LA RESPONSABILE DELL'ORGANIZZAZIONE
NON GOVERNATIVA FRANCESE FEMAID RELAZIONA SULLE ATTIVITA' DI RAWA
AL RITORNO DAL SUO ULTIMO VIAGGIO
febbraio 2003, di Carol
Mann. Traduzione di Laura Pucci.
RAWA continua inesorabilmente a lavorare nelle peggiori circostanze. Il loro coraggio è stupefacente, specialmente quando uno si rende veramente conto di ciò contro cui stanno combattendo. Sono le sole che cercano di separare la politica dalla religione, una pretesa realmente radicale in mezzo a tanto fanatismo. Rifiutate e invero perseguitate da ogni governo afgano dai Sovietici fino a quello attuale, hanno continuato a denunciare la sistematica ineguaglianza e gli abusi alle donne e a tutta la gente afgana. Ed ogni volta, si sono dimostrate nel giusto.
Nelle sue scuole, RAWA proibisce ogni riferimento alle origini tribali: un fatto come minimo rivoluzionario. Il loro obiettivo globale pare quello di "estrarre" una vera nazione da ciò che attualmente potrebbe essere visto come un coacervo di espressioni tribali. Che è il motivo per cui dovrebbero essere le partner di tutti i portatori di pace stranieri che tentano di aiutare l'Afghanistan.
Non è mio scopo lavorare sulla politica afgana. Comunque, essendo impegnata nell'aiuto umanitario e nella promozione del cambiamento, posso solo riconoscere che i progetti che hanno organizzato per aiutare la popolazione civile sono veramente efficienti. E altre agenzie in Pakistan, che gli piaccia o no l'orientamento radicale di RAWA, lo hanno ammesso.
In precedenti rapporti, tutti sul sito on www.femaid.org, tutto ciò che ho descritto è RAWA e le sue impegnate attiviste. Qui vorrei aggiungere che la loro forza è la conoscenza dei bisogni della situazione presente. Ciò che prendono dall'Occidente per esempio, è solo ciò che serve per migliorare la situazione localmente, a differenza di molti progetti mal gestiti da tutto il mondo, non stanno forzando standard stranieri inapplicabili sulle situazioni locali.
Non possono ripetere a sufficienza che standard di educazione, confort, cultura e persino di igiene non significano la stessa cosa in Occidente e nel sub-continente. Per esempio, non ha senso inviare assorbenti di carta o biancheria sofisticata a donne che vivono nei campi per rifugiati che non avrebbero idea di come utilizzarli (cosa che accadeva in Bosnia durante la guerra) o elettronica complessa a popolazioni rurali analfabete. Esiste anche il colonialismo umanitario.
Comunque, rispondere ai bisogni e costruire a partire da essi, è importante, che è poi il motivi per cui è così importante avere partner locali che comprendono quei bisogni e attraverso chi è possibile incanalare gli aiuti. La velocità a cui il cambiamento può essere influenzato può essere valutata solo dai diretti interessati. Per esempio, i corsi di alfabetizzazione di RAWA impartiscono un livello di auto coscienza e consapevolezza che in effetti emancipa le partecipanti, lentamente ma in maniera duratura. Il futuro, esse affermano, sta nell'educazione. Ma non in qualsiasi educazione. Le donne, gli uomini e i bambini che hanno beneficiato dell'influenza di RAWA possono per certo essere l'inizio di una soluzione, non solo per il loro stesso paese, ma, attraverso il loro esempio, per il resto del sub-continente.
Qual è il futuro dell'aiuto umanitario?
La prima cosa che voglio dire è che gli aiuti non possono rimpiazzare l'azione governativa, anche se i paesi del Terzo mondo hanno finito per dipendervi. Quando paesi come il Pakistan e l'India spendono grosse fette (forse la maggior parte) del loro bilancio in armamenti e praticamente niente in servizi per l'educazione e sanitari (senza menzionare i miliardi persi nella corruzione dilagante), l'aiuto straniero non può e non ci si dovrebbe aspettare che sostituisca una decisione politica che appartiene ai paesi interessati.
La seconda cosa che aggiungo è che visitare questa regione è sufficiente per fiaccare l'energia dei più entusiasti e testardi tra gli ottimisti. In effetti, dovunque tu guardi, ti imbatti nelle situazioni più disperate. Sia pakistani sia afgani sono vittime di una politica senza cuore, che ha cause nazionali ed internazionali, e della più demente bigotteria.
La terza cosa che voglio dire è che, quindi, avete due opzioni: distogliere lo sguardo o dire a voi stessi che magari non siete in grado di salvare il mondo, ma che ci sono alcune cose che potete fare per aiutare della gente e perciò contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Per voi stessi e per quelli che vi seguiranno.
Io ho scelto quest'ultima.
Carol Mann
26 gennaio 2003