oggi! ore 22.00 Pizziche, tammurriate e tarantelle MALAPIZZICA MIERULALLA' L'infoshop sarà aperto, con libri a prezzi popolari, materiale di controinformazione, felpe e t-shirt
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Sabato 5 Luglio assemblea E.H.Lagunak Lombardia per EUSKAL HERRIA Un saluto a tutti,
come comitato di solidarietà con Euskal Herria ed il popolo basco vogliamo invitarvi SABATO 5 LUGLIO alle ore 14.00 al C.S. VITTORIA per un assemblea in preparazione delle prossime iniziative nazionali a sostegno della lotta per l'indipendenza e l'autodeterminazione per la nazione basca.
Nelle scorse settimane alcuni dei compagni di Euskal Herriaren Lagunak di Milano sono stati ospiti in Euskadi per la settimana internazionalista...a fronte di questo la scorsa settimana si è svolto una assemblea nella quale si è sviluppato tutto quello che durante la permanenza in Euskadi "è uscito" da parte dei compagni delle varie rappresentanze politiche e sociali presenti sia sul territorio basco che in scala internazionale.
Sono state fissate , all'interno della riunione internazionale di Elorrio in Euskadi , delle date all'interno delle quali si svolgeranno iniziative a carattere internazionale per rivendicare la liberta' d'espressione della rappresentanza politica popolare basca (la sinistra patriottica , Batasuna)e per denunciare la politica repressiva, torturatrice , dello stato spagnolo e francese nei confronti del popolo basco.
SABATO 5 LUGLIO si svolgerà un assemblea del comitato in solidarietà con la lotta antimperialista e antifascista del popolo basco dove uno dei punti focali sarà la costruzione di un iniziativa popolare , di piazza , dove tutte le realta' della citta' saranno chiamate ad una solidarieta' attiva per Euskal Herria e dove ci saranno spazi per dibattiti , mostre fotografiche , video , concerti, cene....
Questo tipo di iniziativa/e saranno collocate per la meta' di Settembre (il sabato 13 dovrebbe essere la data esatta)..... convinti che la lotta antifascista , anticapitalista ed internazionalista sia la giusta strada , invitiamo tutt@ i compagn@ a partecipare a questa assemblea.
GORA EUSKADI ASKATUTA!
Euskadi Herriaren Lagunak Milano
eh-lagunak@gnumerica.org
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Onore al combattente comunista per la libertà del popolo palestinese GEORGE HABBASH
Compagno George Habbash la tua lotta è la nostra lotta
A fianco del popolo palestinese che resiste.
FINO ALLA VITTORIA !
ONORE AL COMPAGNO GEORGE HABBASHI compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria
Milano 30.01.08>>
PRESIDIO CONTRO IL RIFINANZIAMENTO DELLE MISSIONI MILITARI>
In occasione della giornata internazionale contro la guerra,
il liberismo, il razzismo e il patriarcato, il Coordinamento Milanese
Contro la Guerra organizza un presidio con materiale di
controinformazione e proiezione di video sulla guerra.
* no al rifinanziamento delle missioni militari
* contro la politica bellicista del governo Prodi
* per il ritiro di tutte le truppe
* per la chiusura di tutte le basi
* a fianco dei popoli in lotta
* no alle spese militari
Nella stessa giornata è previsto anche un presidio alla base militare di Ghedi contro la presenza di bombe atomiche.
Il CSA Vittoria parteciperà al presidio in solidarietà con l'eroica resistenza del popolo palestinese contro il terrorismo israeliano!!!
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CALENDARIO INIZIATIVE FEBBRAIO-MARZO SABATO 23/02 ore 15.30 P.za Cordusio GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON IL POPOLO BASCO
Per la giornata internazionale in solidarietà con il popolo basco in lotta per il diritto all’autodeterminazione e per il socialismo, indetto dalla rete AMICI E AMICHE DI EUSKAL HERRIA.
La comunità kurda aderisce e partecipa al presidio dal quale, alle ore 18,00, partirà un corteo fino al consolato turco, in via Larga, e terminerà in piazza Duomo, per protestare contro la detenzione di Ocalan e la repressione del popolo kurdo anch’esso in lotta per la propria autodeterminazione.
MERCOLEDI 27/02 ore 21,30 incontro/dibattito indetto dalla rete “AMICI E AMICHE DI EUSKAL HERRIA” con JULEN ARZUAGA responsabile di BEHATOKIA “Osservatorio basco per la difesa dei diritti umani” e imputato nei processi contro la società basca; interviene ANGELO MIOTTO, giornalista.
GIOVEDI 28/02 ore 21,30 STRUMENTI PER L'ANALISI DELLA FASE ATTUALE-ASSOCIAZIONE MARXISTA "POLITICA E CLASSE" e CSA VITTORIA 1° incontro seminariale PRECARIETA’ E STATO SOCIALE :
stato sociale, post fordismo, salario indiretto, rapporto precarietà lavoro-precarietà vita, precarietà lavoro manuale e lavoro intellettuale, con MAURO CASADIO dell’ Ass. Marxista "Politica e Classe".
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GIOVEDI 13/03 ore 21,30 STRUMENTI PER L'ANALISI DELLA FASE ATTUALE-ASSOCIAZIONE MARXISTA "POLITICA E CLASSE" e CSA VITTORIA 2° incontro seminariale LA CRISI DEI MUTUI SPAZZATURA: CAPOLINEA DELL’ECONOMIA AMERICANA? Approfondimento su: crisi economica e crisi del capitale internazionale.
Con GIORGIO GATTEI dell’Ass. Marxista "Politica e Classe", professore di Economia all'Università di Bologna
mercoledi' 13 FEBBRAIO ore 21.30
INCONTRO DIBATTITO con:>
MARCO SANTOPADRE, Radio Città Aperta di Roma
STEFANO MAURO, della delegazione in Libano 2007 organizzata dal Comitato Per non dimenticare Sabra e Shatila e autore del libro “Il radicalismo islamico”
Ad un anno dalla scomparsa di Stefano Chiarini vogliamo ricordarlo con una iniziativa che riporti al centro la Palestina e i palestinesi.
L’alleanza Usa e Israele è più compatta che mai: ad Annapolis Bush ha ribadito l’impegno statunitense nella garanzia della sicurezza d’Israele come stato ebraico. A gennaio il presidente statunitense Bush si è recato in Palestina, e contemporaneamente le incursioni israeliane a Gaza e in Cisgiordania sono aumentate di portata e d’intensità, il che vuol dire che i palestinesi continuano a morire nel silenzio massmediatico più totale.
In questo contesto il governo italiano (di Prodi in continuità con quello Berlusconi), per non essere da meno sullo scacchiere mediorientale, mantiene rapporti culturali, commerciali e militari con Israele e mantiene l’embargo sulla Palestina.
Il 2008 è l’anno della Palestina: sessant’anni fa veniva proclamato lo Stato d’Israele che prendeva posto nella Palestina storica (concetto che ovviamente i sionisti non vogliono accettare), da allora per il popolo palestinese sono cominciate le deportazioni, le distruzioni, le guerre, le continue umiliazioni, l’esilio. La Resistenza eroica del popolo palestinese all’imperialismo non permetterà che venga firmato nessun accordo di pace che non sancisca la fine dell’occupazione, il ritorno dei profughi e l’abbattimento del muro dell’Apartheid.
Con questo spirito vogliamo ricordarlo ad un anno dalla sua scomparsa: per noi Stefano è vivo perché vogliamo far vivere tutte le ragioni del suo impegno al fianco degli sfruttati.
STEFANO VIVE NELLE LOTTE AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE E DI TUTTI I POPOLI IN LOTTA PER ILDIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE >
VENERDI 14 MARZO TUTTI IN PIAZZA PER IL POPOLO PALESTINESE ORE 17 PIAZZA DUOMO ANG. MERCANTI
BOICOTTIAMO IL RUOLO DI ISRAELE COME OSPITE D’ONORE ALLA FIERA
DEL LIBRO DI TORINO
1948-2008: 60 anni di occupazione
militare israeliana della Palestina
-PER IL DIRITTO ALL’ AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE
-PER IL RITORNO DEI PROFUGHI IN PALESTINA
-CONTRO IL MURO DELL’ APARTHEID
-IN SOLIDARIETA’ A TUTTI I POPOLI CHE LOTTANO CONTRO L’ IMPERIALISMO >>
Contro lo sfruttamento del lavoro e il profitto che ne deriva, contro un modo di produzione che produce morte, povertà e guerra, contro lo stato e la sua repressione, contro l’azzeramento dei diritti sociali, contro le bombe fasciste e contro il ritorno al passato, per la giustizia sociale e per un mondo diverso e assolutamente alternativo all’esistente… Gli anni settanta hanno rappresentato tutto questo in un immaginario di assalto al cielo che ha coinvolto direttamente e indirettamente lavoratori, compagni e realtà politiche, nelle varie forme assunte, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, per la casa e per le strade.
Sono gli anni delle conquiste ma sono anche gli anni in cui le contraddizioni, anche interne al movimento e alle varie realtà politiche, si manifestano con tutta la virulenza possibile e che portano una pesante sconfitta che lascia il segno nei compagni e nel tessuto sociale di allora e di oggi. Dallo statuto dei lavoratori alla legge sull’aborto e sul divorzio, dall’attacco frontale contro la cultura reazionaria, dall’idea di politica al di fuori dei canoni istituzionali e dal riconoscimento immediato e mediato di rivoluzione fino al riflusso e alla repressione con la progressiva normalizzazione del conflitto e dei conflitti.
La necessità di un bilancio, seppur non esaustivo e anzi forse solo preliminare, deve essere il motore delle analisi di oggi per i militanti e le realtà che vogliono riprendere il percorso smarrito ed essere presenze positive nella trasformazione dell’esistente.
La necessità di ripartire dalla sconfitta oggettiva e soggettiva, eredità pesante, che si mostra oggi nell’arretratezza delle lotte e nella difficoltà delle battaglie di resistenza e di vertenze che faticano a trasformarsi in percorsi politici efficaci, di un fronte ad un capitalismo in crisi ma quanto mai aggressivo e che tenta di riprodursi.
Perché se la rivoluzione è un fiore che non muore mai occorre riconoscere la nostra storia, fatta di vittorie, sconfitte ed errori, per ripartire e non tradirla.>>
1948-2008: 60 anni di occupazione israeliana della Palestina
SABATO 29 MARZO ore 17.00 BOICOTTIAMO ISRAELE OSPITE D’ONORE ALLA FIERA DEL LIBRO
VOLANTINAGGIO DI CONTROINFORMAZIONE davanti alla LIBRERIA FELTRINELLI DI PIAZZA PIEMONTE>
In concomitanza con le iniziative di Torino e Roma per la fine dell' occupazione israeliana in Palestina.
CONTRO L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA PALESTINA
CONTRO I FESTEGGIAMENTI DI 60 ANNI DI COLONIZZAZIONE
CONTRO LE POLITICHE DI GUERRA ITALIANE
Il 10 maggio a Torino corteo nazionale per la fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e per il boicottaggio della Fiera del Libro.
Onore al comandante Raùl Reyes e ai compagni delle Farc-Ep caduti in
Ecuador per mano del fascista Uribe!>
Lo scorso 1 marzo il comandante Raùl Reyes, portavoce delle Forze
Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, e altri 15
guerriglieri sono stati assassinati in Ecuador per mano del fascista
Alvaro Uribe. Questo ennesimo massacro dimostra la chiara volontà
dell'oligarchia colombiana, sostenuta dagli Stati uniti, di affossare
qualsiasi tentativo teso ad un interscambio umanitario e ad una
soluzione politica del conflitto.
A fianco della resistenza del popolo colombiano!
A fianco dei popoli in rivolta!
Le compagne e i compagni del Centro Sociale Autogestito Vittoria-Milano
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PROVOCAZIONE SIONISTA E POLIZIESCA A MILANO Sabato 29 marzo all' interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'onore alla fiera del libro di Torino si è tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio.
Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e lâaffissione di striscioni per tutta la piazza, si è svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e lâoccupazione militare della Palestina e delle sue politiche genocide e di apartheid.
Il presidio è stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunitè ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dellâarroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilitè criminali del governo israeliano. Nel tardo pomeriggio perè le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui câera la scritta "con il popolo palestinese che resisterà". A questo punto, all'avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne.
Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica dâaggressione imperialista in tutta l'area mediorientale. Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.
Boicottiamo Israele Con il popolo palestinese che resiste.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria
COMUNICATO DELL' ASSEMBLEA ANTIFASCISTA MILANESE L’assemblea antifascista milanese riunitasi giovedì 15 maggio al Centro Sociale Vittoria ritiene intollerabile e assolutamente provocatoria l’organizzazione di un concerto da parte di Forza Nuova e della skinhouse, autorizzato dal Comune e dalla Questura di Milano, per sabato pomeriggio alla palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia, luogo storico della sinistra milanese.
La provocazione è resa ancora più evidente dal fatto che questo concerto si svolga in contemporanea ad una manifestazione nazionale antifascista organizzata a Verona proprio per denunciare il pesante clima di intolleranza e di legittimazione della destra nazifascista che ha portato all’omicidio di Nicola Tommaselli da parte di cinque neonazisti.
Questo fatto rappresenta l’episodio tragicamente più eclatante di un clima culturale e politico xenofobo ed intollerante provocato dalle campagne sIcuritarie dei governi sia di centro-destra che di centro-sinistra, che speculando sul senso d’insicurezza dei ceti più deboli hanno seminato e fatto sedimentare razzismo e discriminazione, fomentato fobie e distribuito a piene mani paura e conseguentemente odio, determinando così un evidentissimo spostamento a destra sul piano ideologico, culturale e comportamentale, di cui queste organizzazioni neofasciste e neonaziste rappresentano solo la punta di un iceberg.
Poco ci interessa che le iniziative programmate degli antifascisti milanesi abbiano costretto la questura e il governo della città a spostare il concerto in altro luogo per problemi di ordine pubblico,cercando di salvarsi la faccia nella forma, ma non nella sostanza.
L’assemblea antifascista milanese garantirà quindi la vigilanza per tutta la giornata di sabato, riaffermando la volontà di non delegare a nessuno la difesa degli spazi di movimento e delle iniziative.
Invitiamo tutti a partecipare al corteo di Verona, dando appuntamento alla Stazione Centrale per le ore 11.00 e, vista la volontà della skinhouse di svolgere comunque l’iniziativa, a rafforzare la partecipazione al presidio che si terrà al CSA Vittoria dalle 15.00 durante il quale verrà proiettato il film “Nazirock” e, al ritorno dal corteo, a mantenere una presenza attiva alle iniziative serali in programma alla Cascina Torchiera e al Centro Sociale Vittoria.
Torino 2008-Israele non è un ospite d’onore! ore 17 davanti al Corriere della Sera-Largo Treves
SABATO 10 MAGGIO CORTEO NAZIONALE A TORINO
ore 14 concentramento corso Marconi
Quest’anno la Fiera internazionale del libro di Torino sarà dedicata allo stato d’Israele.
Gli organizzatori della Fiera hanno scelto così di dare massima visibilità e promozione ad uno stato che festeggia la sua nascita sulla diaspora di un popolo, quello palestinese, che da secoli viveva su quelle terre.
...leggi qui
http://isole.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=79
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BOICOTTA LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO ISRAELE NON E’ OSPITE D’ONORE
Oggi 7 maggio nell’ambito della campagna di boicottaggio della presenza di Israele come ospite d’onore alla Fiera del libro di Torino qualche decina di militanti del Csa Vittoria hanno portato i contenuti della protesta all’aeroporto di Malpensa fin davanti ai banchi delle linee aeree israeliane El Al.
Sono state sventolate bandiere palestinesi ed esposto un striscione con la scritta “1948-2008: 60 anni di occupazione della Palestina. Boicottiamo Israele alla Fiera del libro”, l’iniziativa è proseguita con la distribuzione di volantini e uno speakeraggio di denuncia della politica terroristica israeliana.
Nonostante i continui attacchi da parte di agenti provocatori israeliani e l’immediato intervento della polizia, che tentava di fermare il volantinaggio, che in tono intimidatorio voleva l’identificazione di tutti i partecipanti, l’iniziativa è proseguita riuscendo a comunicare con i passeggeri in partenza e i lavoratori aeroportuali.
Dopo alcuni momenti di tensione con la polizia l’iniziativa è proseguita con un corteo all’interno dell’aeroporto scortata da alcune decine di agenti.
Ribadiamo la nostra volontà di sostenere la lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana e rilanciamo la partecipazione di tutti e tutte alle iniziative della campagna “2008 anno della Palestina”: a partire da domani (giovedì 8 maggio) ore 17 presidio di controinformazione davanti al Corriere della Sera di Milano e sabato 10 maggio per la manifestazione nazionale a Torino contro la presenza di Israele alla Fiera, appuntamento per tutti e tutte alle ore 10 in stazione Centrale per il treno unitario.
Di seguito il volantino distribuito e un documento sul sionismo.
Contributo al dibattito sul conflitto capitale / lavoro Al termine di quest’ultima campagna elettorale è evidente l'assenza di reali differenze tra i diversi schieramenti.
Ma non è una novità.
leggi qui: http://isole.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=81
La crisi dei mutui-spazzatura: capolinea dell’economia occidentale? La crisi dei mutui-spazzatura: capolinea dell’economia occidentale?
(dal seminario del 13 marzo 2008 di Giorgio Gattei)
Introduzione
Questo documento vuole essere uno strumento di comprensione della crisi che sta investendo le borse a livello internazionale, nata dal crollo della bolla immobiliare negli USA.
L’ondata di finanziarizzazione speculativa è stata la risposta alla stagnazione della seconda metà degli anni ’70, quando negli USA inizia la caduta dei salari reali. Negli anni successivi i mercati finanziari hanno assunto un peso crescente, fino a configurare una apparente autonomia dai processi reali, anche se in realtà mercati finanziari ed economia reale rimangono comunque strettamente intrecciati.
Per mantenere i profitti e controllare l’inflazione, le politiche monetarie dei Paesi imperialisti si sono caratterizzati prima per l’incremento dei tassi di interesse, quindi negli anni Novanta per le politiche di privatizzazione delle imprese pubbliche, di esternalizzazione dei servizi pubblici e di deregolamentazione del mercato del lavoro. Hanno avviato un processo di delocalizzazione industriale e di espansione del mercato finanziario (azioni e titoli). La delocalizzazione è la tendenza a muovere liberamente i capitali per investire là dove si è imposto un contenimento dei costi, dove il lavoro è più sfruttabile, costa poco ed è meno regolamentato. Ad esempio: le imprese spostano la sede legale nei cosiddetti paradisi fiscali, la produzione nelle aree asiatiche o nei paesi dell'est Europeo e lasciano le infrastrutture e la gestione commerciale dove è più vicina la ricerca tecnologica e dove più alti sono gli standard delle comunicazioni.
Per leggere il documento completo vai nella sezione Documenti:
http://isole.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=82 >
GIOVEDI’ 29 MAGGIO ORE 21.30 CANZONI E POESIE ANCHE INEDITE>>>
IL CORO INGRATO PRESENTA
“SE PARTIGIANO IO SON”
CANZONI E POESIE ANCHE INEDITE
“VARI SONO STATI I LIVELLI DI PARTECIPAZIONE ALLA LOTTA PARTIGIANA: DALLE ORGANIZZAZIONI POLITICHE CLANDESTINE, ALLE BRIGATE PARTIGIANE, AI GAPPISTI, ALLA GENTE COMUNE. ALTRETTANTO VARIE SONO STATE LE FORME ESPRESSIVE GENERATE DALLE DIVERSE REALTA’.
ABBIAMO CERCATO IN QUESTA RASSEGNA DI CANTI DI AMALGAMARE PROPRIO QUESTE DIVERSE FORME ESPRESSIVE, PIU’ O MENO COLTE, PIU’ O MENO POLITICIZZATE, MA COMUNEMENTE PROTESE ALLO SFORZO FINALE.
ABBIAMO SENTITO IL BISOGNO DI SPEZZARE LA MUSICA CON TESTIMONIANZE IN PROSA CHE NON POSSONO CHIAMARSI “POESIE”.
SONO STATI MOMENTI TRAGICI DELLA NOSTRA STORIA CHE NON VORREMMO E NON DOVREMMO MAI, MAI, MAI DIMENTICARE.”
- Coro Ingrato -
- INTORNO AGLI ANNI 1999-2000 L'INTERESSE VERSO IL CANTO POPOLARE SPINSE UN GRUPPO DI PERSONE A RITROVARSI OGNI SETTIMANA PER STARE ASSIEME ED INTONARE I CANTI DI UNA VOLTA, DA QUELLI TIPICAMENTE POPOLARESCHI A QUELLI PIÙ "SERIOSI" COME I CANTI DI LOTTA A QUELLI DI LAVORO.
NON SI PENSAVA PROPRIO DI COSTITUIRE UN GRUPPO CANORO; BASTAVA SOLO INCONTRARSI, IMPARARE CANTI NUOVI ED ESEGUIRLI ASSIEME, SENZA ALTRE PRETESE.
MA LA PASSIONE, SI SA, GIOCA BRUTTI SCHERZI E COSÌ DAL "CANTARE TANTO PER CANTARE" LE VOCI SI ACCORDARONO, SI AFFINARONO, SI PLASMARONO FINO AD ACCORGERSI, DOPO QUALCHE MESE, CHE IL GRANDE SALTO DEL PALCOSCENICO ERA POSSIBILE O QUANTO MENO PROBABILE. CI PENSÒ EZIO CUPPONE A STIMOLARE I PIÙ RESTII A FARE IL GRANDE PASSO. SI SCELSE IL NOME DEL COR: E FU CORO INGRATO. -
Volantinaggio-attacchinaggio sabato 24 maggio dalle 17.00
Riteniamo infatti siano oggi ancor più necessarie forme di azione territoriale le più diverse dirette al radicamento nei quartieri per interloquire – anche utilizzando un linguaggio diretto e di massa – con i nostri soggetti sociali di riferimento per la costruzione di una barriera contro le derive xenofobe e fascistoidi delle destre (radicali e in doppiopetto) e, in un'ottica ricompositiva, per affrontare i nodi dell'attuale crisi che si riverbera in maniera deflagrante in un quartiere popolare come il nostro.
Di seguito il volantino che verrà distribuito:
MA COS'È QUESTA “SICUREZZA”?
Le scorse elezioni si sono giocate sul tema della sicurezza.
MA COS'È QUESTA “SICUREZZA”? LA RISPOSTA GIUSTA È VERAMENTE
IL CONTROLLO DELLA POPOLAZIONE CON POLIZIOTTI DI QUARTIERE, VIGILI CON I MANGANELLI, TELECAMERE OVUNQUE? O FORSE NON AVREMMO BISOGNO INVECE DI UNA REALE SICUREZZA: DI AVERE UN LAVORO STABILE, DI POTER PAGARE UN AFFITTO, DI POTER VIVERE DIGNITOSAMENTE?
Sicurezza come risposta ad una precarietà che obbliga i giovani a restare dai genitori fino a 30 anni, perché non possono mantenersi o avere una casa con lavori precari, a tempo determinato, a progetto, e che obbliga gli anziani, ma non solo, a rubare nei supermercati, a cercare tra gli scarti e la spazzatura a lato dei mercati due foglie di insalata per poter campare, e chissà come faranno a vivere un domani i giovani di oggi, che non avranno una misera pensione, perché forse non l'avranno e basta.
Il tema della sicurezza è stato cavalcato da tutti, sfruttando le paure della popolazione, paure reali ma anche indotte, cioè create apposta e amplificate.
E per sfogare questa paura c'è purtroppo un comodo capro espiatorio, gli immigrati.
Ma non si dice mai che il 70% degli stupri o tentati stupri viene commesso da partner o ex partner, ed il 60% delle violenze contro le donne viene commesso da uomini conosciuti dalla vittima, o da suoi familiari (dati presi dal rapporto ISTAT sulla violenza sulle donne, 2007). Questo accade perché la nostra società si basa sull'esercizio del potere dell'uomo sulla donna, in famiglia e fuori, e gli stupri non cesseranno certo di accadere potenziando le forze dell'ordine, ma solo cambiando questo sistema maschilista patriarcale. Ma è comodo discutere solo della notizia, del fatto singolo che fa cronaca, mettendo da parte le reali motivazioni e sviando l'attenzione dai bisogni sociali che mostrano la necessità di un cambiamento radicale dell'esistente. Perché per rispondere al diritto alla casa ci vorrebbero case per tutti, e per rispondere al problema del lavoro bisognerebbe cambiare completamente questo sistema basato sulla precarietà e sullo sfruttamento, sulla famigerata flessibilità, che spacciano come progresso ma che non è altro che un ritorno al lavoro a cottimo e a scadenza.
PARLARE DI SICUREZZA SIGNIFICA PER NOI PARLARE DI CASE POPOLARI, DI LAVORO FISSO, DI CANCELLAZIONE DELLE LEGGI DELLA PRECARIETÀ E ANCHE DELLE LEGGI SULL'IMMIGRAZIONE, SIA DI DESTRA CHE DI SINISTRA.
Perché moltissimi immigrati, dopo un viaggio dell'orrore in cui spesso molti perdono la vita per raggiungere le coste dell'Italia, vorrebbero regolarizzarsi: avere un contratto che permetta di essere pagato e non perdere il lavoro se si è vittima di un incidente, come spesso accade nei cantieri edili dove la maggior parte dei lavoratori sono stranieri. Ma non possono. Perché la legge non lo permette. E così sono costretti, a restare “clandestini”, e a lavorare in nero.
PER NOI SICUREZZA SIGNIFICA COMBATTERE PERCHÉ NON CI SIANO PIÙ
UN GIORNO DISPARITÀ DI DIRITTI, PERCHÉ QUESTO SISTEMA
BASATO SULLO SFRUTTAMENTO DELL'UOMO SULL'UOMO E SULLA NATURA POSSA UN GIORNO LASCIAR SPAZIO AD UNA SOCIETÀ DI LIBERI E DI UGUALI.>
Giovedì 5 giugno alle ore 21.30, assemblea-incontro pubblico su politiche sicuritarie e xenofobia Giovedì 5 giugno alle ore 21.30, assemblea-incontro pubblico su politiche sicuritarie, xenofobia e retate sui mezzi pubblici. Assalti a campi rom e garanzia di impunità alle formazioni neofasciste.
Un'occasione per discutere e ragionare su come costruire una barriera all'incalzante razzismo della società italiana, che si traduce anche in nuovi pacchetti sicurezza che contribuiscono alla costruzione di un nemico pubblico -l'immigrato- speculando sulla crescente precarietà e insicurezza delle condizioni di vita e di lavoro.
Ne parliamo con:
Marcello Maneri, docente di metodologia e tecniche della ricerca sociale dell'Università di Milano Bicocca, e Saverio Ferrari, dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre.>
Banchetti di controinformazione di: -Ambulatorio Medico Popolare
-Associazione Nazionale Nuova Colombia
-Casa editrice Sensibili alle foglie
-Korvetto Rossa ass. per il diritto alla casa famiglie zona Corvetto
-Scuola di italiano per migranti
-Associazione marxista "Politica e classe"
-Associazione culturale Punto rosso
Materiale di controinformazione su: -Palestina
-Paesi baschi
-Conflitto capitale-lavoro
Libri a prezzi popolari
Concerto di musica popolare con: LI CANTARI ALLERI (Fusione dei gruppi Canzoniere dei Transiti e A Sgrasciu)
dalle ore 19 buffet popolare(panini vegetariani, salamelle e falafel) >
PER RILANCIARE L’UNITA’ DI CLASSE I compagni e le compagne del CSA Vittoria aderiscono all'Assemblea nazionale autoconvocata di sabato 21 giugno 2008.
In questa fase crediamo sia prioritario e fondamentale per le organizzazioni e le realtà della sinistra anticapitalista dover lavorare per la costruzione di reti autorganizzate che pongano al centro delle loro riflessioni e delle loro pratiche il conflitto capitale/lavoro.
Siamo convinti altresì che, sulla capacità di contrapporsi alle attuali forme dello sfruttamento di classe ed alla conseguente precarietà della vita e del lavoro, si innesti la possibilità di costruire punti di riferimento politico costanti che possano dare vita, all'interno di una strategia di trasformazione radicale dell'esistente, a forme organizzate di vertenzialità sociale diffusa per tentare di ricomporre, sul terreno dei bisogni e diritti, quell'unità di classe scomposta nei mille rivoli della produzione definita sommariamente come post-fordista.
Questo ci spinge ad essere presenti a questa assemblea e a questo inizio di percorso di compagni/e e di lavoratori/trici con il nostro piccolo bagaglio di analisi e di pratiche.
Come anche saremo ovunque vi sia la possibilità di costruire conflittualità sociale e autorganizzazione diretta, rifuggendo dalle logiche di autorappresentazione e autocelebrazione di sé che troppo spesso hanno implicato la strenua difesa di lotte e/o vertenze parziali per ragioni di bandiera e di sigla, condannando così al fallimento ciò che avrebbe potuto, ove generalizzato, costituire un possibile tassello nella costruzione di un fronte di classe più avanzato.
Senza la certezza assoluta, quindi, di possedere fideisticamente la verità disvelata e la chiarezza inoppugnabile su ogni piccolo passo da fare, ma nel sicuro conforto di una chiave interpretativa della realtà che ancora oggi, a negazione delle varie teorie riformiste emerse dal brodo di cultura del cosiddetto “movimento dei movimenti”, ci parla di una divisione inconciliabile degli interessi tra proletariato e borghesia, del ruolo dell'imperialismo e del valore della resistenza popolare.
Ed è per questo che riteniamo importante costruire spazi di confronto collettivo su analisi e percorsi con momenti di verifica “empirica”, cercando così di ricomporre tutte le forze possibili sul terreno dell’iniziativa di massa per “piantare” un paletto anticapitalista che fermi l’offensiva neoliberista nella chiarezza di una prospettiva non svendibile o rinchiusa in qualche pacchetto elettoralista a sostegno delle fazioni della borghesia più “illuminate” o meno iperliberiste.
Il nostro sforzo è quindi diretto a contribuire all’individuazione dei più o meno sotterranei e parziali percorsi dell'attuale composizione di classe, trasversali comunque all’asse centrale della valorizzazione del capitale, per ricomporli in un’opzione strategica fortemente caratterizzata in senso anticapitalista e comunista.
Date queste premesse metodologiche e per entrare in estrema sintesi nel merito delle questioni sollevate dall'attuale fase, crediamo che la progressiva perdita di centralità della fabbrica quale luogo della produzione massificata, la dispersione territoriale (e produttiva) della classe volta anche alla disgregazione dei legami solidaristici e alla limitazione della conflittualità, l’applicazione pressoché indiscriminata dei contratti atipici e precari che accelerano la tendenza a costituire rapporti di lavoro sempre più individualizzati, determinino una composizione di classe più composita di quella cui siamo stati abituati a riferirci.
La radicale trasformazione della passata organizzazione produttiva fordista e la conseguente tendenziale perdita di centralità del lavoro dipendente a tempo indeterminato comporta infatti la strutturazione di un rinnovato esercito industriale di riserva direttamente inserito all’interno della produzione, costituito da lavoratori precari, estremamente funzionale a un’organizzazione del lavoro che si vuole sempre più leggera e priva di vincoli per affrontare le sfide della concorrenza internazionale senza perdere quote troppo elevate di profitto.
In tale contesto si collocano, tra gli altri, i continui attacchi alla contrattazione collettiva nazionale portati dalle associazioni padronali, sostenuti dall’attuale governo, e con l’avvallo esplicito e criminale di CGIL-CISL-UIL tesi a limitarne la portata di tutela generale anche demandando alla contrattazione decentrata buona parte degli incrementi salariali, nonché la riproposizione delle proposte del prof. Ichino sull’introduzione di forme di flessibilità in uscita e limitazioni all’art. 18 St.lav.
Ribadiamo, quindi, l’assoluta necessità di ricomporre sul terreno di una possibile vertenzialità sociale un fronte di classe che l’organizzazione capitalistica del lavoro ha, nel tempo, modificato e scomposto, delineando obiettivi unificanti per le diverse figure subordinate allo sfruttamento di classe incominciando, a titolo esemplificativo, a praticare lo scontro sul terreno di un sostanziale aumento del livello minimo salariale identico per ogni categoria; un recupero del potere d’acquisto incrementando la quota di salario indiretto con l’abbattimento dei costi per scuola, sanità, servizi e stato sociale; una politica che riaffermi il diritto alla casa con una quota proporzionale al livello minimo salariale…
Sabato 17 maggio manifestazione antifascista a Verona
purtroppo nella stessa giornata c'è un importante incontro del sindacalismo di base a Milano dove crediamo sia importante esserci per un confronto sulla possibilità di costruire momenti unitari per lo sviluppo del conflitto di classe.
la promessa che facciamo ai compagni e alle compagne di Verona è che faremo il possibile per essere presenti in entrambi gli appuntamenti.
Per leggere il volantino: http://isole.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=81>
SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI delle COOPERATIVE LEONARDO e JAVA in lotta alla BENNET di ORIGGIO
APPELLO PER L'INIZIATIVA IN SOLIDARIETÀ CON IL PAESE BASCO
LAVORO, TERRITORIO, STATO: Introduzione
Il lavoro che segue ha l’obiettivo di analizzare, seppur non esaustivamente, le mutazioni in atto in questa fase su temi importanti quali lavoro, territorio e stato.
La chiave interpretativa utilizzata per l’analisi delle tematiche affrontate - e per quelle che solo di riflesso sono state toccate - è contraddistinta da un duplice aspetto di ugual rilevanza: da un lato, l’inevitabile riferimento alle necessità economiche dell’attuale modo di produzione capitalistico e, dall’altro, l’esigenza del mantenimento del controllo repressivo (declinabile anche sul piano culturale, sociale e, quindi, immanentemente politico) nella gestione del conflitto capitale/lavoro e, nel complesso, delle contraddizioni sociali.
La scelta di approfondire gli argomenti summenzionati ha quale fine la verifica, attraverso lo studio teorico e la disamina delle prassi antagoniste (o semplicemente antisistemiche) sinora date e agite, delle cause delle difficoltà in cui oggi versano gran parte delle realtà politiche autorganizzate in un contesto caratterizzato da una crisi economica generalizzata che necessariamente comporta lo sforzo ineludibile di aggiornare i passati paradigmi impiegati per interpretare la fase per poter, così, calibrare gli strumenti da utilizzare per far crescere le lotte e far esplodere le contraddizioni.
Gli stessi apparati di potere, del resto, nel trattare l’attuale crisi si stanno dotando - con continui aggiustamenti – dei necessari impianti giuridici (e non) e stanno perfezionando le proprie capacità per affrontare mutamenti di forme e di intervento in modo sempre più rapido e concreto.
Il difetto di capacità di adattamento e di trasformazione comporterebbe, infatti, per molte istituzioni l’inadeguatezza e l’assenza di peso nella gestione delle dinamiche di controllo sociale e nei conflitti, sia sul fronte interno che su quello esterno.
E’ evidente quindi come i terreni dello scontro di classe siano i medesimi: a titolo puramente esemplificativo, il tema dei migranti. Il lavoratore migrante utile allo sfruttamento intensivo nel lavoro è anche fattore di stimolo per la trasformazione del territorio ed è utilizzato in chiave di conflitto ideologico-culturale (soprattutto nel senso di falsa coscienza) contro i lavoratori nazionali. Da qui la necessità di comprendere il più possibile il fenomeno e cercare di arrivare, al contrario delle aspettative repressive dello stato e dei suoi apparati, alla ricomposizione e ad un avanzamento della classe nello sviluppo del conflitto capitale/lavoro.
E’ la stessa crisi economica che evidenzia l’incompatibilità tra le esigenze del modo di produzione capitalistico e le necessità di soddisfare i bisogni e la conquista di diritti da parte dei lavoratori e degli strati sociali più deboli in genere.
Ciò è ancora più lampante se si osservano le difficoltà nei meccanismi di mercato (non solo borsistici) e i conflitti regionali sempre più intensi.
Le tensioni internazionali, per il controllo economico, politico e militare, sono in continua espansione e le risorse pubbliche, che prima venivano utilizzate per alimentare attraverso un intervento di welfare la domanda interna e mantenere un controllo sociale concendendo diritti, oggi sono utilizzate in tutt’altra direzione.
Occorre quindi riprendere il filo con la consapevolezza che nei vari interventi devono necessariamente essere considerate le tendenze in atto e le nuovi condizioni sociali…
Il documento completo lo trovate qui:
http://isole.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=86
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TRASFORMIAMO LA SOLIDARIETA’ IN CONFLITTO! La dolorosa morte di Abdul non è affatto casuale né, come si sono affrettati a dichiarare esponenti dei due schieramenti, il tragico epilogo di una rissa da strada o, come affermato dalla magistratura, un semplice omicidio aggravato da “futili motivi”.
La morte di Abdul, come quella di molte altri uomini e donne immigrate che non trovano sempre spazio sui giornali o nella nostra memoria, è frutto del progressivo decadimento della nostra società, della totale degenerazione dei rapporti sociali e della rottura dei vincoli solidaristici, della crescente intolleranza nella città di Milano e in un'Italia avvinta ormai inesorabilmente da politiche securitarie sempre più invasive e razziste.
E' la medesima retorica sicuritaria, oggetto privilegiato dell'ultima campagna elettorale indifferentemente per centrodestra e centrosinistra, in nome della quale è stato schierato l'esercito nei nostri quartieri, vengono prese le impronte ai rom residenti nei nostri comuni, vengono criminalizzate le “schiave del sesso” con la reintroduzione del reato penale di prostituzione e ogni discorso xenofobo viene sdoganato e incluso nel dibattito politico.
Ed è sempre la stessa retorica che, in provincia di Varese, arma il figlio del titolare e uccide un ragazzo egiziano che aveva osato chiedere il proprio salario.
Tutti questi episodi rivelano i nodi che legano la presunta ricerca di sicurezza al mantenimento inalterato degli attuali rapporti sociali e di classe che costituisce il terreno fecondo, data l'estrema frammentazione e il livello di precarietà della vita e del lavoro raggiunto, per chi scientemente crea nemici artefatti e identifica capri espiatori per coprire le enormi ingiustizie sociali e i reali problemi economici e politici nascondendo i veri colpevoli.
L'immigrato, il “negro” (seppur di nazionalità italiana) diventano, quindi, il soggetto ideale da criminalizzare o “utili invasori” da sfruttare per mantenere alti i profitti di un’economia in profonda crisi. In ciò favoriti da una condizione di estrema ricattabilità determinata da politiche migratorie di sostanziale dosaggio centellinato dei diritti di cittadinanza che costringe, di fatto, gli immigrati ad accettare qualsiasi forma di integrazione economica a qualsiasi condizione di lavoro, purché possa offrire qualche prospettiva di inclusione e sia sufficiente, seppur nel breve periodo, ad evitare l’espulsione.
La giusta opposizione alle politiche sicuritarie, la denuncia necessaria di ogni forma di razzismo e xenofobia, l'intolleranza nei confronti dell'aperto recupero dell'ideologia fascista (ricordiamo la recente autorizzazione concessa dal comune di Milano per l'apertura del covo nazifascista di “cuore nero” e l’apologia di fascismo fatta da La Russa, Alemanno e dall’organizzazione giovanile di AN) non possono che rientrare quindi nel più generale alveo della lotta anticapitalista per il superamento degli attuali rapporti di classe.
E' questa la denuncia che intendiamo portare oggi in piazza, politicamente distanti dalla strumentale indignazione di chi tenta sull'antirazzismo improbabili rimonte elettorali, coerenti con i percorsi che quotidianamente pratichiamo sui terreni del conflitto capitale/lavoro, contro le guerre imperialiste e per la solidarietà internazionalista, per fermare l'onnipresente sessismo troppe volte sottovalutato e per un antirazzismo posto in un quadro di assoluta incompatibilità politica, economica, culturale e sociale con gli attuali rapporti di produzione.
Per la costruzione di un movimento antirazzista reale che, partendo dai quartieri e dai singoli luoghi di lavoro, riesca a superare le strumentali divisioni tra lavoratori italiani e stranieri per lottare uniti contro la comune precarietà, insicurezza ed il generalizzato attacco ai diritti.
L’UNICA VERA LOTTA ANTIRAZZISTA E’ IL CONFLITTO DI CLASSE!
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ADESIONE AL PRESIDIO SOTTO IL CONSOLATO COLOMBIANO
-Per un'America Latina unita e bolivariana, NO al Plan Colombia e a tutti i piani imperialisti
-Contro le provocazioni del governo colombiano al Venezuela, solidarietà al Presidente Chavez
SABATO 19 GENNAIO ORE 15
MILANO FORO BONAPARTE 12>>>
PERCHÉ IL CSA VITTORIA NON SARÀ IN PIAZZA IL 25 APRILE 2008 Ma l'evidenza della sconfitta per la sinistra istituzionale è resa ancor più grave dalla scomparsa
di propri rappresentanti nel parlamento italiano anche se intuibile e prevista da ampie parti di movimento che come noi hanno dato indicazione di astensionismo attivo.
La sinistra istituzionale (oggi Sinistra Arcobaleno), che dagli anni novanta ha partecipato attivamente nei governi di centro sinistra, aveva illuso buona parte della sua base sociale sulla possibilità di condizionare e spostare l'agenda dei lavori del palazzo verso i diritti dei lavoratori o quantomeno su una politica di minima redistribuzione delle ricchezze.
Ma il sostegno incondizionato alle politiche del governo Prodi ha scavato un solco incolmabile:
l'avvallo a quei provvedimenti (in primis il protocollo sul welfare del luglio 2007) che hanno peggiorato le condizioni di vita e i diritti di coloro che doveva rappresentare (senza peraltro nemmeno porre in discussione le norme precarizzanti: una su tutte la legge Biagi che la sinistra istituzionale si era impegnata ad abrogare); il continuo voto a favore del finanziamento delle missioni militari con il conseguente sostegno alle politiche imperialistiche in medio-oriente e la passività sull'allargamento della base Usa di Vicenza che ha fatto ulteriormente perdere credibilità sul fronte dell'opposizione alla guerra; la poco evidente contrapposizione alle pesanti ingerenze della chiesa cattolica sul terreno del diritto all'autodeterminazione delle donne; infine, come ultimo atto esemplificativo di un'involuzione politica, l'abbandono della falce martello come simbolo di emancipazione delle classi sfruttate non potevano che tradursi in questa sconfitta di portata storica.
Non è quindi difficile immaginare come la giornata della liberazione - già da troppo tempo comunque semplice commemorazione di valori e idee relegate in un lontano passato - rappresenti il primo momento di mobilitazione per i pezzi della sinistra istituzionale e del neocentrismo del P.D. che, dopo la batosta elettorale, vorranno caratterizzare il corteo in chiave di semplice antiberlusconismo e di blando e tardivo richiamo all'antifascismo.
Noi, invece, non ci possiamo stare alla santificazione del centro sinistra in versione popolare e antifascista e in questo contesto una nostra partecipazione alla manifestazione istituzionale, anche se con forme e contenuti diversi, ci appare improponibile.
Crediamo di essere di fronte, non ad una sbandata elettorale, ma di doverci misurare con una onda lunga di spostamento a destra nel nostro paese. Spostamento a destra che attraversa oggi, per mancanza di prospettive e di alternative credibili, proprio quei soggetti che soffrono della precarietà della loro vita e dello sfruttamento di classe.
Ma se questo è il presupposto, crediamo di conseguenza che, oggi più che mai, ogni realtà politica, comitato, associazione, sindacato non concertativo e qualsiasi altra aggregazione che si ponga in una traiettoria anticapitalista, si debba assumere la responsabilità di lavorare per la costruzione di un'alternativa di classe per una trasformazione radicale dell'esistente e che questa prospettiva debba evidenziarsi in ogni appuntamento di massa come frutto di una internità a percorsi reali.
Un immaginario di ribellione all'organizzazione capitalistica del lavoro che va coltivato senza passi indietro, sollecitando il confronto e ogni possibilità di pratica e di lavoro collettivo a 360° in un percorso che definisca le tattiche ed i linguaggi di massa in relazione ad una strategia anticapitalista
In una fase difficile come questa crediamo sia responsabilità di tutti dare un segnale di percorsi autonomi e antagonisti, costruendo un immaginario di sostanziale differenza e alternativa da riversare nei territori e nei luoghi della produzione.
In questo 25 aprile, in mancanza di un'evidente alternativa antagonista anche se disomogenea e per certi versi resistenziale come è stato negli anni scorsi, non crediamo ci possa essere una corretta collocazione per una realtà che, come la nostra, ha sempre provato a declinare i valori espressi dalla Resistenza partigiana ed antifascista nel senso di una liberazione dallo sfruttamento di classe e che cerca nella quotidianità delle lotte contro la precarietà e l'imperialismo e nel sostegno concreto alla eroica resistenza dei popoli oppressi, in particolare quella palestinese e basca, di dare loro nuova linfa.
Gli sforzi profusi per cercare di organizzare un momento di piazza esplicitamente alternativo che raccogliesse tutte le sensibilità diverse ma accomunate dalla netta e incondizionata opposizione contro le aggressioni imperialiste in difesa del diritto all'autodeterminazione dei popoli e che comunicasse con le migliaia di persone che quel giorno sfileranno è risultato vano.
Ogni altra legittima alternativa, come lo "spezzone autorganizzato" organizzato da altre realtà e individualità milanesi, ci sembra impraticabile tatticamente nel contesto sopra descritto in quanto, da un lato, rischia di scomparire all'interno del corteo pagando così lo scotto di una scarsa visibilità e dall'altro di auto rappresentare esclusivamente un'identità all'oggi nei fatti debole autoreferenziale che non sceglie, stando in quel corteo, di porsi come alternativa.
Da ciò la nostra decisione di non scendere in piazza in maniera organizzata sottolineando comunque che l'appello all'unità ed al confronto rimane intatto soprattutto in vista dell'appuntamento nazionale del 10 maggio a Torino a sostegno della resistenza del popolo palestinese e per il boicottaggio dello stato sionista d'Israele nel ruolo d'ospite d'onore della Fiera del Libro.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria
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GIOVEDI 24 GENNAIO ORE 21.30 PRESENTAZIONE/DIBATTITO DEL NUOVO LIBRO INCHIESTA: I DANNATI DEL LAVORO.
VITA E LAVORO DEI MIGRANTI TRA SOSPENSIONE DEL DIRITTO E RAZZISMO CULTURALE DI:RENATO CURCIO
Questo libro nasce da una ricerca svolta con persone immigrate in Italia e presenta alcune storie di lavoratrici e lavoratori migranti, i quali, loro malgrado, si trovano a fare parte di quelle moltitudini di esclusi che Frantz Fanon a suo tempo definì "i dannati della terra" e che in quest'epoca sono i nuovi "dannati del lavoro" Persone che, dopo aver percorso le impervie vie dell'immigrazione "regolare" o quelle tempestose di chi si affida alle barche, sono giunte fino a noi. E che incontriamo ogni giorno, per strada, al lavoro, a scuola, al bar. Uomini e donne le cui storie ci interrogano, sul nostro modo di accogliere o rifiutare questa grande opportunità che l'immigrazione offre alla società in cui viviamo, dove "nessuno è più straniero oppure siamo tutti stranieri".
Questo lavoro mette in luce le discriminazioni che i migranti subiscono nel mondo del lavoro, i dispositivi del razzismo culturale e quelli delle leggi che regolano il "circuito di Schengen".
Esplorando il dolore espresso o inespresso di chi lascia il suo Paese per sfuggire a guerre e fame o per inseguire il sogno di una nuova e più evoluta umanità, questo libro mette in dubbio le "certezze" che ci vengono quotidianamente propinate sulla nostra "identità europea" e le pigre complicità intellettuali con cui le accogliamo, rischiando di diventare, senza neppure accorgercene, pericolosamente stranieri a noi stessi.
Renato Curcio è ricercatore per la cooperativa Sensibili alle foglie (www.sensibiliallefoglie.it). Su temi complementari al cantiere socianalitico da cui nasce questo libro ha pubblicato, in queste edizioni: nel 2002 L'azienda totale, nel 2003 Il dominio flessibile, nel 2005 Il consumatore lavorato, nel 2006 La trappola etica.
Abdou, Andreia, Carole, Felicité, Jenny, Max sono i partecipanti al cantiere che hanno elaborato la prefazione collettiva a questo libro.
NON UN PASSO INDIETRO L'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA
La Cassazione ha confermato la condanna a 10 mesi ad un nostro compagno per l'allontanamento di militanti di forza nuova da piazzale Loreto il 25 aprile 2001. Dopo l'appello, anche in questo caso, denunciavamo una sentenza tutta politica che si affermava con "l'inversione dell'onere della prova" ma, in sostanza, all'oggi nulla di nuovo. A commento crediamo ci sia solo da sottolineare l'ovvia continuita' politica con le sentenze per l'11 marzo e per Genova, ma troviamo, lo stesso, interessante segnalare questo ulteriore passaggio di allineamento dal punto di vista giuridico al revisionismo storico imperante. Nulla di inaspettato comunque, ma solo uno stimolo in piu' a rafforzarci collettivamente, perchè' l'unica nostra forza sta nella forza dei movimenti, nella sua autonomia dal quadro istituzionale e nella collettiva capacita' di generalizzazione del conflitto.
Non un passo indietro.
I compagni e le compagne del Csa Vittoria
http://indy-lo.ortiche.net/?q=node/2692
MARTEDI' 4 DICEMBRE INCONTRO CON ESPONENTE DI BATASUNA GORA EUSKAL HERRIA
MARTEDI 4 DICEMBRE ORE 21,30 al CSA VITTORIA di Milano
Incontro dibattito con un esponente della commissione internazionale di Batasuna in Europa che interverrà sulla situazione nei paesi baschi dopo l'ondata di arresti dovuta all'accellerazione dei processi repressivi, e sulle prospettive della lotta per l'autodeterminazione e per il socialismo del popolo basco.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare a questo momento di confronto con la sinistra basca
SABATO 1 DICEMBRE ORE 15.00 PIAZZA CORDUSIO PRESIDIO IN PREPARAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE NODALMOLIN
IN PREPARAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE NODALMOLIN A VICENZA FERMIAMO LA NUOVA BASE A VICENZA!
Contro tutte le basi e le missioni militari, senza se e senza ma!
·No alla nuova base di Vicenza, no a tutte le basi italiane o straniere ·Ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra
·No a sacrifici per le spese militari, no a F35 ed Eurofighter a Novara ·Contro tutte le guerre al servizio del capitale, senza se e senza ma!
GENOVA 2001 / 2007 Queste sono alcune riflessioni dei compagni e delle compagne del Csa Vittoria sul corteo nazionale di Genova del 17 novembre rivolte all’attenzione di chi in quei giorni c’era ed chi questo sabato scenderà in piazza
Luglio 2001
Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato per le vie di Genova per protestare contro un G8 sempre più aggressivo e criminale, grande vetrina di un sistema economico basato sullo sfruttamento di classe e sul saccheggio delle risorse naturali dell’intero pianeta.
Un grosso movimento composto da 1000 anime e dai mille volti, che ha provato a percorrere insieme la strada di una protesta organizzata e multiforme nella logica del rispetto delle differenze.
In quei giorni però successe quello che era prevedibile succedesse : un esercito (18000) di poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e agenti dei gruppi speciali carcerari andarono alla prova di forza contro la massa dei manifestanti provocando centinaia di feriti e assassinando Carlo Giuliani.
Più che il livello d’intensità degli scontri l’aspetto più evidente di quelle giornate fu la sospensione dello stato di diritto e la possibilità per gli apparati repressivi di poter praticare ogni forma di violenza con la garanzia dell’impunità.
Ci fu una regia attenta della repressione della protesta che ha colpito indiscriminatamente ogni espressione del dissenso senza differenza alcuna per le forme di comunicazione o di livelli di autodifesa praticati; in sostanza prove tecniche di regime culminate in un massacro generalizzato e indiscriminato, all’interno del quale brillano, per la particolare atmosfera da dittatura
sudamericana anni ’70, le violenze nella caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz.
Di fronte a questa mattanza c’è stato chi alzato le mani in segno di pace o di resa, chi si è difeso, chi ha attaccato e praticato degli obbiettivi colpendo simboli dello sfruttamento, c’è stato anche chi
ha considerato Genova, fin dall’inizio, un’ottima vetrina mediatica per le proprie opzioni politiche, c’è chi ha prevaricato altri spezzoni, c’è chi l‘ha utilizzata come trampolino di lancio per una
seggiola in parlamento, come c’è chi ha soffiato sul fuoco perché tutto esplodesse per poter dire che lo stato è tout court fascista.
Un grande movimento naturalmente ma ”positivamente” ingenuo ma probabilmente troppo attento a compensare e calmierare scontri e dinamiche politiche interne e purtroppo non in grado di comprendere i livelli che la repressione avrebbe potuto raggiungere.
Un grande movimento comunque espressione di una forte volontà di partecipazione popolare guardato con attenzione da settori del “cattolicesimo avanzato” fino a realtà fortemente connotate in senso comunista e rivoluzionario e spezzoni anarchici.
Un’occasione di movimento popolare, a cui noi abbiamo partecipato all’interno del Network per i diritti globali , che però giudicavamo incapace di raccogliere in termini di prospettiva le spinte per
una trasformazione radicale dell’esistente in quanto nei fatti si determinava come movimento d’opinione sui “malesseri” del capitalismo piuttosto che movimento di classe sintesi politica di pratiche di conflitto sociale sul terreno dei bisogni.
E questo era il limite politico che ovviamente il dopo Genova avrebbe dovuto sancire o superare.
Ma le 2 giornate di Genova sono state cosi pesanti e brutali da andare al di là dell’immaginazione e cosi sono saltati accordi e possibilità di percorsi unitari travolti dall’intensità della repressione: cariche, torture, pestaggi, infiltrazioni, infamità e una campagna di criminalizzazione cosi pressante è piovuta sulle deboli spalle di questo movimento tale da procurare una dissociazione e uno scarica barile miserabile e virulento su presunte responsabilità di questo o di quell’altro blocco, quasi come se qualche “cattivo” all’interno del movimento avesse rotto il bel giocattolino che i “buoni” avevano lavorato per costruire.
Siamo chiari: :a Genova ci sono state probabilmente forzature rispetto al livello che quel movimento nel suo complesso, proprio per questa sua debolezza intrinseca, poteva politicamente reggere, ma
una cosa è la dialettica interna ad un movimento pur nelle sue diversità, un’altra cosa è permettere che la denuncia del livello della repressione raggiunto dagli apparati dello stato potesse venire offuscata da accuse interne o forme equivoche di equidistanza.
Il risultato di questi fattori, e vogliamo ancora sottolineare, all’interno di un quadro di oggettiva debolezza e di spessore politico complessivo che nella sua generalità quel movimento esprimeva, ha fatto si che tutto questo, comunque positivo, processo di aggregazione si squagliasse sotto i colpi di una repressione bestiale.
Oggi 25 compagni e compagne, per cui sono stati richiesti centinaia di anni di carcere, sono però utilizzati come capro espiatorio su cui scaricare i due giorni di repressione e come contrappeso giustificativo all’assassinio di Carlo Giuliani.
Novembre 2007
Sabato 17 novembre torniamo a Genova, quindi, perché crediamo importante rivendicare che quel movimento è stato attaccato così pesantemente perché una partecipazione popolare cosi intensa era pericolosa per una borghesia nazionale cosi bisognosa di recuperare margini di profitto messi in pericolo dallo scontro economico sui mercati internazionali.
Vogliamo tornare a Genova per rivendicare complessivamente tutto quello che quelle giornate del luglio 2001 hanno espresso e per gridare che quei 25 compagni sono parte integrante di quel movimento e che stanno pagando esemplarmente l’esigenza degli apparati repressivi di giustificare il loro operato.
Torniamo a Genova per denunciare come, ancora una volta, la borghesia si sia autoassolta, che nessuno ha pagato per l’assassinio di Carlo, per le torture e la violenza delle squadracce fasciste in divisa che operavano a Bolzaneto, per il sangue calpestato per le strade di Genova, per l’incredibile e bestiale massacro della Diaz.
Inoltre, pensiamo che che per valorizzare l’esperienza di quelle giornate non sia utile ripristinare una memoria generica ed edulcorata di una storia riscritta e stirata da una parte o dall’altra ad uso di differenti opzioni e pratiche politiche, come neanche crediamo che la rivendicazione “dell’estetica della radicalità di piazza” possa essere “la Discriminante ”in base alla quale si possa andare a ricostruire una nuova prospettiva rivoluzionaria.
Saremo a Genova sabato 17 per collocare la denuncia della repressione all’interno di una denuncia più ampia di ciò che la repressione copre e difende e cioè l’organizzazione capitalistica del lavoro.
Per denunciare che la repressione è figlia della precarietà e che la repressione è componente organica dei rapporti economici che regolano e scandiscono la quotidianità della nostra vita, e di come questo sistema economico venga oggi difeso da campagne sicuritarie che ne rappresentano l’arma culturale, la sovrastruttura ideologica, per parlarci di legalità, di rispetto delle regole, per inchiodarci ad un ruolo eterno di subordinazione ad un processo di precarizzazione del lavoro e della nostra vita.
Soffiano sull’insicurezza data da condizioni di precarietà, instillano odio etnico, spaccano una linea di demarcazione tra interessi inconciliabili, ci vogliono convincere che questa è l’unica società possibile.
Ecco questa è per noi la nuova Genova, da cui possiamo uscire vincenti se saremo capaci, con uno sforzo collettivo di ricostruire un immaginario di trasformazione radicale dell’esistente se saremo in grado di ipotizzare una nuova sinistra anticapitalista e anticoncertativa, se mentre parliamo di repressione riusciremo a ricollegare la lotta alla precarizzazione alla denuncia delle mire imperialistiche che disseminano di guerra il mediooriente, di riaffermare che questo movimento parla di contraddizioni reali e che si batte per un mondo di liberi e di eguali incompatibile e inconciliabile con l’esistente.
Questo è il nostro appello per uscire da Genova vincenti, con un allargamento del consenso alla nostra lotta contro la repressione, per rivendicare che i tribunali che decideranno della libertà dei 25 imputati sono per noi solo strumento di violenza,di oppressione e di vendetta di uno stato messo sotto accusa a Genova nel 2001 e con uno sforzo di tutti ancor oggi nel 2007.
i compagni e le compagne del csa Vittoria – Milano
PARTECIPIAMO AL CORTEO DI VICENZA, PER UN RILANCIO DEL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA, PER LA CHIUSURA DI TUTTE LE BASI MILITARI , CONTRO L’ASSERVIMENTO DEL GOVERNO PRODI AGLI INTERESSI ECONOMICO/MILITARI DEL GOVERNO IMPERIALISTA U.S.A.
IL COORDINAMENTO MILANESE CONTRO LA GUERRA ORGANIZZA PULLMAN CHE PARTONO DA MILANO, APPUNTAMENTO SABATO ALLE ORE 10 DAVANTI ALLA STAZIONE GARIBALDI I POSTI SONO LIMITATI, PRENOTATE SUBITO AL:
02/5453986 (DOPO LE 18)
milano.nodalmolin@inbox.com
INCONTRO DIBATTITO SULLA SITUAZIONE NEI PAESI BASCHI
IL POPOLO BASCO CHIEDE PACE E DEMOCRAZIA
La sinistra indipendentista, in questi ultimi anni, stata il motore della mobilitazione della societ basca per la soluzione negoziata di un conflitto che ha causato vittime e sofferenze. A questa richiesta di democrazia e autodeterminazione, le istituzioni di Madrid e Parigi, nonostante le promesse del governo Zapatero, hanno risposto confermando le politiche repressive, la negazione delle libert civili e politiche di centinaia di migliaia di
persone.
SOSTENIAMO IL DIRITTO ALL'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO BASCO Intervengono:
JOSEBA ALVAREZ - responsabile delle relazioni internazionali di Batasuna
GIOVANNI GIACOPUZZI - giornalista e scrittore
MARCO SANTOPADRE - Radio Citt Aperta
Abbiamo pubblicato un articolo di Marco Santopadre sulla situazione politica nei paesi baschi, lo trovate all'indirizzo:
http://www.ecn.org/vittoria/documento.php?ID=62>>
MERCOLEDI 28 FEBBRAIO ORE 21,00 AL CENTRO SOCIALE VITTORIA
UNA VITA DALLA PARTE DEI PALESTINESI
UN MILITANTE PRESTATO AL GIORNALISMO>>
UNA VITA DALLA PARTE DEI PALESTINESI
UN MILITANTE PRESTATO AL GIORNALISMO
Scrivere, viaggiare, progettare dalla parte dei senza voce. Stefano Chiarini stato per l'intera sua vita l'eco della lotta di un popolo affamato, perseguitato e massacrato dal sionismo e dalla colpevole complicit degli stati occidentali.
Il mantenere vivi nella memoria il massacro di Sabra e Chatila e il quotidiano resistere dei palestinesi stato l'obiettivo di un giornalista militante e controcorrente attraverso progetti come
l'Associazione "Per non dimenticare Sabra e Chatila" e i suoi innumerevoli articoli e reportage di guerra pubblicati sul "il manifesto", "Rinascita" e diffusi sulle radio di movimento.
Stefano era un sicuro punto di riferimento per chi volesse conoscere la realt del mondo mediorientale, i conflitti che ancora oggi lo devastano e le colpe delle potenze mondiali che distruggono una regione per motivi di interesse economico (petrolio e vie di comunicazione) e di controllo geopolitico- militare.
Ricordare Stefano Chiarini principalmente ricordare il suo impegno e il contenuto dei suoi interventi. In tal senso il 28 febbraio sar costruita una serata con la raccolta dei suoi testi, dei suoi video e dei suoi scritti insieme a chi ha collaborato con lui nei vari momenti del suo lavoro e della
sua militanza.
MERCOLEDI 28 FEBBRAIO ORE 21,30 AL CENTRO SOCIALE VITTORIA
SERATA TRIBUTO A STEFANO CHIARINI CON
- SERGIO CARARO DEL FORUM PALESTINA,
- MICHELA SECHI DI RADIO POPOLARE,
- GERALDINA COLOTTI DEL MANIFESTO DI ROMA
E TANTI ALTRI CHE INTERVERRANNO PER CONTINUARE LA SUA OPPOSIZIONE RADICALE ALLE GUERRE IMPERIALISTE A FIANCO DEI POPOLI IN LOTTA.
INFO ECN.ORG/VITTORIA - tel025453986
vittoria@ecn.org
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9 GIUGNO UNA SCADENZA O UN PUNTO DI PARTENZA Il 9 giugno un enorme corteo di decine di migliaia di persone ha sfilato a Roma per protestare contro larrivo del terrorista Bush, gradito ospite del pacifista Prodi.
Un importante successo, che tutti noi abbiamo contribuito a determinare, per il numero elevatissimo di partecipanti caratterizzato anche da una forte intensit e coinvolgimento.
Un grande movimento che si schierato inequivocabilmente contro le criminali aggressioni imperialiste dellamministrazione USA e le politiche belliciste del governo Prodi e che, in rottura con larea istituzionale, non ha accettato compromessi sui contenuti e ha affermato un proprio percorso autonomo contro la guerra e contro limperialismo statunitense ed europeo.
La scommessa da vincere ora quella di trasformare questa enorme sensibilit che si espressa contro la barbarie della guerra a livello nazionale, in una coerente coscienza antimperialista che sappia radicarsi diffusamente a livello locale con una continuit di percorsi nei nostri territori.
Come compagni e compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria ci siamo approcciati a questa giornata provando, gi nella fase preparatoria del corteo nazionale, a delineare momenti di analisi collettiva ed elementi di possibile condivisione di percorsi nella nostra citt.
Crediamo che le scadenze siano e rimangano purtroppo tali, se non si riesce ad esprimere unintelligenza collettiva che metta insieme forza, sensibilit e pratiche anche differenti.
Senza questi presupposti le scadenze si riducono esclusivamente ad eventi che, in quanto tali, assumono il ruolo di vetrina dove dare velleitariamente mostra di protagonismi e pseudo-egemonismi vari, finalizzati a cercare di coprire vuoti e carenze politiche strutturali nel quotidiano e che invece producono spettacolarizzazioni mediatiche che, una volta consumate, non hanno nessuna ricaduta positiva nella realizzazione di una continuit politica allinterno di percorsi di massa.
Ed questo il nodo da sciogliere, al di l del giudizio grandemente positivo sulla giornata e, cio, la comprensione collettiva dei nuovi scenari che si aprono, per la disillusione che larghi settori del movimento contro la guerra oggi provano per le scelte guerrafondaie e belliciste del governo Prodi, ed oggettivamente la necessit di una ripresa forte di un movimento coerentemente antimperialista da contrapporre ai nuovi venti di guerra che arrivano dal medio oriente.
Lappello che facciamo a tutte le realt milanesi che non si disperda quel pezzo di percorso comune che ci ha portato tutti/e fino a Roma e che a settembre ci dovr portare ancora tutti/e a Vicenza per contrapporci, senza alcuna incertezza, allallargamento della base USA, con la consapevolezza di un forte protagonismo popolare.
Pensiamo infatti che si possa e si debba costruire oggi a Milano unintelligenza collettiva che, nelle differenze, faccia per compiere un salto di qualit al movimento contro la guerra con continuit, determinazione, analisi e percorsi condivisi.
Per questo salto di qualit non ci possono essere scorciatoie.
Pensiamo infatti che lesigenza di un confronto a tutto campo sulle ricadute delle guerre imperialiste sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori e precari nel nostro paese sia da far sedimentare in tutte le nostre situazioni; riteniamo che, a partire dalle riflessioni che noi tutti stiamo facendo sul 9 giugno, si possa e si debba lanciare un forte messaggio di partecipazione a tutti i singoli che approvano e appoggiano le nostre iniziative, cominciando a ragionare, fin da ora, su una possibile assemblea metropolitana a settembre, per farci uscire dalla marginalit e per rafforzare lopzione di un forte movimento autorganizzato e coerentemente anticapitalista che lavori per una trasformazione radicale dellesistente.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria. Milano 12.06.07 >
9 giugno tutti in piazza a Roma contro la visita del terrorista Bush
Il CSA Vittoria aderisce allappello nazionale per il corteo del 9 giugno a Roma:
Il 9 giugno Bush arriva a Roma per dettare le sue condizioni agli alleati per continuare la guerra. Il governo di centro sinistra dimostra che, al di l della schermaglie verbali, pronto ad assumere nuovi incarichi al fianco dellalleato statunitense: gi nelle ultime settimane Prodi ha assicurato rinforzi in Afghanistan con ulteriori armamenti e con lulteriore invio di soldati.
Daltronde la politica internazionale e militare dellattuale governo in linea di parziale continuit con il precedente governo di centro destra confermando la presenza nelle guerre e in territori di occupazione.
Basta ricordare che lItalia ha preso il comando della missione ONU in Libano occupando il territorio al confine di Israele per creare un cuscinetto di difesa per lalleato sionista e confermare la politica di intervento in medio oriente in linea con la politica del governo Usa.
Lunico elemento di discontinuit con il governo Berlusconi la volont di racimolare un pezzo di torta maggiore nella spartizione del controllo delle risorse in medio oriente e acquisire un maggiore spazio nel panorama internazionale senza tra laltro mettere in discussione i meccanismi di alleanza e di subalternit con il governo Bush.
A conferma di tale impegno il governo di centro sinistra nelle ultime finanziarie e manovre economiche ha aumentato a dismisura le spese militari tagliando gli investimenti nel sociale (scuola, sanit,..) e aumentando la precariet.
A fronte del progressivo aumento delle attivit belliche delle potenze occidentali, i popoli del medio oriente resistono per la propria autodeterminazione impedendo che i propri territori siano rapinati. In particolare vogliamo sottolineare che nonostante gli ipocriti appelli alla pace della comunit internazionale, prosegue lembargo allautorit palestinese che mira a creare divisioni e conflitti interni, e continuano le aggressioni di Israele e la sua politica di apartheid contro il popolo palestinese.
TUTTI IN PIAZZA IL 9 GIUGNO A ROMA!
CONTRO LA POLITICA IMPERIALISTA STATUNITENSE E DEI SUOI ALLEATI
PER IL RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE E LA CHIUSURA DI TUTTE LE BASI
CONTRO LA FINANZIARIA DI GUERRA
AL FIANCO DELLA RESISTENZA DEI POPOLI IN LOTTA PER LA LORO AUTODETERMINAZIONE.
PANTHER di Mario Van Peebles 1995 Il film racconta la nascita del movimento delle Pantere Nere, nate in America per la difesa e lautodeterminazione degli afro-americani. Questo film stato boicottato negli USA e anche in Italia non mai uscito nelle sale.
6 FEBBRAIO
LAMERIKANO di Costa Gavras - 1972 Il film basato sulla storia vera di A. Mutrione, agente della CIA, sequestrato dai Tupamaros in Uruguay nel 1970 per denunciare le sue responsabilit nel golpe che port al potere la sanguinaria Giunta Militare.
13 FEBBRAIO
OGRO di Gillo Pontecorvo 1979 Il film la cronaca dello spettacolare attentato compiuto dallETA nel 1973 a Madrid contro il generale fascista Carrero Blanco delfino del dittatore Francisco Franco.
LE PROIEZIONI INIZIERANNO ALLE ORE 22. INGRESSO GRATUITO
Il governo Prodi, sulle orme del governo Berlusconi, ha concesso il nullaosta al raddoppio della base USA a Vicenza, incorporando laeroporto Dal Molin.
Contemporaneamente ha rinnovato il finanziamento della spedizione militare in Afghanistan.
La decisione del governo d il via libera alla costruzione di quella che sar la seconda base militare dEuropa.
Devastando unarea verde prossima al centro storico cittadino, ora sar possibile riunire a Vicenza la 173^ brigata aviotrasportata USA, che attualmente stanziata in diverse basi in Germania, per facilitare il suo impiego in teatri di guerra come il Medio Oriente, lAsia centrale o lAfrica.
Queste nuove strutture andranno ad aggiungersi alle tante basi militari che fanno dellItalia unenorme caserma per le missioni allestero (bombardamenti, incursioni, occupazioni) come quelle in corso in Libano, in Iraq, in Afghanistan e, domani, in Iran.
A prescindere, dunque, dal colore del governo in carica e dalle dichiarazioni altisonanti degli esponenti della cosiddetta sinistra radicale di governo, lItalia conferma il proprio interventismo militare e la propria disponibilit a partecipare ad operazioni di guerra fornendo sia truppe ed armi, sia basi e supporto logistico.
Per questo il governo passato sopra la volont delle migliaia di cittadini di Vicenza che in tutti i modi hanno manifestato la propria contrariet al progetto del raddoppio della base, fino ad arrivare allazione diretta occupando i binari della stazione locale la notte del 16 gennaio e bruciando pubblicamente i propri certificati elettorali.
Per questo il governo regala ogni anno alle basi militari Usa in Italia il 37% dei loro costi operativi (centinaia di milioni di euro), per questo aumenta le spese militari portandole in finanziaria a oltre 21 miliardi di euro, mentre sviluppa politiche antisociali che penalizzano pensioni, sanit, scuola.
Il Coordinamento milanese contro la guerra nato per contrastare la politica bellicista del governo, confermata con il voto della compagine governativa alla missione in Afghanistan e in Libano, e per rispondere allo sbandamento di parte del movimento pacifista che ha appoggiato la missione ONU in Libano.
Il Coordinamento si schiera apertamente dalla parte della cittadinanza vicentina che si sta mobilitando contro la base USA, rompendo le proprie illusioni verso tutti i partiti, anche quelli di governo.
Il Coordinamento impegnato a promuovere iniziative contro le presenze militari sul territorio.
Nei prossimi giorni invitiamo tutti a partecipare:
Sabato 10 FEBBRAIO, ore 15:30 PRESIDIO di controinformazione a Milano, in Largo Cairoli.
Mercoled 14 FEBBRAIO, ore 15:30: ASSEMBLEA-INCONTRO allUniversit Statale, via Festa del Perdono 6, con esponenti dellassemblea permanente di Vicenza No Dal Molin
Mercoled 14 FEBBRAIO, ore 21:00: ASSEMBLEA-INCONTRO presso il Csa Vittoria, Via Muratori ang. Friuli con esponenti dellassemblea permanente di Vicenza No Dal Molin.
SABATO 17 FEBBRAIO, ore 14:00: TUTTI A VICENZA
alla manifestazione nazionale per dire:
No alla nuova base americana a Vicenza
Ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra
Al fianco dei popoli che lottano contro loccupazione
Tagliamo le spese militari, non le pensioni, la sanit o la scuola.
Per prenotare il treno: 346 69 70 624, dopo le 18: 02 54 53 986, trenonodalmolin_milano@yahoo.it>>>
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Dagli eccidi del colonialismo fascista allera delle guerre umanitarie continua il mito assolutorio degli italiani brava gente
No al rifinanziamento alle missioni di guerra!
No allaggressione imperialista dei popoli del medioriente!
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Questa iniziativa rifugge assolutamente la logica di una pietistica commemorazione delle vittime dellolocausto, che ricordiamo essere state non solo ebrei ma prima ancora comunisti, partigiani di ogni corrente ideologica, soldati, zingari, omosessuali e ogni altro essere umano che non si conformasse al sogno della razza ariana o si opponesse al fascismo.
Ma soprattutto vuole far emergere, indicandoli con chiarezza, sia i presupposti politici, sia i responsabili di questi crimini hanno compiuto. In particolare vogliamo far uscire dal silenzio del revisionismo storico i crimini del colonialismo e della politica occupazionale italiana nei territori invasi dalla II guerra mondiale, il salvataggio dei criminali di guerra italiani e le connesse vicende dellarmadio della vergogna.
Verr presentato il libro/dossier crimini di guerra curato da Luigi Borgomaneri dellISEC, conosciutissimo storico antifascista che, insieme ad un gruppo di qualificati ricercatori, ha analizzato le culture politiche, i ruoli delle istituzioni e del mondo mediatico.
Proveremo anche ad offrire un approfondimento di quella che accomuna - ed purtroppo una costante di - tutte le occupazioni militari e cio la violenza sulle donne, gli stupri e la prostituzione.
Quello che ne esce una spietata analisi della rimozione di scelte e comportamenti vergognosi e la nascita dellimmagine autoconsolatoria e autoassolutoria condensata nel mito degli italiani brava gente in cui confluisce la rappresentazione degli italiani vittime innocenti della guerra e dellalleanza con i nazisti.
Questo mito, che stato tramandato fino ai giorni nostri, strettamente relazionato a questa fase di guerra imperialista con la scusa della lotta al terrorismo, ed rimasto il presupposto ideologico, ancora una volta assolutorio, che ha accompagnato e giustifica ancor oggi gli interventi militari in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libano definendoli di volta in volta missioni di pace o guerre umanitarie.
Su questi temi proponiamo una serata di approfondimento che crediamo essere di stringente attualit.
Di una tragica attualit per il fatto che continua sistematicamente il genocidio del popolo palestinese, il cui il diritto allautodeterminazione sempre pi negato dal governo sionista Olmert, mentre dallo stesso Libano, uscito devastato dallaggressione sionista israeliana, arrivano chiari segnali di ingerenze e pressioni per linsorgere di una nuova guerra civile; e diventa ancor pi di pressante attualit nel momento in cui la tendenza allallargamento del conflitto mediorientale allIran e alla Siria chiaramente indicata dalle nuove strategie indicate dal governo Bush, e soprattutto nel momento in cui il governo italiano, dopo lapprovazione di una finanziaria che aumenta i fondi destinati a nuovi armamenti e alle spese militari, si appresta a discutere del rifinanziamento alle missioni militari allestero come appoggio alle politiche imperialiste USA e di sostegno a quelle sioniste israeliane.
Gioved 25 GENNAIO dalle ORE 21,00 al Centro Sociale Vittoria
Proiezione di un breve spezzone del film Fascist Legacy
Intervengono:
il prof. Luigi Borgomaneri storico antifascista dellISEC, Matteo Dominioni delluniversit di Torino,
Nicoletta Poidimani ricercatrice, Fabio De Ponte giornalista che ha seguito le ricerche del gruppo di scienziati sulle nuove armi.
Sar esposta una mostra fotografica sugli eccidi compiuti durante loccupazione coloniale fascista.
Saranno disponibili sul banchetto di controinformazione copie di dvd con la raccolta completa delle inchieste di RAI NEWS 24 sulle nuove armi, sulla battaglia dei ponti di Bagdad eccoltre che copie dei film
FASCIST LEGACY di Ken Kirby (1989) prodotto e trasmesso dalla BBC che parla della "eredit fascista" dei crimini di guerra commessi dagli italiani nei Balcani ed in Africa nel corso della II Guerra Mondiale.
LION OF THE DESERT di Mustafa Akkad (1981) La vita e la lotta delleroe della resistenza Omar al Mukhtar.
Ambientato tra il 1931 e il 1933, durante l'occupazione italiana della Libia, racconta la resistenza che i partigiani (libici) opposero all'esercito invasore (italiano)
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Questo sciopero è contro il Protocollo del 23 luglio concertato tra governo sindacati e confindustria su precarietà e welfare, che rappresenta un segnale di continuità neoliberista nelle politiche economiche antipopolari del governo Berlusconi.
Questo accordo è un ulteriore passaggio in avanti nel processo di precarizzazione e d’impoverimento dei lavoratori nel nostro paese, segnato da una privatizzazione progressiva del sistema pensionistico e dello stato sociale e da una dilatazione temporale della possibilità d’assunzione con contratti precari.
Il 9 novembre diventa quindi una data importante per uno sciopero generale che deve diventare generalizzato provando ad estendersi a tutte le nuove forme del lavoro precario e agli studenti.
Come compagni e compagne del Csa Vittoria abbiamo lavorato perché questo processo unitario di convocazione dello sciopero generalizzato fosse a Milano il più trasversale possibile dando vita, insieme a molte altre realtà sindacali e politiche, alla Rete milanese contro la Precarietà.
Crediamo infatti che questa giornata di sciopero sia solo un passaggio, benché importante, di un percorso di confronto e di pratica collettiva per verificare la possibilità di un rilancio di una nuova sinistra anticapitalista e anticoncertativa nell’area metropolitana milanese.
Una rete dell’autorganizzazione sociale e sindacale che sia in grado di intercettare i protagonisti dei nuovi lavori ponendole a confronto e in relazione con le tradizionali figure del lavoro a tempo indeterminato.
Il senso di questa rete è provare a ricomporre sul piano dei diritti quello che il capitalismo ha scomposto nei rivoli della produzione e con le mille particolarità che l’organizzazione capitalistica del lavoro ha prodotto e continua a produrre.
L’intento è quello, partendo dalla materialità dei bisogni, di ragionare collettivamente su forme di vertenzialità sociale allargata in grado di unire il diritto al salario con la gratuità dei servizi sociali, la difesa del posto di lavoro con la lotta alla precarizzazione, la lotta alla privatizzazione del welfare con l’abolizione della legge 30, la difesa dei contratti nazionali con il diritto ad una scuola pubblica laica accessibile a tutti e la libera circolazione delle persone, in quanto elementi diversi di uno sfruttamento di classe da tutti indifferentemente subito, operaio/a metalmeccanico, studente, lavoratore di un call center o di una cooperativa di facchinaggio, pensionato/a, impiegato/a, badante o insegnante ecc…
La precarietà è diventata l’orologio che scandisce la quotidianità dei rapporti economici e sociali per le classi subordinate ed è la nuova frontiera per un capitalismo assettato di profitto che vede in questa vecchia/nuova forma dello sfruttamento la possibilità di riprodurre la propria esistenza.
Inceppare i meccanismi di riproduzione della precarietà vuol dire cominciare a mettere i bastoni tra le ruote di quel grande meccanismo dai supporti di argilla che è il capitalismo.
Questo significa aver la capacità di collocare ogni possibile forma di vertenzialità sociale all’interno di un percorso di lotta più complessiva che abbia come obiettivo l’organizzazione capitalistica del lavoro superando così le logiche corporativistiche che troppo spesso hanno frammentato e caratterizzato negativamente il conflitto sociale negli ultimi anni.
Da ciò la consapevolezza, per tutte le realtà che vorranno misurarsi su questo percorso, di un’oggettiva opportunità politica da saper cogliere, confrontando pratiche e percorsi di lotta e di comunicazione differenti, per ridefinire collettivamente questo progetto di rilancio del conflitto e di ricomposizione sociale all’interno di una strategia anticapitalista.
A tal fine abbiamo scelto, quale punto di partenza, di presentare il libro �La Guardia Rossa racconta� (ed. Colibr�) sulla storia del comitato operaio della Magneti Marelli di Crescenzago (negli anni settanta) quale esempio di lotta sindacale anche radicale che ha saputo, da un lato, imporre al padrone le istanze di classe di cui era portatore sganciandosi completamente e in aperto conflitto con l�azione riformista del sindacalismo confederale e, dall�altro, �uscire� dalla fabbrica interpretando i bisogni degli strati proletari del proprio territorio elaborando e praticando una piattaforma di rivendicazioni sociali e politiche (autoriduzioni, occupazioni di case,�) da condividere politicamente con le analoghe esperienze di altri quartieri e fabbriche per il superamento della settorialit� e della vertenzialit�.
Questa non vuole essere per� solo un�operazione di comprensione di un determinato periodo del conflitto di classe in Italia o di semplice memorialistica, ma anche una riflessione su come, dal racconto dello sviluppo e dell�epilogo nei primi anni �80 di un�incisiva esperienza di lotta contro lo sfruttamento, sia possibile trarre elementi analitici utili per comprendere la fase attuale nonch� strumenti politici e di lotta che, opportunamente aggiornati, possano ancor oggi essere impiegati, in una prospettiva anticapitalista, per affrontare l�insanabile contraddizione capitale/lavoro.
Parteciperanno:
- EMILIO MENTASTI, autore del libro "La Guardia Rossa racconta. Storia del Comitato operaio della Magneti Marelli" ed. Colibr�.
- MICHELE MICHELINO del "Comitato per la difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio" di S.S. Giovanni ed ex operaio Breda Fucine
- ex operai del �Comitato Operaio della Magneti Marelli� di Crescenzago
Da Viale Romagna si raggiunge Piazzale Loreto lungo il rettilineo fino in Via Porpora e si svolta a sinistra.
Dappertutto cordoni di repubblichini: militi dietro militi, sempre pi� fitti, sempre pi� lugubri.
In piazzale Loreto una folla sconvolta e sbigottita.
Si respira ancora l�odore acre della polvere da sparo.
I corpi massacrati sono quasi irriconoscibili.
I briganti neri, pallidi, nervosi, torturano il fucile mitragliatore ancora caldo, parlano ad alta voce, eccitatissimi per ave sparato l�intero caricatore.
Sbarbatelli feroci, vicino a delinquenti della vecchia guardia avvezzi al sangue ed ai massacri, ostentano un atteggiamento di sfida volgendo le spalle alle vittime, il ceffo alla folla.
Ad un tratto irrompe un plotone di repubblichini, facendosi largo a spinte e a corpi di calcio di fucile e andando a schierarsi vicino ai caduti.
�Via via, circolate� urlano.
Spontaneamente il popolo � accorso verso i suoi morti.
Ora la folla, ricacciata, viene premuta tra i cordoni dei fascisti.
Urla di donne, fischi, imprecazioni.
�La pagheranno!�.
I repubblichini, impauriti, puntano i mitra sulla folla.
Dall�angolo della piazza scorgo lo schieramento fascista accanto ai nostri morti. Potrei sparare agevolmente se i fascisti aprissero il fuoco.
In quel momento, fendendo la calca si fa largo una donna: Avanza tranquilla, tenendo alto un mazzo di fiori; raggiunge le prime file, vicino al cordone dei repubblichini, come non vedesse le facce livide e sbigottite degli assassini; percorre adagio gli ultimi passi.
Scorgo da lontano quella scena incredibile, un volto mite incorniciato da capelli bianchi, un mazzo di fiori che sfila davanti alle canne agitate dei fucili mitragliatori.
I fascisti rimangono annichiliti da quella sfida inerme, dall�improvviso silenzio della folla. La donna si china, depone i fiori, poi si lascia inghiottire dalla folla.
Comincia cos� un corteo muto nato come da un improvviso accordo senza parole.
Altre donne giungono con altri fiori passando davanti ai militi per deporli vicino ai caduti.
Chi ha le mani vuote si ferma un attimo vicino alle salme martoriate.
Per ogni mazzo di fiori ci sono cento persone che sostano riverenti.
Si odono distintamente i rumori attutiti dei passi e si colgono i timbri alti delle voci.
Accanto a me uno bisbiglia: � Vede quello a sinistra? Tentava di scappare. Appena era sceso dal camion si era diretto di corsa verso una via laterale.
Credevamo che ce l�avrebbe fatta.
Era gi� lontano.
L�hanno riportato indietro che zoppicava, ferito ad una gamba. L�hanno spinto accanto agli altri, gi� schierati in attesa�.
L�ultimo volto che vedo abbandonando la piazza � quello di un repubblichino, che ride istericamente.
Quel riso indica l�infinita distanza che ci separa.
Siamo gente di un pianeta diverso. Anche noi combattiamo una dura lotta in cui si da e si riceve la morte. Ma ne sentiamo tutto l�umano dolore, l�angosciosa necessit�. In noi non �, non ci pu� essere nulla di simile a quello sguardo, a quella irrisione di fronte alla morte.
Loro ridono.
Hanno appena ucciso 15 uomini e si sentono allegri.
Contro quel riso osceno noi combattiamo. Esso taglia nettamente il mondo: da una lato la barbarie, dall�altro la civilt�. I cordoni dei repubblichini sono sempre fitti. Ad ogni passaggio, ad ogni posto di blocco mi imbatto nella loro insolenza, nella loro spavalda vigliaccheria: mitra ostentati, bombe a mano al cinturone, facce feroci, lugubri camicie nere, ancora una volta, come in Spagna di fronte alla spietata ferocia degli ufficiai nazisti si rivelano i due mondi in antitesi, i due modi opposti di percepire la vita.
Noi abbiamo scelto di vivere liberi, gli altri di uccidere, di opprimere, costringendoci a nostra volta ad accettare la guerra, a sparare e ad uccidere.
Siamo costretti a combattere senza uniforme, a nasconderci, a colpire di sorpresa. Preferiremmo combattere con le nostre bandiere spiegate, felici di conoscere il vero nome del nostro compagno che sta al nostro fianco. La scelta non dipende da noi, ma dal nemico che espone i corpi degli uccisi e definisce l�assassinio �un esempio�.
La belva oramai incalzata da ogni parte si difende con il terrore. Mi rifugio in casa. Mi raggiunge nel pomeriggio una staffetta. I repubblichini hanno sparato in aria per allontanare la folla davanti ai caduti.
Il giorno successivo alla Vanzetti, alla Graziosi, alle Trafilerie, alla Moto Meccanica, alla O.M., ecc.., gli operai abbandonano il lavoro in segno di protesta; alla Pirelli le maestranze si riuniscono in silenzio. Ora tocca a noi.
Nella medesima notte prepariamo 8 bombe ad alto potenziale. Il tecnico, abituato ad un lavoro di precisione, esprime le sue preoccupazioni, ma si piega alle necessit�. Il giorno dopo, all�alba , io, Narva e Sandra ci troviamo nella chiesa di Via Copernico per la consegna dell�esplosivo. Il parroco si aggiunge a celebrare la prima messa, avanzando silenziosamente dalla sacrestia.
Nella chiesa, deserta, regna un silenzio profondo, una pace incredibile.
Arriva il tecnico con le borse. Il prete assiste alle consegne, immobile fra i chierichetti.
Comprende? Non so.
Usciamo. Accompagno le ragazze all�appuntamento con Conti e Giuseppe, per l�ultimo scambio delle borse.
�Vi protegger� le spalle�, dico, �calma e sangue freddo, non ci sar� nessuna sorpresa.�
I due gappisti con la calma e la sicurezza di professionisti, depositano le bombe, si eclissano in una viuzza scambiandosi un rapido cenno di saluto.
Una, due, tre esplosioni scuotono l�aria, infrangono i vetri.
Il ritrovo ufficiale del comando tedesco � devastato come un campo di battaglia.
Abbiamo disposto le cariche in modo che gli esplosivi deflagrassero prima sulle finestre e successivamente all�uscita del Circolo. Il Feldmaresciallo Kesserling invita le forze dipendenti ad agire con maggiore energia nei confronti dei sabotatori da impiccarsi sulle pubbliche piazze; il comandante della piazza di Milano anticipa il coprifuoco alle 22.00. Il nemico si rende conto che l�arma del terrore gli si ritorce contro.
Dobbiamo insistere.
Azzimi e Borsetti attaccano il comando repubblichino nella sede dove convergono i lavoratori italiani da inviare il 14 in Germania.
Il mattino del 14 agosto un alto ufficiale tedesco e due subalterni mentre discutono in un ufficio del Palazzo di Giustizia vengono uccisi con una �Sipe�, lanciata da una finestra.
Nei corridoi, tedeschi e fascisti fuggono in preda al panico. Il coprifuoco non si ferma: il 16 agosto ancora Azzini e Borsetti giustiziano uno squadrista, ufficiale della milizia e delatore di partigiani e, due giorni dopo, un�altra squadra abbatte un ufficiale delle SS a Porta Volta.
�La pagheranno!!!�, era la parola d�ordine del popolo e la nostra.
Il governo Zapatero chiude le frontiere ai rappresentanti del popolo basco. La Prima Sezione dell'Audiencia Nacional diretta dalla giudice Angela Murillo, ha negato il permesso di lasciare il suolo spagnolo all'avvocato Julen Arzuaga e al rappresentante del movimento ecologista e della sinistra indipendentista Alberto Frias.
Di solito l'AN (con qualche eccezione) non ha vietato viaggi a processati nell'ambito di conferenze internazionali o giri di assemblea, ma questa volta il tribunale ha giustificato il rifiuto per l'imminenza della pubblicazione della sentenza.
Evidentemente lo Stato Spagnolo non vede di buon occhio la possibilit� che le forze politiche e sociali perseguitate dal teorema alla base del Maxiprocesso possano esprimere il proprio punto di vista in ambito internazionale ed ottenere cos� solidariet� politica.
La strategia del governo Aznar prima e Zapatero oggi, � quello di sfiancare con la repressione un movimento con radici e convinzioni radicatissime in tutto il popolo basco.
L�ultimo atto � stata infatti la messa fuori legge delle liste elettorali indipendentiste proprio per la paura che un cosi forte consenso di massa potesse trasformarsi in un ampio controllo delle istituzioni locali.
Mentre il governo Zapatero comunica ufficialmente la volont� di aprire tavoli per le trattative, in realt� continua la repressione e la volont� di fare piazza pulita di ogni espressione organizzata del dissenso popolare.
Ma la lotta per l��autodeterminazione del popolo basco ha un respiro cosi ampio da poter resistere sempre e comunque un giorno di pi� di ogni governo.
L�incontro � solo rinviato a novembre per valutare la sentenza del processo che uscir� a giorni.
Solidariet� al popolo basco
I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria
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AFFONDIAMO IL REFERENDUM DELL�8/10 OTTOBRE SULL�ACCORDO DEL 23 LUGLIO 2007!
L�accordo, sulla previdenza, prevede:
- a fronte di un blando incremento delle pensioni sociali (che riguarder� solo il 15% degli attuali pensionati), a decorrere dal 2010 � prevista la riduzione dei coefficienti utilizzati per il calcolo delle pensioni. Il livello di trattamento previdenziale risulter� ancor pi� basso, quindi, di quello seguito alla riforma Dini del 1995 che ha sostituito il sistema retributivo con quello contributivo per quantificare il valore della pensione da erogare (il calcolo avviene quindi non sulla base della retribuzione percepita, ma sui contributi versati nel corso della propria vita lavorativa);
- l�introduzione del sistema delle quote (somma dell�et� anagrafica e dei contributi versati all�Inps) e il progressivo innalzamento dell�et� minima per andare in pensione (60 anni dal 2011, 61 anni dal 2013) che addirittura risulter� essere peggiorativo di quanto previsto sul punto dalla riforma Maroni;
- parziale esclusione, dagli effetti della riforma, degli addetti ad attivit� usuranti (considerando tali solo 5.000 lavoratori l�anno) per i quali �, comunque, previsto l�innalzamento dell�et� pensionabile (seppur limitato).
Sul fronte del mercato del lavoro, invece, il testo dell�accordo non prevede nessuna misura concreta per combattere il costante aumento della precariet� diffusa e l�estrema parcellizzazione dell�attuale organizzazione del lavoro.
La parte del protocollo che riguarda gli ammortizzatori sociali � totalmente ininfluente rispetto all�esigenza di interventi a sostegno del reddito. La riforma prevede esclusivamente un�indennit� di disoccupazione pi� sostanziosa e un accesso facilitato al credito per i lavoratori atipici, contribuendo cos� a confermare anche ideologicamente quale dato immodificabile la precariet�.
Si assiste inoltre alla sostanziale conferma dell�impianto della legge Biagi ed alla possibilit� di estendere senza limiti temporali la durata dei contratti a termine superando anche il �tetto� legale dei 36 mesi tra proroghe e rinnovi se l�ulteriore contratto a tempo determinato sar� sottoscritto con l�assistenza di un rappresentante sindacale.
L�accordo prevede l�esclusione dei lavoratori interinali (oggi somministrati) per i quali non vi � alcun limite di durata, n� particolare procedura di rinnovo: dunque, precari a vita.
In compenso, � prevista la decontribuzione della retribuzione per lavoro straordinario che si tradurr� in un aumento dei profitti per il padronato e ne render� l�uso pi� appetibile costando al datore quanto un�ora di lavoro ordinario.
Sui contenuti di questo protocollo sono stati indetti referendum, dal valore non vincolante, tra i lavoratori, i pensionati, i cassintegrati e i precari, il cui esito non � affatto scontato.
Nonostante infatti dalle assemblee preparatorie siano state escluse le voci discordanti e contrarie all�accordo, ognuno di noi pu� inviare un segnale chiaro e deciso contro la precariet�, contro la riduzione delle garanzie e dei diritti e contro l�ennesima penalizzante riforma del sistema previdenziale.
Questa iniziativa si pone all'interno delle 2 giornate del 19/20 gennaio di mobilitazione internazionale come momento di pressione sui governi spagnolo e francese per una ripresa effettiva dei tavoli di negoziazione con i rappresentanti del popolo basco.
Perch pace senza giustizia vuol dire solo chiedere al popolo basco di rinunciare alla propria dignit e al proprio diritto all'autodeterminazione e perch l'obiettivo della pace deve essere realmente perseguito da tutti gli interlocutori.
per una ripresa reale delle trattative perch questa la volont chiara di tutto il popolo basco
PACE E DEMOCRAZIA NEI PAESI BASCHI
VENERDI 19 GENNAIO ORE 18,00 in via Fatebenefratelli 26
PRESIDIO DAVANTI AL CONSOLATO SPAGNOLO
invitiamo tutti e tutte a portare una bandiera basca o le bandiere dell'amistia per i prigionieri politici baschi e far circolare il pi possibile in liste e-mail ecc...
QUESTO E' L'APPELLO CHE VERRA' DISTRIBUITO:
Ai comitati di solidariet, alle Organizzazioni politiche e sindacali, ai movimenti sociali.
A tutti/e gli amici ed amiche di Euskal Herria.
Gli avvenimenti delle ultime settimane in relazione con il processo di risoluzione del conflitto nei Paesi Baschi, dimostrano chiaramente che il pericolo che tale processo fallisca, si fa, giorno dopo giorno, sempre pi reale.
Chi come noi ha profonda coscienza della differenza tra pace e pacificazione ha gi compreso che i governi della Francia e della Spagna stanno volutamente lasciando morire il processo di risoluzione del conflitto.
Il senso di questi incontri, per lavvio di un negoziato serio e bilaterale, stato nei fatti boicottato da questi 2 governi che, oltre ad aumentare la repressione negli otto lunghi mesi che sono passati dalla dichiarazione della tregua unilaterale nella attivit armata da parte di ETA, non hanno fatto un solo passo per impegnarsi seriamente a configurare l'avvio di un accordo politico affinch la cittadinanza di tutti i Paesi Baschi possa decidere sul suo proprio futuro.
Lintero popolo basco sta vivendo un momento cruciale.
Qualsiasi atto di solidariet teso a costruire pressione nei confronti degli stati oppressori di Euskal Herria, che li spinga nella direzione di far passi decisi verso la risoluzione democratica del conflitto, oggi pi che mai necessario.
Rendiamo pubblico un appello che arriva dalla sinistra indipendentista basca:
PAESI BASCHI: DEMOCRAZIA O GUERRA ?
I Paesi Baschi: per il dialogo e la negoziazione.
Il processo per la risoluzione del conflitto politico che ancora in attesa di iniziare nei Paesi Baschi, ha come obiettivo quello di creare le basi democratiche per superare la
scontro esistente, includendo tutte le opzioni politiche della societ basca, intorno a due tavoli di negoziazione: il primo quello dei partiti politici, sindacati ed organizzazioni sociali con l'obiettivo di arrivare ad un accordo politico congiunto.
L'altro quello formato dalla Organizzazione ETA ed il Governo Spagnolo, per attivare la smilitarizzazione del conflitto e risolvere la situazione dei prigionieri/e politici baschi. ETA dichiar pubblicamente, nel marzo del 2006, una tregua della attivit armata .
Le autorit spagnole e francesi devono dare a loro volta un passo deciso verso la Pace.
Si vive un ambiente di speranza nel seno della societ basca.
Il superamento del conflitto possibile.
Per lo sviluppo delle trattative c' bisogno della partecipazione di tutti e tutte in una lotta per una soluzione democratica che rispetti i diritti del popolo basco.
Per queste ragioni facciamo appello ai governi degli stati francese e spagnolo affinch si impegnino nel processo di dialogo e negoziazione, accettando che sia la cittadinanza basca che decida liberamente il suo futuro.
A fianco della lotta per lautodeterminazione del popolo basco !
EUSKAL HERRIA ASKATU!
Solidali con il popolo basco
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Appello per un'assemblea contro la precariet� il 25 ottobre, in vista dello sciopero generalizzato del 9 novembre PER LA COSTRUZIONE DELLO SCIOPERO GENERALIZZATO NAZIONALE DEL 9
NOVEMBRE
25 OTTOBRE ORE 21.30 PRESSO
AULA MAGNA DEL LICEO SEVERI,
BASTIONI DI PORTA VOLTA, ANGOLO P.LE BIANCAMANO
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ottobre di quest'anno hanno costituito i primi passaggi fondamentali affinch�, a
livello nazionale, tutte le realt�, i centri sociali, le reti, le
associazioni, i gruppi di lavoratori/trici, si prendessero carico di
costruire e rilanciare un movimento di lotta contro la precariet� in
vista dell'organizzazione di uno sciopero generale di massa del 9
novembre,che sappia coinvolgere il maggior numero di lavoratori, precari, studenti e
immigrati.
Ogni percorso di lotta per essere realmente unitario e plurale,
incisivo e partecipato, necessita di un radicamento e di una spinta locali,
soprattutto in una citt� come Milano, che � oggi uno dei laboratori
pi� avanzati delle nuove forme di produzione e accumulazione di
ricchezza,caratterizzato da una prevalenza di lavoro terziario, da un misto tra lavoro manuale e servile e da lavoro altamente professionalizzato.
Oggi la condizione dominante � quella di una precariet� strutturale ed
esistenziale che si manifesta anche in percezioni differenziate e
frammentate.
� dunque per noi fondamentale aprire a Milano spazi di dibattito e di
confronto, rilanciare momenti di elaborazione politica e di critica
dell'esistente, mettere in campo un'azione efficace che
sappia opporsi ai processi di precarizzazione, rivendicando
reddito, diritti nel lavoro ed oltre il lavoro
Un'azione che, altres�, sappia battersi per delle pensioni realmente
dignitose e per una scuola e un'universit� pubbliche, laiche e pluraliste, e che contrasti
l'aumento delle spese militari previsto nell'ultima finanziaria e la
rincorsa culturale al securitarismo e al razzismo.
Vogliamo costruire una sinistra, anticapitalista e
anticoncertativa,che restituendo la giusta importanza alle molteplici forme di
resistenza che si sono opposte all'approvazione dell'infame protocollo del 23 luglio -
rifuggendo le deleghe - trovi la capacit� di divenire un'importante riferimento per chi �
disperso nei mille rivoli della produzione capitalista, costruendo cos� forme ampie
di vertenzialit� sociale all'interno di un progetto di trasformazione
radicale dell'esistente.
Invitiamo quindi tutti i lavoratori/trici, gli studenti e ogni realt�
che si voglia porre all'interno di questo grande progetto collettivo a
partecipare Gioved� 25 ottobre alle 21.30 all'assemblea metropolitana
che si terr� nell'aula magna del liceo Severi. Questa � una prima
tappa fondamentale e indispensabile per confrontare pratiche e percorsi,
linguaggi e visioni, per mettere in campo iniziative condivise che generalizzino lo
sciopero indetto dai sindacati di base il 9/novembre
Facciamo nostro e riproponiamo a tutte le realt� di Milano
l'appello di indizione dell'assemblea tenutasi a Roma il 7 ottobre di quest'anno:
da aggiungere i link
RETE MILANESE CONTRO LA PRECARIETA'
per adesioni
no-precarieta-mi@inventati.org
PRIME ADESIONI
In rigoroso ordine alfabetico
Chainworkers
C.s.a Vittoria
Confederazione cobas
Coordinamento per l'Unit� dei Comunisti
Cub
"Assemblea!", foglio d'informazione e ccollegamento
McPdl - Movimento per il Partito Comunista dei lavoratori - sezione di Milano
McPdl - Movimento per il Partito Comunista dei lavoratori - sezione della Brianza
Rete dei Comunisti
Sinistra Critica
Sdl intercategoriale
Slai Cobas
Sos Fornace - Rho
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davanti al consolato spagnolo in via Fatebenefratelli 26.
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Libert� per gli arrestati
Solidariet� a Batasuna
Continua l'escalation repressiva del governo Zapatero contro il diritto all'autodeterminazione del popolo basco ed in particolare contro la sinistra indipendentista.
Alla fine la maschera � caduta e si sono svelati i piani del governo Zapatero che, mentre a parole diceva di voler avviare le trattative per una soluzione politica al conflitto spagnolo/basco, nei fatti ha accelerato sul piano repressivo con l'illegalizzazione delle liste elettorali della sinistra basca, con l'arresto di Arnaldo Otegi suo massimo rappresentante, di Oihana Agirre dell'organizzazione per l'Amnistia per i prigionieri politici, di Joseba Alvarez, che i compagni e le compagne ben conoscono e apprezzano grazie ai suoi numerosi incontri in Italia nel suo ruolo di responsabile delle relazioni internazionali , fino ad arrivare, nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre, all'arresto, con un vero e proprio atto di guerra, di tutta la direzione politica di Batasuna.
Il disegno del governo Zapatero � ormai evidente: annientare con la repressione il diritto del popolo basco alla propria autodeterminazione, al diritto di vivere in pace sulla propria terra, distruggendo ogni forma di organizzazione del dissenso; ma il popolo Basco viene da molto lontano ed � ormai chiara a tutti la sua stupefacente capacit� di resistenza simile a quella dello stoico popolo palestinese.
Il governo Zapatero ha stoltamente negato la possibilit� di avviare un processo di pace per la risoluzione di un conflitto che ha portato e purtroppo porter� ancora molti lutti, e dovr� assumersi davanti agli occhi della comunit� internazionale la responsabilit� di questa volont� repressiva.
esprimiamo la nostra massima solidariet� a Joseba Alvarez e a tutti e tutte gli arrestati/e.
a fianco del popolo basco che resiste
perch� si apra un tavolo delle trattative per una risoluzione politica del conflitto
invitiamo tutti i compagni e le compagne e tutti coloro che hanno mostrato sensibilit� per la causa del popolo basco a partecipare
MERCOLEDI 10 OTTOBRE ALLE ORE 18
Presidio di protesta davanti al consolato spagnolo in via Fatebenefratelli 26
Solidali con il popolo basco
EUSKAL HERRIA ASKATU !
PER VEDERE IL VIDEO DELL�ARRESTO DI JOSEBA ALVAREZ: www.askapena.org
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si terr� a Melzo, sabato 30 giugno, per denunciare
l'ennesima criminale aggressione fascista e il
generale clima di continue intimidazioni che ha
caratterizzato l�ultimo anno.
Chi come noi considera l'antifascismo una parte della
pi� complessiva lotta anticapitalista, mentre da un lato,
rivendica con forza il diritto all'autodifesa contro
le provocazioni fasciste, dall�altro, mette al centro
delle proprie riflessioni l'iniziativa di massa di
ampio respiro quale terreno e livello su cui
intervenire per poter isolare e ricacciare nelle fogne
della storia del ventennio fascista le "sottoculture"
della prevaricazione e del razzismo, del sessismo e
dell'omofobia, di cui sono portatrici queste bande
violente e ignoranti di neonazisti.
Una presenza territoriale forte e continuativa che si
batta sulle contraddizioni primarie vissute nei
quartieri come il lavoro, la precariet�, la casa e il
diritto ad una cultura alternativa e a spazi sociali,
� l'unico antidoto al clima di ignoranza qualunquista
e "culturalmente" di destra che sta facendo sempre pi�
presa a livello giovanile.
Per questo ci schieriamo e saremo presenti a fianco
degli antifascisti che scenderanno in piazza sabato 30
a Melzo, ma anche a Pavia per protestare contro chi ha
permesso l'apertura di una nuova sede neonazista a 30
metri da un centro sociale.
Per chi volesse partecipare all'iniziativa di Melzo
diamo un appuntamento per una carovana di auto sabato
30 giugno alle ore 15 davanti al Csa Vittoria.
IL 17 FEBBRAIO A VICENZA HA VINTO IL POPOLO Una giornata di lotta che � andata persino al di l� delle previsioni, con un NO che si � ingigantito ed � stato amplificato dalla capacit� di raccogliere, su queste parole d'ordine, intelligenze, strategie, forme comunicative anche molto distanti, ma che nel rispetto reciproco hanno centrato l'obiettivo di rappresentare u