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INTRODUZIONE
di Gilberto Camilla
Il ricorso a sostanze chimiche ha accompagnato levoluzione
della nostra specie, dallHomo sapiens ad oggi.
Forse è perché il corpo stesso è composto di
sostanze chimiche, ma tutti gli animali ricorrono ad esse per curarsi
da qualche male.
Le reazioni chimiche sono i processi fondamentali della vita, ed
è attraverso processi chimici che la vita si è trasformata,
che lessere vivente si accresce, mantiene il proprio equilibrio
ed infine avvia i processi anchessi chimici
della morte. Con delle sostanze chimiche gli alimenti
ci manteniamo in vita, con altre sostanze chimiche i farmaci
ci curiamo dalle malattie.
Nelluomo questa base biologica è ampliata e arricchita
da una vita psichica altamente complessa e organizzata, per lo più
di natura inconscia.
Luomo primitivo si muoveva smarrito in un mondo estraneo,
dove le spiegazioni scientifiche non esistevano ancora; si muoveva
nellignoranza più completa di formule chimiche, di
reazioni, di modificazioni evolutive. Ma la sua mente, strumento
capace di processi di immaginazione e di proiezione delle fantasie
interiori, gli forniva ugualmente una spiegazione, anche se per
nulla obiettiva: la spiegazione magica.
Questa esigenza interpretativa e di elaborazione non è presente
negli animali: essi non ne hanno bisogno perché non provano
ansie o smarrimenti, angosce o sensi di colpa; provano soltanto
paura di fronte ad un pericolo reale e hanno essenzialmente strumenti
biologici per riconoscere il pericolo ed evitarlo. Nelluomo
invece esiste la coscienza, che lo accompagna dai primordi dellumanità
nel suo continuo rapporto con la realtà.
È attraverso la coscienza che luomo interpreta e dà
un senso alla propria vita e alle sue relazioni, ma è anche
attraverso la coscienza che egli vive i suoi bisogni di fantasia,
di espansione oltre il noto e labituale, oltre i confini del
quotidiano e del materiale. Verso un altrove. Un altrove
che possiamo chiamare divino o metafisico,
psichico o emozionale, e chissà in
quanti altri modi, a seconda del nostro bagaglio culturale e delle
nostre convinzioni etiche e politiche.
Questo bisogno di espansione è di fatto una eredità
biologica e rappresenta una costante comportamentale che accompagna
da sempre luomo e probabilmente lo accompagnerà
per sempre senza distinzioni di razza o popolo; una costante
che lo spinge a cercare, attraverso i più disparati (e spesso
disperati) modi, di modificare il suo stato ordinario di coscienza,
per vivere esperienze altre.
Molti sono gli strumenti atti a modificare la coscienza, ma uno
dei più importanti, forse il più importante di tutti,
per antichità, per universalità, sono stati i vegetali
psicoattivi: in ogni parte del mondo sono diffuse piante e funghi
il cui consumo produce nelluomo visioni e allucinazioni, profondi
stati emozionali diversi. In tutti i Continenti sono esistite
e continuano ad esistere ancora oggi culture che utilizzano
questi vegetali per trascendere la realtà ordinaria e per
comunicare col mondo degli spiriti.
Lazione di queste sostanze è appunto lo stimolo allimmaginario,
al fantastico, al piacere, attraverso la stimolazione di aree cerebrali
percettive e cognitive. Nel cammino delluomo queste sostanze
sono state immediatamente utilizzate; immediatamente
nel senso di senza mediazione né scientifica
né programmatica: non vi era bisogno di particolari elaborazioni
per accettarle, perché esse erano cibo, un qualcosa
da immettere nel corpo per vivere.
Non vi era bisogno neppure di particolari delucidazioni circa la
loro utilità: esse stimolavano la mente, e luomo aveva
imparato nella fondamentale lotta per la sopravvivenza che con le
sole mani, le sole gambe, il solo corpo, non poteva vincere: lo
poteva solo con la mente, con la coscienza.
Possiamo dividere queste piante in tre categorie distinte:
Alla prima categoria appartengono le piante la cui identità
oggi può solo più essere ipotizzata, ma che sicuramente
erano piante allucinogene. Il loro significato si perde nella notte
dei tempi o tra le pagine dei Libri Sacri. Appartengono a questa
classe il Soma vedico, lHaoma persiano, lAradea babilonese,
il Vischio dei Druidi, lAlloro sacro ad Apollo; alla seconda
quelle piante che pur avendo perduto il loro originario carattere
sacramentale, continuano ancor oggi ad essere usate, o come mezzo
di evasione o nella quotidianità: per lopinione pubblica
esse non sono più droghe. È il caso del
tabacco, dellalcool, del caffè e del tè. Il
tè, ad esempio, prima di diventare la bevanda che tutti conoscono,
era una medicina; e nellantica Cina e nellantico
Giappone veniva impiegato per sostenere le meditazioni religiose.
Ancora oggi in Giappone la cerimonia del tè è
un complesso rituale teso a creare uno stato di calma e di serenità
nei partecipanti: fedele allo spirito del Buddhismo Zen, la cerimonia
del tè non è unesperienza estetizzante fine
a sé stessa, ma una profonda esperienza psicofisica il cui
scopo è quello di aiutare chi la pratica a trovare un equilibrio
interiore nella vita quotidiana. A questa seconda categoria appartengono
anche quelle sostanze che hanno perso il loro aspetto ritualistico
per diventare soltanto più mezzi di evasione: è il
caso delloppio, della coca e della Cannabis.
Alla terza categoria appartengono infine tutta una serie di piante
che, al di là delle loro differenze botaniche e delle loro
differenti azioni fisiologiche, sono tutte considerate dalle culture
che ne hanno fatto uso in tempi storici, piante sacre. Queste piante
hanno tutte un punto in comune: sono tutte allucinogene; in grado
cioè di provocare in chi le consuma stati visionari e onirici.
Il loro uso presso le culture tradizionali era ed è tuttora
confinato in un contesto esclusivamente religioso, e mai venivano
(e vengono) usate per scopi puramente ricreazionali, anche se, ovviamente,
la transe chimicamente indotta presenta tratti ricreativi e non
esiste società umana da essere priva di qualche droga che
permetta levasione dalla realtà quotidiana.
Queste sostanze sembrano permettere alluomo di soddisfare
quel bisogno di espansione che chiamiamo impulso allestasi.
Linconscio viene proiettato nelloggetto, e loggetto
introiettato nel soggetto. È in questo modo che animali e
piante si comportano come fossero uomini, gli uomini sono al tempo
stesso animali o piante, ogni cosa è animata da spiriti e
divinità. Luomo moderno, civilizzato, si
sente molto superiore a queste manifestazioni che definisce primitive,
e le disprezza. Ma nella sostanza continua a comportarsi nella stessa
identica maniera: come ci insegna la psicoanalisi spesso ci identifichiamo
per tutta la vita con i nostri genitori, con i nostri affetti e
i nostri pregiudizi; accusiamo gli altri di ciò che non vogliamo
vedere in noi stessi. Come il così detto primitivo
siamo posseduti da contenuti inconsci disturbanti, abbiamo gli stessi
esorcismi protettivi. Certo, non ci serviamo più di talismani,
di formule magiche, di sacrifici animali: ci serviamo però
di ideologie, razionalismi, concettualizzazioni, malattie psicosomatiche
.
Il rapporto fra queste sostanze e luomo è un campo
estremamente complesso e vasto: che lo si voglia o meno ammettere
esso si estende fino alla creazione dei miti e dei temi ricorrenti
in tutto il mondo; tocca tutti gli aspetti dellarte e delliconografia,
dei sistemi tradizionali nel percepire e interpretare la realtà,
la vita, la morte.
E sebbene noi pensiamo di sapere ormai tutto di queste cose, in
realtà siamo appena agli inizi dellesplorazione di
questo vasto campo, così come stiamo solo ora incominciando
a capire il fatto che anche nelle ore di veglia la nostra mente
oscilla continuamente avanti e indietro, da momenti di attenzione
al mondo esterno a momenti in cui siamo assorti in noi stessi. Or
bene, questi stati alterni di coscienza hanno uno strettissimo
rapporto con quelli prodotti da sostanze allucinogene.
Lo stato di coscienza in cui siamo assorti in noi stessi può
naturalmente avere vari gradi di intensità o di profondità:
ovviamente lo stato di modificazione molto elevato che si ottiene
ad esempio con lLSD non è della stessa qualità
di un sogno ad occhi aperti, ma i processi neurochimici
in atto nel cervello sono molto simili.
Le finalità e gli usi delle sostanze chimiche in grado di
modificare la coscienza da parte delle società tradizionali
e dei Paesi industrializzati sono molto diversi, così come
sono diversi i modi con cui le sostanze stesse sono vissute e gli
effetti che ne derivano.
Nel mondo tribale e preindustriale le piante allucinogene sono piante
sacre; vengono considerate alla stregua di esseri viventi
dotati di attributi soprannaturali, in grado di fornire ad alcuni
individui prescelti gli sciamani una specie di ponte
attraverso labisso che separa questo mondo da quello degli
dei. In queste società si crede che queste piante siano essenziali
per il benessere dellindividuo e della collettività;
lesperienza visionaria, i concetti che culturalmente ne derivano
e ne determinano linterpretazione sono del tutto coerenti
con i sistemi tradizionali filosofici, religiosi ed etici; questi,
a loro volta, valorizzano e persino incoraggiano lapproccio
individuale con le forze soprannaturali e il confronto con esse.
Quando Albert Hofmann nel 1938 sintetizzò lLSD non
scoprì nulla di nuovo, ma attirò lattenzione
del mondo scientifico nei confronti degli allucinogeni in gerenale.
Nei primi anni Sessanta gli psicologi americani Timothy Leary, Richard
Alpert e Ralph Metzner, insieme ad un gruppo di studenti dellUniversità
di Harvard, iniziarono gli esperimenti che ben presto attirarono
lattenzione della Federal Drug Administration. Nel 1963 Timothy
Leary fu costretto ad abbandonare linsegnamento e fondò
la League for Spiritual Discovery che praticamente diede inizio
negli Stati Uniti alla cosiddetta Era Psichedelica.
I mass media furono gli inconsapevoli artefici dellesplodere
della generazione dei Figli dei Fiori, spendendo fiumi
dinchiostro per descrivere a livello puramente scandalistico
e sensazionalistico gli effetti dellLSD e delle altre sostanze
allucinogene. Questo portò un numero sempre maggiore di giovani
ad interessarsi a queste sostanze e ai loro effetti trascendentali.
Contemporaneamente esplose la controversia che dura tuttora
sulla possibilità che queste droghe possano trovare
serie applicazioni in psichiatria e psicologia clinica.
Con la messa al bando dellLSD alla fine degli anni 60
anche la sperimentazione terapeutica e in genere tutta la ricerca
sulle sostanze psichedeliche si è ufficialmente interrotta,
lasciando un vuoto sia scientifico sia culturale ancora oggi, a
trentanni di distanza, difficile da recuperare.
Albert Hofmann ha spesso fatto riferimento allLSD usando il
termine di farmaco. Ecco, credo che questo sia il punto dal quale
partire per una seria analisi delle sostanze allucinogene, al fine
di individuare mi auguro che in un futuro ciò sia
possibile i meccanismi attraverso i quali esse sviluppano
la loro azione, e determinare quali di esse sono più utili
al fine terapeutico.
Nessuno si sognerebbe di affermare che ad esempio gli antibiotici
sono efficaci sempre, o che sono tranquillamente intercambiabili:
alcuni di essi sono indicati per certe patologie, altri per altre.
Anche gli psicofarmaci tradizionali, ad esempio le benzodiazepine
presentano, pur nella loro somiglianza, significative differenze:
alcune hanno una prevalente azione ansiolitica (Valium, Transene),
altre facilitano il sonno (Mogadon, Tavor, Roipnol) altre hanno
una prevalente azione sulle manifestazioni somatiche degli stati
ansiosi (Lexotan), altre ancora sono prevalentemente sedative (Control,
Lorans).
Allo stesso modo anche le sostanze psichedeliche presentano tra
loro sostanziali differenze, in base alla loro struttura chimica.
Possiamo dividere gli allucinogeni in: allucinogeni percettivi (di
tipo indolico e fenitelaminico), empatogeni (MDMA e correlati),
e onirogeni (armalina e ibogaina). Nella prima classe ci sono gli
allucinogeni maggiori, e a sua volta comprende quattro grandi gruppi,
tre di tipo indolico, LSD, psilocibina e DMT e uno fenitelaminico,
la mescalina.
Negli empatogeni sono comprese tutte quelle molecole di natura anfetaminica
che producono effetti percettivi sostanzialmente trascurabili ed
effetti emotivi intensi. In questa categoria trovano spazio la MDA,
conosciuta in gergo come love drug, e soprattutto la MDMA o ecstasy,
il prototipo delle droghe ricreazionali di oggi.
Noi in questo lavoro ci occuperemo esclusivamente degli allucinogeni
vegetali, e in particolare del ruolo avuto nelle culture tradizionali.
Questo non perché guardiamo con fastidio al loro uso ricreazionale
o peggio ancora alle orge estatiche di alcune fette
della popolazione giovanile, e neppure perché vogliamo artificiosamente
contrapporre un uso sacro ad un uso profano: anche se siamo fermamente
convinti che il potenziale delle sostanze psichedeliche sia ben
più che qualche ora trascorsa agli antipodi della mente,
riteniamo anche che non si possa tracciare un confine ben preciso
fra ricerca personale e uso ludico.
La riscoperta di molte di queste sostanze da parte di molti giovani
va valutata con estrema attenzione, perché se è vero
che spesso il consumo di sostanze è costituito, nella nostra
società, da modalità duso nevrotiche, e quasi
mai da un comportamento che lega strettamente il quotidiano con
i fenomeni naturali e con la sacralità di esperienze
altre, è altrettanto vero che allinterno
del movimento giovanile esiste una specie di nucleo neomistico che
riscopre strumenti atti a scrutare nellabisso della propria
vita, per risvegliare quel qualcosaltro che è
dentro di noi. Il dibattito che si è aperto da alcuni anni
tra i salvianauti, cioè gli psiconauti di Salvia
divinorum, ne è un illuminante esempio.
Più semplicemente perché crediamo che la capacità
di gestire il proprio presente passa necessariamente
da una sorta di memoria storica e dalla conoscenza di
cosa cè stato prima di noi. In altre parole: conoscere
il rapporto fra luomo e le piante allucinogene, il loro ruolo
nel costume, nella medicina e nella religione, significa
per chi vuole avere esperienza con queste sostanze avvicinarsi
in modo più responsabile e saggio ad un uso laico
senza rischi. Perché il rischio di un uso incontrollato,
sconsiderato e in qualche modo deculturalizzato allinterno
della nostra società è molto maggiore di quanto non
avvenisse (o avvenga) tra le culture tradizionali che, non a caso,
inserivano il consumo delle piante sacre in un contesto rituale
estremamente rigido, allo scopo di convogliare e integrare lesperienza
in una dimensione psichicamente e socialmente innocua.
Perché non possiamo sottovalutare il fatto che queste droghe
non sono un giochetto per bambini, ma vanno prese estremamente sul
serio; certo, non danno assuefazione, non distruggono le cellule
cerebrali, sono da un punto di vista fisiologico pressochè
innocue (non tutte però
), ma proprio per la peculiarità
della loro azione mentale comportano una serie di pericoli, troppo
spesso sottovalutati.
Queste sostanze provocano una radicale e repentina modificazione
o soppressione degli ordinari confini fra reale e fantastico, cosa
che può essere fonte di gioia ma anche di terrore allo stato
puro. I pericoli sono appunto legati alla difficoltà di integrare
lesperienza della trasformazione del mondo interno ed esterno
nella realtà ordinaria e quotidiana: se questa integrazione
non avviene, il consumatore può subire un crollo psicotico
anche permanente.
I popoli cosiddetti primitivi conoscevano molto bene questi pericoli,
e non a caso consideravano queste sostanze sacre, nel significato
originario della parola. Sacro deriva infatti dal latino
sacer e sta ad indicare ciò da cui si deve stare lontani.
Chiunque le avesse assunte senza adeguata preparazione e senza la
guida dello sciamano sarebbe inevitabilmente diventata pazzo. Possiamo
anche ridere delle superstizioni primitive, ma resta il fatto che
era una modalità duso sicuramente più saggia
di quella alienata e alienante che caratterizza troppo spesso la
nostra società.
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