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INTRODUZIONE
Il
piacere di licenziare un nuovo numero di Altrove, il terzo
per la cronaca, è grande.È dato in parte dal
pregustare la vita futura che esso avrà, fatta di incontri,
scambi di informazioni, nuove e vecchie persone; un piacere
esterno, dato dallimpatto della rivista con il mondo,
ed in parte proveniente da sé, dal confronto con i
precedenti numeri e soprattutto con ciò che i primi
volumi hanno portato con loro, da ciò che essi hanno
saputo dare, ed hanno ricevuto dalle persone.
Non a caso Altrove è una rivista e come tale - a differenza
del libro - ha una vita diversa, dilatata nel tempo; la sua
periodicità le permette di essere flessibile come una
sonda, può muoversi, per esplorare lambiente
circostante e può anche, torcendo il capo senza sforzo,
esaminare se stessa. Senza cadere nellautocontemplazione
e tantomeno senza voler tirare alcun bilancio, bisogna ammettere
che questa sua periodicità permette anche allequipaggio
di modificare opinioni, correggere la rotta, senza bruschi
colpi di timone, e senza che il veicolo rallenti né
tantomeno si arresti.
Nellintroduzione al numero scorso della rivista facevamo
alcune considerazioni sullimportanza di definire con
correttezza le sostanze psicoattive, perché riteniamo
che è attraverso la parola e il suo significato che
si creano gli archetipi a cui si accorda il nostro immaginario
e la nostra coscienza.
Nel recente incontro della SISSC tenutosi a dicembre a Milano,
una bella relazione di Carlo Buono sullo stesso tema proseguiva
lindagine ampliandolo e approfondendolo; bisogna che
il dibattito prosegua perché anche in questo versante,
servono più ricerche e maggiore riflessione: la posta
in gioco è la possibilità di contribuire a creare
le condizioni per uno sviluppo corretto del senso delle esperienze
con sostanze psicoattive.
Non siamo soli nellinvestigare. ALTROVE non è
un fatto isolato, una luce nel buio. Linteresse in Italia
per le sostanze psicoative o per quella che viene definita
la nuova psichedelia è aumentato a livello generale
ed in maniera multiforme. Non è detto che tale aumento
sia sempre ed esclusivamente un fatto positivo e così
capita di trovare gli scaffali delle librerie generosamente
riforniti di materiale di seconda o terza scelta, il cui effettivo
apporto alla conoscenza è quanto meno vacillante. Non
un invito a diffidare dalle imitazioni, poiché alcun
diritto di copia esiste su Altrove come supporto cartaceo,
e tantomeno nei contenuti che trasmette, ma una buona dose
di discernimento, un approccio attivo nella fruizione delle
informazioni, una dieta culturale personalizzata, per non
rischiare di languire nellignoranza, ma soprattutto
per evitare abbuffate, indigestioni, frenesie accumulative,
pericolosi strati di adipe informativa inutilizzata che andranno
a soffocare gli organi vitali della consapevolezza. In questi
tempi di Informatizzazione totale, di Informazione globale
non crediamo sia possibile sottoscrivere ciecamente che la
liberazione dellindividuo passi attraverso la quantità
di informazioni, di dati che esso riceve dallesterno.
Gli spauracchi delloscurantismo, dellanalfabetismo
(in senso ampio) sono lontani e passati e sinceramente sembra
preoccupino più chi deve smerciare informazioni di
quanto tocchino i fruitori-destinatari.
Succede altresì di imbattersi in novelli operatori
economici, cercatori di reddito pronti a sfruttare londa,
cercare di intrufolare il business dove non vorremmo.
Per chi si muove in questo campo sarebbe alquanto facile e
naturale oggigiorno buttarsi a capofitto nella
specializzazione editoriale e non, divenire degli esperti
e come tali porsi sul mercato al miglior offerente.
Questo vorrebbe dire in poche parole buttare a mare il metodo
con cui si è giunti sin qui con ottimi risultati ed
abbracciare ciecamente la causa dellinformazione (delleconomizzazione
dellinformazione) rendendo il contenuto una semplice
merce e farla fruttare.
I risultati certamente non mancherebbero. Le maniere per lucrare,
o ricavare un reddito, potrebbero essere infinite (stages
a pagamento sullutilizzo delle solanacee psicoattive,
vendita per corrispondenza di rospi psichedelici da allevamento,
arretrati al prezzo doppio di copertina, gadgets di ogni tipo,
settimane psichedeliche alla ricerca della psilocybe semilanceata
unmilionetuttocompreso, e via di seguito...).
Nautilus non è così, Altrove non è così,
nessuno vuole trasformare la ricerca in un lavoro a tempo
pieno; Altrove come annuario è più legato allanno
solare che a quello economico, e nessuno ha voglia di barattare
una sana escursione in montagna, con un incontro dal commercialista.
Nautilus non ha interessi economici, non ha nicchie
di mercato da sfruttare o da difendere, copyright da
riscuotere, nessuna banana alla moda da vendere, prima che
sia troppo matura. Qualcuno -Vaneigem- diceva (cito a memoria):
Ogni godimento è creativo quando evita lo scambio.
Se non costruisco nellamore di quello che mi piace una
zona di vita il meno possibile esposta alla polluzione mercantile,
come potrei proteggere i miei desideri contro il condizionamento
dominante? Il godimento sfugge alla merce solo a condizione
che la distrugga, ma esso incomincia a distruggerla solo a
condizione di sfuggirle sia pure per breve tempo. Nel mio
rifugio penetrano esclusivamente i miei piaceri, sfuggo alle
grinfie della coercizione, non sono che per me stesso, secondo
le mie affinità. Cogliamo in queste parole lo
spirito che ci piacerebbe appartenesse a quanti si muovono
in questo (e non solo questo) campo, un buon indicatore per
scegliere gli amici, quelli coi quali proseguire il viaggio.
Crediamo sinceramente questa sia la via migliore, di certo
non la più facile e sicuramente la meno reddittizia.
Il primo e il secondo numero della rivista sono esauriti.
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