà
nel loro insaziabile stomaco
Sono rinata tra storie di resistenza e coraggio
La canzone della libertà ho imparato negli ultimi respiri,
nei flutti di sangue e nella vittoria
Compatriota, fratello, non considerarmi più debole e incapace
Sono con te con tutta la mia forza sulla via della liberazione della mia terra.
La mia voce si confonde con la voce di migliaia di donne rinate
I miei pugni sono chiusi insieme ai pugni di migliaia di compatrioti
Insieme a voi ho risalito la strada della mia nazione,
Per rompere tutte queste sofferenze, tutte queste catene di schiavitù,
Compatriota, fratello, non sono ciò che ero
sono una donna che si è destata
Ho trovato la mia strada e mai più tornerò indietro.MEENA KESHWAR KEMAL
4.1 L'ASSOCIAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE AFGANE
Rawa (Revolutionary Association of Women in Afghanistan), l'Associazione Rivoluzionaria delle donne afgane, è l'unica organizzazione di genere in Afghanistan che rivendica l'empowerment delle donne ed il rispetto dei loro diritti in uno stato laico.
Fondata a Kabul nel 1977 da un gruppo di sole cinque donne ben istruite, sotto la guida di Meena Keshwar Kemal, una studentessa di appena 20 anni, la Rawa nasce come organizzazione indipendente con l'obiettivo di coinvolgere un crescente numero di donne in attività politiche e sociali volte ad ottenere diritti umani per le donne e, di pari passo, contribuire alla lotta per la ricostruzione in Afghanistan di un governo basato su valori democratici e secolari.
Prima del colpo di stato diretto da Mosca nel 1978 le attività erano limitate all'agitazione per i diritti delle donne e per la democrazia, in seguito all'occupazione sovietica del 1979 l'Associazione fu direttamente coinvolta nella guerra di resistenza, assumendo così una più definita posizione politica. Ma, al contrario della maggior parte dei fondamentalisti islamici "guerriglieri della libertà", la battaglia delle donne fu condotta per uno stato laico, sola base da cui partire per avviare un reale processo di democratizzazione e di trasformazione della società.
La peculiarità e la forza dell'attivismo di queste donne sin dall'inizio è consistita nell'intreccio di lavori sociali e di assistenza con pratiche prettamente politiche, come la fondazione nel 1981 di una rivista bilingue (persiano/pashtu) Payam-e-Zan (Messaggio delle donne), tuttora esistente, nata per diffondere opinioni, denunce e obiettivi di lotta e dare alle donne consapevolezza riguardo ai loro diritti ed alle loro potenzialità.
Proprio per le prese di posizione marcatamente politiche riguardo le istanze democratiche, secolariste e antifondamentaliste, sin dalle origini le militanti dell'organizzazione sono state costrette alla clandestinità e accusate di ateismo: la loro fondatrice Meena Keshwar Kemal, ad esempio, fu assassinata nel 1987 da agenti afgani del KGB in connivenza con gli integralisti di Gulbuddin Hekmatyar. Ma, come sottolinea Mahmooda, uno dei membri dell'associazione, "la difesa della laicità non è la negazione della religione, bensì il rifiuto del suo uso politico. Evidenziando la superficialità di certe classificazioni, tanto in voga quanto semplicistiche (ad es. occidente/oriente), le donne di Rawa sostengono l'universalità dei principi laici e democratici, nel rispetto dei quali le credenze religiose conservano il loro originario valore spirituale e non possono essere strumentalizzate per fini politici; solo così i diritti umani, ivi inclusa la libertà di culto, sono realmente garantiti e salvaguardati.
Durante la guerra civile che, iniziata già prima dell'intervento sovietico, divampò ancora più feroce negli anni successivi, la situazione non migliorò. La lotta fra le due fazioni del partito comunista s'intrecciava ai conflitti etnico-tribali che, in realtà, non cessarono mai, né con il ritiro sovietico nel 1989, né con la successiva presa del potere da parte dei mujaheddin di Massud e della "moderata" Alleanza del Nord di Rabbani nel 1992. Anche con il totale oscurantismo della repubblica islamica dei Talebani (gli studenti delle scuole coraniche pakistane saliti al potere nel 1996, grazie al "sostegno" del futuro nemico americano), le donne di Rawa hanno continuato a portare avanti le loro battaglie sul doppio binario politico-sociale e sempre più marcatamente contro la politica e le atrocità dei fondamentalisti. La "R" di Rawa sta per rivoluzionarie, una sigla estrema per un paese come l'Afghanistan eppure difesa dalle militanti con ostinazione, il lavoro di denuncia e sensibilizzazione portato avanti da un'organizzazione di donne contro i fondamentalismi e in una società medievale dominata dagli uomini, infatti, non può che essere tale.
A questo proposito, Anne E. Brodsky nel suo libro appassionato sull'associazione, così scrive "their weapons are their voices and their pens; their self-sacrifice and sense of community; and their commitment to social change", e l'arma migliore per la rivoluzione è l'educazione.
Quest'ultima rappresenta, probabilmente, il concetto chiave più importante alla base della pratica politica dell'associazione: solo attraverso la conoscenza si può, infatti, prendere coscienza della realtà che ci circonda e riuscire a cambiare dalle fondamenta l'assetto di una società iniqua come quella afgana. Accanto all'aiuto concreto d'assistenza alla comunità c'è, quindi, un impegno costante per il cambiamento delle coscienze e delle abitudini di vita, finalizzato a fornire alle donne la consapevolezza dei propri diritti, per una migliore comprensione e valorizzazione del loro ruolo in ogni sfera sociale, e la cognizione, in tal senso, dell'importanza cruciale della libertà e della democrazia. Nei corsi d'alfabetizzazione, così, non s'insegna solo a leggere e a scrivere, ma molta attenzione è dedicata all'acquisizione da parte della donna della propria autostima e della propria soggettività.
È quest'attenzione che porta anche alla comprensione di un altro concetto chiave per le donne della Rawa, ovvero la necessità di acquisire competenze sul campo, attraverso l'attiva partecipazione a qualunque tipo di attività portata avanti: dalle dimostrazioni, cerimonie e
conferenze stampa, alla gestione di programmi di distribuzione del cibo, di orfanotrofi e di ospedali, in un'ottica di condivisione delle
responsabilità politico-organizzative e del lavoro di base.
Preparata ad un'esistenza semi-clandestina, ad una professione non remunerativa e, spesso, alla subordinazione della sfera privata a quella politica, ogni attivista ricopre, dunque, ruoli precisi e definiti ma ruota sempre su più compiti. Donne autorevoli possono svolgere i compiti più umili e donne più dimesse dirimere le situazioni più complesse e controverse. Non esiste gerarchia e gli incarichi sono distribuiti tra le aderenti indistintamente, il gruppo viene diretto da un consiglio di dodici donne scelte a rotazione che, con la protezione di guardie del corpo (uomini che sostengono e proteggono i membri di Rawa seppure non possono aderirvi), si riunisce ogni tre mesi sia dentro che fuori l'Afghanistan.
Attualmente l'associazione è composta da circa duemila membri e un centinaio di sostenitori maschi appartenenti alle varie etnie che compongono la popolazione afgana: pashtun, uzbeki, tagiki, farsi e hazara e questo costituisce senz'altro un ulteriore elemento politico di straordinaria portata, come organizzazione multietnica rappresentano, infatti, una sfida di rottura con la tradizione misogina e tribale del paese.
Inoltre, le donne militanti non sono solo intellettuali, molte di loro non sanno né leggere né scrivere, ma ugualmente hanno sposato la causa e portano avanti, seppure con difficoltà legate a problemi economici di finanziamento, vari tipi d'attività dai corsi d'alfabetizzazione per bambini e bambine ai progetti economici di ricamo, ceramica e coltivazione che le donne possono svolgere pur non uscendo da casa.
Inoltre, l'associazione ha stabilito contatti transnazionali con altre organizzazioni di donne, provenienti da ogni parte del mondo, e svolge un assiduo lavoro di denuncia e informazione sui crimini e le violazioni dei diritti umani che sono avvenute ed avvengono nel paese tramite le conferenze stampa, la partecipazione a meeting internazionali, l'edizione di pubblicazioni e, soprattutto, l'aggiornamento continuo del suo sito multilingue.
Come sottolinea Solida, una militante di Rawa intervistata da Pia Ranzato nel 1999, " nonostante sono solo tre anni109 che abbiamo il nostro sito, abbiamo contatti in tutto il mondo: America, Europa, Australia e Africa. Abbiamo rapporti con alcune associazioni femministe, ma anche con molte persone singole che vogliono aiutarci affinché la nostra tragedia non sia dimenticata".
Come si può verificare consultando il sito, tutto il lavoro politico e sociale è svolto all'insegna di tre slogans: libertà, giustizia sociale e democrazia. Questi tre concetti sono profondamente legati l'uno all'altro, e rappresentano le condizioni di base essenziali per lavorare alla ricostruzione di un Afghanistan libero e in grado di risollevare la propria situazione socio-ecomonica senza interventi esterni.
La separazione tra stato e religione, ovvero il laicismo, è il prerequisito per instaurare una democrazia reale, luogo di garanzia privilegiato per la difesa e la salvaguardia dei diritti umani e per un impegno politico all'insegna della giustizia sociale.
Quest'ultima va intesa come eliminazione di monopoli e privilegi tribali per una distribuzione equa di risorse e possibilità a tutta la società civile, che rappresenta il referente più importante per avviare qualunque processo di ricostruzione e che deve poter essere messa nelle condizioni di poter esercitare liberamente i diritti alle libertà individuali come esprimersi, lavorare, credere e muoversi. Oltre a questo, naturalmente, è necessario tutelare e garantire la libertà di stampa, la libertà di formare partiti e aggregazioni politiche, la libertà di eleggere ed essere eletti, e di tutti gli altri inalienabili diritti propri de cittadini. Solo garantendo la libertà religiosa, eliminando l'oppressione delle minoranze per motivi nazionalistici o razziali e rispettando i diritti umani delle donne come rappresentanti dell'altra metà del corpus sociale, la democrazia può mettere radici e promuovere la giustizia sociale.
-Schema della struttura dell'organizzazione
Consiglio di direzione a rotazione
(Afghanistan e Pakistan)
· Educazione:
· Scuole elementari e secondarie per bambini rifugiati in Pakistan;
· Corsi d'alfabetizzazione;
· Ostelli;
· Orfanotrofi.· Attività umanitarie:
( Afgh. e Pk.)
· Distribuzione alimenti;
· Ospedali;
· Ambulatori;
· Team mobili per cure mediche.· Finanziamenti:
( Afgh. e Pk.)
· Statali e comunitari;
· Contributi dei sostenitori e dei membri stessi.· Redazione di specifici progetti socio-economici.
(Afgh. e Pk)· Pubblicazioni:
( Afgh. e Pk.)
· Payam-e Zan;
· Opuscoli informativi;
· Posters;
· Libri;
· Volantini e dichiarazioni di principio;
· Videoclip;
· Materiale fotografico;
· Notizie e rapporti sui crimini commessi.· Impegni internazionali:
(Pk.)
· Interviste con vari mezzi stampa ed elettronici;
· Partecipazione a conferenze;
· Contatti con organizzazioni umanitarie e politiche.· Cultura:
( Pk.)
· Cassette musicali e cd con canzoni a carattere educativo;
· Opere teatrali e sketch satirici;
· Organizzazione d'eventi e cerimonie commemorative.
4.2 LE ATTIVITA' SOCIALI
Rawa, come organizzazione e come comunità che incoraggia la ripresa delle donne, svolge un lavoro immane in condizioni particolarmente difficili. Queste ultime non nascono solo dal fatto d'essere, come descritto in precedenza, un'associazione umanitaria e politica clandestina con nemici su molteplici fronti, ma anche dall'essere un gruppo di donne che opera in un contesto religioso, sociale e culturale in cui la vita della popolazione femminile è estremamente limitata. Gli afgani consumano un'esistenza nella miseria, nell'analfabetismo e nella negazione dei più elementari diritti umani, soprattutto nei confronti della donna, che vive spesso la sua condizione di assoluta marginalità con quella rassegnazione che condanna alla passività ed all'immobilismo e legge una situazione storica di soprusi come un destino ineluttabile.
La maggior parte delle attività d'assistenza umanitaria si è svolta, fino alla fine del regime dei Talebani, nei campi profughi in Pakistan, dove le attiviste hanno potuto lavorare in condizioni di "relativa" sicurezza rispetto all'Afghanistan, dove, costrette alla totale clandestinità pena, nella migliore delle ipotesi, la persecuzione e la reclusione, portano avanti i loro progetti spostandone continuamente la sede di realizzazione per non essere scoperte.
Il Pakistan è uno dei paesi più poveri del mondo e la disoccupazione tocca la soglia del 65%.113 La maggioranza dei profughi (costretti all'esilio dall'occupazione sovietica prima, dalla guerra civile e dal regime dei Talebani poi e infine dalla guerra per "la liberazione") non gode dello statuto politico di rifugiato e vive, sotto la minaccia del rimpatrio o della galera, in campi sovraffollati come quelli di Jalozai e Quetta o nella periferia di Peshawar e Islamabad. Qui, con un impegno costante e quotidiano di assistenza, le donne di Rawa portano avanti le loro attività sociali in diversi campi: scuole di alfabetizzazione per donne, bambini e bambine, scuole di taglio e cucito per permettere alle vedove di provvedere al sostentamento dei loro figli senza prostituirsi e chiedere l'elemosina, orfanotrofi per strappare dalla strada bambini e bambine e assistenza sanitaria.
Naturalmente la realizzazione di tutti i progetti d'assistenza è condizionata dalla disponibilità di fondi. La messa in funzione del sito da una parte e dall'altra l'attentato dell'undici settembre hanno radicalmente cambiato le prerogative di Rawa, attorno alla quale si è intessuta una fitta rete di sostenitori che abbraccia tutti i continenti. Le quote associative di questi supporters assieme alle donazioni dei privati costituiscono le entrate maggiori, mentre il sostegno dei governi e dell'Onu è rivolto principalmente al nuovo governo di transizione che, poiché profondamente condizionato dalle sue varie componenti provenienti dall'Alleanza del Nord, non riesce ad essere efficiente nell'erogazione degli aiuti umanitari. Ad un' altra fonte di reddito provvedono, infine, direttamente le attiviste afgane che vendono, attraverso il loro portale web, prodotti locali di artigianato ed alimentari (tappeti, abiti a maglia, ricami, marmellate, prodotti d'apicoltura..) realizzati in appositi laboratori e materiale informativo (pubblicazioni, cassette, posters..).
4.2.1 L'EDUCAZIONE: scuole ed orfanotrofi
Solo il 25% della popolazione in Pakistan ed il 5% degli afgani profughi è in grado di leggere,inoltre le scuole non sono obbligatorie ma a pagamento, il che vuol dire che, come dimostrano chiaramente i dati statistici, la maggior parte dei bambini non possono accedervi.
Anche l'Afghanistan, malgrado l'istruzione sia pubblica e statale, ha un tasso d'alfabetizzazione tra i più bassi al mondo, che, secondo l'Unicef, si assesta tra il 3-4% per le donne e intorno al 28% per gli uomini.
Nonostante l'impegno del governo per garantire l'istruzione e i risultati ottimisti dell'indagine condotta nel 2002 dal Ministero dell'istruzione afgano e l'Unicef, che confermano un ritorno massiccio di bambini e bambine a scuola, la mancanza di infrastrutture e servizi rende impossibile assicurare ovunque edifici sani e salubri. Inoltre, anni di guerra non hanno di certo permesso, fino ad ora, un aggiornamento nella formazione e nella riabilitazione del corpo insegnanti.
Questa situazione ha persuaso le attiviste di Rawa a proseguire l'opera di educazione, fedeli alla ferma convinzione che questa costituisca uno
strumento indispensabile per l'accesso diretto all'informazione ed alla conoscenza e l'arma necessaria alla rivoluzione ed alla causa del popolo afgano. Le scuole gestite dall'associazione, poiché completamente gratuite, rappresentano l'unica possibilità per i profughi in Pakistan di accedere all'istruzione. Molte scuole sono gestite anche in Afghanistan e prima della caduta del regime talebano erano tutte segretamente collocate in case private. Uno dei maggiori punti di forza nella politica dell'insegnamento è la profonda conoscenza che queste donne hanno dei bisogni della situazione presente tramite i contatti che stabiliscono con partner locali e che permettono loro di incanalare efficientemente gli aiuti necessari.
Per operare efficacemente un intervento volto all'alfabetizzazione, particolare attenzione, ad esempio, è dedicata alle aree rurali, dove la cultura misogina tradizionale continua ad essere molto radicata ed è facile incontrare la resistenza nei riguardi dell'educazione di donne e bambine da parte di leader locali o da parte dei genitori stessi, in questo caso la via del reclutamento dei bambini passa attraverso il rapporto che le attiviste afgane hanno con le famiglie e attraverso l'autorità che la disponibilità di risorse economiche conferisce loro: offrono, ad esempio, del riso alle famiglie che accettano di mandare i propri figli a scuola.
Con l'obiettivo di estrarre una vera nazione da quello che attualmente potrebbe essere visto come un coacervo di espressioni tribali, nelle sue scuole Rawa proibisce ogni riferimento alle proprie origini, inoltre, un altro elemento di grande portata rivoluzionaria, è l'impronta secolare che imprime ai corsi che prevedono un solo anno obbligatorio sull'Islam di contro all'istruzione nel mondo musulmano che prevede, nelle sue scuole più religiose, non meno di cinque anni obbligatori sull'Islam e sui precetti della Sharia.
Le scuole sono gestite all'insegna della filosofia "insegnare perché la gente impari". Rawa, oltre a tenere corsi completamente gratuiti, provvede allo stipendio dello staff insegnanti e al materiale scolastico per gli alunni. Conscia della situazione di molte donne afgane, che non hanno potuto accedere alla possibilità di alfabetizzarsi per ragioni culturali, per la guerra o semplicemente per questioni economiche, porta avanti anche programmi rivolti agli adulti, tutto questo affinché le persone oltre a leggere e scrivere imparino a pensare. Soprattutto nel settore educativo, infatti, l'attività dell'organizzazione è tutt'altro che apolitica e si basa su un programma antifondamentalista e a favore della giustizia con l'obiettivo di base di impartire un livello sufficiente di consapevolezza ed autocoscienza. È l'elemento politico che sostanzialmente distingue Rawa da tutte le altre organizzazioni di genere presenti nel territorio che si limitano a svolgere, talvolta con efficacia come nel caso di Hawca, solo attività d'assistenza umanitaria e di sviluppo. I programmi di studio, così, non comprendono solo la letteratura di base e la matematica ma anche, per esempio, l'inglese per rendere i bambini parte attiva di una comunità mondiale, il dari afgano ed il pashto in modo che parlino la lingua del loro paese.132 Si studia anche la storia dell'Afghanistan per costruire una coscienza nazionale ed attuare un processo di ricostruzione dello stesso a partire dalla popolazione e non da ingerenze straniere.
Si utilizza Payam-e Zan (rivista politica dell'associazione) per insegnare a redigere rapporti in modo appropriato, accurato e veritiero e per accrescere la coscienza e la consapevolezza politica incoraggiando gli studenti a leggere e a discutere i temi d'analisi. La filosofia dell'aiuto e dell'arricchimento reciproco è alla base di tutto il processo di scolarizzazione ed alla base del lavoro dell'associazione stessa che porta avanti ogni attività secondo le linee guida che emergono da gruppi di discussione e confronto permanenti.
All'interno del sito di Rawa è possibile trovare, come prova concreta della cura dispensata dalle attiviste sul tema "educazione", un manifesto completo ed esaustivo della politica di insegnamento nelle loro scuole autogestite, condotta all'insegna del riconoscimento e del rispetto dei seguenti valori:
Tolleranza religiosa:
· La religione deve essere mantenuta separata dalla politica affinché sia vissuta come una scelta personale e non utilizzata strumentalmente per giustificare interessi particolaristici e di potere;
· Tutte le religioni hanno pari dignità e ciascuno ha diritto di scegliere liberamente il proprio credo ed essere rispettato.
Tolleranza etnica:
· Le divisioni etniche vanno prevenute attraverso l'educazione alla differenza per evitare che da queste divisioni possano nascere conflitti e lacerazioni interne al paese;
· Tutti i gruppi etnici esistenti in Afghanistan hanno diritto di parlare la propria lingua e vivere la propria cultura nel rispetto reciproco;
· La conoscenza della storia della propria nazione, degli altri Paesi e di quanti hanno sacrificato la vita per la libertà va assunta a modello anche per se stessi e per la propria causa.
Tolleranza per le differenze sessuali:
· Qualsiasi tipo di comportamento che promuove una divisione dei sessi va condannato poiché nessun essere umano è migliore di un altro in ragione del proprio sesso;
· Miti e storie antiquate o poesie impregnate di ragioni religiose, tradizionali o culturali che raffigurano le donne come prive di alcun potere e inferiori agli uomini vanno invalidate poiché contribuiscono a perpetrare comportamenti misogini senza fondamento.
Valori della vita:
· L'onestà, la decenza, la semplicità, l'unità, l'amore, la pazienza, la responsabilità, la felicità, il rispetto e l'aiuto degli altri sono i valori della vita che dovrebbero essere interiorizzati e praticati abitualmente da tutti.
Valori della famiglia:
· Ognuno, indipendentemente da dove viva, è parte di un'unica grande famiglia universale.
Valori della società:
Vanno incoraggiati l'ascolto, il rispetto delle idee altrui e la partecipazione al lavoro di squadra per stabilire collettivamente gli obiettivi comuni da raggiungere, piuttosto che quelli individuali, e lavorare cooperativamente alla loro realizzazione.
Valori della libertà:
· È necessario promuovere il rispetto delle differenze tra gli esseri umani in virtù del diritto all'autodeterminazione che ogni persona deve poter esercitare liberamente;
· Giustizia e democrazia rappresentano le condizioni di base per dare un significato reale al concetto di libertà.
Diritti dell'individuo:
· I diritti umani di ciascun essere umano sono inalienabili e, in quanto tali, vanno rispettati.
Valori della pace:
· Il lavoro per la pace nel mondo e la risoluzione pacifica dei conflitti va portato avanti con ostinazione e tenacia poiché rappresenta l'unica via percorribile nel rispetto dell'umanità intera.
· La pace giungerà in Afghanistan soltanto quando i fondamentalisti Jehadi o talebani saranno messi al bando in quanto forza militare, terrorista e portatrice di conflitti.
L'istruzione è importante per tutti i bambini compresi quelli degli orfanotrofi. Uno dei progetti di Rawa in ambito sociale è prestare aiuto ed assistenza agli orfani e ai bambini con genitori che non sono più in grado di provvedere loro. In Afghanistan l'associazione tutela trentatrè orfanotrofi con un massimo di venti posti in ognuno di essi per motivi di sicurezza e spazio, in Pakistan - Peshawar, Rawalpindi e Quetta - gli orfanotrofi che funzionano sono nove.
Secondo Carol Mann, presidente del Femaid, questi orfanotrofi offrono in paragone a quelli statali e locali, uno standard di educazione e cura piuttosto alto.
La delegazione delle Donne in nero, in un rapporto di viaggio in Afghanistan dell'anno scorso riferisce, in seguito alla visita ad un orfanotrofio statale che ospita ottocentocinquanta bambini ed è stato fondato dodici anni fa durante il governo di Najibullah, che si tratta di " istituzioni totalizzanti che spersonalizzano i rapporti, rendendoli impossibili e di luoghi anonimi che gettano i bambini in un desolato vuoto affettivo".
Nei suoi istituti, invece, Rawa offre le migliori cure dal punto di vista della nutrizione, dell'istruzione e della vita sociale ed emozionale. Le condizioni sono le più primitive secondo i nostri livelli d'igiene e comodità, seppure come suggerisce una corretta etica degli aiuti umanitari, garantire, ad esempio, un pasto regolare una volta a settimana è più che accettabile in un paese povero dove carne e verdura rappresentano un lusso. La gestione degli orfanotrofi, per alcuni aspetti, rispecchia modelli codificati di comportamento propri della società afgana, ma questo " modus operandi" rappresenta, senza dubbio, una strategia messa in atto dalle attiviste dell'associazione. Preferiscono tenere in determinate situazioni, come ad esempio la divisione degli istituti in maschili e femminili, un profilo basso di adeguamento al contesto per una questione puramente pragmatica che permette loro di portare avanti il lavoro.
Portare avanti il proprio lavoro di sensibilizzazione vuol dire preoccuparsi di fornire ai bambini in custodia i mezzi cognitivi necessari per diventare
persone responsabili e coscienti del contesto di riferimento e del proprio ruolo nella società. In questo senso, Rawa s'impegna profondamente per sviluppare un sentimento di comunità tra i bambini che vivono insieme, così, sulla base delle relazioni culturali basilari afgane che sanciscono la quasi "sacralità" dei legami tra fratellastri, ogni struttura ha un vasto spettro di età e ciascuno è incoraggiato a pensare agli altri come a fratelli.
A differenza delle strutture pubbliche che spesso non prevedono la presenza d'adulti ma solo quella di guardini-aguzzini che minacciano con frustini chi si avvicina troppo al cancello d'uscita, chi si prende cura degli orfanotrofi di Rawa sente molto la responsabilità ed il senso di missione nei confronti dei bambini, non esiste la figura dello staff ma il profondo senso patriottico e culturale di dovere delle cure a chi si occuperà della ricostruzione del martoriato Afghanistan. Data l'importanza conferita al ruolo dell'educazione, a tutti i bambini è offerta la possibilità di frequentare la scuola. Inoltre, per aiutare gli studenti a stare al passo con i tempi nel campo della scienza e della tecnologia e per permettere loro di trovare in futuro un lavoro e mantenere la propria famiglia, sono organizzati anche corsi pomeridiani di lingua ed informatica all'interno degli orfanotrofi stessi.
Tutto resta sempre e comunque condizionato dalla disponibilità dei fondi necessari che le militanti afgane cercano di reperire anche scrivendo progetti ad hoc su singole istanze, come quello che segue inserito a titolo d'esempio, che prevedono l'associazione come unica responsabile e l'istituzione di comitati finanziari per il monitoraggio e la valutazione dell'andamento dei lavori.Progetto di corsi di informatica negli orfanotrofi di RAWA
Luogo: Punjab, Pakistan.
Presentato da: Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (RAWA).
Inizio del progetto: Non appena reperiti i fondi.
Scopo: Fornire corsi di informatica gratuiti agli orfani afghani ospiti dei centri di RAWA.
Beneficiari: Orfani afghani (maschi e femmine).
Costo stimato per l'avvio del progetto (in dollari USA): $ 5.583.
Bilancio di previsione in rupie pakistane (1 dollaro USA = 61 rupie pakistane all'11 ottobre 2001)
Forniture da acquistare- quantità-prezzo per unità-totale
Computer (Pentium3): <*> 6 /38.000/ 228.000
Stampante: 2 /22.000/ 44.000
Scrivania: 8 /2.000 /16.000
Sedia: 12/ 800/ 9.600
Stabilizzatore: 4/ 2.500 /10.000
Manutenzione e riparazioni: 18.000
Varie: <**> 15.000
Totale: 32 /65.000 /340.600
< *> Comprende tutte le componenti, ad es. CPU, schermo, tastiera, mouse, CD Rom, altoparlanti, etc.
< **> Le spese varie includono toner, carta, floppy disk, programmi, CD educativi, pulitore di CD Rom, filtro per lo schermo, microfono, etc
A seconda dell'età vengono illustrati i punti di vista dell'associazione in tema di discriminazione, ruolo delle donne ed uguaglianza con metodi che tendono a rendere l'apprendimento il più facile possibile, vale a dire promuovendo e sollecitando discussioni all'interno della vita di tutti i giorni negli istituti.
I bambini non sono isolati ma sono parte della comunità più grande delle militanti di Rawa, per questo partecipano alle funzioni e alle attività dell'organizzazione, dalle manifestazioni alle cerimonie, in continuo contatto con un gran numero di modelli adulti ed imparano il senso profondo del vivere in comune e l'importanza, in questa direzione, della propria responsabilizzazione.
4.2.2 ASSISTENZA SANITARIA
L'Afghanistan è un paese incredibilmente povero e devastato. La mancanza di accesso all'acqua potabile, ad una alimentazione sufficiente, ad un ambiente salubre con sistemi di fognature funzionanti e ad un grado di istruzione almeno elementare contribuiscono a rendere gli indicatori relativi alla salute pubblica del paese , quali ad esempio mortalità e morbilità della popolazione, tra i peggiori a livello mondiale.
Tra gli adulti l'indice della durata media della vita si aggira intorno ai 45 anni per gli uomini e 42 per le donne.Secondo l'inchiesta " Women's health and Human Rights in Afghanistan" condotta nel 2001 dai "Medici per i Diritti Umani", soprattutto per quanto riguarda le donne, anche la violazione dei diritti umani fondamentali è direttamente relazionata ad un deterioramento della salute. Non si tratta solo della possibilità di accedere alle cure mediche, che a loro volta dipendono per il 70% dai fondi previsti da programmi d'assistenza internazionale con il monitoraggio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma anche di avere una corretta educazione su igiene e misure preventive di base e di godere di una buona salute mentale. Le violenze che subiscono le donne, ad esempio, sono la principale causa dei tassi piuttosto alti di depressione grave e suicidi . In particolare, per quanto riguarda la salute materno-infantile, le bambine, poiché considerate pronte per il matrimonio molto presto, cominciano ad avere figli all'età di 12-13 anni e ciò comporta una serie di problemi sanitari, come la mortalità materna causata dall'alto numero dei figli o dalla mancanza di visite di controllo pre-natali ed il peso basso degli infanti. Molte donne partoriscono a casa, magari perché non hanno un accompagnatore maschio (mahram), e muoiono per emorragie o infezioni puerperali. Secondo la responsabile di un centro diagnostico di Kabul negli ultimi tre anni alcune donne hanno perso anche 16 o 17 gravidanze nei primi mesi. L'origine di queste morti peri-natali probabilmente risiede nella contaminazione da uranio causata dai materiali radioattivi dei missili sganciati dopo l'undici settembre.
Qualora si riesca a portare a termine la gravidanza, le scarse condizioni igieniche, la malnutrizione e la mancanza d'acqua possono provocare gravi problemi al nascituro come sordità e cretinismo. I bambini possono morire per malattie cosiddette "infantili" come il morbillo e la rosolia, oggi evitabili con una semplice vaccinazione. L'intera popolazione, inoltre, è soggetta a terribili patologie endemiche come la malaria, la tubercolosi, il colera e la leishmaniosi cutanea, che sono direttamente legate all'ambiente malsano ed alla siccità. Infine, ma non per ordine d'importanza, i recenti bombardamenti americani hanno aggravato enormemente la minaccia delle mine anti-uomo e delle bombe inesplose disseminate specialmente lungo i corsi d'acqua e sulle montagne, ovvero dove si concentra un maggior numero di persone e di attività. La drammaticità e criticità della situazione sanitaria ancora una volta giustificano l'impegno delle militanti di Rawa e la necessità anche delle sue strutture d'assistenza accanto a quelle delle organizzazioni non governative locali e non e al sostegno delle agenzie ONU.
Nel 1986 a Quetta, in Pakistan, su iniziativa di Meena, leader fondatrice dell'Organizzazione, è stato aperto il Malalai Hospital152 che da subito ha riscosso un enorme successo in virtù della sua funzionalità ed efficienza nel prestare servizi d'assistenza sanitaria gratuiti a donne e bambini profughi che non ricevevano, e tuttora non ricevono, alcun tipo d'appoggio da parte del governo locale.
I medici e tutti coloro che prestano tuttora servizio nelle strutture di Rawa, essendo mobilitati dal profondo desiderio di contribuire concretamente alla liberazione del popolo afgano, nella maggior parte dei casi non sono pagati o ricevono un piccolo stipendio "simbolico". Attraverso l'interazione con donne e bambini profughi o con le vittime delle mine, i team d'assistenza possiedono una profonda cognizione del contesto di lavoro che, successivamente, illustrano in appositi rapporti per poter far fronte alle necessità della popolazione sempre più efficientemente.
Ogni attività, anche in questo ambito, è svolta all'insegna del ruolo fondante dell'educazione di base, per questo accanto alle cure mediche, vengono organizzati corsi di pronto intervento a ragazze e donne istruite e corsi di educazione sanitaria di base. Tenendo sempre in considerazione la dimensione socio-culturale nella quale si lavora, si insegnano nozioni proporzionate alla capacità di assimilazione dei discenti, che consentono di adattare misure terapeutiche e preventive alla vita di tutti i giorni tramite l'acquisizione di semplici abitudini, come lavarsi le mani prima di mangiare, salvo naturalmente la disponibilità d'acqua.
Parallelamente alla Guerra del Golfo che ha allontanato l'attenzione della comunità internazionale dalle sorti dell'Afghanistan, l'ospedale è stato costretto a ridurre i servizi erogati a causa della diminuzione dei finanziamenti dei sostenitori fino ad arrivare alla chiusura per mancanza di fondi dieci anni dopo l'apertura, nel 1996.
Team medici mobili hanno operato sul territorio fino al novembre del 2001, quando è stato riaperto un ospedale più piccolo a Rawalpindi che fornisce assistenza sanitaria gratuita a circa duecentocinquanta profughi afgani, anche grazie al sostegno della Missione delle Donne afgane (AWM), che è un progetto di collaborazione tra Rawa ed i suoi sostenitori negli Stati Uniti esemplificativo del senso profondo e del significato politico della cooperazione transnazionale. La clinica gestisce una ventina di posti letto per la degenza e una sala operatoria, può condurre alcuni esami di laboratorio e prevede visite specialistiche di pediatria e ginecologia accompagnate da un lavoro di sensibilizzazione sulla corretta gestione della propria vita sessuale, educando ad esempio all'uso dei contraccettivi. Possiede inoltre dispensari di medicinali e strutture per effettuare esami radiologici ed ecografici.
Contemporaneamente, Rawa gestisce un'altra clinica a Quetta. Il lavoro d'assistenza è portato avanti sia tra i profughi in Pakistan dove possiede, come illustrato sopra, una serie di strutture ospedaliere, sia in Afghanistan attraverso il lavoro di team medici mobili. Proprio grazie allo stretto rapporto mantenuto con la popolazione rimasta in Afghanistan tramite le attività condotte sempre parallelamente in entrambi gli stati, seppure in condizioni di sicurezza differenti e con differenti modalità d'attuazione, Rawa rappresenta anche un importante elemento di coesione del tessuto sociale e certamente, il contribuire a fare di un popolo povero, frammentato e devastato una comunità il più possibile unita rappresenta un fattore fondamentale per contribuire attivamente e con la consapevolezza di appartenere, nonostante tutto, ad un'unica nazione, alla futura ricostruzione del paese.4.2.3 MICROCREDITO E ASSISTENZA UMANITARIA
Le storie delle donne afgane, individualmente drammatiche e collettivamente sconvolgenti, iniziano con la lunga guerra contro l'occupazione della Russia cui segue la comparsa del fondamentalismo mujaheddin e si incupiscono con l'ascesa dei talebani che rendono obbligatorie le loro rigide assurdità.
Anche con la liberazione del paese, gli afgani sono tuttora sottoposti ad una grande pressione per riuscire ad assimilare i cambiamenti e a gestirli nella loro quotidianità. I bisogni e le preoccupazioni delle donne sono ancora complessi e dipendono da tanti fattori compresa l'appartenenza etnica, la condizione sociale e persino la posizione geografica delle loro abitazioni.
Nel sud-est del paese si pagano ancora le conseguenze di una guerra continuata e le ripercussioni del soppresso regime dei Talebani, nelle regioni settentrionali e occidentali si convive, invece, con milizie armate straniere e signori della guerra che minacciano la vita delle donne e la
loro libertà di muoversi e di lavorare.
Nelle zone rurali del paese, poi, le afgane si confrontano ogni giorno con gli effetti di più di tre anni di siccità, con la minaccia delle mine, con la pressoché totale assenza di servizi sanitari, come approfondito precedentemente, e con il pericolo imminente di scontri armati. Costumi e tradizione religiosa sono fattori che, ancora oggi, continuano ad essere assunti come guida per la gestione della vita comunitaria: per risolvere dispute matrimoniali e questioni quotidiane di divisione del potere all'interno della famiglia viene applicata la tradizione che, come noto, viola i diritti delle donne, ad esempio stabilendo un prezzo della sposa, o prevedendo la pratica conosciuta con il nome di "bad" per la quale le donne sono cedute come risarcimento di un atto criminale perpetrato da un maschio nella famiglia. Le donne che si muovono contrariamente a queste norme sociali, magari per fuggire da un marito violento, continuano ad essere condannate sia dalla propria famiglia sia dall'autorità. Molte sono legalmente detenute per aver commesso " offese alla morale" come il rifiuto di sposare l'uomo deciso dai genitori, tra l'altro in età infantile.
Gli strumenti legislativi a difesa delle donne e delle bambine, detenute e non, sono estremamente carenti e ciò a causa della grande confusione prodotta dai diversi sistemi legislativi in vigore, dall'elevato numero di scuole coraniche e dalle leggi consuetudinarie che, variando di area in area, consentono di fatto la totale impunità soprattutto per i reati e crimini commessi contro le donne.L'elemento più drammatico, probabilmente, è rappresentato dall'accettazione passiva della situazione da parte delle vittime più colpite, ovvero le donne, che spesso considerano le violazioni dei diritti umani come congenite alla propria cultura. Per questo è importante il lavoro di coscientizzazione a livello sociale e culturale svolto dalle militanti di Rawa per affermare di fatto il rispetto dei diritti umani che nella realtà di tutti i giorni sono tuttora negati, nonostante i propositi del nuovo governo.Come illustrato nel paragrafo precedente, molte donne soffrono di crisi depressive e molte altre arrivano a suicidarsi, bruciandosi vive, pur di sottrarsi ad un destino vissuto come ineluttabile. In un paese come l'Afghanistan che riversa in uno stato di guerra quasi permanente da ormai venti anni, il numero delle vittime è enorme. Tra queste vittime ci sono anche padri di famiglia che hanno lasciato sole le proprie mogli in un contesto misogino e di miseria che ha costretto molte di loro a prostituirsi per sopravvivere. Per riscattare queste donne e consentirgli di vivere dignitosamente le attiviste di Rawa forniscono assistenza a chi vuole gestire piccole attività per produrre microcredito come: allevamenti di polli, piccole officine per la tessitura di tappeti, attività di artigianato - ricamo e lavoro a maglia - o progetti di apicoltura.
I progetti di microcredito rappresentano una chance di riscatto e di sopravvivenza per le donne e si presentano non solo come strumenti tecnici per generare credito ma spesso anche come vere e proprie strategie politiche in grado di mettere in discussione la logica della cultura misogina e fondamentalista del paese. Rappresentano, infatti, un altro modo per affermare concretamente il diritto della donna al lavoro ed all'autonomia domestica.
Un altro obiettivo che perseguono le attiviste afgane è prestare soccorso ed assistenza alle vittime di maltrattamenti, che vengono seguite e curate sulla base di programmi di lavoro che puntano, come sempre, sul valore dell'istruzione. Quest' ultima rappresenta la strada percorribile ed alternativa all'uso della forza, per liberare donne e uomini da una " secolare ignoranza" che non permette alle prime di conoscere e far, di conseguenza, valere i propri diritti e ai secondi di capire che calpestare e schiavizzare una donna è un comportamento brutale, inumano e senza giustificazioni.
Lo stile di lavoro dell'Associazione anche in questo ambito, coniuga egregiamente capacità terapeutica e finezza psicologica.
Le storie di queste donne sono storie di esistenze violate e spezzate dal dolore, sospese nell'impotenza e intrise di disperazione, storie che le militanti di Rawa conoscono bene grazie al contatto diretto che mantengono costantemente con le singole famiglie.
Soprattutto quando si tratta di violenza domestica, solo dopo aver cercato di risolvere il problema all'interno della famiglia, data in molti casi la presenza di figli, le vittime di violenze domestiche vengono aiutate a fuggire e successivamente accolte all'interno di una casa-famiglia163 dove possono confrontarsi con la vita violata di altre donne e storicizzare la loro esperienza. La conoscenza delle dinamiche depressive che ne deriva consente di scoprire che questo disturbo non è né una malattia inguaribile, né un destino, ma la conseguenza di un prolungato stato di frustrazione e di sofferenza che annienta la capacità di reazione.
Facendo perno sulla reattività della depressione contestualizzata, il primo intervento di Rawa consiste, dunque, nell'avviare un processo di ricostruzione dell'autostima attraverso una serie di attività, come i corsi d'alfabetizzazione e di taglio e cucito, che stimolano e permettono alle donne di sperimentare le loro capacità intellettuali, manuali ed organizzative.
Sostenute senza essere mai sottoposte a giudizi di valore, queste persone acquisiscono competenze che possono successivamente spendere per conquistare autonomia e responsabilizzarsi. Il passo successivo consiste nell'aiutarle a prendere coscienza dei loro diritti attraverso l'assorbimento e l'interiorizzazione di quegli strumenti culturali che permettono di individuare i soprusi e quindi di prender parte attivamente alla battaglia contro ogni forma di fondamentalismo. Come riporta la relazione di viaggio delle Donne in nero di Napoli, in questo modo "alla solitudine subentra il senso di solidarietà ed all'impotenza la concreta sperimentazione che anche le donne sono esseri umani che hanno diritto alla salute, all'istruzione e all'esercizio di una professione".
4.3 LE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE DI GENERE LOCALI
Per quanto riguarda i servizi sociali d'assistenza, al sostegno, sopra esposto, dell'Organizzazione Rivoluzionaria delle donne afgane, si affianca il contributo umanitario di molte altre realtà organizzate, che sono anche prettamente di genere come la Rawa, seppure con uno status giuridico diverso, che, in alcuni casi, consente loro di lavorare con un margine d'autonomia d'azione "relativamente" più ampio nonché rende più diretto e usufruibile l'accesso a fonti di finanziamento internazionali e governativi.
Si tratta di organizzazioni non governative locali che rappresentano la prova lampante dell'esistenza di una società civile attiva che è stata in grado di organizzarsi e resistere anche in Afghanistan nonostante decenni di oppressione e guerra civile e nonostante un regime che ha impedito ogni forma di partecipazione democratica. Secondo molti osservatori queste organizzazioni potrebbero rappresentare una risorsa importante per ricostruire il tessuto sociale, culturale e politico del paese. In particolare durante la guerra, dalla diaspora afgana e spesso per iniziativa di donne, sono nate moltissime associazioni in tutti i paesi che confinano con l'Afghanistan, soprattutto in Pakistan, ma anche in Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e persino in Iran.
Non è semplice esporre con chiarezza una situazione attualmente piuttosto caotica come denunciato anche da molte attiviste di Rawa. Sembra regnare, infatti, una grande confusione tra forze armate straniere, governi e poteri locali, ong locali e ong straniere che non sempre sono affidabili poiché sorgono ovunque, spesso, solo per accedere ed assorbire gli aiuti umanitari internazionali disposti per la ricostruzione del paese.
Qualora si tratti di realtà organizzate attendibili e motivate che, poiché radicate nel territorio, potenzialmente dispongono delle capacità e abilità necessarie per favorire dei reali cambiamenti, la presenza ancora più che influente dei signori della guerra, in molti casi, non permette loro di operare in modo indipendente, seppure comunque sono riconosciute, a differenza delle associazioni portatrici di una rivendicazione di tipo politico, come Rawa, che sono state bandite dall'Afghanistan durante la guerra e che, ad oggi, sono ancora clandestine.
Attualmente gli attacchi contro le ong sono aumentati anche in quelle zone che in Afghanistan erano considerate le più sicure. Vige un clima di diffidenza reciproca tra il governo, contrario alla presenza delle organizzazioni umanitarie che accusa di essere corrotte per poter monitorare e gestire personalmente i finanziamenti erogati per l'assistenza e le ong stesse che si scontrano con questa diffusa sfiducia spesso fondata ma non generalizzabile all'intera realtà non governativa.
In particolare, secondo la testimonianza della delegazione delle Donne in Nero di ritorno da Kabul nel settembre del 2004, effettivamente le modalità di lavoro e cooperazione di molte ong straniere sono piuttosto criticabili. Le loro attività, infatti, non sempre partono da un reale radicamento nel territorio e da una profonda elaborazione dei bisogni del tessuto sociale, per la promozione e l'attuazione di un associazionismo orientato alla trasformazione sociale. Una i finanziamenti venivano inviati a ong locali in un'ottica di collaborazione e rispetto delle coordinate politico-economiche e socio-culturali del contesto d'intervento. Il volontari si inseriva in equipe di lavoro locali pur mantenendo, in virtù della propria competenza nel settore e come garante del corretto utilizzo dei fondi resi disponibili dalla propria organizzazione, un peso rilevante nelle decisioni. Oggi, invece, molte grandi organizzazioni internazionali che operano in Afghanistan non lavorano assieme alle ong locali e nelle zone rurali che, come specificato prima, richiedono un intervento mirato e serio a causa della scarsa centralità del governo di Karzai che si ripercuote direttamente nei territori lontani da Kabul e ancora in balia delle forze locali e fondamentaliste. Hanno una propria struttura e si servono di personale internazionale con poco coinvolgimento locale. Lo stipendio
i un operatore umanitario, tra l'altro, può essere dieci volte superiore a quello di un ministro di governo e questo fa pensare ad un modello d'associazionismo che si configura come un'ottima occasione di lavoro nel mercato dell'assistenza sociale in grado di competere più che di cooperare con il sistema pubblico.
Nel caso in cui c'è collaborazione, poi, la stessa Rawa, in un appello ai difensori della giustizia e dei diritti umani, denuncia la gestione corrotta ed iniqua degli aiuti internazionali attraverso le ong, accusandole di fare riferimento a gruppi o partiti religiosi oscurantisti o a equivoche organizzazioni locali apolitiche sorte ad hoc per usufruire dei fondi.
Il comportamento sopra denunciato non è generalizzabile all'intera gamma degli interventi umanitari in Afghanistan, come dimostra ad esempio il lavoro dell'onlus "Pangea" che privilegia il coinvolgimento diretto nelle proprie attività delle donne del posto. Seppure esistono
alcuni fondi internazionali stanziati a sostegno delle iniziative locali tuttavia la maggior parte delle ong afgane è ancora priva di finanziamenti e supporto. Nonostante questo, ci sono associazioni che hanno dimostrato di essere egregiamente all'altezza dei loro compiti umanitari ottenendo risultati straordinari con risorse minime grazie al radicamento nel territorio ed alla profonda conoscenza della realtà di povertà e abusi del popolo afgano che ne deriva. La più significativa e nota è l'HAWCA (Humanitarian Assistance for Women and Children of Afghanistan), fondata nel 1999 grazie alla determinazione di Orzala Ashraf, una donna afgana allora appena ventiquattrenne.
Nata dalla necessità di coordinare gli sforzi di alcune profughe in Pakistan, che dagli anni '80 si danno da fare per aiutare la popolazione afgana emigrata, e dal bisogno di articolare progetti a più lungo termine, l'organizzazione non governativa d'assistenza per le donne ed i bambini d'Afghanistan lavora in cinque settori differenti: istruzione, sanità, assistenza medica di base, microcredito e assistenza psicologica. Si tratta di una struttura piccola ma capillarmente diffusa nei campi profughi in Pakistan dove affronta l'emergenza dell'arrivo di nuovi profughi, donne e bambini in particolare, assistendoli nei bisogni materiali e psicologici più urgenti e in Afghanistan, dove da circa un anno lavora pubblicamente e, a differenza di Rawa, libera dai vincoli della clandestinità grazie alla sua natura apolitica.
Le strategie di sviluppo per le donne implementate da molte ong internazionali e locali, come testimonia Simona Lanzoni, si limitano ad applicare programmi d'emergenza a breve termine, come la distribuzione mensile del cibo, considerando le destinatarie degli aiuti incapaci di portare avanti progetti più impegnativi volti allo sviluppo delle proprie capacità in direzione della conquista di una reale autonomia.
Le attiviste di Hawca, invece, cercano di garantire supporto di carattere assistenzialista, ma nell'ottica a lungo termine di costruire percorsi di emancipazione per mettere le donne nelle condizioni cognitive e materiali di provvedere alla propria famiglia. Nel perseguire questo obiettivo investono particolarmente nell'educazione che rappresenta un obiettivo irrinunciabile in un paese che ha il 90% della popolazione analfabeta. Di qui il perseguimento dei seguenti obiettivi all'insegna di un impegno costante per realizzare concretamente il diritto allo studio:
- avviamento di corsi intensivi di recupero alle bambine rimaste indietro nel percorso scolastico per consentire loro di tornare alla scuola pubblica e concludere il ciclo di studi;
- attivamento di corsi di alfabetizzazione per le ragazze che, avendo superato i quattordici anni non possono più accedere alla scuola pubblica;
- organizzazione di corsi di artigianato (taglio e cucito) per l'inserimento nel mondo del lavoro.
Le scuole, dal punto di vista medotologico e didattico,sono molto simili a quelle di Rawa, seppure non sono completamente gratuite ma prevedono una piccola quota d'iscrizione che serve per responsabilizzare e motivare gli alunni alla cura del percorso didattico intrapreso. Anche nel caso di Hawca, quindi di un organizzazione riconosciuta giuridicamente, le difficoltà culturali incontrate per persuadere i genitori a mandare i propri figli a scuola non sono poche. Inoltre, sempre rispetto all'associazione rivoluzionaria oggetto di studio che usufruisce del sostegno e della collaborazione di molti uomini in veste di sostenitori esterni, l'Hawca è composta sia da donne che da uomini.
Nel sito ufficiale dell'organizzazione www.hawca.org, consultabile grazie alla versione in inglese che affianca quella in lingua originale, si può approfondire la conoscenza di tutte le attività svolte accanto a quelle educative, da quelle in campo sanitario fino alla elaborazione di singoli progetti di sviluppo per la promozione delle donne e del popolo afgano e contro qualsiasi discriminazione etnica, di genere, politica o religiosa. Di più recente costituzione, seppure con un personale di grande esperienza, c'è anche un'altra organizzazione non governativa
l'OPAWC (Organization for the Promotion of Afghan Women Capabilities), che è attiva soprattutto per l'avviamento lavorativo delle donne attraverso il microcredito nell'ottica di cominciare a rafforzare le piccole economie domestiche ancora molto fragili e così facendo, garantire l'allargamento delle reali possibilità di sviluppo. All'insegna del medesimo obiettivo di empowerment delle donne e a conferma della sua comprovata serietà, l'Opawc è coinvolta assieme ad altre tre ong locali tra cui l'Hawca, nel progetto "Jamila", dell'onlus italiana Pangea, nato dal desiderio di dare un contributo affinché anche le donne comincino a pieno titolo a far attivamente parte del processo di ricostruzione del paese.
In questa direzione va la necessità di scegliere partner locali affidabili per l'elaborazione di un'analisi dei bisogni della popolazione femminile di Kabul da un punto di vista sociale ed economico e successivamente per l'implementazione di strategie di sviluppo basate su modelli applicativi piuttosto semplici e per questo facili da apprendere e mettere in atto da parte delle ong locali stesse.
Per allargare il raggio d'azione sono state annesse ultimante anche altre organizzazioni umanitarie del posto che lavorano con le donne, l'HPWO, Organizzazione d'aiuto per le donne povere, nata nel 1996, e l'AWRC, Centro risorse per le donne Afgane, nata nel 1989.
Quest' ultima, in particolare, è una tra le associazioni di genere più attive a Peshawar. All'insegna del motto "vedere il futuro delle donne afgane non come vittime passive ma come agenti di cambiamento" lavora in otto campi profughi svolgendo attività che includono l'alfabetizzazione, i corsi d'addestramento professionale in informatica o gestione d'ufficio, la creazione di reddito, attraverso la gestione di una piccola produzione artigianale di tessuti e ricami con un punto di vendita, e cicli di aggiornamento professionale per insegnanti e personale sanitario. Poiché vivere in una società significa sviluppare insieme l'appartenenza e la distanza critica e saper partecipare attivamente alle sedi significative della cultura, della politica e del lavoro, sulla base della necessità di fare in modo che la nuova costituzione disegnata dalla Loya Jirga formalizzi i diritti delle donne, l'Awrc e l'Hpwo sono inoltre impegnate nella sensibilizzazione all'educazione civica anche in vista dello svolgimento democratico del futuro processo elettorale.
Per concludere questa breve carrellata sulle realtà di genere non governative in Afghanistan, la WILPF (Women's International League
for Peace and Freedom) che si occupa del monitoraggio e dell'implementazione della Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza, mette a disposizione all'interno del proprio sito una lista delle ong locali più significative ed attive nel processo di
ricostruzione pacifica del paese.
Tra queste si segnalano:
· L'Afghan Women's Network, un network apolitico e apartitico di genere che lavora per l'empowerment delle donne in ogni ambito
della società. Provvede, in questo senso, allo sviluppo del raggio d'azione e d'intervento dei propri membri promuovendone partnerships e collaborazioni, assicurando copertura legale, garantendo il dialogo con le istituzioni, e organizzando corsi di formazione ad hoc per valorizzare le capacità di lavoro di ciascuno.
· L'Afghan Women's Council (AWC), che gestisce a Peshawar una scuola ("Ariana school") ed una clinica ("Mother and Child Health Clinic") destinate all'assistenza alle famiglie profughe, e, a Kabul, un'ospedale ("Nazo Anaclinic") con venti posti letto, che ha continuato a lavorare anche durante il regime dei Talebani. In Afghanistan fornisce aiuto alla popolazione di ritorno dal Pakistan e pubblica il mensile Zan-e-Afghan (Afghan Women) per mobilitare le donne e rivendicarne un ruolo attivo nei processi di ricostruzione in atto.
· L'Afghan Women's Mission che lavora a sostegno di tutte le iniziative di genere volte alla difesa dei diritti delle donne fornendo assistenza sia nella gestione di progetti di sviluppo, come l'apertura del Malalai Hospital delle militanti di Rawa, di orfanotrofi e di scuole, che nell'organizzazione di mostre ed eventi simbolici come le conventions e le dimostrazioni pubbliche. Le categorie d'intervento sono tre: assistenza sanitaria di base, educazione ed empowerment delle donne ed incremento della consapevolezza pubblica sui diritti delle donne e la condizione delle stesse in Afghanistan e nei campi profughi in Pakistan.
· L'Organizzazione Women's Alliance for Peace and Human Rights in Afghanistan (WAPHA), che è stata fondata da Zieba Shorish-Shamley con l'obiettivo di raggiungere concretamente il riconoscimento giuridico dei diritti delle donne e la loro piena partecipazione al governo democratico afgano così come ad ogni sfera del sistema socio-culturale.
· L'Organizzazione Shuhada, che è stata fondata nel 1989 a Quetta per la ricostruzione e lo sviluppo dell'Afghanistan. Anche tra i suoi obiettivi figura quello per il miglioramento della condizione delle donne ed il coinvolgimento della comunità locale in progetti di sviluppo. L'attività è dislocata in vari settori: dodici cliniche in Afghanistan, un ospedale in Pakistan, le scuole che contano ormai più di ventimila studenti e studentesse, i corsi per ostetriche e operatrici sanitarie di base, i corsi di alfabetizzazione per adulti ed i progetti di autofinanziamento.
4.4 L'ATTIVITA' POLITICA
" Alla fine della guerra tra i vinti faceva la fame la povera gente, tra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente".
B. Brecht
Tutte le attività portate coraggiosamente avanti dalle militanti di Rawa, come sottolineato più volte, si distinguono dal semplice interventismo umanitario perché sono attraversate dall'intento politico di combinare il concetto di "uguaglianza di genere" e la relativa denuncia delle disparità e delle violazioni dei diritti umani generate dall'integralismo religioso, con quello di "rafforzamento" del coinvolgimento delle donne negli attuali processi di trasformazione in senso democratico delle strutture sociali ed istituzionali.
Le istanze politiche ed antifondamentaliste dell'organizzazione si riflettono nella sua struttura antigerarchica, nella sua natura multietnica nell'attenzione riservata al ruolo dell'educazione come bene indispensabile della società civile in virtù della sua funzione di umanizzazione e di aiuto alla crescita personale, alla comprensione del patrimonio culturale e civile e, di conseguenza, allo sviluppo. L'impegno per i diritti delle donne e la democrazia, inoltre, si traduce anche in attività prettamente politiche che articolano insieme lotta nazionale e rivendicazioni di genere.
Nel 1997, contrariamente alla rappresentazione piuttosto stereotipata delle donne come vittime passive di guerre e violazioni, nascoste e annullate dal burqa, nasce il sito dell'organizzazione che mostra al mondo intero persone reali, carismatiche e capaci di far ascoltare la propria voce attraverso immagini e resoconti impressionanti e cruenti. Senza cedere mai all'estremismo religioso ed alla disperazione, le militanti di Rawa hanno raccontato la loro storia e tuttora continuano con instancabile determinazione a scrivere documenti e rapporti sempre aggiornati e fruibili in qualsiasi momento, nella ferma convinzione che la pratica della rottura del silenzio attraverso il dialogo costituisca l'unico antidoto alla spirale d'odio e violenza che da vent'anni imperversa in Afghanistan. La rete è in grado di ospitare e dare visibilità ad azioni e gruppi che difficilmente potrebbero trovare spazio nei media tradizionali e nel terreno politico e sociale del contesto di riferimento. Contrariamente al clima più disteso che si potrebbe dedurre in seguito alla fine del regime talebano, nessuna associazione femminile o democratica può ancora agire liberamente ed il ruolo di Rawa è più difficile di prima. Non ha ancora avuto il permesso di aprire un ufficio a Kabul e, non solo, non può distribuire apertamente la sua pubblicazione, Payam-e-Zan, ma gli stessi negozianti che, come sostenitori esterni, decidono di curarne la divulgazione sono torturati ed imprigionati, a riprova del costante pericolo in cui riversano tutte le persone sensibili alle priorità antifondamentaliste rivendicate.
Le aspettative nutrite di fronte all'impegno preso pubblicamente da Karzai, che ha riconosciuto la libertà d'espressione come un diritto fondamentale di tutti i cittadini, sono state deluse ed il panorama dei mezzi di comunicazione di massa in Afghanistan continua ad essere caratterizzato dalla censura e da un rigido controllo politico.
L'Osservatorio Internazionale dei Diritti Umani, ad esempio, denunciando gli ostacoli che ancora si frappongono alla formazione di un sistema mediatico aperto e plurale, ha dichiarato che esiste l'obbligo per i giornalisti stranieri di iscriversi ad un registro degli Affari Esteri e che chiunque pubblichi articoli critici subisce spesso intimidazioni e minacce d'ogni genere. La Corte Suprema, che è dominata dai religiosi conservatori, ha condannato il Ministro per l'Informazione e la Cultura per aver abolito il divieto delle donne di cantare ed esibirsi in televisione. Tale divieto, infatti, è legittimo ed in consonanza con la nuova Costituzione che, definendo l'Afghanistan una Repubblica Islamica, stabilisce che nessuna legge può essere contraria ai precetti dell'Islam. Al contrario, in virtù del carattere aperto ed accessibile del web, lo spazio comunicativo offerto dalle nuove tecnologie è libero ed estraneo ai condizionamenti di mercato, d'interessi politici o religiosi e di notiziabilità tipici dei media tradizionali ed ufficiali, ed ha radicalmente cambiato la vita di Rawa. I percorsi di mobilitazione politici per far conoscere la voce delle donne afgane trovano inediti contributi al potenziamento di funzioni particolarmente rilevanti quali:
· la funzione di networking: intesa come possibilità di allacciare rapporti transnazionali, promuovere azioni di solidarietà e trovare collaborazione per la raccolta dei fondi e la realizzazione concreta di programmi sociali di sviluppo oltre che come mezzo che viene incontro alle necessità logistiche interne all'organizzazione stessa;
· la funzione informativa e pedagogica: intesa come possibilità di produrre informazioni, spesso alternative a quelle ufficiali, sulle reali condizioni dell'Afghanistan e delle donne e come strumento per contribuire alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica mondiale;
· la funzione di pressione politica: intesa come capacità di imporre la propria presenza e le proprie rivendicazioni più incisivamente in virtù della visibilità maggiore delle informazioni prodotte e dell'uso consapevole dei mezzi pervasivi a disposizione, come l'e-mail, per
promuovere campagne ed azioni.
Il sito www.rawa.org offre immagini, video, musica e una quantità enorme ed aggiornatissima di informazioni: rapporti, rassegne stampa, pubblicazioni e news. Documenti raccolti per anni con meticolosità e precisione e diffusi regolarmente a migliaia d'indirizzi in tutto il mondo attraverso puntuali news letter.
Non è facile affrontare uno spazio così denso di contenuti con un'enorme forza d'urto: sullo schermo appaiono le immagini di donne umiliate, torturate e lapidate, di bambini ammalati e disperati, di esecuzioni pubbliche, di edifici e case distrutte. Scorrono come monito per la comunità internazionale, i racconti di vite spezzate a testimonianza delle violazioni più terribili prodotte dal fondamentalismo. Accanto ai documenti autoprodotti, una intelligente selezione di materiale tra le news apparse nei media tradizionali o scritte da organismi indipendenti come l'Osservatorio Internazionale dei diritti umani o Amnesty International, offrono all'utente la possibilità di seguire più percorsi di lettura. Nella pagina principale all'interno della una finestra "Rawa in the world media" scorrono velocemente tutti i titoli delle testate internazionali più note (ABCnews, the New York Magazine, the Guardian, the Washington Times, Le Monde Diplomatique) che danno l'opportunità di consultare documenti provenienti da fonti diversificate anche sull'operato dell'associazione.
Lo spazio virtuale del sito-web rappresenta un palcoscenico, una piattaforma per veicolare fuori dall'Afghanistan informazioni e testimonianze sulla situazione della società civile e della donna in particolare, sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale e promuovere l'intervento e la mobilitazione internazionale a sostegno di istanze laiche e democratiche.
Si modificano i tempi ed i modi con i quali si afferma la presenza del gruppo che diventa più stabile e diversificata: in un'apposita sezione è possibile trovare notizie sulla struttura dell'organizzazione a partire dalle sue origini, quindi dalla biografia della sua fondatrice Meena, ed i punti di vista sui temi più caldi da approfondire per la ricostruzione del paese:
· diritti delle donne;
· ruolo dell'Onu;
· opinione sull'operato del re Zahir Shah;
· proposte per la risoluzione della crisi afgana;
· governo auspicato;
· hejab islamica.
Il presidente Bush ha nominato spesso la libertà delle donne come simbolo del successo nella "guerra del terrore", ma, per la maggior parte di loro, la vita non è cambiata. Se apparentemente le opportunità di andare a scuola, di accedere alle strutture sanitarie o di ottenere un impiego pubblico sono aumentate, in realtà sono poche le donne che godono di tali privilegi.Si può uscire senza la sorveglianza di un maschio ed a volto scoperto, ma umiliazioni pubbliche e attacchi fisici non sono cessati. Il Ministero per gli Affari Femminili, annunciato con tanto clamore dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, non ha un mandato chiaro, una giurisdizione legale né, di conseguenza, un potere effettivo.
Inoltre, molte donne cui è stata concessa "autorità" nell'ambito di alcune commissioni, provengono dall'alta borghesia e sono piuttosto conservatrici. Chi parla a sostegno di istanze laiche e democratiche continua a ricevere minacce di morte. Malalai Joya, una delle cento donne tra i cinquecento membri del Consiglio Costituzionale afgano, ha dichiarato illecita la presenza alla Jirga di molti criminali dell'Alleanza del Nord e sostenuto la necessità di sottoporli al giudizio del Tribunale Internazionale. Per questo, è stata accusata di essere incivile e ha ricevuto minacce di morte che tuttora la costringono alla totale clandestinità.
L'undici settembre e la successiva "guerra di liberazione" hanno acceso i riflettori di tutto il mondo sull'Afghanistan. I rapporti, le testimonianze e le analisi della situazione forniti da Rawa sono diventati un'insostituibile fonte d'informazione sugli effetti devastanti dei fondamentalismi e sulle responsabilità degli USA e dell'Occidente nell'aver legittimato e finanziato regimi fondati sulla violazione dei diritti delle donne.193 Sono arrivati i primi riconoscimenti ufficiali all'impegno profuso per la causa delle donne che hanno conferito all'associazione fama internazionale per la grande statura morale, tra questi il "dottorato ad honorem per il meritevole servizio nella società" dell'Università di Antwerp, in Belgio,194 e l'impegno concreto del Dipartimento degli Affari Sociali Basco per contribuire allo sforzo di Rawa di sottoporre a tribunali internazionali e all'Alta Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite i criminali di guerra dagli anni ottanta ad oggi e di dar vita, così facendo, ad un processo di "normalizzazione" della vita sociale e politica del paese all'insegna di adeguate condizioni di sicurezza.
Oggi, la situazione del popolo afgano è di nuovo ignorata dai principali mezzi d'informazione mondiali o presentata come marginale rispetto a nuovi scenari di guerra. Ma l'isolamento intorno alla battaglia politica di Rawa è definitivamente rotto ed i suoi appelli attraverso il web si fanno sempre più forti ed altisonanti. La fase di transizione, come denunciano chiaramente, ha riportato al potere i signori della guerra sostituendo un regime misogino fondamentalista con un altro. Rimane, dunque, fondamentale la presenza di osservatori internazionali imparziali ed indipendenti per garantire la sicurezza ed il rispetto dei diritti umani.
Coerenti con i loro principi rivoluzionari, le militanti afgane non hanno mai smesso di riportare la verità promuovendo iniziative di informazione e di sostegno affinché la loro lotta diventi l'obiettivo di una grande mobilitazione internazionale per i diritti umani e civili. Hanno dimostrato che è possibile non essere annientate dalla miseria ad un'esistenza senza responsabilità e speranza di cambiamento e sono riuscite a costruire e a disseminare, usando anche il burqa come mezzo per garantire l'anonimato, semi di cultura e di civiltà che rappresentano l'unica prospettiva di un futuro pacifico.
Molte associazioni di donne hanno cominciato a mobilitarsi e a sostenere, sia materialmente che moralmente, l'impegno di Rawa per un progetto di società laico e democratico. Nella sezione dedicata ai link, è possibile accedere alle homepages nate dall'iniziativa di donne amanti della libertà per promuovere la solidarietà mondiale per la causa afgana:
· il gruppo di solidarietà a Santa Barbara (Central Coast of California): http://www.rawasb.org/ ;
· il gruppo di solidarietà in Australia che: http://www.rawa-australia.org/;
· l'organizzazione francese di Carol Mann "Femaid": http://www.femaid.org/;
· il gruppo di solidarietà tedesco: www.rawa-germany.de;
· il gruppo americano "The Afghan Women's Mission": http://afghanwomensmission.org/index.php;
· il coordinamento italiano a sostegno di Rawa: http://www.ecn.org/reds/donne/coordinamentoRAWA.html.Dal virtuale sono nati i primi inviti davanti ad un pubblico reale, attento e desideroso di ascoltare le testimonianze dirette delle coraggiose afgane, sono nati progetti, campagne e petizioni, come quella promossa dalla commissione di difesa per Malalai Joya.
Un'apposita pagina web suggerisce tutte le iniziative che si possono intraprendere per divulgare il più possibile la conoscenza della situazione afgana e fare pressione sulle autorità:
· proteste, marce, manifestazioni e seminari;
· campagne per la raccolta di fondi;
· donazioni di materiali di varia utilità come le videocamere, i duplicatori, i masterizzatori e le macchine fotografiche di piccole dimensioni per i centri di documentazione;
· diffusione di articoli e materiale informativo nei mezzi di comunicazione di massa.
Inoltre si può contattare direttamente l'associazione attraverso:
· la casella di posta elettronica: rawa@rawa.org;
· il numero telefonico: 0092-300-5541258;
· i numeri di fax: 001-760-2819855 (USA) e 0044-870-8312326 (UK);
· il recapito postale: RAWA P.O. Box 374, Quetta, Pakistan.
All'indirizzo: http://www.geocities.com/malalaijoya, si possono consultare documenti sulle attività di Malalai a sostegno della campagna che promuove la sua difesa a sostegno dell'emancipazione delle donne afgane.Ignorato e privato di ogni sorte di aiuto significativo a lungo termine per la ferma posizione politica sostenuta, il movimento di Rawa ha trovato, grazie alla mobilitazione concreta di donne italiane, americane e inglesi, l'accesso ai finanziamenti necessari per gestire i servizi d'istruzione, di sanità e d'assistenza sociale intrapresi ed elencati con dovizia di particolari nella sezione "progetti". Si possono inviare versamenti in conto corrente bancario intestati al Comitato di difesa, sostegno e promozione dei diritti delle donne afgane (Italia) o allo "Stroud Afghan Women's Fund"(UK), che successivamente devolveranno all'associazione le somme elargite, o si può scegliere di spedire un assegno ad uno dei due indirizzi:
· Stroud Afghan Women's Fund PO Box 66, STROUD, Gloucestershire, GL5 3YR UK;
· The Afghan Women's Mission 2460 N. Lake Ave. PMB 207 Altadena, CA 91001 USA.
L'accordo di Bonn sul governo di transizione (cinque dicembre 2001) ha rappresentato una pietra miliare nella vita politica dell'Afghanistan e un primo passo importante per l'emancipazione delle donne che hanno partecipato alle negoziazioni di pace.A conferma dell'impegno per la creazione di un contesto nazionale sensibile alle politiche di genere è stato istituito il Ministero degli Affari Femminili, ma, ancora una volta la voce marginale ma altisonante delle militanti di Rawa infrange le nostre aspettative con la forza rivoluzionaria delle verità raccolte on-line in ordine cronologico sotto forma di dichiarazioni: "non basta un corpo di donna per essere per la democrazia e la libertà".198 Anche nel corso della prima riunione ufficiale delle donne afgane organizzata subito dopo a Bruxelles da Unifem ed associazioni femminili americane, la maggior parte delle presenti non era a favore della laicità delle istituzioni.
La stessa accusa arriva anche oggi dal resoconto di Rawa sulle elezioni presidenziali in corso che non risultano essere né libere né imparziali. Non è stato avviato un significativo processo consultivo dei cittadini afgani. Le organizzazioni della società civile, il governo e la comunità internazionale non sono riuscite a dar vita ad un sostanziale processo di mobilitazione ed educazione al fine di convincere la popolazione dell'importanza dei processi politici per le loro vite. Gli afgani hanno piccole possibilità di accesso alle informazioni che comunque considerano secondarie rispetto alla loro quotidianità.
L'impegno della missione ONU di assistenza all'Afghanistan (UNAMA) e dell'Amministrazione Transitoria Afgana (ATA) per una partecipazione equa delle donne ai processi decisionali non è stato seguito da misure concrete riducendosi a pura retorica così come strumentale e vuota è la presenza di candidate donne sottomesse agli interessi dei partiti fondamentalisti e, di conseguenza, non rappresentative della maggioranza silenziosa delle afgane. La cronica mancanza di sicurezza non ha permesso al movimento democratico di prendere piede e di presentarsi nelle liste elettorali. Il quadro presentato da Rawa è molto chiaro " la gente si recherà alle sedi elettorali con spirito di disperazione, si conosce già l'esito finale che sancirà la vittoria di Karzai e, di conseguenza, porterà al governo il suo Gabinetto debole, antidemocratico e anti populista".200 Le pretese libertà raggiunte all'insegna della legalità sono parte di un discorso costruito per illudere la comunità mondiale e far passare inosservato l'appoggio dell'Occidente ai terroristi jehadi in nome di valori che esulano completamente la questione dei diritti umani e dei diritti delle donne e che attengono ad interessi economici e politici, dunque di ben altra natura. La presenza nella rete, in questo caso, rappresenta un'occasione per denunciare disinteresse e disattenzione. Le accuse mosse al sistema mediale colpevole di ignorare sistematicamente l'appello della società civile, sono immediatamente socializzate e acquistano una inedita valenza propositiva.201 Di fronte ai piccoli passi positivi che sono stati fatti e parallelamente alle grandi sconfitte per cui non esistono ancora segni visibili di stabilità, pace e sicurezza, ricostruire una società straziata da due decenni di catastrofi e distruzioni e l'identità di un popolo provato dipende più che mai dalla coscienza del popolo stesso, troppo spesso incapace non tanto di rivendicare quanto di immaginare i propri diritti. La società civile è l'unico referente che deve essere sostenuto e riconosciuto come interlocutore indispensabile per il consolidamento di democrazia e giustizia sociale, vale a dire di principi che è impensabile "concedere" o esportare da un paese all'altro. In questa ottica si comprende la necessità del movimento politico di Rawa e l'instancabile ostinazione delle sue militanti nel portare avanti una politica intransigente nei confronti della strumentalizzazione politica della religione e nell'organizzare una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione di massa per i diritti umani e civili. Ugualmente chiaro è l'impegno profuso per l'eliminazione di tutti quegli ostacoli che impediscono agli afgani di rivendicare il diritto di compiere scelte consapevoli e responsabili sul proprio futuro.
Non siamo più di fronte ad una "maggioranza silente" ma siamo di fronte a donne che si muovono nell'ambito di una pratica di diplomazia dal basso sempre più consolidata lungo le linee aperte di networks di solidarietà che offrono spazi e occasioni di visibilità sempre maggiori per la lotta di tutte le donne che amano la libertà nei luoghi più lontani e remoti del mondo.
Nel solco di questi percorsi per la costruzione di una politica internazionale di genere si inserisce il nuovo ciclo di conferenze, promosso dal Coordinamento a sostegno di Rawa, che porterà in Italia la rinnovata testimonianza di una delegata giovanissima dell'associazione, Sohaila, alla luce delle recenti elezioni.