Chiapas: una storia
che ci riguarda. |
di
Roberto De Maria
e Christian Elevati, settembre
2002
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Chi
siamo e di che cosa parleremo
Con la speranza di contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto in Chiapas, dal 15 febbraio al 3 marzo 2002 si è svolta la terza missione di osservazione dei diritti umani in Messico. Tale missione è stata promossa dalla società civile internazionale con l’appoggio della vivace e variegata società civile messicana (si veda a tal proposito il sito della Commissione). Sulla base dell’esperienza maturata in questa occasione, gli autori di questo articolo, grazie alla collaborazione con REDS, presenteranno un’introduzione storica e, con cadenza bimestrale, 5 approfondimenti sul Chiapas. Gli argomenti trattati, che rivelano per alcuni aspetti sorprendenti analogie con la situazione economico-politica italiana e mondiale, riguarderanno:
Oltre 500 anni di lotte indigene |
"Noi
siamo il prodotto di 500 anni di lotte: prima contro la schiavitù,
poi, durante la Guerra di Indipendenza contro la Spagna capeggiata dai
ribelli, poi per evitare di essere assorbiti dall’espansionismo Nord
Americano; poi ancora per promulgare la nostra Costituzione ed espellere
l’Impero Francese dalla nostra terr Prima Dichiarazione
della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale |
L’atteggiamento politico delle classi dominanti che si sono succedute nella storia messicana, dall’invasione spagnola ai nostri giorni, è stato caratterizzato da un disconoscimento delle popolazioni indigene in quanto soggetti di diritto. In altre parole, gli Indios sono sempre stati considerati minoranze da uniformare e omologare alla cultura, all’economia e allo stile di vita egemoni e, per questa via, da fare scomparire. Gli interessi economici legati alle risorse presenti sui territori indigeni giocano naturalmente un ruolo fondamentale in questo contesto. Non è un caso che l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) sia insorto, armi in pugno, il 1° gennaio 1994: questo stesso giorno entra in vigore il Trattato di Libero Commercio tra Messico, USA e Canada. Ma prima di affrontare nello specifico l’attuale situazione politica in Chiapas può risultare utile un breve excursus storico che, senza avere la pretesa di essere esaustivo, ripercorra alcune tappe fondamentali della lotta degli indigeni per la difesa della propria identità e per l’inclusione a pieno titolo nel Messico come soggetti di diritto. Dai conquistadores a Zapata La popolazione messicana oggi è costituita essenzialmente dalla mescolanza di razze indigene e di spagnoli giunti all’epoca delle conquiste (meticci), oltre che da discendenti di spagnoli nati in Messico (criollos). In questo contesto, le numerose e diversificate popolazioni indigene originarie hanno comunque conservato in tutto il territorio messicano (e americano in genere) una loro significativa presenza dal punto di vista linguistico, culturale e religioso. Dall’epoca dei conquistadores, la lotta degli Indios per la difesa della propria cultura, della propria dignità e dei propri territori è rimasto uno dei fili conduttori di 500 anni di storia americana. In anni più recenti, con la nascita dello stato messicano, sia nella prima Costituzione dello Stato Federale del Messico (1824) sia nella successiva Costituzione Federale del 1857, la "questione indigena" viene essenzialmente ignorata: per la legge, gli indigeni in quanto indigeni non esistono e se esistono devono assoggettarsi a norme e valori alieni alla loro cultura. Nell’epoca della rivolta contro la dittatura porfirista (1910) gli indigeni partecipano attivamente alla lotta, appoggiando i programmi dei gruppi rivoluzionari, guidati da Villa e Zapata, che prevedevano la restituzione della terra ai legittimi proprietari e la creazione di meccanismi di esercizio locale del potere. Ma anche queste aspettative vengono sostanzialmente tradite perché, nonostante la Costituzione della Repubblica del 1917 preveda il diritto alla terra anche per gli Indios (con l’introduzione delle comunità agrarie o ejidos), di fatto continua a non prevedere un riconoscimento giuridico specifico del diritto all’autodeterminazione delle popolazioni indigene. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro e il Convenio 169 Questa situazione si trascina essenzialmente immutata fino al 1988, quando l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, di cui il Messico fa parte, approva un documento relativo alle popolazioni indigene e tribali che viene ratificato dal Senato della Repubblica e dal potere esecutivo federale messicano nel 1990 (con modifica dell’art. 4 della Costituzione). Il documento (Convenio 169), afferma ufficialmente la pluriculturalità della nazione messicana, il diritto di proprietà e di sfruttamento delle terre da parte delle comunità indigene e il diritto delle comunità di essere consultate dal Governo in tema di risorse minerarie di proprietà dello Stato e di sfruttamento del sottosuolo, ma prevede soltanto un riconoscimento indiretto delle popolazioni indigene come soggetti collettivi di diritto. Infatti benché, per un effetto a cascata, la ratifica del Convenio 169 comporti tutta una serie di riforme delle leggi federali e statali in materia di accesso alle risorse naturali, agrarie e forestali e di protezione dell’ambiente, di diritti culturali e di diritti d’autore, fino a prevedere una revisione della legge organica della Pubblica Amministrazione Federale, non vengono mai realizzate le condizioni per l’esercizio reale dei diritti formalmente riconosciuti. Per fare solo un esempio, nonostante la riforma della legislazione penale preveda il diritto dell’indigeno sottoposto a processo di avvalersi di un mediatore linguistico-culturale, di fatto non esiste a tutt’oggi un’istituzione in grado di garantire questo diritto. Il levantamiento dell’EZLN e la nascita del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale La situazione di stallo e il continuo aggravarsi delle condizioni di vita indigene spingono l’EZLN all’insurrezione armata (il cosiddetto levantamiento) il 1° gennaio 1994.
Per iniziare i negoziati di pace L'EZLN pone alcune condizioni:
Il 12 gennaio 1994, a soli dodici giorni dal levantamiento, oltre centomila persone marciano su Città del Messico contro la guerra nel Chiapas e in favore del dialogo. Lo stesso giorno il Presidente Salinas ordina il cessate il fuoco. Da questo momento l'EZLN inizia a lanciare le sue battaglie attraverso i mezzi di comunicazione. Dal 21 febbraio al 2 marzo 1994 hanno luogo i primi negoziati di pace tra il Governo del Messico e l'EZLN, noti come "Dialoghi della Cattedrale". Il Governo nomina Commissario per la pace nel Chiapas l'allora Ministro degli Esteri Manuel Camacho Solìs; gli altri interlocutori sono una delegazione di quattordici zapatisti, capeggiata dal subcomandante Marcos, mentre il ruolo di mediatore fra le parti è ricoperto dal vescovo di San Cristòbal, Samuel Ruiz Garcìa. Il Governo propone un accordo di 34 punti e l'EZLN decide di sottoporlo alle comunità indigene. Ma un fatto gravissimo, l'assassinio di un candidato alla Presidenza dello Stato del Chiapas, porta all’interruzione dei negoziati. Gli zapatisti dichiarano di non poter trattare con assassini e rifiutano la proposta governativa. Ma non si fermano qui: il 10 giugno l'EZLN rende nota la "Seconda dichiarazione della Selva Lacandona" con cui convoca la Convenzione Nazionale Democratica (CND) e, per la prima volta, cerca un dialogo diretto con la società civile. La convocazione ha un enorme successo, tanto che la Convenzione vede la partecipazione di circa settemila messicani, di centinaia di osservatori internazionali e di numerosi rappresentanti dei mezzi di comunicazione. I lavori della CND si svolgono dal 5 al 9 agosto del 1994 con l’obiettivo di creare un governo di transizione in Chiapas e un nuovo Congresso Costituente. Nel dicembre dello stesso anno diviene Presidente del Messico Ernesto Zedillo, il quale si dichiara disposto ad aspettare "giorni, settimane, mesi" pur di raggiungere un accordo di pace, benché non faccia nulla per allentare l’assedio militare in Chiapas. Allora il 19 dicembre L'EZLN, senza sparare un colpo, compare in 38 municipi dello Stato e li dichiara "autonomi e ribelli". Nello stesso giorno crolla l'economia messicana e il Peso si svaluta. Sempre a dicembre il Governo decide di riconoscere la Commissione Nazionale di Intermediazione (CONAI), capeggiata dal Vescovo Samuel Ruiz e formata da eminenti personalità messicane, come organismo di mediazione. Segue una tregua che dura fino alla fine dell'anno. Con il 1995, nonostante le nuove promesse di conciliazione, Zedillo inizia una campagna diffamatoria nei confronti dell'EZLN, accusandolo di volere la guerra e non la pace, cui fa seguire in febbraio un ordine di offensiva militare contro le comunità ribelli, giustificandolo con l'esigenza del "recupero della sovranità nazionale". L'EZLN non ha altra scelta che ripiegare. L'offensiva è molto violenta e caratterizzata da detenzioni di decine di civili accusati di "zapatismo", assassinii, violazioni dei diritti e saccheggi di villaggi, che causano oltre trentamila sfollati. Il primo di marzo una mobilitazione a Città del Messico e in altre città messicane contesta la guerra. Alcuni giorni dopo il Congresso dell'Unione approva la Legge per il Dialogo, la Conciliazione e la Pace Degna in Chiapas, che stabilisce le regole con le quali il Governo avrebbe dovuto gestire la negoziazione con gli zapatisti. Il 9 aprile 1995 viene firmata la dichiarazione congiunta di San Miguel, che va oltre la legge del Governo in quanto definisce le regole del dialogo condivise da entrambe le parti. Ciò consente effettivamente la ripresa dei negoziati di pace, che proseguono per mesi, fra accordi e disaccordi. È in questo contesto che l'8 giugno del 1995, per dare impulso al dialogo, l'EZLN propone alla società civile un grande dibattito nazionale su alcuni temi cruciali:
La risposta di un milione e trecentomila persone è la richiesta all'EZLN di convertirsi in una forza politica indipendente e nuova. Coerentemente con questa richiesta, il primo gennaio del 1996 (secondo anniversario del levantamiento) l'EZLN risponde con la "Quarta dichiarazione della Selva Lacandona", nella quale promuove la formazione del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale (FZLN), "una nuova forza politica civile e pacifica, indipendente e democratica, che lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia in Messico", una forza che non sia un partito politico e che "non aspiri alla presa del potere". Nella stessa Dichiarazione gli zapatisti affermano definitivamente il valore della "parola" come loro principale arma: "Il fiore della parola non morirà. Può morire il volto occulto di chi oggi la pronuncia, ma la parola che venne dal fondo della storia e della terra non potrà più essere strappata dalla superbia del potere." Gli accordi di San Andrés
Come conseguenza, gli indigeni messicani avrebbero potuto decidere la loro forma di governo e i loro modi di organizzazione politica, sociale, economica e culturale, impegnandosi lo Stato a:
In particolare, lo Stato si impegna ad assicurare istruzione e formazione, garantire la soddisfazione dei bisogni primari, incentivare la produzione e l’occupazione e tutelare gli indigeni migranti. Gli Accordi di San Andrés includono infine una riforma della Costituzione Federale e del sistema giuridico per garantire alle comunità lo status di soggetti di diritto pubblico; il diritto dei municipi con popolazione a maggioranza indigena ad associarsi liberamente; la partecipazione indigena alle attività di governo, garantendo che nelle legislazioni dei singoli Stati della Repubblica sarebbero state stabilite la libera determinazione e l’autonomia dei popoli indigeni. La proposta di legge della Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA) Poiché, dopo la firma degli Accordi, il tempo passava e il Governo non mostrava nessuna volontà di prestarvi fede, nel settembre dello stesso anno l’EZLN sospende i negoziati, annunciando che li avrebbe ripresi soltanto se fossero stati rispettati gli impegni precedentemente assunti. E’ in questo clima che si forma la Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA, composta da esponenti di tutte le forze politiche del Congresso dell’Unione) che, in accordo con le parti in conflitto, elabora una proposta di riforma che possa soltanto essere approvata o rifiutata dalle stesse, ma non modificata. L’obiettivo è quello di evitare negoziati interminabili, come di fatto cerca di fare il Governo Federale. Nel novembre del 1996 la COCOPA consegna alle parti la sua proposta di riforma. L’EZLN, benché tale proposta non accolga in toto gli accordi di San Andrés, decide di accettarla per favorire la ripresa del dialogo. Il Governo Zedillo, dal canto suo, inizialmente rifiuta questa proposta, e quando già è pubblico che l’EZLN l’ha accettata, prima prende tempo per analizzarla, poi il 20 dicembre dello stesso anno presenta una controproposta con numerosi emendamenti, che all’inizio del 1997 l’EZLN definisce inaccettabile. Il clima politico si infiamma e così si mantiene durante tutto il 1997, mentre tanto la repressione quanto la persecuzione nelle regioni indigene si acuiscono sino a sfociare nel massacro di Acteal: il 22 dicembre 1997 un gruppo di 60 paramilitari priisti armati pesantemente inizia una violenta offensiva contro gli sfollati di Las Abejas e i simpatizzanti zapatisti rifugiatisi ad Acteal (Municipio di Chenalhò), lasciando sul terreno perlomeno 25 feriti da arma da fuoco e 45 cadaveri mutilati, tra cui 21 donne e 14 bambini. Il centro per i diritti umani Fray Bartolomé de las Casas denuncia che elementi della Sicurezza Pubblica sono rimasti a 200 metri dal luogo del massacro senza intervenire. I contenuti dell’iniziativa di legge della COCOPA vengono sistematicamente rigettati dal governo federale, tanto che il 15 marzo 1998 il Governo Zedillo presenta unilateralmente al Congresso dell’Unione un’ulteriore iniziativa di riforma della Costituzione che si allontanava decisamente dagli accordi di San Andrés e che contraddiceva la proposta della COCOPA. Ciò ha come diretta conseguenza la creazione di un ostacolo insormontabile alla costruzione della pace e porta nuovamente il paese sull’orlo della guerra. Il Partito di Azione Nazionale di Vicente Fox al potere — la Marcia per la Dignità Indigena La possibilità di riallacciare il dialogo sembra finalmente riaffacciarsi con la conquista del Governo Federale da parte del PAN (Partito di Azione Nazionale, paragonabile per molti aspetti al Polo delle Libertà in Italia) dopo 72 anni di governo del PRI. L’EZLN pone al nuovo Governo tre condizioni per la ripresa del dialogo:
L’attenzione della società messicana e internazionale durante i mesi delle elezioni e anche in seguito non viene mai meno, soprattutto perché l’attuale Presidente della Repubblica, Vicente Fox, durante la campagna elettorale promette più volte che, se avesse vinto, avrebbe fatto in modo che gli accordi di San Andrés fossero rispettati. Le stesse promesse vengono ribadite dopo il suo insediamento avvenuto il 2 dicembre 2000. Le aspettative alimentate sono tali che l’EZLN e il CNI (Congreso Naciònal Indigena) nel marzo 2001 danno vita alla "Marcia per la dignità indigena" per promuovere e sostenere l’iniziativa della COCOPA.
Il Governo Fox, rispetto alle tre condizioni per la ripresa del dialogo, si comporta però in modo ambiguo:
Il mancato rispetto delle promesse, malcelato da risposte di facciata perlopiù sbandierate come segnali di reale cambiamento dei rapporti con le comunità indigene rispetto ai governi precedenti, riduce nuovamente a zero tutti gli sforzi compiuti. Nonostante il successo in termini di mobilitazione di grandi masse popolari (contadini, operai, studenti, intellettuali) della "Marcia per la dignità indigena", dopo l’approvazione da parte del Parlamento Federale, la "legge truffa" viene inviata ai Governi degli Stati per la sua ratifica e, infine, promulgata. L’entrata in vigore di questa legge sancisce la rottura del dialogo per la soluzione pacifica del conflitto, rottura che continua anche ai nostri giorni. Da allora l’EZLN si è chiuso in un sofferto silenzio di protesta, benché continui a lavorare, anche sul piano giuridico, per dimostrare l’illegalità e l’incostituzionalità della "ley indigena" approvata. Situazione attuale
Nel prossimo articolo approfondiremo proprio le attuali condizioni di vita nelle comunità zapatiste.
Roberto De Maria (robertodm@virgilio.it) Christian Elevati (ailender@tiscali.it)
per restare quotidianamente in contatto con la realtà in evoluzione della situazione in Chiapas consigliamo:
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