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INTRODUZIONE
Non
molto tempo è passato dalla pubblicazione del 1°
volume di ALTROVE, eppure molte situazioni sono mutate e con
esse molte persone: chiaro sintomo di essere sulla buona strada,
di toccare le giuste corde.
Non è luogo questo per analizzare ciò che sono
stati gli anni '80. Certo è che da quegli anni si è
ulteriormente acuita la sensazione e più concretamente,
la possibilità di incidere come individui associati
nelle realtà politiche e sociali fondamentali . Già
si era perso per strada la possibilità stessa di essere
responsabili primi del proprio mantenimento e della soddisfazione
dei propri bisogni. Oggi, a domande tipo: quale controllo
possiamo noi avere sulla catena alimentare che ci mantiene
in vita? , di quali strumenti possiamo far uso per incidere
realmente nella società ? che possibilità abbiamo
di gestire il tempo e di quanto tempo disponiamo per prenderci
cura della nostra crescita fisica-psichica? , siamo oggi in
grado di rispondere sulla base di progetti quasi esclusivamente
individuali. Non a caso, anche se con un malcelato senso di
sconfitta, la critica radicale allesistente si sta attestando
sullultimo baluardo, lultima frontiera, ovvero
il corpo umano. Questa progressiva ritirata può
però portare ad una coscienza più profonda del
proprio io. A patto di mettere in gioco tutta la posta, corpo
e mente, azione e pensiero.
Nell'ambito che ci interessa, la cultura psichedelica anni
'60 tentò di dare risposte concrete a domande e bisogni
individuali collocandole in un contesto di sovvertimento collettivo
dei valori e delle pratiche sociali. Ma evidentemente è
impensabile tentare una riproposta, come tematiche e come
entità, della cultura psichedelica di quegli anni,
perché non è possibile scindere la coscienza
del sé (alterato od ordinario) dallesistente
che ci circonda, ed attualmente le condizioni sociali e politiche
non sono certo delle più favorevoli per una libera
crescita ed espansione dellindividuo.
La cultura psichedelica voleva essere, e per certi versi è
stata una cultura di massa, o meglio e più semplicemente
una cultura, ovvero esperienze, informazioni, comunicazioni
che avvenivano (ed avvengono tuttora) in sede comunitaria,
esclusivamente tra più persone, non importa se semplicemente
tra maestro e allievo o in happening di massa:
si è sempre trattato di una esperienza comune, condivisibile.
Lespansione della psiche ha come mezzo necessario per
la sua riuscita un appoggio empatico, comunicativo, guidato
dallesterno (cfr. Lesperienza psichedelica di
Leary-Metzner-Alpert) che la conduca attraverso le situazioni
standard dellesperienza psichedelica: laspetto
oggettivo della sostanza e della psiche umana.
Ora questa visione non è più attuale né
attuabile, sia per la differente situazione sociale (alle
masse sensibili si è sostituito lo psiconauta,
il viaggiatore solitario) sia per la diversa necessità
e finalità, dello psiconauta stesso. Esiste è
vero un grande consumo di sostanze psicoattive (500.000 pastiglie
ecstasy la settimana nel solo Regno Unito) legate ai clubs,
dove il binomio ballo-sostanza è diventato oramai indissolubile.
Ma se si eccettua una certa stampa legata ai fenomeni giovanili,
che si è fatta carico per lo meno di limitare i danni
dellabuso, tale consumo non ha alcun aspetto culturale
forte, non presenta una sua propria identità. Non esiste
(fatte sempre le dovute eccezioni) una moderna coscienza psichedelica.
Non si tratta nemmeno di unignoranza in senso lato,
di una pura manchevolezza. Il fatto è che in buona
parte luso di sostanze psicoattive si è per così
dire specializzato legandosi ad una fascia d'età circoscritta
ed a situazioni particolari. L'uso è nella quasi totalità
circoscritto alle fasce giovanili ed alla danza ed esclude
così molte possibilità di conoscenza essendo
vissuto come parte integrante di una detrminata età
e all'interno del mondo della musica . E' nell'
ambito di questo mondo, che si rispecchia fedelmente il percorso
compiuto sinora dalluomo contemporaneo per la riscoperta
della trance ipnotica (strettamente legata alla musica) ed
estatica (con lintroduzione delle sostanze psicoattive),
sviluppando così una simbiosi inestricabile a tre:
uomo-danza-sostanza. Le sostanze allucinogene, per la maggior
parte dei suoi attuali utilizzatori sono relegate in questo
ambito, vincolate ad un contesto ludico. Le stazioni di servizio
e di partenza per gli psiconauti sono più le discoteche
che i collettivi di autocoscienza, più i raves che
gli happenings politici, più gli ambiti cyberpunk che
non quelli orientaleggianti e meditativi.
E' da qui che lindividuo, lautosperimentatore,
prende il volo, si spinge oltre. E oltre, altrove appunto,
ci si può arrivare solitari, attraverso un processo
di raffinazione dellesperienza da una parte, ma anche
attraverso un allenamento del proprio corpo, o per lo meno
una predisposizione che non può tener conto dellaltro,
degli altri. Ancora una volta, non una fuga, ma accelerare
il proprio passo, alla ricerca della propria completezza che,
se nella vita comune ricerca surrogati e palliativi (vita
di coppia, hobby e manie quali collezionismo ecc.), negli
stati superiori (quando si riesce a mantenerli tali e non
si sprofonda invece nella corporeità assoluta sotto
il dominio dei propri sensi) di coscienza, tutto ciò
di cui ci circondiamo, per brevi momenti che possono però
parere delle eternità, scompare o si rivela vacuo,
superfluo e superficiale. È la piena coscienza della
solitudine, dellinequivocabile distacco dagli altri
che prende il posto su tutto il resto.
Qui termina la comunicazione possibile e con essa - a nostro
avviso - la funzione anche di ALTROVE o della SISSC, in quanto
lesperienza personale non è condivisibile, interscambiabile.
La solitudine assoluta, in questa unicità globale che
è scevra da ogni implicazione morale, che trascende
ogni connotazione materiale, diviene completezza anziché
mancanza, e lo psiconauta deve imparare a farsi bastante a
se stesso. Solamente attraverso lesperienza personale
è possibile tracciare una mappa, una carta geografica
da ripercorrere ogni volta mettendo a frutto i passi falsi
e le intuizioni delle passate esperienze.
E quindi inevitabile una sintomatica ritrosia nel descrivere
tutto ciò che sta al di là sia della coscienza
ordinaria, di veglia, che dello stato alterato, in quanto
ognuno dovrà cercare la propria formula, la combinazione
per aprire le nuove porte che si presentano di là dalla
coscienza ordinaria.
I limiti di ALTROVE, dicevamo, si presentano quando oltre
che conoscere attraverso quali porte è possibile laccesso,
si vuole, nellal di qua, anche sapere a cosa queste
porte aprono e ciò che ancora più in là
sarà possibile trovare. Sarebbe ingenuo, nel migliore
dei casi, o in malafede indicare una precisa via da seguire
ed un preciso obiettivo da mirare.
Può porre qualche problema anche il lessico. Lintroduzione
del termine enteogeno (rivelatore della divinità
interiore) a sostituzione del termine di uso più comune
psichedelico, è di per sé sintomatica
ed indicativa; così come è altrettanto indicativa
la quasi totale scomparsa dal lessico scientifico od esperienziale,
nel campo degli studi sugli stati modificati di coscienza,
del termine allucinogeno e benché questi
termini siano tranquillamente applicabili alle medesime sostanze
(eccezion fatta per lecstasy che non è catalogabile
come allucinogeno). Il termine enteogeno può comportare
interpretazione ed approcci diametralmente opposti, e con
essi portare ad esperienze travisate od alterate. Quello che
noi troviamo al di là della coscienza ordinaria è
come linventario di un grande magazzino, un enorme archivio;
il metodo di classificazione di tutti i dati assume per questo
una rilevanza fondamentale per la fruizione dei contenuti.
Quindi ciò che noi apprendiamo coscientemente e come
lo apprendiamo, riveste unimportanza fondamentale. Altrettanto
fondamentale per la comprensione, linterpretazione,
la fruizione dellesperienza è la chiave di lettura
che viene utilizzata ed il termine enteogeno,
benché si spinga oltre, più in alto del termine
psichedelico e dimostrandosi più adatto
di questultimo alla missione dello psiconauta, presenta
un grosso dilemma nella sua immediata comprensione.
La scoperta della divinità a noi interna può
essere intesa come una vera e propria genesi dellio
trascendente, come creazione pratica, partendo da metodologie
meditative e reattivi chimici, mantenendo però sempre
una coscienza vigile e attiva su tutto il procedimento. Si
diventa così demiurgo del proprio io trascendente.
Oppure può venire intesa come rivelazione
di unentità esterna in noi, di un dio supremo
o di un nostro io distaccato dalla nostra essenza, al quale
ricongiungerci.
Questi due diversi modi di intendere lenteogenicità
comportano anche, come già detto, una diversità
dellesperienza trascendente ed anche una diversa interpretazione
della stessa.
Alla base della prima ipotesi vi è una coscienza profondamente
atea e individualista che rifiuta la sottomissione dellindividuo,
dello psiconauta, ad unidea astratta e ad una rappresentazione
del sé. Pone il suo io al centro delluniverso
sensoriale e in questa posizione lo espande, verso piani più
avanzati di conoscenza e di coscienza. La visione mistica
dellesperienza enteogena porta ad una concezione differente:
la realizzazione (entità suprema, io astrale...) esterna
alla propria coscienza, alla propria persona, trasforma lo
psiconauta in un essere incompleto, effimero che troverà
compimento solamente attraverso il ricongiungimento con laltro.
Quindi si creerà al di sopra del proprio essere una
serie di sovrastrutture fittizie alle quali dovrà rendere
conto, alle quali dovrà sottostare, ricavando così
un ulteriore senso di incompletezza, di inferiorità;
mitigata dallanelito del ricongiungimento con laltro.
La scelta della via da percorrere di solito sfugge alla volontà,
in quanto viene dettata dalle più profonde reminiscenze
culturali impresse nella nostra memoria, nel nostro subconscio.
E importante, fondamentale a nostro avviso la maggiore
chiarezza e serenità nellapproccio a tale esperienza,
il non porsi alcun limite o dogma precostituito. E la
pratica di una deriva nella propria coscienza che dovrebbe
guidarci. La massima libertà dazione, di scelta
nellesperienza diverrà linizio che segna
tutta lopera. Mantenere aperte tutte le possibili variabili
di percorso, ricercando con insistenza e discernimento ciò
che può dimostrarsi metabolizzabile ed esperibile.
Il viaggio, la ricerca, necessitano una costanza ed una perseveranza
non liquidabili in pochi e magari sterili tentativi. Diamo
la massima rilevanza allapproccio a tali esperienze,
al salto iniziale che smuove lindividuo. Effettuando
questo salto iniziale è possibile che il viaggio possa
portare in luoghi della propria mente dove le divisioni e
i muri che inquadrano i corpi e il pensiero in labirinti apparentemente
inestricabili si rivelino effimeri e caduchi al solo sguardo.
Non cè psiconauta se non si impara a lasciarsi
alle spalle le macerie fumanti delle nostre costrizioni, non
cè alcun viaggio ma solo ripetitivi e rassicuranti
sballi dagli esiti (volutamente) scontati.
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