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MARCELLO
BERSINI: Coscienza e intelligenza artificiale.
State
lavorando alla tastiera del vostro futuribile computer Apple
Junior. Computer ipotetico naturalmente, perchÈ Apple
Junior rappresenta il figlio di quel frutto dell'albero della
conoscenza del bene e del male che fu il primo personal computer,
battezzato appunto Apple, la mela proibita, dai suoi inventori
Stephen Wozniak e Steve Jobs. All'improvviso sul monitor di
Apple Junior appare il seguente messaggio: COGITO ERGO SUM.
Come reagireste? RenÈ Descartes, quando pronunciÚ
la medesima affermazione, venne preso sul serio. Credereste
anche ad Apple Junior? Quale potrebbe essere il significato
di 'penso' e 'sono' per Apple Junior? Potrebbe questa giovane
creatura cogliere la coscienza di sË? " corpo, Ë
mente, o Ë entrambi? Generalizzando: puÚ una macchina
pensare?
PuÚ una macchina pensare?
Ma cos'Ë effettivamente una macchina? Se per macchina
si intende 'qualcosa' che fa 'qualcosa' allora la risposta
potrebbe essere sÏ - infatti in questo senso 1'essere
umano Ë una macchina. In realt perÚ quello
che si vuole chiedere Ë piš specifico: puÚ una
macchina ideata dall'uomo avere funzioni costitutive del pensiero.
Esistono propriet astratte, formali, strutturali che
possono esser implementate su un supporto fisico qualunque
e che possono essere caratterizzate come pensiero?
In questo caso, se potessimo rispondere affermativamente,
il pensiero sarebbe lo stato di un substrato strutturale.
L'ipotesi forte dell'IA (=Intelligenza Artificiale - qui a
definire il genere di disciplina e a indicare il campo d'indagine)
ponendosi su un piano decisamente filosofico e rispondendo
affermativamente alla domanda, argomenta un'idea che ritiene
vera: "Il calcolatore non Ë semplicemente uno strumento
per lo studio della mente ma, piuttosto, quando sia programmato
opportunamente, Ë una vera mente;...cioË i calcolatori
letteralmente capiscono e posseggono altri stati cognitivi"
(J. SEARLE).
Ovviamente siamo ancora nell'ambito del possibile. In questa
prospettiva l'IA si propone come una ricerca per rendere simpatici
i computer, alludendo con questo all'attuale e problematica
modalit di interazione che ancora oggi deve procedere
in modo esplicito e dettagliato (cioË antipatico).
L'ipotesi debole dell'IA si situa in posizione meno estrema,
pensando al modello nel senso dell utilit, come uno
strumento provvisorio e semplificato rispetto alle funzioni
intellettive umane. PerÚ i1 suo pregio nello studio
della mente consisterebbe nel fornirci uno strumento potentissimo.
Si vuole rendere i computer schiavi piu accettabili e affidare
loro una parte del nostro lavoro mentale: Ë un atteggiamento
che non impegna nÈ sul piano filosofico, nÈ
sul come si ottengono i risultati, che sono l'unica cosa che
conta. Una posizione decisamente utilitaristica che rischia
di farsi sfuggire il motivo fondamentale della ricerca.
Dal punto di vista antropologico, nell'artificiale l'uomo
sfoga il desiderio di ricreare l'intelligenza nel senso della
sua essenza. Nella civilt greca gli Dei venivano rappresentati
com super uomini. Originariamente Galatea era una statua creata
da Pigmalione. Ad opera finita l'autore se ne innamorÚ
(e si innamorÚ di se stesso attraverso l'opera); allora
Afrodite la rese una donna vera. Gli egiziani costruivano
statue con sistemi idraulici in grado di muoverle (animarle).
Per questo le statue incutevano paura e riverenza. Ed effettivamente
tutta la storia degli automi Ë piena di amore-timore:
bambole meccaniche, Faust, Frankestain; quest ultimo e emblematico
della paura dell'incontrollabile.
Molti sono convinti che l'IA incoraggi l'idea alienante che
l'uomo non sia altro che una macchina. Gi nel secolo
scorso si Ë dimostrato che la macchina per certi aspetti
poteva sostituire l'uomo, ed Ë appunto quando essa diventa
importante che sorge la paura. Infatti tutti i momenti di
cambiamento della storia moderna sono condizionati dall'idea
di che cosa sia una macchina. Nell'ottocento il treno era
il mezzo meccanico per eccellenza (in quel contesto parlare
di macchina significava usare il vocabolario del treno). Oggi
abbiamo disponibile il computer e perciÚ utilizziamo
un diverso vocabolario: ci riferiamo semplicemente ad un diverso
modello. Parlando di intelligenza penseremo al computer in
quanto Ë questo che determina la nostra epoca. L'IA lo
sceglie come strumento principe: il pensiero viene visto come
processo computazionale, ossia una manipolazione razionale
di simboli. La prospettiva antropologica sviscera il carattere
ontologico del rapporto fra il soggetto e un oggetto che assume
forme sempre piš complesse e strabilianti.
Per la filosofia occidentale, quindi su un piano decisamente
speculativo, l'IA Ë una disciplina che vuole capire e
definire l'intelligenza. E' il problema mente-corpo ereditato
da Cartesio che interessa biologi, neurologi e psicologi (tutta
la storia della psicologia e dell'IA puo essere raccontata
come una reazione a questa profonda intuizione e ai suoi potenti
influssi): come mente e corpo si influenzano? E piš precisamente:
come i1 fenomeno mentale Ë irriducibilmente psicologico
ed allo stesso tempo dipendente da una base meccanica - cervello
e sistema nervoso -? Il problema viene affrontato dall'IA
nello studio dell'elaborazione di informazioni da parte di
un processore che puÚ non essere biologico. Viene offerto,
sotto sotto, come modello di mente, una elaborazione di informazioni
di tipo computazionale.
Quindi, l'ipotesi forte e:
MENTE:CERVELLO = PROGRAMMA:COMPUTER
Mente e programma: software, manipolazione di simboli
Cervello e computer: decodificatori, agenti che trasformano
i simboli in azioni o funzioni
Le operazioni mentali sono operazioni meccaniche la cui natura
non dipende dalla struttura fisica che le rende possibili.
Ma gi le prime conseguenze all'idea dell'ipotesi forte
sono inquietanti:
Visto che l'intelligenza Ë una serie di operazioni meccaniche
anche il termostato Ë intelligente (considerandolo una
forma primitiva di pensiero).
La coscienza come capacit di comprendere un modello
di se stessi non Ë il presupposto del pensiero ma un
possibile, non necessario, risultato: quindi anche nella macchina,
come nell'uomo, sarebbero possibili diversi gradi di coscienza
(un computer molto potente potrebbe sperimentare un qualche
grado di coscienza).
L'impresa dell'IA di capire e definire l'intelligenza Ë
ambiziosa e, nonostante oggi prenda le forme di questo rapporto
con i1 meccanico e l'artificiale, appartiene ad un antica
tradizione filosofica: il riduzionismo, che nel nostro secolo
ha preso la forma del fisicismo. Questo paradigma afferma
che tutte le leggi sono riconducibili a quelle della fisica.
L'ipotesi forte e perciÚ fondata su un riduzionismo
ontologico: tutto Ë materia. Ma in un isolamento nomologico
(nomos=legge) dove le leggi della fisica sono spieganti ma
non spiegate, si va incontro a serie difficolt ontologiche,
non si riesce a inquadrare il significato: dal punto di vista
materialista non sembra essere intelligibile il rapporto fra
manipolazione di simboloi e significato.
Nel 1936 il matematico inglese Alan Turing sviluppo le basi
teoriche dell'informatica, introducendo in particolare un
modello astratto di macchina calcolatrice programmata, detta
appunto Macchina di Turing (MT). Egli prese spunto da un'analisi
del processo mentale di calcolo e, benchÈ il suo lavoro
fosse puramente matematico, Turing usÚ a piš riprese
una terminologia antropomorfa parlando di 'stati mentali'
per riferirsi a configurazioni interne della macchina. Pochi
anni piš tardi incomincio ad accarezzare il sogno di costruire
fisicamente tale macchina, continuÚ a usare l'analogia
originaria parlando del suo progetto come della costruzione
di un 'cervello'. Il suo problema era di definire il concetto
di 'computazione' che fino ad allora era sostanzialmente un
concetto intuitivo: un insieme di regole e direttive atte
a rispondere ad un dato problema, cioË un 'algoritmo'.
Le MT sono macchine manipolatrici di simboli in grado di risolvere
algoritmi specifici. Dal concetto 'intuitivo' di algoritmo
riusci ad ottenere un risultato operativo 'formale'.
A Turing stava a cuore l'evidenziazione dell'essenza del concetto
di meccanismo e, secondo la sua analisi, l'essenza Ë
data dalle istruzioni che 'muovono' un dispositivo le cui
parti sono inessenziali, Turing considerava irrilevanti i
livelli riduzionistici di spiegazione, quali ad esempio la
fisica o la chimica: so1tanto lo 'schema logico' di questi
stati poteva essere realmente rilevante. L afFermazione era
che qualsiasi cosa un eervello facesse, lo faceva in virtu
della sua struttura in quanto schema logico. Era materialismo
ma non certo di un'identita stretta fra evento mentale e processo
cerebrale, poichÈ per lui l'evento mentale Ë un
fenomeno fisico (non ulteriormente specificato) logicamente
strutturato.
La conseguenza empirica del lavoro di Turing Ë riassunta
nella tesi di Church: non esiste una funzione numerica che
l'uomo e non una MT possa computare. Altri matematici hanno
proposto indipendentemente altre definizioni formali di algoritmo:
sono tutte risultate equivalenti alla definizione di MT.
Il concetto epistemologico di computabilit, considerato
in un certo senso assoluto, ha incoraggiato il progetto di
meccanizzazione dell'intelligenza. Turing in questa direzione
ottenne un altro risultato notevole: dimostro che in realta
ogni possibile MT puÚ essere 'simulata' da un'unica
macchina, per questo chiamata Macchina di Turing Universale
(MTU). Tale MTU Ë il Personal Computer che fu decisamente
una innovazione di dimensioni gutemberghiane (c'e chi afferma
addirittura che la libert personale in ogni Paese si
possa misurare in base al numero di PC in possesso degli individui).
Che relazione puo avere una MTU con una definizione di intelligenza?
Supponiamo un problema ipotetico:
Pensiero: la ricerca della conoscenza
codificato in problema aritmetico
input
MACCHINA DI TURING UNIVERSALE
Output
decodificato: soluzione del problema aritmetico
Soluzione del problema della conoscenza.
Quesito: quando la MTU risolve il problema, pensa? ha coscienza?
Ë intelligente? Turing risponderebbe che non esistono
ragioni per negare il fenomeno alla macchina quindi, se supponiamo
di sÏ, come discriminare 1'intelligenza?
Turing non era certo convinto che il linguaggio dei numeri
naturali fosse sufficiente per codificare ogni problema, ma
il suo assunto fu certo un grosso passo avanti nella possibilit
di simulare artificialmente il pensiero. Lo stesso atteggiamento
non polemico ma propositivo lo ebbe nel trovare il metro di
misura per l'intelligenza, che in futuro queste macchine avrebbero
dimostrato d avere. Nel "Discorso sul Metodo" (1637)
RenÈ Descartes aveva sostenuto che nessuna macchina
avrebbe potuto rispondere tanto bene in modo da trarre in
inganno facendosi credere una persona. Turing, ribaltando
tale tesi, propone di risolvere il problema grazie ad un test
detto 'prova dialogica di competenza'. una macchina puÚ
essere capace di prestazioni confrontabili a quelle umane
se Ë in grado di conversare con un uomo senza che questo
si accorga di conversare con una macchina. Per 1'IA classica
quindi non era di estrema importanza nÈ il materiale
con cui Ë costruita una qualsiasi macchina, che non ha
a che fare con la funzione calcolata, nÈ i particolari
costruttivi dell'architettura funzionale dal momento che architetture
differenti - sfruttando programmi diversissimi - potrebbero
calcolare la stessa funzione ingresso-uscita. Il percorso
Ë stato tracciato, incalcolabile il contributo del visionario
predigitale Alan Turing, ed ora la mutante forma del nucleo
teorico sta passando per la contrada del connessionismo, che
Ë poi la ripresa del vecchio paradigma cibernetico.
Quali prospettive per il futuro?
Nel mondo scientifico la cibernetica ha segnato l'importante
passaggio dal 'modello di spiegazione dell'energia' al 'modello
di spiegazione dcll'informazione' (Timoty Leary sostituisce
la formula einsteniana E=mc' con l'equazione cibernetica I=mc'
- dove I sta per Informazione). Filosoficamente Ë interessante
il salto concettuale, il passaggio da una seienza come la
fisica che deserive gli eventi all interno di sistemi chiusi,
alla cibernetica che li descrive nell'ambito di sistemi aperti:
l'informazione circola e si arrichisce. Abbandonata come modello
negli studi sui comportamenti intelligenti, la cibernetica
fu ripresa negli anni ottanta dopo che la scienza della computazione
dovette ammettere ehe i suoi modelli (in sostanza le MT) non
riuscivano a progredire oltre certi limiti. I connessionisti
facevano rilevare che la MT era troppo lontana dal 'modo'
in cui opera il cervello. Ecco Ie differenze: il numero di
neuroni dentro un cervello Ë enorme; quello di unit
funzionali dentro un calcolatore molto piš basso. I neuroni
sono dispositivi estremamente lenti; il passaggio delIe unit
di informazioni (bit) nei computer Ë velocissimo. I neuroni
usano pochissima energia; i computer parecchia e mancano di
attivit chimica. Il cervello compie operazioni analogiche
ed elabora in parallelo; il computer opera sequenzialmente
e non fa operazioni analogiche.
La strada giusta per i connessionisti non Ë l'architettura
funzionale delle macchine manipolatrici di simboli; per svolgere
I impegnativo compito di riprodurre l intelligenza proposero
'reti neurali' che simulano i processi stessi del cervello
(modello cibernetico detto connessionista). Per farlo imitano
la struttura del cervello con diversi processori (esecutori
di calcolo), altamente interconnessi tra loro e in cui la
programmazione consiste nel migliorare le connessioni giuste
a scapito di quelle sbagliate, sÏ da arrivare a risultati
cognitivi complessi. La capacit delle reti di apprendere
dall'esperienza e di tollerare le imprecisioni della vita
reale, Ë ciÚ che li rende molto piš plausibili
biologicamente. Eppure per computare le funzioni matematiche
non c'Ë macchina connessionista che possa rivaleggiare
con una MT. I livelli che consideriamo di 'bassa' intelligenza
(problemi inerenti la visione, il riconoscimento degli oggetti,
l'orientamento, aspetti di comprensione del linguaggio) sembrano
meglio simulabili con soluzioni connessioniste, visto l'enorme
numero di informazioni che la realt richiede; meglio
adatta alle MT Ë l'attivita intellettuale 'alta' (funzioni
matematiche) che coinvolge un bassissimo numero di informazioni.
Filosoficamente il problema del connessionismo Ë di non
essere in grado di spiegare mediante un isomorfismo funzionale
come si passa dal funzionamento neurale (delle connessioni)
a processi mentali superiori. Gli elaboratori simbolici (MT)
fanno il contrario: spiegano i processi mentali superiori
ma non riescono a stabilire un isomorfismo funzionale a livello
dei neuroni del cervello. Probabilmente, raggiunto lo stallo
definitivo, ulteriori progressi si otterranno con la combinazione
dei due modelli anche se per ora non si sa esattamente come.
Forse sarebbe necessario, come afferma Minsky, dare alle reti
neurali lo stesso tempo che diamo agli uomini per arrivare
alla maturita intellettuale. Oppure prestare ascolto alle
voci dei visionari del silicio che ci presentano futuri alla
Blade Runner con opzioni ancora inconcepibili. Ci dicono con
una presunzione da mistici meccanici che in un futuro prossimo
la convergenza fra tecnologie biologiche e informatica, faranno
della forma umana una questione di scelta.
Due delle principali categorizzazioni della forma umana saranno
l'umano come macchina e l'umano in macchina: il primo un ibrido-integrazione
bio-macchina, l'altro una vita elettronica su reti computer.
Il nostro apparato neurale operera in silicio proprio come
in precedenza aveva operato sulle strutture biologiche del
cervello. Il bruco organico di carbonio potra trasformarsi
nella farfalla di silicio immagazzinando, digitalizzando memorie
e credenze, pensieri e intelligenza umana, in strutture informatiche,
in forma elettronica vivente? " necessario decostruire,
minimalizzare e digitalizzare ogni stimolo sensoriale per
potersi registrare nella coscienza. Trasmetteremo su base
dati la nostra personalit usando quelle che sararmo
le nuove generazioni di software psicoattivi, programmi che
consentiranno di immagazzinare la nostra routine quotidiana.
In futuro la lettura passiva delle nostre vite verr
sostituita dalla riscrittura attiva, sicchÈÇ
sar possibile rivivere le esperienze del passato. Oppure
quegli stessi programmi verranno implementati in 'creature
di Turing non piu immobili sopra le scrivanie, ma ibridi liberi
di relazionare sensorialmente con la realta fisica (replicanti?).
Cibernetica deriva dal greco kubernetes che significa 'pilota'.
Cosi il cibernauta Ë colui che Ë affascinato da
tutte quelle informazioni necessarie per una navigazione autosufficiente
della realt in cui viviamo, e per pilotare le idee e
il pensiero in nuovi spazi dimensionali. Il ciberpunk Ë
gi un estremista informatico; sono talvolta paragonati
ad alchimisti adepti del PC: di fronte allo 'specchio magico'
del computer si trasportano in mondi di fantasmagorie caleidoscopiche
con 'simholi segreti' e 'parole di potere'. Il linguaggio
di questi futuri primordiali sar iconico e trasmesso
digitalmente tramite fibre ottiche lampeggianti nei ricevitori
occhio-fonici di realt virtuale. Il ciberpunk, o chiunque
lo voglia, potra incontrare altri come lui in dimensioni evanescenti
ma presenti, mondi virtuali su misura. Queste esperienze extracorporee
saranno possibili grazie alla tecno1ogia mutazionale dei cibervestiti.
" Ciberia questo mondo in cui il cervello potr
navigare a piacere. Il ciberspazio quindi come una matrice
allucinatoria: "...Ë un'allucinazione consensuale",
ci dice William Gibson, "come se con questi strumenti
sia possibile mettersi d'accordo e condividere le stesse allucinazioni.
In effetti stiamo creando un mondo. Non Ë in realt
un posto. Non Ë in realt uno spazio. " spazio
nozionale, concettuale".
Einstein, Heisenberg, Plank, Bolu e altri determinarono gli
elementi fondamentali del1'universo, unit informazionali
alle quali il fisico Murray Gellmann diede il nome di 'quark'
(termine preso in prestito da un romanzo di James Joyce):
piccole particelle -bit- subatomici vorticanti che si raggruppano
in configurazioni momentanee provviste di logica geometrica,
pezzetti di informazione di tipo acceso/spento (yin/yang?),
grappoli di informazioni quasi pure congelate.
CosÏ lo psicologo visionario Timoty Leary descrive tutto
ciÚ: "Pensate all'aggiustamento da capogiro necessario
per questo. L'universo descritto da Einstein e dagli scienziati
nucleari Ë alieno e terrorizzante. Caotico. La fisica
quantistica Ë, in un senso del tutto letterale, un folle
trip in acido! Ne Ë postulato un allucinatorio universo
da 'Alice nel paese delle meraviglie' in cui tutto Ë
in mutamento. Come hanno detto Heisenberg e Jimi Hendrix:
"nulla Ë certo tranne l'incertezza". La materia
Ë energia. L'energia Ë materia con accelerazioni
di vario tipo, Le partieelle si disciolgono in onde. Non ci
sono le direzioni su e giš in un film quadridimensionale.
Tutto dipende dal vostro atteggiamento, cioË dall'angolo
dal quale vi avvicinate ai mondi reali della caotica".
La psicologia quantistica (o cicologia), forte della teoria
einsteiniana della relativit indicante che le realt
dipendono dai punti di vista, e in virtš del principio di
Heisenberg che afferma esserci un limite alla determinatezza
oggettiva, esaspera il tema della singolarit del punto
di vista assegnando ai cervelli di ognuno la responsabilit
della costruzione di realt. La linguistica quantistica
ci dice ehe nella determinatezza soggettiva si creano i propri
mondi spirituali.
Il eervello, questo computer digitale organico di un chilo
(computer di carne diceva Mynsky) che elabora cento milioni
di volte piu informazioni del resto del corpo che pesa cento
volte tanto, che e fornito di cento miliardi di centri micro
informatici (neuroni), Ë ancora una volta nella possibilit
di subire l'attivazione dei suoi complessi circuiti detti
siti recettori: attivazione cibernetica in 'videolandia'.
Poi, ancora, crionica, clonazione, nanotecnologia, macchine
replieanti a livello atomico nelle singole cellule biologiche,
controllo evolutivo della specie, vite in 'virus informatici',
'interfaccia mioelettrica e....insomma quale diramazione dendritica
di possibilit promette l'orizzonte artificiale. Parafrasando
Arthur Clarke, ad un certo livello evolutivo la tecnologia
risulta indistinguibile dalla magia: Ë un fatto mistico.
Digitale fa rima con spirituale. Nelle possibilit che
le evoluzioni dell'IA e delle scienze cognitive e cibernetiche
permetteranno, un individuo potrebbe esistere sotto molte
forme simultaneamente'. "Che significato abbia la parola
'io' in una situazione del genere", ci dice ancora Leary,
"sar materia di studio per i filosofi. Noi riteniamo
che la coscienza persisterebbe in ciascuna delle forme indipendentemente,
inconsapevole dell'automanifestazione delle altre forme se
non in comunicazione con esse".
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