Tre mesi nella Repubblica Democratica del Congo.
Resoconti
a ruota libera di un cooperante: luci ed ombre di un paese in piena crisi
economica e politica, in cui si cerca faticosamente di porre fine alla lunga
guerra, iniziata nellagosto 1998.
Lumumbashi, Katanga, RDC. Di Andrea Speranza. Marzo-giugno 2003.
Lubumbashi,
12 marzo 2003
LUBUMBASHI
Lubumbashi ti accoglie con la gigantofrafia di Laurent Desirè Kabila, il Presidente che nel 1997 liberò il paese dalla dittatura trentennale di Mobutu Sese Seko e che fu poi assassinato nel gennaio 2001. Ora il paese, almeno la parte in mano al governo, è governato dal figlio Joseph Kabila, 31 anni. "Bienvenus a Lubumbashi, capitale du cuivre" (la capitale del rame), recita un'immensa scritta sulla strada principale, e poi è come essere atterrati su un altro pianeta.
Un milione di abitanti, ammassati in quartieri popolari, fatti di povere case di mattoni o di paglia e fango. Strade sterrate dove non ci sono macchine, buche profondissime, la gente gira solo a piedi. Donne con vestiti dai colori fortissimi che trasportano qualunque tipo di carico sopra le loro teste, bambini seminudi che giocano con limmondizia ti salutano e ti sorridono, uomini che trascinano carretti e altri carichi di ogni genere. Tutti gli occhi sono fissati su noi bianchi, ogni nostro movimento, gesto o espressione viene osservata e giudicata.
Non si vede un bianco per la strada, i pochi girano solo in macchina. Noi bianchi siamo lo spettacolo, osservati da centinaia di persone. Le case sono di mattone oppure di fango e paglia, i bambini spuntano da tutte le parti e sono bellissimi. I bambini ti sorridono e ti salutano con la mano, gli adulti ricambiano il saluto volentieri, ma pare che passeggiare sia pressoché impossibile, mi dicono che non hai un attimo di tregua, con bambini di strada ed individui di ogni genere che ti chiedono soldi.
La città è grandissima ed è dominata dalla vecchia miniera di rame, una specie di mostro sormontato da una vera e propria montagna di scorie di lavorazione, da cui si estraggono altri materiali. Questo monte nero sembra un vulcano in mezzo alla città, è veramente inquietante. La Gé.ca.mines, la società che gestisce la miniera, ha licenziato negli anni scorsi qualcosa come 20.000 dipendenti, che ora sono disoccupati, senza sussidio ovviamente... Quelli rimasti sono in sciopero perché non vengono pagati da mesi. Oggi una colonna dell'esercito, composta da bambini soldato (li abbiamo superati in macchina) si dirigeva verso il complesso minerario... Ci sono alcuni quartieri in cui la miseria è la realtà quotidiana. Ci passiamo attraverso in macchina o in furgone, ma di giorno non ci sono problemi, se si dovesse bucare una gomma ce la caveremmo. Il posto più sconvolgente è il quartiere Kenya, dove si erge anche lo stadio nazionale, in mezzo alla miseria.
Per farvi capire cos'è questo posto vi dico solo una cosa: il 25 febbraio c'è stato un grosso incidente stradale, ci sono stati morti e feriti. Il capo progetto mi ha raccontato che lo ha chiamato il sindaco in persona, per chiederci se potevamo fornire del cotone da portare in ospedale ai feriti, perché gli ospedali della città ne erano sprovvisti!
Oggi ho conosciuto il parroco salesiano che gestisce uno dei complessi scolastici in cui lavoriamo eche si è fatto 33 anni in Africa tra Ruanda, Burundi e Congo. Ho visitato con lui il piccolo ospedale e la sala maternità, affollata da neomamme poco più che bambine. C'era anche la "sala del risveglio", con due ragazzine che avevano appena partorito.
Lubumbashi,
13 marzo 03
LA BROUSSE
Oggi sono andato al villaggio di Kakonkanya, che si trova a 54 km da Lubumbashi,
a visitare una delle scuole, quella più lontana, che sta nella "brousse"
come la chiamano qui, vale a dire la campagna, la savana, insomma fuori dalla
città. 54 chilometri di strada impossibile, piena di buche, in cui
noi eravamo gli unici ad andare con il fuoristrada. La gente cammina per chilometri
a piedi oppure in bicicletta con dei carichi incredibili, fino a 100 kg di
legna o carbone, che vanno a prendere in brousse e che poi vendono ai mercati
in città. Ci sono anche i vélo-taxi, che dei ragazzini guidano
portando sul retro delle signore ben vestite.
Lungo la strada si incontrano dei villaggi, le cui case sono fatte di fango
e paglia. I bambini spuntano da tutte le parti, vestiti di stracci, eccitatissimi
dall'arrivo di una macchina, tutto il villaggio ti guarda e i bimbi si mettono
a gridare quella parola con cui siamo identificati noi bianchi: "Muzungu!
Muzungu!" (uomo bianco!). Sembrano felicissimi, ti salutano tutti con la mano,
corrono dietro alla macchina rischiando di finire sotto le ruote. Gli adulti
ti fissano seri ma basta un cenno con la mano e sorridono, le donne sono più
timide ma fanno la stessa cosa, oppure si mettono a ridere per la timidezza
o la vergogna.
Siamo ancora nella stagione delle piogge e la brousse è molto rigogliosa,
ci sono alberi di ogni tipo e quando ti fermi un attimo puoi ascoltare il
canto di una miriade di uccelli.
A
Kakonkanya c'è la scuola Akacelo. E' una scuola elementare ed i bambini
sono di una bellezza che ti stordisce. Ne ho visti un paio al villaggio con
la pancia gonfia per la verminosi, ma in generale sembrano in buone condizioni
di salute. Si mangia il piatto tradizionale, il bukari (che chiamano anche
"foufou" dalle parti di Kinshasa), che è una specie di polenta fatta
con farina di mais, che i bambini intingono con le mani in una salsa di fagioli
e gombo, un legume tropicale.
La passeggiata al villaggio è stata un'esperienza indimenticabile.
Le piante di banane circondano le povere case di fango e paglia, la gente
è molto dignitosa e gentile, i bambini ti seguono a frotte. Uno giocava
con un pallone fatto di corda, un altro aveva una fionda a tracolla.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a comprare delle pannocchie e delle
specie di bigné ai lati della strada da dei bambini piccolissimi: due
pannocchie 100 Franchi congolesi, circa 23 centesimi di Euro. Parlano lo swahili
a Lubumbashi, mentre già al villaggio il dialetto cambia, si parla
il cibemba. La gente della brousse sembra stare un pò meglio di quella
di città, se non altro non hanno problemi di accesso al cibo: la coltivazione
di mais, di patate dolci, di arachidi e altri legumi consente un grado di
autosufficienza alimentare a buona parte della popolazione.
Non
c'è assolutamente pericolo per quanto riguarda la sicurezza, in città
occorre stare molto più attenti. Nella brousse dominano i termitai,
che possono arrivare fino a 10 metri di altezza e su cui spesso crescono degli
alberi. Ce ne sono di grandissimi anche in città.
Certo questo è un paese veramente disastrato a livello sociale, dopo
secoli di sfruttamento selvaggio dei belgi e decenni sotto una delle dittature
più terribili del pianeta. Qui elezioni non ce ne sono mai state dal
1960, anno dellindipendenza; il Presidente fu eletto per acclamazione,
in uno stadio di calcio pieno; alla sua morte gli succedette il figlio. Il
Parlamento non è eletto bensì nominato dal Presidente in persona.
Ho appreso una notizia che mi ha profondamente scosso e mi ha messo brutalmente
di fronte alla realtà di questo paese: a Mbuji Mayi, una grossa città
nella regione del Kasai Orientale (piuttosto lontano da Lubumbashi, nella
zona delle foreste equatoriali, la città dei diamanti) una ragazza
è morta di colera. Il capofamiglia, convinto invece che fosse deceduta
perché strega o comunque a causa di qualche feticcio, ha fatto un rito
propiziatorio, che dovrebbe in teoria servire a scacciare le malvagità
dalla comunità: ha immerso la biancheria intima della deceduta in un
secchio d'acqua e ha costretto tutta la famiglia allargata, 30 persone, a
bere. Il risultato è stato che 7 persone sono morte, tra cui il capofamiglia,
e da quel focolaio si è diffusa una vera e propria epidemia di colera,
che si è estesa in tutta la regione, provocando centinaia di morti
(ottobre 2002, dal bollettino mensile di Médecins sans Frontières).
Lubumbashi,
14 marzo 03
IL COLERA
Stamattina
sono andato a visitare una delle scuole che ancora non avevo visto. I servizi
igienici sono in condizioni veramente terribili; daltronde sei turche
sono utilizzate da più di mille bambini, non cè acqua
né carta igienica.
Nel cortile della scuola hanno fatto un campo di pallavolo. Le linee che delimitano
il campo sono tracciate con dei mattoni, comprese quelle che delimitano l'area
che segnala lo spazio dietro al quale
si deve saltare prima di schiacciare, quindi proprio in mezzo al campo. In
pratica l'infortunio è assicurato e se mai a qualcuno venisse in mente
di tuffarsi per salvare un pallone, il coraggioso atterrerebbe con i denti
su un mattone... Parlavo con il responsabile della scuola per segnalargli
la
cosa, lui mi ha detto: "E' vero, non ci avevamo pensato."
Come detto la stregoneria (la "sorciellerie") è una credenza molto
radicata in Katanga (la regione di cui Lubumbashi è capoluogo) ed in
tutto il Congo. Nelle zone rurali, in brousse, come quelle che ho visitato
l'altro giorno, la popolazione ne fa quasi una religione.
Quando una persona muore in casa, si brucia la casa, perché è
un rito di purificazione; se a qualcuno venisse in mente di abbellire, diciamo
così, la sua misera casa con qualche suppellettile di troppo, potrebbe
venire accusato di essere uno stregone, perché nella scala sociale
non è concepibile che qualcuno nello stesso sperduto villaggio nella
brousse abbia un livello di reddito troppo superiore a quello degli altri
e gli altri. Se succede può capitare di essere sospettati di stregoneria.
Ho iniziato a conoscere i pochi operatori umanitari occidentali presenti qui
a Lubumbashi, gente di agenzie delle Nazioni Unite principalmente. Alla riunione
dell'OCHA (Organizzazione di Coordinamento degli Affari Umanitari dell'ONU)
all'ordine del giorno, tra le altre cose, c'era un argomento molto delicato:
il colera. E' da dieci settimane che in tutto il Congo e nel Katanga è
scoppiata una grossa epidemia, che ha raggiunto anche Lubumbashi.
Succede tutti gli anni durante la stagione delle piogge. Nelle zone più
depresse e nei sobborghi miseri della città, i quartieri-ghetto, le
condizioni igieniche sono terribili. Le fosse settiche sono piene, le piogge
abbondanti le fanno esondare e diffondono i virus, che poi infettano le acque
dei torrenti ed i fiumi... Pare che in alcune zone la gente sia così
povera da non avere neanche la possibilità di comprare del carbone
per bollire l'acqua; questi sono i primi a prendersi il colera. Le cifre sono
inquietanti: dall'inizio dell'epidemia, a Lubumbashi sono stati registrati
più di 1300 casi, 12 i morti. Ultimamente i dati sono allarmanti: 400
casi alla settimana, più o meno una vittima al giorno. L'epidemia si
concentra principalmente nei tre quartieri più poveri (Kenya, Kamalondo
e Katuba) e non ci sono previsioni attendibili. Le istituzioni sono inesistenti,
gli unici che si danno da fare e fanno opera di sensibilizzazione e informazione
alla gente ed intervengono per aiuti sono alcune ONG e le agenzie dell'ONU.
Infatti oggi alla riunione non abbiamo visto neanche un rappresentante comunale
o provinciale
Lubumbashi,
16 marzo 03
LE STRADE CONGOLESI
Oggi
ho passato la domenica in casa, impossibilitato ad uscire da un clima veramente
pazzoide. Di mattina c'è sempre un gran sole e l'umidità è
molto alta.
Verso le 17 tutti i giorni immancabilmente si addensano nuvoloni neri e si
mette a piovere... ma non come da noi. Dopo ore di pioggia torrenziale, la
guardia ci ha chiamato annunciandoci che ci stavamo trovando in mezzo ad una
inondazione. Abbiamo aperto il cancello della nostra casa-fortezza e davanti
a noi la strada era diventata un fiume! La gente qui fa finta di niente e
continua la sua vita quotidiana: pedoni, biciclette, camion e macchine affondano
fino ad un metro nell'acqua melmosa tranquillamente, per poi riemergere cento
metri dopo. Se penso a come si sta diffondendo il virus del colera mi viene
male... Tra l'altro non c'è più elettricità e quindi
neanche acqua.
Ieri sera abbiamo fatto una cena a casa nostra, invitando alcuni cooperanti di unONG americana, che lavora in tutto il Congo. C'era un tipo di Liverpool, uno dei capoccioni, simpatico, un congolese che lavora con loro e una ragazza canadese che fa la nutrizionista. Hanno raccontato altre chicche su questo paese da fare rabbrividire... dato che loro lavorano anche nella regione in cui c'è la guerra.
Pare che Kinshasa, la capitale, lontanissima da Lubumbashi, sia una specie di inferno in terra...
La cosa che in Congo non devi assolutamente fare, se non vuoi rischiare grosso, è fare un incidente stradale e poi fermarti a soccorrere qualcuno. Infatti, se un bianco tocca una persona o un bambino con la macchina, gli conviene scappare e non fermarsi. Il problema è che a volte alcuni pazzi fanno apposta a farsi mettere sotto, per intascare un risarcimento in denaro, che equivale ad una fortuna per i congolesi, specialmente se l'investitore è bianco e la compagnia assicuratrice è occidentale. L'inglese se l'è vista brutta a Kinshasa, una bambina si è piazzata in mezzo alla strada, lui l'ha investita e poi si è fermato per portarla all'ospedale... E' stato scortato dalla polizia locale per tutta la giornata.
Sulle strade bisogna stare veramente attenti, è l'anarchia più assoluta. Sebbene di norma i pedoni si fermano e fanno passare i veicoli, bisogna non distrarsi mai. A Lubumbashi esiste un solo semaforo, allincrocio principale della città, ma funziona soltanto in una direzione Un'altra insidia sono i vigili locali, che ti fermano per estorcerti denaro o sigarette solo perché sei un muzungu. Mi hanno insegnato a non fermarmi neanche quando ti fanno cenno, per fortuna non sono armati e ti lasciano passare. Per non parlare delle disavventure delle compagnie aeree nazionali, cose da brividi
Comunque, da domani avrò la patente congolese: basta una fotocopia del passaporto, una fototessera, 10 dollari da pagare al ministero dei trasporti, 4 al funzionario corrotto che ti fa la pratica, e voilà, eccoti in mano una patente valida per un anno! (anche se c'è scritto ancora Zaire, il nome che il paese aveva sotto Mobutu, fino al 1997).
Nel pomeriggio ho visitato due dei centri per minori in difficoltà a cui forniamo i viveri, tramite il PAM. Nel primo di questi, un centro per bambine e ragazze di strada, abbandonate perché i genitori si sono separati, o perché la famiglia non vuole prendersene carico, oppure perché accusate di stregoneria, ho trovato soltanto alcune bimbe malate e denutrite, le altre erano a scuola. Una ha la TBC e aspettava di essere portata all'ospedale.
Poi abbiamo fatto una visita ad un centro per ragazzi e bambini ciechi, che è l'unico in città, gestito dalle Suore della Carità (quasi tutti i centri per bambini di strada sono gestiti da religiosi, i salesiani la fanno da padrone). Mi ha fatto una certa impressione, però è stato bello parlare con un ragazzo che mi diceva che gli interessava la letteratura e che avrebbe voluto continuare gli studi. Per le strade della città c'è un delirio di gente, la macchina deve aprirsi un varco tra la folla di bambini che escono da scuola in divisa... poi ci sono i vigili urbani che ti fermano ogni cento metri sperando di trovarti senza documenti per scroccarti i soldi per una birra o un pacchetto di sigarette.
Concludo la mia giornata chiacchierando con le guardie e con uno dei poliziotti armati di mitra e coltellaccio che abbiamo ingaggiato, a cui offro sigarette che lui accetta ma non fuma (probabilmente poi le rivende...) e che ogni volta che saluto si mette sull'attenti e mi fa il saluto militare! Comunque l'unica guardia armata, il poliziotto quindi, si fa delle grandi dormite di notte, l'ho già beccato. E anche se si avvicinasse qualche balordo, mi dicono che non si immolerebbe certamente per noi...

Lubumbashi,
18 marzo 03
ENFANTS DE LA RUE
Ma che paese è mai questo? Le prove non finiscono mai... Stasera siamo andati a mangiare al ristorante "La brioche" in centro, un ristorante gestito da un greco appartenente al clan degli Psarommatis, famiglia greca che sono padroni di gran parte del business riguardante la grande distribuzione e il commercio del carburante; in questo i greci si contendono il controllo della città con i libanesi, mentre i pochi belgi rimasti stanno lasciando le loro attività poco alla volta e stanno tornando in Europa, dato che il rame ha perso molto del suo valore.
Abbiamo posteggiato la macchina in un posto un po' isolato e buio e all'uscita vediamo una scena non nuova: un gruppo di bambini di strada che circondano la macchina ed iniziano ad implorarti di dare loro soldi. Non bisogna dare mai denaro ai bimbi di strada, mi dicono, perché in tal modo si contribuisce a mantenerli sulla strada appunto, dando loro i mezzi per il sostentamento. In caso contrario invece i bambini sono costretti a rivolgersi alle strutture di accoglienza ed assistenza, che non mancano in città, che li accolgono e tentano, nel lungo periodo, di reinserirli in famiglia.
La loro insistenza è veramente disarmante, si attaccano alla macchina mentre fai manovra, si mettono ad urlare, a piangere, addirittura ad un certo punto uno di loro simula clamorosamente di essere stato investito e cade a terra urlando e tenendosi una caviglia. Una scena veramente terribile, che ti lascia dentro un disagio, una rabbia ed un'inquietudine veramente fortissimi. In quel momento c'era pochissima gente per strada, ma se fosse successo in pieno giorno? Se qualche pazzo avesse creduto al bambino che si è buttato per terra? Non so cosa pensare, se non maledire tutti coloro che hanno sfruttato il paese, a partire dai belgi per arrivare ai vari dittatori e sanguisughe locali, i vari Mobutu e compagnia. La gente che vive nei palazzi di Kinshasa, con conti miliardari all'estero e che lascia la gente in condizioni infami, senza neanche un briciolo di dignità.
Vado a letto con un umore pessimo e per la prima volta maledico questo paese...
Lubumbashi,
19 marzo 03
ANCORA BROUSSE
La giornata di oggi mi ha parzialmente riconciliato con il Congo...
In città l'atmosfera è molto pesante; sembra che si respiri un'aria soffocante, che un alone di disperazione aleggi su qualunque cosa. La gente di città mediamente ti percepisce non come una persona, ma come un portafogli da cui attingere, così, solo per il fatto che tu sei un bianco.
Tutto ciò è drammatico e fa scaturire considerazioni che potrebbero andare molto lontano. Quanto sfruttamento nel corso dei secoli da parte di noi bianchi... quanti abusi ed umiliazioni hanno fatto sì che si venga percepiti come delle non-persone? Non voglio lanciarmi in considerazioni antropologiche, ma alcuni dati sono evidenti, lo noto soprattutto nel rapporto con lo staff locale della nostra associazione.
La deferenza è assoluta, le loro premure e attenzioni nei nostri confronti sono talmente eccessive da diventare perfino fastidiose a volte. Il muzungu è una sorta di divinità da queste parti, e la cosa mi disgusta abbastanza... Solo sul campo di calcio sembrano acquistare un pò di personalità in più...
Mai un'iniziativa da parte loro, mai una presa di responsabilità, nel timore di fallire e di essere giudicati. Per farvi un esempio, l'altro giorno uno dei nostri agronomi mi stava mostrando il terreno sul quale è in corso il progetto agricolo con gli alunni di una delle scuole. Ad un certo punto gli ho chiesto se era soddisfatto dei risultati fino ad ora raggiunti... sapete come mi ha risposto? "Sta a voi giudicare". A me, uomo bianco, laureato in scienze politiche, che non sa neanche distinguere una pianta di fagioli da un albero da frutta! Non c'è nulla da fare, questo è l'atteggiamento generale, da cui si traggono delle conclusioni piuttosto allarmanti. E' evidente un grande senso di inferiorità che i locali hanno maturato nei nostri confronti e temo che ci vorranno generazioni perché il rapporto possa diventare più equilibrato.
Kabeja, il nostro amministratore, la persona più istruita tra il nostro staff, ci ha detto che nel 1960, quando il paese ha conquistato l'indipendenza dal regno del Belgio grazie alle gesta di Patrice Lumumba (assassinato puntualmente poco dopo...), la maggior parte della popolazione locale aveva la concezione che l'uomo bianco fosse ricco soltanto perché comandava e si fumava il sigaro. I notabili locali che presero il posto dei funzionari belgi provarono sulla propria pelle che non bastava sedersi su una poltrona a fumare per cambiare le cose... Ciò mostra una certo grado di indolenza, ma anche una percezione dell'uomo bianco completamente fuori dal mondo.
Una delle succursali di una delle nostre scuole si trova in piena brousse. Ho visto gli stessi volti di centinaia di bambini e gli stessi sorrisi della visita ad Akacelo, gli stessi villaggi fatti di case di fango e paglia, con gli alberi di banana a sormontarli. Ma questa volta c'era qualcosa di più..
A
Mutambalile (il nome del villaggio) non riusciamo a fare arrivare i viveri
perché la strada è troppo brutta, gli alunni si devono accontentare
di qualche quaderno e di professori a cui viene pagato il sussidio. Qui sembra
che il tempo si sia fermato a secoli fa. Le scuole in realtà sono delle
misere case di fango e mattoni con il tetto in lamiera e con dei gran
buchi al posto delle finestre. Un mese fa durante piogge intensissime una
classe è crollata completamente e altre due quasi; per fortuna è
successo di notte.
Le lezioni si svolgono anche in chiese, che in realtà sono anch'esse
delle case con muri pericolanti. I bambini, tutti rigorosamente a piedi nudi,
si siedono su mattoni, non esistono banchi. La passeggiata per il villaggio
è stata incredibile, mi sono sentito come un alieno. Quando il muzungu
è a debita distanza, tutti ti salutano e ti sorridono, i bambini gridano
"Alloooooo!!!!" come se stessero rispondendo al telefono, ma quando ti avvicini
è il terrore! I bambini più piccoli si mettono ad urlare come
degli ossessi dalla paura, quelli più grandi si intimidiscono tantissimo
e diventano muti, le donne si vergognano e si mettono a ridere. I pochi uomini
presenti (sono nei campi durante il giorno) invece mostrano una grande dignità
e compostezza. Non ti invitano mai in casa, non è nella loro tradizione,
ma soprattutto quello che ti colpisce è che non ti chiedono nulla!
La gente della brousse costituisce il paradigma della tranquillità, della civiltà non ancora contaminata, della serenità della coesistenza con la natura e con le fatiche della vita quotidiana. C'è da dire che rispetto ai quartieri-ghetto della città qui la gente sta meglio, per lo meno non ha problemi a procurarsi il cibo, c'è auto-sussistenza alimentare completa. E ciò spiega il loro comportamento, a differenza dei bambini di strada di Lubumbashi, dove ogni cosa ha un prezzo.
Un fatto però è indicativo: in città il personale scolastico, dopo che noi gli abbiamo ricostruito ali intere di scuole, continua a chiedere e chiedere soltanto, a Mutambalile i professori che insegnano nelle "classi" pericolanti o scoperchiate non hanno assolutamente toccato l'argomento. Sembra che più gli si dia, più chiedano, più stanno bene e più richieste facciano.
In brousse una bancarella vendeva delle pannocchie e delle arachidi: avevo una banconota da 50 franchi congolesi (circa 12 centesimi di Euro), una pannocchia costava 10 franchi. Volevo lasciare loro il resto di 40 franchi, ma mi hanno messo in mano arachidi fino ad arrivare al valore esatto di 50 franchi. Eccezionale! In città ti avrebbero chiesto dieci volte di più e si sarebbero tenuti il resto senza chiedertelo.
Lungo la strada si notano immensi termitai sulla cui cima ci sono capanne per la vedetta dei campi di mais circostanti.
Si torna in città passando per la periferia, che pullula di "salons de coiffure" (parrucchieri). Penso che andrò a farmi tagliare i capelli al "Salon Intifada", che si trova vicino alla montagna nera di scorie di rame.
Su un muro scrostato c'è una pubblicità gigantesca della Coca-Cola, che dice: "La vie, un sourire!".
Lubumbashi,
20 marzo 03
LA BUROCRAZIA
Mentre in Irak sono purtroppo sotto le bombe, qui la "guerra" quotidiana continua...
Vi racconto lo svolgimento di una riunione fatta al Comune di Kampemba, che è uno dei comuni che compongono la città di Lubumbashi, a cui sono andato in rappresentanza dellorganismo.
Era una riunione di rappresentanti di industrie locali a cui eravamo stati invitati caldamente. Mezz'ora di attesa nel corso della quale tutti sono rimasti seduti e muti ad aspettare con flemma africana, mentre un cameraman con la faccia da psicopatico inquadra tutti per due minuti a testa... Poi finalmente fa il suo ingresso il borgomastro (si chiama così) del Comune, che tra l'altro è come una città nella città, con 300.000 abitanti, alcuni quartieri da paura. Il tavolo è ricoperto da una grande bandiera della Repubblica, e il tipo esordisce con citando le parole del loro "eroe nazionale", Laurent Désiré Kabila..
Un gran bel discorso, sulla necessità per i congolesi di prendersi carico sulle proprie spalle dei problemi quotidiani, senza aspettare che siano altri a risolverli per loro, insomma grandi teoremi sulla responsabilizzazione e sulla coscienza civica, sulla fratellanza, lo sviluppo endogeno... Un tipo in gamba penso io, illuso...
In pratica il governatore della provincia del Katanga ha deciso che stamattina si sarebbe dovuto formare un Comitato composto da industriali e agenzie che lavorano nel comune di Kampemba, per dare un "contributo" alla risoluzione dei vari problemi aperti, tipo la costruzione di una strada, la sicurezza da aumentare, i mercati... Tutti capiscono al volo l'antifona e nessuno fa un passo avanti. Allora il borgomastro dichiara che il Comitato s'ha da fare comunque e che bisogna pure eleggerne il Presidente, vice, segretari, tesorieri e membri della Direzione. Terrore in sala, ad un certo punto il borgomastro fa una proposta: parlottate con il vostro vicino, fate un nome e poi vediamo che cosa viene fuori. Tentativo abortito, come pure quello di votare su un foglio di carta il nome dei fortunati eletti. Alla fine viene votato per acclamazione a presiedere il Comitato un'impresa che si occupa di costruzioni stradali e di estrazione mineraria, il cui povero rappresentante, un congolese che non contava nulla, non ha certo potuto rifiutare... Il problema è che pure io sono stato preso di mira dal borgomastro, che voleva a tutti i costi che accettassi pubblicamente di impegnare lorganismo nel ruolo di vice-Presidente o come Consigliere. Insomma, il furbo ha voluto mettermi addosso un sacco di pressioni, me la sono cavata con una certa fatica.
E' così che funziona qui... bei discorsi, poi va bene ragazzi, ora facciamo il Comitato che dovrà sborsare soldi per opere delle quali dovrebbe occuparsi in teoria la Provincia o il Comune della città di Lubumbashi (ma dove finiscono le tasse che i congolesi pagano?), caro industriale mio e cara organizzazione umanitaria che certamente sei piena di soldi, ora mi fai pure da Presidente del Comitato, perché lo vuole sua altezza il Governatore.
Lubumbashi,
21 marzo 03
TV KATANGA
Il calcio è lo sport nazionale e l'intensità con cui la gente si interessa a questo sport è impressionante. Tutti giocano a pallone, che dopo il cattolicesimo è il fenomeno europeo che va per la maggiore qui.
Lubumbashi ha parecchie squadre, ma le principali sono due, le più forti di tutta la Repubblica. Il Lupopo F.C. ha vinto il campionato congolese, mentre il Tout Puissant Mazembe ("Lonnipotente caterpillar" in swahili) lo ha vinto nei due anni scorsi e quest'anno è arrivato alle semifinali della Champions League africana, venendo eliminato dagli egiziani dello Zamalek Il Cairo, poi vincitori del torneo. Anche il calcio femminile è molto seguito e sviluppato, come in tutta lAfrica australe.
Finalmente a casa riesco a prendere RTCN Katanga, la televisione locale, e mi sono gustato il notiziario. Ve lo descrivo: operatore che inquadra a mano l'annunciatrice, che indossa un vestito super trash rosa con delle spalline gonfie e ricamate. La poveretta si inceppa e perde il filo ogni due minuti. Apertura con la guerra... del Congo, che dura da 5 anni e ha fatto dai 2 ai 3 milioni di vittime, secondo le varie stime. In questi giorni al nord nella regione dell'Ituri e ad est nel Kivu stanno accadendo massacri di civili a colpi di machete. Sono gruppi di ribelli vari che combattono tra loro, poi ci sono gli eserciti regolari della RDC, di Ruanda e di Uganda. Oggi il Ruanda ha minacciato di dichiarare guerra all'Uganda se quest'ultima non ritira le sue truppe dal nord del Congo, ma allo stesso tempo ha minacciato di estendere il suo controllo militare su altre zone della RDC (il piccolo Ruanda controlla in pratica già circa un terzo dell'immenso Congo).
I servizi sulla guerra in Irak sono quelli mandati in onda dalle televisioni francese e belga. Poi si passa ai servizi locali, che interessano la città di Lubumbashi: intervista ad una donna presidentessa di una sorta di cooperativa agricola, che parla in swahili di ortaggi, mais e manioca; il Ministro per la Cultura della RDC che arriva in città per presentare la delegazione congolese al Festival Africano della Cultura che si terrà in Sudafrica (immagine girata da un cameraman incapace, che sembra cadere per terra, del tipo che scende dall'aereo e che stringe la mano a venti personaggi che lo aspettano a terra, mentre dei danzatori tradizionali allietano il tutto). Proseguiamo poi con: servizio su una delegazione giunta dalla capitale Kinshasa di rappresentanti del Partito Nazionale Patriottico Popolare Kabilista, con intervista noiosissima alla portavoce che snocciola decine di nomi e fa propaganda elettorale per quello che è l'unico partito legale nel paese... il tutto interrotto da urla di donne fuori campo. Segue servizio sull'epidemia di colera, che pare stia ancora mietendo vittime in tutta la regione (servizio sul colera vuol dire ripresa a camera fissa di una riunione, insomma tipo quella a cui ho partecipato ieri al comune).
Poi arriva lo sport: immagini delle reti o azioni dei giocatori di calcio africani che giocano nei campionati europei (Belgio e Francia, come sempre, per loro l'Europa finisce lì, eredità coloniale...). Alla fine, servizi e immagini sulla famosa semifinale di Coppa d'Africa di cui vi ho detto, con il particolare che la partita è stata giocata a novembre! L'annunciatore sportivo invece di parlare sembra che gridi e ha una cartina dell'Africa che cade a pezzi alle sue spalle. Insomma guardare un telegiornale di TV Katanga è un'esperienza psichedelica.
Ci sono momenti in cui si deve sdrammatizzare, altrimenti si rischia di piombare in depressione.
Lubumbashi,
23 marzo 03
LA CRISI DEL PAESE: ALCUNE SPIEGAZIONI
Oggi le Forze Armate Ruandesi sono ritornate in territorio congolese ed hanno preso il controllo di gran parte della regione del nord Kivu. Il conflitto tra RDC, Ruanda ed Uganda (alleate allinizio del conflitto, nel 1997) rischia di allargarsi. Ci sono state già molte vittime e migliaia di profughi sono in movimento. Mi piacerebbe sapere quanto spazio stanno dando i media italiani a questa guerra... Dunque se la vita di un marine vale un servizio sul TG con le foto della moglie e dei figli, quella di un irakeno vale il tempo di pronunciare la contabilità della morte, quella di un congolese quanto vale? Meglio cambiare argomento.
La stagione delle piogge non è ancora finita e i temporali sono frequentissimi: tutti i giorni verso le 17 inizia a piovere, spesso tutta la sera e la notte. Oggi pomeriggio si è rasserenato e ne abbiamo approfittato per fare un giro nella Lubumbashi "bene" . Ci sono un paio di quartieri tranquilli, dove vive la fascia di popolazione che sta relativamente bene: villette, bar, c'è anche un hotel. Il quartiere "presidenziale", che comprende le due residenze di Kabila, guardate da soldati truci (la strada chiude alle 18:30 fino alla mattina) e quello "Golf", dal nome di circolo di golf con annesso campo. Sono i luoghi frequentati anche dagli europei o gli occidentali che non vogliono rinunciare al lusso, se così si può dire... Greci, belgi e libanesi per la maggior parte.
Pensare che a pochi isolati di distanza ci sono i quartieri Kenya, Katuba, Ruashi tormentati dal colera fa impressione. E a pochi chilometri dall'hotel con piscina e piano bar a Lubumbashi entri nella brousse dove trovi i villaggi in cui il tempo si è fermato... Anche questo è Congo.
Sabato ho assistito ad una sessione di laurea all'Università di Lubumbashi. Siamo stati invitati dal segretario generale, che mi aveva ricevuto giorni fa e a cui avevo chiesto notizie sul funzionamento dell'istituzione universitaria in Katanga. Lo stato non dà neanche un franco congolese, i professori non ricevono stipendi o sussidi, insomma tutto ricade sulle spalle degli studenti, che devono pagare rette elevate e soprattutto devono svenarsi per comprare i libri di testo che i professori impongono loro, pena la bocciatura. In pratica i professori campano grazie alle somme di denaro che estorcono agli studenti in cambio di un bel voto. Tutto ciò perché lo stato ha poche risorse economiche e le poche le impiega per voci di spesa che sono legate prima di tutto alla difesa e agli armamenti, a pagare lo stipendio ai soldati nell'est del paese.
Il settore pubblico esiste ma i funzionari non sono pagati; anche loro vivono di piccole estorsioni e ricatti ai danni dell'utenza cittadina. Ministeri, uffici postali, pubbliche amministrazioni, vigili urbani. Gli ospedali come vi ho detto sono senza medicine, l'istituto informatico di Lubumbashi ha 3 pc! (noi ne abbiamo una decina...).
Il tracollo del paese è iniziato ad inizio degli anni '90. C'era ancora Mobutu quando il valore del rame e di altri minerali è andato calando sul mercato, l'appoggio economico di potenze europee che beneficiavano della maggior parte dei proventi dell'estrazione se ne è andato ed i congolesi si sono ritrovati senza più fondi per la manutenzione degli impianti, ormai obsoleti. Qui in città la società che gestisce lo sfruttamento minerario, la Gécamines, provvedeva a tutti i bisogni fondamentali delle decine di migliaia di dipendenti locali: alloggi, assistenza sanitaria, servizi vari, tutto fatto con un approccio paternalista ed assistenzialista ancora retaggio dell'epoca coloniale. Quando è scoppiata la crisi e 20.000 dipendenti si sono trovati senza lavoro e senza sussidio, è iniziato il peggio.
Kinshasa per tutto il periodo della guerra fredda, è stata una delle basi privilegiate della CIA per contenere lespansione del comunismo in Africa, in particolar modo nella confinante Angola e in Mozambico. Mobutu godette dellesplicito sostegno dellamministrazione americana e lo Zaire fu utilizzato come retroguardia per la guerriglia anticomunista dellUNITA in Angola, finanziata direttamente dagli occidentali. Con il radicale cambiamento di scenario della fine degli anni 80, gli USA e le grandi istituzioni finanziarie internazionali poterono mollare Mobutu, pressati dalle denuncie dei gruppi in difesa dei diritti umani, che li avevano sempre accusati di appoggiare e foraggiare una delle dittature più feroci del continente. Il paese venne lasciato a sé stesso e, retto da uneconomia "assistenziale", fu investito da una gravissima crisi economica.
Mobutu tentò di aprire alla democrazia, consentendo per la prima volta la nascita di partiti politici indipendenti (oltre al partito di regime M.P.R. Mouvement Populaire pour la Révolution), cercò di dialogare con lopposizione politica, ma era ormai troppo tardi.
Nel '92 ci sono stati saccheggi in tutta la città di Lubumbashi, compiuti tra l'altro da membri delle forze armate, non pagate da mesi. Come conseguenza di quegli eventi, oggi qui chiunque ha una parcelle o una casa decente si è fatto costruire un muro che la circonda, sormontato da filo spinato.
Gli ultimi anni di Mobutu hanno portato il paese allo stremo, poi dopo la sua fuga in Marocco nel '97 e la conquista del paese da parte dell'esercito di Laurent Kabila si era sperato in un'inversione di tendenza. Kabila era già uno dei grandi trafficanti del centro Africa, un commerciante insomma, uno che sa come far affluire denaro, e sotto il suo regime c'è stata una ripresa del commercio. Richiamandosi ad una sorta di socialismo, all'autosussistenza e ai valori della lotta per l'indipendenza, Kabila ha avviato grandi scambi con la Cina. Sì perchè Kabila ha studiato in Russia e si dichiara di ispirazione socialista. Per le strade della città la terminologia socialista si spreca: cucina popolare, comitato popolare... Certo che se il socialismo è quello che ha applicato in Congo siamo messi male... Qui un sacco di cose provengono dalla Cina, ma il fatto è che sono gli scarti cinesi e non funziona nulla o quasi. Anche i trasporti hanno ripreso un minimo di slancio ed ora impazza il fenomeno dei taxi-bus privati, che sono stipati come neanche potete immaginare. L'economia non si è mai ripresa e la perenne guerra nel nord-est ha succhiato gran parte delle risorse dello Stato (intendo dire quelle che non sono finite nelle tasche di Kabila e dei suoi accoliti).
Lubumbashi,
24 marzo 03
LA GUERRA: BEMBA E I MAYI MAYI
Alcune informazioni sulla guerra qui in RDC. In questi giorni l'esercito del Ruanda ha preso possesso di una parte delle regioni orientali, prendendo come pretesto il fatto che tra le fila dell'esercito ugandese, che controlla a sua volta un'altra parte del territorio congolese, vi sarebbero degli hutu. Il regime oggi a Kigali è tutsi, che dopo avere subito il genocidio nel 1994 sono animati da un sentimento di vendetta molto forte.
Oltre al Ruanda di Paul Kagame (il presidente), che può contare sull'appoggio degli Stati Uniti e del Regno Unito ed ha l'esercito meglio armato dell'Africa centrale, l'altra grande minaccia per la Repubblica Democratica del Congo si chiama Jean Pierre Bemba. Bemba è il figlio di uno dei luogotenenti di Mobutu e ha il controllo di quelle divisioni dell'esercito rimaste fedeli al vecchio dittatore, tra cui la temibile Divisione Speciale. Con l'appoggio della Repubblica Centrafricana e dell'Uganda, l'armata di Bemba semina terrore e controlla una grande fetta della RDC, a nord-est.
Pare sarebbero stati soldati mobutisti di Bemba gli autori della strage di pigmei del gennaio scorso, con gli episodi di cannibalismo che sono arrivati anche sui nostri mass-media. Dunque, in alcune zone del paese sono ancora seguite credenze ancestrali, come quella che il mangiare carne e bere sangue dei nemici possa dare potenza al guerriero. Così è stato con i poveri pigmei, popolo pacifico che ha sempre vissuto in brousse e non si è mai urbanizzato per scelta culturale. Pare che la carne di pigmeo sia portatrice di virtù speciali... quando i pigmei sono stati visti per la prima volta in città, in fuga dalla loro foresta, si è capito che qualcosa di terribile era accaduto. Ora pare che Bemba abbia istruito processi contro i suoi uomini, colpevoli di tali atti.
Le Nazioni Unite sono presenti in RDC con una missione speciale, la MONUC. La settimana scorsa l'elicottero che trasportava il capo della MONUC, un generale senegalese, è stato preso di mira da non identificati gruppi armati nell'est del paese; le pallottole hanno crivellato l'abitacolo ma l'elicottero è rimasto su.
Nella
zona est come ho detto ci sono 17 formazioni armate, eserciti regolari e irregolari,
gruppi armati ribelli o indigeni. Tra i più temibili ci sono i Mayi
Mayi, detti anche Mulelé (Kabila ha avuto il loro appoggio per
la conquista di Kinshasa nel 1997), così chiamati per il loro grido
di guerra.
I Mayi Mayi la settimana scorsa hanno fatto fuori a colpi di machete una ventina
di civili nell'Ituri e si scontrano con le forze ugandesi al nord e con i
gruppi che sostengono il regime di Kampala.
Parlando
con uno dei dipendenti, l'informatico, uno che riceve uno stipendio dignitoso,
ha una figlia che fa studiare nella scuola privata più costosa della
città, ho capito che anche la gente di città, istruita, tende
a non negare queste credenze.
Felix mi raccontava che questi Mayi Mayi pare abbiano poteri soprannaturali,
tra cui quello di scomparire e ricomparire all'occorrenza in posti diversi.
Mayi in swahili significa "acqua"; i guerrieri prima di combattere si immergono
nellacqua dei fiumi, cosa che darebbe loro poteri particolari. Durante la
guerra degli anni 90, le forze governative di Mobutu rapirono decine
di ragazzine vergini di città e le portarono al fronte in prima linea,
completamente nude, perché credevano che la loro presenza avrebbe sconfitto
i poteri soprannaturali dei Mayi Mayi. Non so come sia finita, ma questi guerrieri
continuano a dettare legge nelle zone equatoriali del Congo.
I guerrieri Mayi Mayi hanno dato vita a leggende e racconti popolari ormai
diffusi in tutta la Repubblica: pare che se si tenta di sparare loro addosso,
la pallottola cada ai loro piedi ed un attimo dopo ti ritrovi senza
testa, che loro devono portare come trofeo al loro capo.
Felix, l'informatico borghese di città, mi diceva: "Bè, non
si possono provare tali poteri scientificamente, però qui la gente
ci crede".
Lubumbashi,
27 marzo 03
LA CRISTIANIZZAZIONE E I MASS MEDIA
E' interessante notare come i mass-media di un paese siano un buon indicatore del suo grado di sviluppo culturale, sociale, economico e politico. Nel caso della RCD è sicuramente così.
Guardando RTNC Katanga, la rete regionale, all'ora di cena, ti trovi davanti ad un predicatore pazzo invasato, molto ben vestito e con un linguaggio forbito, che sul modello di quelli delle reti americane parla della scoperta di Jésus come dell'unico modo di salvare la propria vita. E va sul concreto: "Siete disoccupati? Perchè non lo avete ancora accolto! Non avete una donna? Per lo stesso motivo! Avete difficoltà quotidiane? Accogliete Jésus e tutto andrà bene, la vostra barca non affonderà più!" Incredibile... Qui in Katanga la popolazione è stata massicciamente cristianizzata dai coloni belgi. Vi si trova ogni tipo di chiesa cristiana: protestanti, cattolici, anglicani, e decine di altre chiese di cui fino ad ora ignoravo l'esistenza. Protestanti e cattolici sono i predominanti, le insegne sulle mura dei negozi sembrano degli striscioni di tifosi allo stadio che inneggiano a Dio, Jésus o Marie come se fossero i centravanti capocannonieri. Forza Jésus, Dieu est le plus grand, Marie nous sommes avec toi, ci sono negozi che si chiamano così...
Tra
la comunità cristiana cattolica i salesiani sono una potenza, gestiscono
parecchie scuole, centri di riabilitazione per bambini di strada, ospedali
ed altri servizi pubblici di base, come infermerie, dispensari. Ci guadagnano
qualcosa certo, perché hanno anche il fiuto del business, ma bisogna
dire che sono le uniche cose che funzionano in tutta la città, se non
ci fossero loro sarebbe ancora più drammatico. Anche le scuole ALBA
hanno dei gestionnaires salesiani, con cui abbiamo quindi a che fare.
Sono spesso preti italiani che hanno passato tutta la vita in Africa,
in questi posti, e per questo hanno tutto il mio rispetto e la mia
stima.
Nel calderone cristiano c'è anche la chiesa ortodossa (ne
abbiamo una grossa proprio a fianco della nostra casa), a causa
della presenza dei greci. Non mancano anche le sinagoghe e le moschee,
data la presenza della comunità libanese. Insomma, Lubumbashi è
un bell'esempio di sincretismo religioso. Come
vivono la religiosità i congolesi? A me pare che a livello di base
i cristiani siano veramente organizzati a livello capillare e la popolazione
pratica il culto a livello di massa.
L'altro
elemento di cui è impregnata la società congolese...lo si
capisce sempre dalla televisione.
Alle 19.30 lo schermo rosso annuncia un "Communique"! Il "comunicato" era
une delle forme prediletta di comunicazione in passato in tutta l'Europa dell'Est
comunista ed in Unione Sovietica.
Il primo comunicato era però una ripetizione di una direttiva del Governatorato
del 2001: "E' severamente vietato alle scuole di cacciare gli alunni se questi
non pagano le tasse scolastiche. Tale direttiva si applica alle scuole private,
religiose o gestite da ONG o associazioni. Nello stesso tempo si ricorda che
il pagamento delle tasse scolastiche è obbligatorio."!!
Gli altri comunicati avevano una natura meno politica: erano annunci mortuari.
Con tanto di foto del defunto, ne si annuncia il decesso, si dichiara l'indirizzo
e l'orario del funerale, a beneficio dei parenti lontani, che si trovano magari
a Kinshasa e che ci metteranno una settimana per arrivare a Lubumbashi. Un
vero e proprio servizio al popolo
Se
passiamo alla carta stampata, si entra nel delirio. Qui non ci sono edicole,
l'unico quotidiano nazionale è stampato chiaramente a Kinshasa, si
chiama "L'Avenir", ed ha una certa impronta politica... Si vende per terra,
in centro città. Negli stati "socialisti" i giornali erano affissi
su delle bacheche e la gente se li leggeva così, in strada. Qui non
ci sono nemmeno le bacheche. Ne acquisto un paio di giorni precedenti (chiaramente
ci mettono un pò ad arrivare in Katanga, giungono con l'aereo uno o
due giorni dopo).
La pubblicità in prima pagina di Congo-Chine Telecom, "La rete del
popolo", è il primo segnale...
Sotto la scritta L'Avenir c'è sempre la stessa citazione: "Non è
l'abbondanza ma è l'eccellenza che è ricchezza" (Joseph Joubert
1754-1824).
I servizi principali sono tutti per la guerra qui in Congo, con strali lanciati contro i grandi nemici, Paul Kagame presidente del Ruanda e Jean-Pierre Bemba; seguono servizi sul colpo di stato in Repubblica Centrafricana (che confina con il Congo a nord), dove il dittatore Felix Patassé è stato destituito da un tal generale Bozize. Ora Bemba non ha più l'appoggio del suo amico Patassé ed è costretto a nascondersi con il suo esercito nelle regioni equatoriali della RDC.
Poi l'incredibile: una pagina intera con un articolo che s'intitola: "Kim Il Sung vivrà per sempre nel cuore dell'umanità". Si tratta del regime nordcoreano, Kim è l'ex Presidente, che è stato in carica per decine di anni, fino alla sua morte nel 1994. Come sapete la Corea del Nord è governata da un regime militare che si dichiara comunista e per il popolo, ma la gente muore di fame letteralmente. In occasione dell'anniversario della morte di Kim, la redazione dell'Avenir ha scritto un articolo allucinante, un'apologia senza freni che inquieta assai, oltre che assumere connotati veramente grotteschi. Si elogia il regime di Pyongyang a più non posso e la dottrina della "Juche", cioè il credo e la dottrina di Kim Il Sung. Eccovi degli stralci:
"Applicando le idee della Juche, egli ha sconfitto gli imperialisti giapponesi e salvato la nazione coreana dalla schiavitù coloniale; dopo la liberazione della patria, egli ha portato a termine la rivoluzione democratica antimperialista ed antifeudale, poi la rivoluzione socialista e l'edificazione del socialismo a tappe e ha fatto della Corea, una volta un paese arretrato e povero, una potenza socialista, indipendente nella politica, autonoma nell'economia, capace di difendersi e basata sulle masse popolari. Queste realizzazioni spettacolari incoraggiano molto i popoli progressisti all'edificazione di una società nuova, autonoma e prospera; mostrano al popolo la verità e l'efficacia delle idee della Juche e lo convincono a un mondo nuovo, emancipato..." Questa incredibile dissertazione di retorica socialista, si conclude con: "Il Presidente Kim Il Sung è stato il grande santo del XX secolo, il Sole dell'Umanità, glorificato dai popoli del mondo. Il suo augusto nome costituirà per sempre Onore per la storia umana".
Riguardo alla guerra in Irak, il titolo del servizio è: "Nous aussi, nous sommes l'Irak"; per loro gli anglo-americani sono le truppe ugandesi, ruandesi e burundesi che stanno da anni nel territorio della RDC.
C'è anche la cronaca, naturalmente. E per darvi un'idea, vi trascrivo interamente l'articolo apparso in prima pagina, invitandovi a fare attenzione ai particolari. Articolo poi ripreso nella pagina "Spazio donna".
Incredibile
ma vero
UNO ZIO PATERNO METTE INCINTE LE SUE DUE NIPOTI
"Uno zio paterno ha messo incinte due sue nipoti. La maggiore aveva 17 anni
e la minore ha totalizzato il suo quindicesimo anno. L'avvenimento è
accaduto nel quartiere Salongo, nel comune di Limeté. Secondo la fonte,
lo zio essendo in viaggio di affari, passava il suo soggiorno dal suo fratello
maggiore. Il fratello maggiore aveva in totale otto figli, di cui cinque femmine
e quattro maschi (dice proprio così...ndr). Il soggiorno dello zio
Bernard è durato almeno un mese. Durante tutto questo tempo, il famoso
zio intratteneva una relazione sospetta con le due nipoti. E' stato solo dopo
la sua partenza che la mamma ha notato un cambiamento bizzarro nella sua figlia
minore. Questa è stata sottoposta ad un esame medico che ha rivelato
l'esistenza della gravidanza. Al momento dell'interrogatorio, la ragazza ha
dichiarato che lo zio Bernard ne era stato l'autore. E' stato in quel momento
che la sorella maggiore ha confessato che anch'essa aveva avuto una relazione
intima con lo zio in questione. Sotto choc, la mamma è stata subito
portata all'ospedale dove ha poi ripreso conoscenza. La nostra fonte ci dice
che la famiglia si interroga sul luogo in cui il Signor Bernard abbia potuto
commettere il suo misfatto.
Dato che la sua presenza era sempre permanente a casa, la mamma non ha mai
sospettato il minimo gesto da parte di suo cognato. Sembra che lo zio Bernard
abbia utilizzato il suo denaro per ottenere la fiducia delle nipoti. E' per
questo che loro non hanno saputo resistere alla sua seduzione. E' in
questo modo che egli ha fatto conoscenza di queste giovani ragazze. Secondo
le loro dichiarazioni, hanno tenuto questo legame in segreto seguendo
l'ordine dato dal Signor Bernard.
Nel corso di una riunione di famiglia il padre ha rifiutato, contrariamente
ad alcuni membri della famiglia, l'ipotesi di un aborto. Da parte sua, la
mamma non cessa di lamentarsi notte e giorno. Nel momento in cui
stiamo scrivendo queste righe, le gravidanze sono già visibili. Alla
famiglia ora non rimane che aspettare la nascita di due bebé, ricordi
di uno zio crudele". Larticolo è firmato da una giornalista donna.
Lubumbashi,
28 marzo 03
LA CRISI SOCIALE ED ECONOMICA: BAMBINI DI STRADA E "STREGONI"
Il fenomeno dei bambini di strada è andato aumentando negli ultimi anni. Sono migliaia quelli presenti a Lubumbashi, secondo le stime circa 8000. La causa principale di questo è il degrado che la città ha conosciuto negli ultimi 10 anni, da quando la "mamma" dei katanghesi è entrata in crisi. Parlo della Génerale des Carrières e del Mines (la famosa Ge.ca.mines), che come vi ho detto contribuiva a fornire i servizi sociali di base agli operai impiegati e alle loro famiglie. Il rame ed i suoi derivati sono sempre stati la ricchezza dei Luchois (gli abitanti di Lubumbashi), e sulle cause della crisi, della chiusura parziale dell'azienda, dei licenziamenti di massa ci sarebbe molto da dire. Qui mano a mano che prendi confidenza con i dipendenti, le cose iniziano a venire fuori, se percepiscono che sei interessato a conoscere la situazione. Alcuni di loro sono della regione del Kasai, che confina a nord-ovest con il Katanga. Il Kasai è la regione dei diamanti, in particolare nella zona della città di Mbuji Mayi. La rivalità tra i katanghesi ed i kasaiens è sempre stata molto forte. Si dice che i kasaiens siano più intraprendenti, abbiano più iniziativa, siano più laboriosi, tanto che qui in Katanga si era arrivati ad una situazione in cui i posti più importanti erano occupati da loro, che venivano accusati dai katanghesi di rubare il lavoro e le loro ricchezze.
Tutto
è precipitato nel 1992-3, quando una vera e propria rivolta dei locali
ha provocato episodi di intolleranza molto forti, sfociati in veri e propri
saccheggi dei beni dei kasaiens, oltre a parecchie vittime. La Gecamines pare
sia stata saccheggiata in gran parte in quelle settimane e non si è
più ripresa, non avendo lo stato i fondi per acquistare le attrezzature
nuove e tecnologicamente avanzate.
Non è stata l'unica causa certamente, anche la produzione del rame
è diventata meno remunerativa sul mercato. Di sicuro c'è che
il degrado sociale ed economico della città di Lubumbashi, antica capitale
del rame, è dovuto in gran parte alla crisi di questo settore. La montagna
di scorie nere che sovrasta la città viene lavorata per ricavarne derivati
oltre che oro, ma non basta.
Il fenomeno dei bambini di strada è una delle conseguenze di tutto questo. Sono andato a visitare alcuni centri di accoglienza, riabilitazione e reinserimento di questi bambini e ragazzi, con cui lavoriamo. Sono tutti gestiti dai salesiani, che fanno un gran lavoro, sostituendo in pratica le istituzioni pubbliche, inesistenti anche in questo campo. Bakanja centre è il centro più grande; sono ben organizzati, hanno un'infermeria, un dispensario, un internato in cui i ragazzi che non riescono a venire reintegrati nella famiglia dormono. Comunque più o meno funziona così: esiste un centro di prima accoglienza, Bakanja Ville (Bakanja è un martire cristiano torturato dai belgi e recentemente canonizzato), che è costituito da due stanzoni vuoti, dove i bambini di strada possono rifugiarsi di notte, portarsi da mangiare, dormire. É in questo centro che vengono messi in contatto con gli operatori locali e gli assistenti sociali, che li integrano nel centro di riabilitazione. Qui ricevono come detto la razione quotidiana dal PAM (farina di mais, fagioli, olio e sale, con cui si cucina il bukari), sono scolarizzati, ricevono assistenza sanitaria e fanno attività sportive. In alcuni centri sono stati allestiti dei veri e propri atéliers, in cui i ragazzi lavorano ed imparano piccoli mestieri che li aiutano a sviluppare una capacità professionale. Riparano e producono scarpe, borse, fanno stampe, lavorano il rame, insomma una specie di scuola professionale. I ragazzi in questo modo non costituiscono più un peso per la famiglia che li aveva cacciati ed i genitori non tardano a reclamare il proprio amato quando la creatura diventa fonte di potenziale reddito...
Non è così semplice però, perché la stragrande maggioranza dei bambini non ha la possibilità di fare questo tipo di attività. Alcuni vengono accolti quando sono in condizioni disperate. Un esempio: uno di loro che ho visto in infermeria era appena uscito di prigione, dove era stato messo per furto. Il problema è che la prigione di Lubumbashi, che si chiama la Kassapa, è una specie di lager. Non esistendo il carcere minorile, i ragazzini sono rinchiusi insieme agli altri, ma il problema principale è quello della denutrizione. La gente muore di fame in carcere, ci sono circa 100 minorenni a rischio in questo momento alla Kassapa, ci diceva una belga della Croce Rossa Internazionale che ha visitato il carcere. Il bambino è stato sbattuto fuori per evitare che morisse in carcere e per fortuna è stato salvato in tempo. Alla domenica il centro Bakanja accoglie anche i bambini che rifiutano di essere assistiti e che rimangono sulla strada; almeno si possono lavare e mangiare qualcosa.
Tutta
questa rete di assistenza è composta da decine di centri come
Bakanja, tutti in mano ai salesiani. Quando cammini in centro città,
questi bambini non ti danno tregua, come vi ho già raccontato. Ieri dovevo
andare in centro a comprare delle tessere telefoniche; mi sono dovuto portare
50.000 Franchi congolesi, tutti in banconote da 100 (qui infatti la moneta
non esiste e le banconote sono solo da 50 o 100 franchi). In pratica avevo
un "mattone" di soldi, messo in un sacchetto. Non ho trovato il posto
e ho dovuto iniziare a chiedere alla gente, inseguito da bambini e mendicanti
che mi chiedevano soldi, insomma un'esperienza da non ripetere.
Quando siamo andati in banca a ritirare gli stipendi dei dipendenti ed
i sussidi dei 250 insegnanti, 10 milioni di franchi, abbiamo riempito la jeep
con quattro bauli pieni di soldi. Per fortuna abitiamo non lontano.
Tornando ai bambini di strada, ho preso in mano un quaderno di uno di loro a Bakanja Centre. Lezione di francese, esercizio metti al plurale, la prima parola era: "Un sorcier" (uno stregone). La prima causa di abbandono di minori da parte dei genitori è proprio questa: vengono cacciati perché ritenuti streghe o stregoni. Chiaramente le condizioni di miseria della famiglia fanno sì che ciò costituisca a volte un pretesto per allontanare o cacciare bambini che gravano sul bilancio familiare, ma cari miei, qui tutti credono alla stregoneria.
Visitando altri due centri per bambini e bambine di strada nel villaggio di Kasungami, ho fatto una bella chiacchierata con la suora responsabile di uno di questi, in compagnia di un nostro dipendente, persona comunque istruita. Ad un certo punto ho convogliato il discorso su questa tematica, con il risultato di innescare la domanda di Jean (che ci crede), il quale ha chiesto alla suora se avessero mai avuto vere streghe tra le ospiti del centro. La risposta è stata chiaramente positiva e ne è seguito un racconto in cui venivano narrati episodi incredibili (per noi occidentali l'intende....): ragazze che levitano nel letto, indemoniate, a cui esce una fiamma dal sesso (in questo caso vuol dire che il demonio se ne è andato...), ferite che si aprono improvvisamente sugli arti, ed altri episodi al confine con la realtà. La stregoneria come vi ho detto fa parte della cultura di questo popolo e di molte etnie e tribù africane, è una credenza veramente radicata, indipendentemente dallo strato sociale della popolazione. E' il tentativo di comprendere, di trovare una risposta ad eventi che sembrano irrazionali, inspiegabili, misteriosi, ad un comportamento semplicemente insolito di una persona, a volte anche semplicemente a brutti sogni. Tutto ciò che esce dall'ordinario può essere percepito come stregoneria. Ci sono poi innumerevoli riti per guarire la strega, altri terribili in cui la si uccide, ci sono i feticci, ci sono coloro che hanno autorità e che hanno il potere di decidere se si è in presenza di stregoneria oppure no ed il cui giudizio è inappellabile, insomma tutto un universo di ritualità che va al di là di ogni nostra immaginazione. Io non posso che rispettare una cultura che è diversa dalla mia, anche se sono un razionalista convinto, ma fa incazzare vedere come oggi queste tradizioni e questi riti vengano utilizzati strumentalmente come scuse, pretesti e giustificazioni per abbandonare neonati o bambini in mezzo alla strada. Il degrado sociale del paese è terreno fertile, la povertà genera mostri.
Lubumbashi,
29 marzo 03
MOBUTU E KABILA
Stasera lo schermo delle televisione era blu, non rosso, per annunciare il "Communiqué" quotidiano. La voce fuori campo annunciava le decisioni del Governatore del Katanga, che si è svegliato male e che ha sospeso alcuni funzionari pubblici per negligenza o per abuso di potere dai loro posti. Sono state citate tutte le leggi a cui ci si è riferito per tali decisioni, una sorta di giustizia pubblica, di ammonimento a chiunque sgarri che la punizione è lì dietro l'angolo.
La situazione politica del paese è in continua evoluzione. Secondo i colloqui di pace di Pretoria, l'Accordo Intercongolese, i negoziati in corso, con la mediazione delle Nazioni Unite, prevedono la formazione di un Governo di Unità Nazionale, a cui dovrebbero partecipare tutte le fazioni in lotta. Si prevede un sistema abbastanza complesso: il Presidente rimane Joseph Kabila, sono previsti quattro vicepresidenti, tra cui il famigerato Bemba, più 36 ministri e 24 viceministri, insomma la torta da spartire è ghiotta e ci deve essere posto per tutti. Dopo un Governo Transitorio di due anni dovrebbero essere indette le prime elezioni libere della storia del Congo dal 1960. Il problema rimane Bemba, che ha buone possibilità di essere il primo signore della guerra ad essere incriminato dal Tribunale Internazionale dell'ONU (quello che gli USA non hanno riconosciuto per intenderci...) per crimini di guerra e contro l'umanità, insieme al suo amico ormai ex presidente della Repubblica Centrafricana, Felix Patassé.
Tra l'altro su questo Bemba ogni giorno vengo a sapere delle novità. Pare che sia l'uomo più ricco della RDC, si è sposato una delle figlie di Mobutu ed ha ereditato una serie di super ville del defunto dittatore del Congo. Il suo feudo è nella città di Gbadolite, nella regione dell'Équateur, all'estremo nord del paese, sulle rive del grande fiume Congo. Parlando con la gente locale, sto cercando di capire se nella percezione comune qui le cose andassero meglio al tempo di Mobutu. La risposta è sempre più o meno la stessa. Mobutu era un dittatore sanguinario, ma per lo meno nei decenni del suo dominio le istituzioni pubbliche funzionavano, il lavoro c'era, la Gécamines funzionava e dava lavoro a molti. L'altra faccia della medaglia era costituita da tutto ciò che di terribile hanno i regimi assoluti africani, compresa l'inflazione a livelli incredibili, con il franco congolese che poteva perdere la metà del suo valore (rapportato al cambio con il dollaro) nel corso di una mattinata e che poteva riconquistarlo il giorno dopo. Si batteva moneta contante in continuazione, insomma l'anarchia più assoluta sotto l'aspetto economico. Da qui a dire che si rimpiange Mobutu ce ne passa, certamente, ma dopo la sua caduta, nel 1997, il tentativo di Laurent Desiré Kabila di ricostruire il paese, ponendo un freno alla corruzione dilagante ed allo sfruttamento delle sue risorse da parte degli europei (Belgio e Francia in particolare), fu troncato dal suo assassinio nel gennaio 2001. Suo figlio Joseph non è stato in grado di riprendere in mano le sorti del paese, nel bel mezzo del conflitto e della guerra civile che negli ultimi 5 anni ha distrutto tutto ciò che di buono si era tentato di introdurre. Sulla figura di Laurent Desiré Kabila, che è considerato un eroe nazionale, alla pari di personaggi come Patrice Lumumba, padre dello Stato Indipendente del Congo ed anche lui assassinato nel 1961, un anno appena la proclamazione di indipendenza, tornerò in seguito.
Per darvi un'idea di cos'era il regime di Mobutu vi racconto cosa successe nel 1990 qui a Lubumbashi, al campus universitario. Ci furono disordini fomentati dagli studenti locali, che protestavano per le condizioni di vita, per la mancanza di democrazia, per il fatto che Mobutu aveva messo nei posti chiave del Katanga personaggi incompetenti che provenivano dalla sua regione, che è l'Équateur, come il suo amico Bemba. Per sedare la protesta vennero inviati reparti dell'esercito, che irruppero di notte nelle camere del campus universitario e massacrarono chi non riusciva a capire la parola d'ordine nel dialetto di Kinshasa o dell'Équateur. In questo modo tutti i katanghesi venivano automaticamente "scoperti" e purtroppo le vittime furono molte, alcuni fecero una fine terribile. Questo due anni prima degli scontri tra katanghesi e kasaiens di cui vi ho detto, fomentati dal governatore dell'epoca del Katanga, in cui furono trucidati anche molti bambini, sepolti vivi in fosse settiche.
Io, cooperante, dormirò sonni tranquilli, protetto dalla zanzariera, dalla nostra guardia e da due poliziotti armati di fucile automatico FAL del 1968 (regalo dell'esercito del Belgio), di una mitraglietta UZI del 1970 (sempre dal Belgio) e di baionetta.

Lubumbashi,
2 aprile 03
BAMBINI DI STRADA E COOPERANTI
"Lubumbashi
Wantanshi Ville d'Excellence" recita lo striscione sull'Avenue Laurent Desiré
Kabila (ex Avenue Mobutu), la via centrale della città, dove Wantanshi
in swahili significa "La prima", la migliore.
L'altra grande insegna che si vede un pò dappertutto in giro per
il centro invece ha un connotato tipicamente congolese: "Lubumbashi ville
pour la paix (e di questi tempi va bene...), sotto in swahili "La sporcizia
è stregoneria".
Oggi la città è in lutto per la morte del più famoso artista musicale congolese, Papa Masengo, deceduto sabato scorso e di cui sono stati celebrati i funerali oggi, con grande copertura televisiva. Il telegiornale del Katanga ha inquadrato la faccia del morto per cinque minuti di fila con inquadratura fissa; una cosa molto macabra, con addirittura un gran zoom finale! Masengo pare sia quello che ha scritto le canzoni agli artisti africani che hanno avuto successo in Occidente, gente come Miriam Makeeba.
Alla scuola di Bakanja si sono decisi finalmente a rimuovere i mattoni spaccadenti dal campo di pallavolo, salvo poi riconficcarli nel terreno, in modo che la prossima stagione delle piogge, con l'inevitabile erosione del terreno, si ripresenterà la stessa situazione.
Domenica scorsa ho passato la mattinata al centro per bambini e ragazzi di strada "Bakanja centre", è stata un'altra esperienza molto forte. Circa 500 bambini si presentano a questo centro di raccolta una volta alla settimana. Il programma prevede la messa collettiva, che, non ci crederete, è un vero spettacolo, ve lo dice uno che non ci va mai... Il "servizio d'ordine" dei salesiani, composto da ragazzi un pò più grandi, controlla che i bambini non facciano casino e che non si addormentino in piedi, dando grandi sberloni. Il Padre poi durante l'omelia interroga i malcapitati bambini! Tutta la messa è in swahili ed è cantata; la partecipazione è grande. Nel bel mezzo la presentazione ufficiale mia e di un salesiano spagnolo proveniente dall'Angola. Lavora a Luanda, la capitale, e vorrebbe mettere in pratica anche laggiù i metodi di lavoro dei salesiani di Lubumbashi, che fanno un gran lavoro con i ragazzi di strada. Parlando con lui vengo a sapere che qui, rispetto a Luanda, pare sia un piccolo paradiso... Mah, questa cosa mi lascia perplesso. Ho conosciuto altra gente che lavora nel settore della cooperazione internazionale, nelle agenzie delle Nazioni Unite o in ONG, che ha girato l'Africa. C'è una certa tendenza da parte del personale internazionale a disprezzare il luogo in cui si lavora, o comunque a considerarlo come il posto più difficile del pianeta. Dunque, pare che Kinshasa e Luanda siano posti terribili (mi dicono tutti quelli che ci hanno lavorato). Considerate il delirio che si trova per la strada a Lubumbashi, moltiplicatelo per tre e avrete un quadro della capitale della RDC, dove tra l'altro c'è veramente un clima infernale. Il Katanga da parte sua ti accoglie con un clima sopportabile, ma, dicono che la gente qui sia molto meno attiva, più indolente e meno intraprendente che nel resto del Congo, meno brillante. Tutti gli "occidentali" che lavorano qui non ne possono più dei "Luchois". Per quanto mi riguarda, è ancora presto per dare giudizi, devo ancora scontrarmi veramente con il loro approccio assistenzialista sotto l'aspetto professionale, ma i primi sintomi non sono incoraggianti.
In generale è vero che qui se dai un dito ti prendono il braccio e poi ti mangiano vivo; come vi ho detto il bianco è difficile che venga percepito come qualcosa di diverso da un portafoglio, una possibile fonte di denaro. Dunque per me e per tutti quelli che sono venuti qui per lavorare insieme a loro, per "cooperare", per avere anche uno scambio culturale, è dura.
Dovendo arrivare a fine giornata, la gente bada ai bisogni primari e non è abituata a mettere via un minimo di denaro, si vive giorno per giorno. La corruzione ed il furto sono ben diffusi, come dovunque ci sia povertà. Nonostante tutto a me questa gente non dispiace. Spero di mantenere questo atteggiamento positivo per tutta la durata del mio soggiorno qui.
L'ironia è un'altra arma di cui devi assolutamente farti forte per non andare in esaurimento: ci ridi sopra, come oggi quando mi è arrivata una lettera dal Presidente del Centro per la Promozione della Fotografia, quello del cameraman psicopatico, che mi chiede se ALBA può appoggiare le sue attività fornendo materiale tipo videocamere, magnetoscopi, pellicole, trepiedi e pure inquadrare alcuni operatori in corsi di formazione. Sanno che ci occupiamo di formazione scolastica, ma ci provano comunque, visto che siamo "muzungu".
Dicevo della tendenza dei cooperanti a rincorrere sogni già vissuti o luoghi perduti: anch'io rimpiango il Kosova per certi versi, ma non mi lamento, anzi il fascino della scoperta di nuove realtà e situazioni mi esalta. C'è chi ricorda con le lacrime agli occhi l'India, chi il Ghana o il Togo. E' una specie di sindrome nella quale si mischiano vari meccanismi psicologici: il cosiddetto "reducismo" che ti porta a dire di avere lavorato nei luoghi peggiori del pianeta, oppure nei migliori, a seconda dei punti di vista; il perenne lamento del cooperante che non riesce a trovare un equilibrio con l'ambiente che lo circonda. Allora stattene a casa! E se lavori per un'Agenzia internazionale e guadagni 10 milioni al mese non ti lamentare proprio!
Dopo questo sfogo ritorno ai bambini di strada. Dopo la messa a tutti viene distribuito un pezzo di sapone con cui si possono finalmente fare una doccia e lavarsi gli stracci che hanno addosso. Poi pranzo collettivo con il bukari. Immaginatevi essere in mezzo a 500 di loro in quei momenti... E' stato bello vederli al di fuori dell'ambiente degradato in cui vivono; loro, abbandonati dalle famiglie, che dormono nei mercati e per strada e vivono di elemosina e piccoli furti. Tutti avevano una grande voglia di parlare, sono molto curiosi e sembravano contenti di vedere un bianco che decide di passare una mattinata in mezzo a loro. Infatti mi hanno scambiato per un salesiano e quando non ho fatto la comunione durante la messa sembravano molto stupiti, mi chiedevano perché ed io facevo finta di niente... Ce ne sono di timidi e dolci, altri che si atteggiano a grandi uomini, ma tutti hanno il sorriso stampato. Sono loro quelli che valgono di meno, i primi a morire di colera, per cui non piange nessuno neanche a casa loro.
Qui in città recentemente ci sono stati tumulti di piazza, a causa delle rivendicazioni degli operai della Gécamines che reclamano gli stipendi e dei feriti di guerra. Questi ultimi, spediti al fronte, se la sono vista brutta contro i ruandesi e Bemba, sono tornati invalidi e per di più non sono stati pagati nulla nonostante le promesse del regime, neanche le spese per tornare al loro paese di origine, che magari dista una settimana di viaggio dal fronte. La polizia militare è intervenuta con la solita delicatezza e parecchi sono finiti alla Kassapa, in prigione. L'ultimo venerdì del mese sfila l'esercito e la polizia qui in città e mi hanno detto che i poveracci arrestati hanno sfilato anch'essi in catene, additati al pubblico lubibrio.
Lubumbashi,
4 aprile 03
STORIE DI SORCIELLERIE
Domani è il grande giorno per la Repubblica Democratica del Congo: a Kinshasa si instaura il nuovo governo, scaturito dopo mesi di contrattazioni e colloqui di pace in Sud Africa tra le varie componenti politiche e militari del paese. Il Governo Transitorio si darà presto una Costituzione; Presidente rimarrà Joseph Kabila, con poteri comunque molto ampi. Per accontentare la maggior parte dei contendenti si è prevista la formula inedita dei 4 Vice Presidenti, uno dei quali pare sia Bemba... Dico pare perché non si sa nulla di sicuro, tutto è immerso nell'ombra. I giornali locali non danno informazioni precise e comunque le trattative sono serrate e andranno avanti fino all'ultimo minuto. Le truppe ruandesi ed ugandesi dovrebbero lasciare la RDC entro aprile. Uno spiraglio di luce sembra aprirsi dopo 5 anni di guerra, anche se i colpi di mano qui sono all'ordine del giorno, perchè nessuno si fida di nessuno.
Mi sto occupando tra le altre cose di monitorare lo stato delle scuole convenzionate con la nostra associazione. La condizione dei servizi igienici è sempre critica, come sapete già. Alla scuola Jamaa Yetu ci sono anche le materne e le maestre, alle 8.00, prima di entrare in classe, fanno fare ai bimbi una "sfilata" ai cessi. Mi sono avvicinato per controllare e salutare i bimbi che uscivano in fila indiana, alcuni a piedi nudi, e mi sono accorto che hanno una concezione di bagno particolare, diciamo così. Per loro il bagno non è la latrina, ma proprio l'edificio che ospita tutti i sanitari, quindi non appena entrano dalla porta si tirano giù i pantaloni e iniziano a pisciare così, a caso, dove capita! Il bello è che la maestra li tiene sott'occhio e non dice niente, anzi mi guardava e sorrideva! Quando ho preso i bambini di peso e li ho messi davanti al pisciatoio, questi mi guardavano come per dire "questo è pazzo"...
Alla scuola Kitulizo un'altra perla sui bagni; in media una latrina ogni 200 bambini, già questo è un segno. Il trionfo dei virus viene agevolato dalle modalità di pulizia che il cervellone amministratore della scuola ha ideato: le quattro mamans cuisinnières (le cuoche) puliscono (si fa per dire...) i bagni super intasati una volta al giorno, alla mattina presto, per poi andare in cucina a preparare il bukari, che servono ai bimbi alle 10.30 e che i bimbi mangiano con le mani. A Kitulizo le 6 latrine sono utilizzate da 1245 bambini, più il personale docente ed amministrativo, più tutti i giovani della parrocchia nel weekend. La proporzione bagno-utenti è più o meno la stessa anche nelle altre scuole, con i risultati di cui vi ho parlato. Considerate poi che non cè carta igienica (perché viene regolarmente rubata e poi rivenduta) e nemmeno acqua corrente. Volendo si può dibattere all'infinito sulle differenze culturali, percepite o meno come limiti allo sviluppo locale, io mi limito a descrivervi la situazione, in modo che abbiate elementi su cui riflettere.
Per finire quattro storie di "sorciellerie", raccontatemi dal nostro infermiere, uno che avendo studiato medicina dovrebbe avere in teoria uno spiccato approccio razionalista e scientifico, anche lui un ragazzo molto istruito. Giura che sia tutto vero:
- La storia del ladro che ruba e a cui viene una dermatite al braccio, che non va più via fino a che non riconosce di essere lui il colpevole, non è molto originale a dire la verità, ma Benjamin la cita come esperienza personale, capitata a lui come medico, che non riusciva a guarire uno dei suoi pazienti e non si capacitava all'inizio del perché.
- Altra storia capitata in prima persona a Benjamin a Bujumbura, capitale del Burundi: a casa di un amico e della famiglia, spariscono dei soldi e non si riesce a venire a capo della faccenda. Si è fatta allora la "prova dell'impronta": tutti si calpesta della terra con il piede nudo, poi la si raccoglie e la si strofina tra le mani. Al colpevole le mani prenderanno fuoco; il mio infermiere sostiene di avere visto con i suoi occhi le fiamme nelle mani di una ragazza, che si sono spente soltanto dopo il suo urlo disperato con il quale riconosceva il furta. Lui stesso lha portata all'ospedale e ne ha curato le piaghe!
- 1997, guerra civile con Mobutu che sta per cadere e le truppe di Kabila che marciano verso la capitale. Il generale Mayelé, mobutista, viene accusato di collaborare con i kabilisti e si decide di farlo fuori. Mayelè è protetto però da un feticcio di sua madre: appena tocca dell'erba o della vegetazione sparisce improvvisamente. Per mesi tentano di farlo fuori invano, fino a quando lo attirano con un tranello in una zona in cui non c'è verde, lui riesce comunque a sparire, ma lo trovano sotto una macchina, completamente nudo, e lo ammazzano.
- Ancora 1997, Kabila è da poco al potere e lancia una campagna di sicurezza in tutto il paese; la criminalità viene stroncata con pugno di ferro. A Lubumbashi all'epoca scorazzavano bande di ladri a mano armata, il più famoso e rinomato dei quali era un certo "Bebé Kasanda". Bebé viene arrestato e il buon Kabila decide di condannare lui e gli altri ladroni alla pena di morte per fucilazione, allo stadio della città, che è colmo di gente eccitata ed in festa per l'occasione. Il plotone spara, tutti cadono a terra al primo colpo, tranne Bebé Kasanda. Le pallottole lo schivavano all'ultimo istante. Dopo avere finito le munizioni invano, ci si interroga su come fare ad ucciderlo. E qui mi ritornano in mente i guerrieri Mayi Mayi. I loro poteri soprannaturali sono mantenuti in attività se si seguono regole precise: un certo tipo di alimentazione, l'astinenza completa dai rapporti sessuali. Altrimenti esiste una sola categoria di persone che può uccidere un Mayi Mayi: i bambini o comunque chi non ha avuto ancora "conoscenza" (come dicono qui) con le donne. I ragazzini vengono utilizzati anche per neutralizzare i feticci ed i poteri di personaggi fuori dal normale. Avete già capito come hanno fatto alla fine ad uccidere il povero Bebé Kasanda allo stadio della città.
Considerando quanto siano popolari le storie del generale Mayelé e di Bebé Kasanda da queste parti, si capisce, purtroppo, anche perché in Congo ed in altre parti dell'Africa la piaga dei bambini-soldato sia particolarmente diffusa.
Lubumbashi,
12 aprile 2003
LA GÉ.CA.MINES E LA GUERRA
E'
già passato un mese e posso dire di iniziare veramente a sentirmi completamente
a mio agio.
Le giornate scorrono veloci, il lavoro mi prende gran parte delle energie.
Il fatto è che nonostante tutto quello che vi ho raccontato, il mio
atteggiamento nei confronti dei congolesi rimane ampiamente positivo.
Inizi a porre più attenzione ai particolari, ai dettagli del comportamento della
gente, al modo in cui ti dicono o non ti dicono una cosa. E non finisci mai
di stupirti.
Torniamo alla brousse: pensate il direttore della scuola Akacelo che si fa 4 ore e mezza di bicicletta in sentieri fatti di fango e buche, 54Km, per venire dal villaggio di Kakonkanya alla nostra base in città, per la riunione con i gestionnaires delle scuole. Si è alzato alle 5 di mattina, come tutti i giorni. Considerate che con un buon fuoristrada, in brousse per fare 60km ci puoi mettere anche 3 ore, come è successo qualche giorno fa, quando, con il nostro autista del Kasai, sono andato a Dilanda, il villaggio più lontano da Lubumbashi in cui lavoriamo, dove vivono alcuni ragazzi di strada della città, in un centro di accoglienza. Tronchi di albero in mezzo alla strada, sentieri invisibili che tagliano la vegetazione della brousse, che ti impedisce di vedere e attraverso la quale ci si apre un varco.
I serpenti in brousse si vedono durante la stagione delle piogge, quando l'acqua invade le loro tane e loro sono costretti ad uscire; ci sono pitoni, boa e delle specie velenose che si presentano neri con la testa bianca. L'altra settimana il nostro agronomo ha trovato nel terreno agricolo che stava coltivando insieme agli alunni della scuola di Cawama un grosso esemplare velenoso e l'ha ucciso con un bastone, con l'aiuto dei ragazzini più grandi. I serpenti si nutrono soprattutto di uova e di pulcini, capita di trovarteli nelle case di fango e paglia se hai un pollaio; se ti mordono qui ci si cura con dei rimedi tradizionali, della polvere che si ricava dalla corteccia degli alberi e che, mi assicurano, è molto efficace. Alcune tribù mangiano carne di serpente, che pare sia pregiata, soprattutto nel Kasai, qui in Katanga non impazza più di tanto.
In
brousse esistono riti di iniziazione a cui si devono sottoporre i giovani
che entrano nell'età adulta. Tutto dipende dalle tribù di appartenenza:
alcune prevedono che i ragazzini se ne vadano in brousse con gli adulti del
villaggio, che gli fanno una sorta di "educazione sessuale"; stessa cosa per
le ragazzine, a cui le donne del villaggio svelano i segreti del sesso, utilizzando
alcune radici.
La donna deve arrivare vergine al matrimonio, chiaramente; il ragazzo entrato
nell'età adulta può iniziare a rendersi autonomo, a costruirsi
una propria casa, a lavorare il campo per sostentarsi e a cercarsi la moglie.
Ovviamente ci si sposa giovanissimi, già a 12 anni una ragazza può
essere promessa sposa. Le donne bantù sono veramente belle: ieri in
brousse una ragazza con un viso stupendo ci ha venduto delle pannocchie
di mais.
In brousse la terra dei termitai giganti è molto fertile e viene anche utilizzata per fare mattoni: si pressano, poi si dispongono in modo da formare un forno; con la legna si accende il fuoco che bruciando scalda il forno fatto di mattoni, che si compattano e sono pronti per essere utilizzati. In pratica il forno di mattoni si trasforma in mattoni veri e propri.
Sotto i belgi la grande Societé Mineraire du Haut Katanga (che poi divenne Gé.ca.mines) lavorava a pieno regime. I belgi avevano adottato un approccio profondamente paternalista. Lubumbashi nacque nel 1910 come città coloniale, costruita allo scopo di sfruttare i grandi giacimenti di rame del sottosuolo. Decine di migliaia di congolesi vennero fatti trasferire qui per lavorare nella miniera gestita dai belgi, i quali fornivano ai neri alloggio, cibo e cure mediche gratuite, oltre a pagare il salario di 2,5$ al mese. Coloro che venivano scelti dalla dirigenza bianca per fare gli "informatori" (in pratica delatori riguardo ad eventuali malumori o propositi di disordini degli operai) si beccavano 30$ al mese come stipendio supplementare. Inoltre i belgi avevano ideato un rigido sistema di apartheid, con i neri confinati nella "Ville noire", corrispondente ai quartieri odierni di Kenya e Kamalondo (che sono quelli messi peggio oggi). I neri non potevano neanche circolare nei quartieri residenziali dove abitavano i bianchi, eccetto i domestici ed i cuochi, con parecchi dei quali le signore bianche se la facevano, all'insaputa dei mariti dirigenti minerari. Ho visto un documentario in videocassetta interessante a questo proposito, con tanto di interviste a ormai vecchi ex amanti di donne della borghesia belga.
La città nel corso del '900 è diventata molto estesa e per parecchio le ricchezze minerarie hanno dato almeno da mangiare agli abitanti. Poi tutto questo finì all'inizio degli anni '90, e la città è piombata in una grande crisi economica. Sorte peggiore hanno avuto altre città del Katanga, chiamate addirittura "Villes Gé.ca.mines", che dipendevano completamente dalla società mineraria, come Kolwezi. I congolesi di queste parti hanno una storia particolare, che li ha portati dopo decenni di atteggiamento paternalista ed assistenzialista da parte dei belgi (per fare in modo di troncare sul nascere ogni velleità di carattere imprenditoriale e spirito di iniziativa locale), abituati comunque a servire i bianchi e a farne gli ausiliari, a non prendere iniziative, a vedersi soddisfatti i bisogni essenziali, ed hanno maturato un senso di grande inferiorità nei confronti prima dei belgi e di tutti i bianchi in generale, poi dei funzionari del terribile regime mobutista. Anche gli italiani hanno avuto il loro periodo d'oro qui a Lubumbashi; erano attivi soprattutto nel settore dell'edilizia e delle centrali elettriche, prima di lasciare per la maggior parte il paese al tempo del grande saccheggio, nel '91 (modello Baghdad per intenderci). Il crollo della Gé.ca.mines è stata la mazzata finale per i congolesi.
Tutto questo non riesce tuttavia a cancellare le mille belle immagini: le ragazze di una scuola di ALBA che abbiamo accompagnato con il nostro Ducato al rientro dal match vittorioso di calcio, che hanno cantato a squarciagola per tutto il viaggio per la gioia (qui il calcio, come dicevamo, va forte anche tra le donne); oppure bambini di strada che si sfidano ad una gara di acrobazie: prendevano la rincorsa e usavano un vecchio pneumatico di camion per innalzarsi in volo, facendo grandi salti mortali ed avvitamenti, un vero spettacolo.
Il lato oscuro di questo paese non prevale, rimane schiacciato da tutte queste cose. E sì che potrei raccontarvi storie di furti avvenuti anche qui nella nostra parcelle da parte di personale locale: il mio collega ha dovuto licenziare una guardia perché si era fregato un cellulare, per esempio. Per non parlare del materiale da costruzione sparito nel nulla, quando ripararono il tetto della scuola di Akacelo nella brousse che era stata scoperchiata da una tempesta. Una ragazza americana, capo progetto di una ONG statunitense, ci diceva che la sua principale attività era quella di "controllare che il mio personale locale non rubi"...
Mi sto informando sulla situazione e le condizioni di vita delle altre regioni della Repubblica Democratica del Congo. Viene fuori che qui in Katanga alla fine è uno dei posti in cui si sta meno peggio, il che dice tutto. Le distanze sono sterminate e parlare di altre regioni equivale a discutere di terre che sono raggiungibili dopo giorni e giorni di viaggio su strade incredibili. Prendiamo un esempio: la città di Malemba-Nkulu si trova ancora in Katanga, nel nord però, a circa 800km da Lubumbashi: è l'ultimo avamposto governativo prima della zona controllata dai ribelli dell'RCD, filo ruandesi. Insomma, pare che a Malemba Nkulu, che è una grossa città, ci siano delle zanzare terribili che ti tormentano giorno e notte, oltre a giganteschi scorpioni velenosi. Non stento a crederci, visto che Jean (un nostro impiegato) mi dice che ha visto con i suoi occhi uno di questi pungere sul muso un povero cane, che è morto poco dopo. Non oso immaginare come possa essere l'ambientino, devo ritenermi fortunato di essere capitato a Lubumbashi.
Nel frattempo, come vi ho detto, Joseph Kabila ha prestato giuramento davanti alla Corte Suprema della Repubblica Democratica del Congo e si è confermato Presidente, lui che è contemporaneamente Primo Giudice della Repubblica e capo delle forze armate del paese, nonché presidente del Partito Unico al potere. Il buon Kabila questa volta ha dovuto scendere a compromessi con i suoi agguerriti avversari. Secondo la nuova Costituzione, che gli analisti occidentali hanno definito "la peggiore Costituzione degli ultimi decenni mai approvata", sono previsti come vi ho detto quattro vicepresidenti ed un governo in cui dovranno trovare spazio tutte le componenti dell'opposizione politica e militare del paese. Gente come Jean Pierre Bemba, ad esempio, ha colto la palla al balzo ed è l'unico sicuro ad oggi della Vicepresidenza. Mica scemo Bemba, dato che pende su di lui l'accusa del Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra. Il nemico principale rimane il Ruanda di Paul Kagame, che appoggia il movimento armato Rassemblement Congolaise pour la Démocratie (RCD - Goma), il quale ha preso il controllo di gran parte del Congo orientale a partire dall'agosto 1998. Poi ci sono le truppe ugandesi e burundesi che occupano parte del Kivu e dell'Ituri. Ecco come il quotidiano di regime, "L'avenir", analizza la situazione con il solito tono pacato:
"Dall'agosto 1998 siamo stati sottomessi ad una sporca guerra di aggressione, di invasione, di saccheggio e di usura da parte della coalizione anglo-americana-ruandese-ugandese-burundese, con la complicità delle marionette, degli uomini di paglia congolesi, che hanno coscientemente tradito il paese." Il Ruanda pare stia cercando di boicottare gli accordi appena firmati a Sun City, perché non riconosce la legittimità della Corte Suprema della RDC". Insomma, la pace sembra ancora lontana.
I
combattimenti proseguono soprattutto nella regione settentrionale dell'Ituri,
dove milizie dell'etnia Hema alleate all'Union del Patriotes Congolaies (UPC)
di Thomas Lubanga si sono scontrate con le truppe occupanti ugandesi, venerdì
scorso. Tutto questo durante i lavori della Commissione per la Pacificazione
dell'Ituri. Pare che il computo delle vittime purtroppo sia arrivato a 1500,
uccisi a colpi di machete, comprese molte donne e bambini.
Il conflitto in quella regione settentrionale vede contrapposte le etnie Hema
e Lendu, inquadrate in gruppi armati locali, dietro ai quali ci sono Ruanda
e Uganda, che si contendono il controllo della provincia dellIturi,
ricca di oro (le miniere di Kilo Moto sono il giacimento più grande
dellintera RDC) e di petrolio, recentemente scoperto nel sottosuolo
del Lac Albert, al confine con lUganda.

Lubumbashi,
17 aprile 2003
LA GUERRA E LA CRISI DELLA GÉ.CA.MINES
Sono emersi particolari sul massacro del 3 aprile nel villaggio di 8.000 abitanti di Drodro, nell'Ituri. La MONUC ha iniziato ad assistere i sopravvissuti alla strage, ricoverati negli "ospedali" locali, alcuni senza arti. La popolazione dell'etnia Hema di Drodro e dei villaggi nei dintorni è stata attaccata ferocemente da membri dell'etnia Lendu: 996 vittime, quasi tutte civili, la maggior parte subito sepolte in fosse comuni. L'esercito ugandese, che occupa questa zona della RDC, è arrivato sul posto solo due giorni dopo ed ha diffuso la notizia. E' terribile pensare che in villaggi pacifici come quelli in cui mi capita di andare per lavoro nella brousse, possano accadere cose simili. Eppure se pensate al genocidio in Ruanda nel 1994...
Nella zona est della RDC la guerra continua dunque, nonostante gli accordi di pace: l'esercito filo ruandese del RCD-Goma (Rassemblément Congolaise pour la Démocratie) ha occupato altre città del nord Kivu. Tutto ciò pone un freno al disarmo ed al rimpatrio delle varie milizie e gruppi militari, che avevano firmato tali accordi nel dicembre 2002 a Pretoria. La RCD-Goma è alla caccia dei combattenti Interahamwe, circa 13.000, che sono poi nient'altro che l'ex FAR, Forces Arméés Rwandaises (di etnia hutu), l'esercito governativo nel 1994, considerato principale responsabile del genocidio ai danni dei tutsi. Ora il regime a Kigali è tutsi, i quali cercano ancora giustizia sommaria, e per questo hanno occupato parte del Congo alla caccia dei loro genocidi, che hanno trovato rifugio in RDC (questa è la versione del Ruanda, in realtà la parte del Congo occupata è ricca di risorse e di ricchezze del sottosuolo e la ragione economica prevale come sempre su quella umanitaria, messa in mostra come facciata... déja-vu?). Da qui la rottura dei rapporti tra Kabila e l'odiato Paul Kagame, una volta alleati nellAFDL (Alliance des Forces Démocratiques pour la Féderation), lesercito fondato da Laurent Désidé Kabila che, con lappoggio di Kigali, riuscì a marciare fino a Kinshasa e prese il potere, il 17 maggio 1997. Nellagosto 1998 Kabila invitò gli ufficiali e i quadri ruandesi della AFDL a lasciare il paese e pochi giorni dopo incominciò quel conflitto armato allest e al nord del paese che dura tuttora.
É venuto il momento di fornirvi alcuni dati economici sulla Repubblica Democratica del Congo. Le cifre dicono tutto e si commentano da sole.
A metà 1998 la situazione economica del paese era già precaria; le autorità attuarono una nuova politica monetaria, lanciando la nuova moneta nazionale, Il Franco Congolese, nel giugno 1998, che prese il posto dello svalutatissimo Zaire, che ormai non valeva più niente. L'ottimismo iniziale fu illusorio: il calo di esportazioni e l'utilizzo delle principali risorse per la nuova guerra, iniziata ad agosto 1998, e per "misure di emergenza" cominciò a minare le certezze e la sostenibilità delle politiche macroeconomiche. La nuova moneta si svalutò del 60% nei primi due mesi dopo la sua introduzione sul mercato, e da allora ha continuato a perdere valore. Nel gennaio 2001, dopo l'assassinio di Laurent Désiré Kabila e l'avvento al potere del figlio Joseph, il nuovo regime annunciò una svolta alla politica economica: si decide di "liberare" la valuta nazionale, per porre termine al doppio tasso di cambio FC-$, quello ufficiale e quello nero; si sono eliminate molte restrizioni doganali e politiche protezionistiche nei confronti dei prodotti stranieri; si pose termine al monopolio statale sulle esportazioni di diamanti. Tutte misure che fecero la gioia degli investitori stranieri. Joseph Kabila si era fatto più furbo del padre, forse perché non vuole fare la stessa fine... Il Franco Congolese continua a svalutarsi nei confronti del dollaro, ma ad un ritmo molto inferiore e ciclico; il tasso di inflazione, che nel 2001 raggiungeva il 600%, è sceso in alcune regioni fino al 7%. Le istituzioni finanziarie internazionali, FMI e Banca Mondiale, hanno iniziato a lanciare programmi per il paese. L'80% del debito estero della RDC è stato cancellato nello scorso gennaio.
Il Fondo Monetario Internazionale si è impegnato a dare una mano per risollevare le sorti della Gé.ca.mines qui a Lubumbashi. Un prestito di 45 milioni di US$ all'azienda, che sarà erogato a partire da questo mese, dovrà servire per incentivare le dimissioni ed il congedo volontario degli agenti e del personale dell'azienda, tramite il pagamento di indennità di fine rapporto. Il Ministero delle Miniere ha trovato un accordo con i sindacati. Funziona così: il "volontario" deve accettare di firmare una dichiarazione che ha valore legale, in cui rinuncia in anticipo ad ogni contestazione o rivendicazione ulteriore, per quanto riguarda le condizioni di "congedo" e l'ammontare dell'indennità ricevuta dall'azienda. Verrà data precedenza ai veterani, coloro che hanno più di 25 anni di servizio, seguiranno gli altri. Il programma andrà a beneficiare le famiglie di quegli operai che accetteranno di dimettersi e lasciare il lavoro, in pratica se non ti dimetti non ricevi nulla e devi sperare in una ripresa a pieno regime dell'azienda negli anni a venire per potere ricevere il tuo stipendio. La grande maggioranza degli operai accetterà la soluzione proposta, che gli consentirà di ricevere qualcosa nei prossimi mesi, quando arriverà il loro turno, invece di aspettare invano che il loro diritto ai salari arretrati venga onorato. I volontari dovrebbero in seguito essere inseriti in un programma di reinserimento lavorativo, ma questo è tutto da vedere. Questa misura-tampone non servirà a rilanciare la produzione e la redditività dell'azienda, ormai irrimediabilmente in crisi; costituisce un palliativo per calmare le tensioni sociali, sfociate in manifestazioni, scioperi e disordini dei lavoratori Gé.ca.mi.nes. L'azienda è ormai in fallimento ed è insolvente nei confronti dei dipendenti.
Eccovi alcuni dati: nel 1986 l'azienda ha raggiunto la massima produttività; guardate il confronto con l'anno 2002:
Tonnellate
di rame prodotte: 476.000 (1986) a 19.000 (2002);
Tonnellate di cobalto prodotte: 14.000 (1986) a 1.800 (2002);
Produzione media per lavoratore: 14,4 t (1986) a 0,8 t (2002);
Lavoratori impiegati: 33.000 nel 1986, 23.000 nel 2002;
Ritardo nel pagamento dei salari ad oggi: 21 mesi!
Questi dati dicono che la produttività è scesa a livelli bassissimi ed il numero dei dipendenti rimane molto elevato (siamo in un paese che si ispira al socialismo reale, quindi niente licenziamenti di massa, ma anche niente salario...). L'impresa, che è pubblica, non sa più dove sbattere la testa, ovviamente. Ora il FMI propone questa ricetta-tampone che mette il cerotto ad una ferita che rimarrà sempre aperta...
Vi riporto le dichiarazioni di un dirigente, pubblicate su un settimanale locale: "E' prudente dimettersi ed andarsene parzialmente soddisfatti, che aspettare un'eventuale incerta ripresa delle attività dell'impresa. In ogni caso, neanche in caso di ristrutturazione dell'azienda, nessuno avrà la sicurezza di mantenere il posto di lavoro. Sappiamo che la soluzione proposta dal Governo costituisce né più né meno che una flagrante violazione dei diritti umani, ma è per realismo che la accettiamo".
Lubumbashi,
21 aprile 2003
LE CIFRE DELLA CRISI IN RDC
Eccovi ora in rassegna una serie di cifre nude e crude riguardanti la situazione socio-economica del paese. Come potete constatare, dagli anni '90 le cose sono peggiorate, causa il crollo economico, i saccheggi, la guerra.
Tenetevi forte, questa è la RDC.
-
PIL procapite (2001): 74 US$ (la RDC è situata al 225° posto
su 229 Stati nel mondo).
I primi: Lussemburgo 36.400$, poi USA, Bermuda, San Marino e Svizzera. Dietro
alla RDC ci sono soltanto Etiopia, Mayotte, Somalia e Sierra Leone.
- Altri dati sul PIL procapite: 322$ a Kinshasa; 25,6$ nella provincia
settentrionale dell'Equateur (quella originaria di Mobutu e Bemba).
PIL procapite giornaliero in alcune città della RDC: Kinshasa 0.85$, Lubumbashi
1.06$ (erano le città più ricche del paese), Mbuji Mayi (la
città dei diamanti) 2,52$, Boma 1,18$, Matadi 1,15$.
- HPI (Human Poverty Indicator): 43%; HPI nelle aree rurali: 46%;
HPI nelle zone urbane: 18% Lo HPI è una valore ricavato dalle Nazioni
Unite (UNPD), prendendo in considerazione vari parametri indicativi dello
stato della popolazione. Principalmente: aspettativa di vita, alfabetizzazione
e scolarizzazione e condizioni generali di vita (accesso ad acqua potabile,
malnutrizione...). Norvegia, Canada, Australia sul podio, la RDC è
al 142° posto nel HDI (Human Development Index, che tiene in considerazione
anche i valori del HPI).
- Aspettativa di vita alla nascita (2001): 50 anni
- Probabilità di non superare i 40 anni di età: 34,7%
- Morte prematura (1999): 30,1%; Tra il 65% e l'85% delle nascita non sono
assistite
- Mortalità materna per parto: 1.289 x 100.000 nascite (1999); 870
x 100.000 nel 1995
- Mortalità infantile: 129 x 1000 (2001); Tasso di mortalità
infantile meno 5 anni: 213 x 1000 nel 1998; Mortalità infantile nelle
zone rurali: 138 x 1000 nelle aree rurali (2001)
- Alfabetizzazione e scolarizzazione: Tasso di analfabetizzazione adulti (oltre
15 anni: 39,7%); Tasso di alfabetizzazione: 65,3% nel 1999 (67,3% nel
1995); Tasso di alfabetizzazione maschile: 79,8% (82,5% nel 1995); Tasso di
alfabetizzazione femminile: 51,8% (54,1 nel 1995);
Tasso di iscrizione alle scuole elementari: 51,6%; Bambini che si iscrivono
a scuola a 6 anni: 22,5% nel 1995, 13,9% nel 2001
(42,8% nelle zone urbane, 14% in quelle rurali); Tasso di iscrizione
a scuola complessivo popolazione: 76,8% aree urbane; 51,8% aree
rurali; Tasso di iscrizione al 5° anno di elementari:
60,2 % aree urbane; 15,1% aree rurali; A Kinshasa solo il 20% dei bambini
in età scolare sono iscritti a scuola.
- Tasso di povertà nuclei familiari: 74% con capofamiglia libero professionista
- 80% delle famiglie con capofamiglia impiegato. Più dell'80% della
popolazione urbana è considerata povera. Nella campagne il dato è
superiore: in alcune zone del Katanga e del Bandundu si
arriva a punte dell'84%.
- Il 37% della popolazione (18,5 milioni di abitanti) non hanno
accesso ad alcun tipo di assistenza sanitaria. Tasso di vaccinazione bambini
sotto 5 anni: 29%
- Nutrizione: Il WFP (World Food Program) ha stimato che nel 2000 il
33% dei congolesi erano afflitti da "seria malnutrizione". Nei territori
occupati ed in guerra: malnutrizione bambini sotto 5 anni 41%; il 25,79% soffre
di "severe malnutrition". A Kinshasa, la capitale, su 1.200.000 bambini sotto
5 anni, 25.000 sono malnutriti. "Severe cronic malnutrition rate": 13%.
Bambini sottopeso (meno di 1 anno - 1998): 10,7% Bambini sottopeso (meno di
5 anni - 2001): 38,2%
- Occupazione: Nel 2000 il 2% (!) della popolazione totale risulta avere un
impiego stabile. Questo dato equivale al 4% della forza lavoro totale, all'
8% della forza lavoro maschile. Guardate il paragone con il 1958 (quando la
RDC si chiamava ancora Congo Belga): 8%, 18%, 35% rispettivamente.
- Salario medio settore pubblico (quando è pagato): 15$; Il 44% delle
donne non ha alcun reddito. Il 22% degli uomini non ha alcun reddito
- Popolazione con accesso a fonti di acqua sicura: 26,1% (2001). Popolazione
che utilizza latrine: 46%. 9,1% delle case hanno wc con scarico di acqua.
Nel 1999, UNICEF stima al 45% la popolazione che ha accesso all'acqua
potabile. Il dato scende al 26% nelle aree rurali. A Kinshasa circa il 40%
della popolazione non è