pubblicato il 30.11.25
Cacciatori di fascisti. Paolo Berizzi e Jordi Borras su demoni, paure e speranze ·
Cacciatori di fascisti.
Da anni, Paolo Berizzi e Jordi Borràs indagano attraverso inchieste, libri e reportage i movimenti neofascisti e neonazisti. Tra Italia, Spagna e il resto d’Europa. Per il suo lavoro - in seguito a minacce di morte e atti intimidatori dalla galassia nera - Berizzi (inviato di Repubblica) vive sotto scorta da sette anni. Borràs, nel 2018, fu aggredito per strada a Barcellona da un poliziotto in borghese - militante di Vox - che gli ruppe il naso gridando “Viva España! Viva Franco”. Il primo è tornato in libreria con Il libro segreto di CasaPound (Fuoriscena). Il secondo ha pubblicato da poco Tutti i colori del nero (Castelvecchi). In questo speciale dialogo per U i due cronisti parlano di vita, lavoro, paure, presente e futuro. E, soprattutto, di estrema destra.
JORDI BORRÀS: “Paolo, l’ultima volta in cui ci siamo visti eravamo circondati da neofascisti a Milano, ricordi? Oggi come stai?”.
PAOLO BERIZZI: “Sto, e di questi tempi è già un’ottima notizia. Ricordo: 23 marzo 2019. I gruppi neofascisti si erano radunati a Milano per celebrare il centenario della nascita dei Fasci italiani di combattimento di Benito Mussolini. Alla regia: CasaPound. Io ero sotto scorta da pochi mesi, in un frullatore. Tu eri venuto anche per raccontare il mio lavoro e le mie tristi vicende. Per me, che in quei giorni ero un po’ frastornato, era stato un grande privilegio. A te Jordi come va coi fascisti spagnoli?”.
JB: “Male, come allora. Continuo a non poter fotografare eventi di estrema destra né in Catalogna né nel resto della Spagna. Così da anni ho scelto di fare reportage fuori casa, l’ultimo è stato in Austria”.
PB: “Questo vento nero che soffia sull’Europa e anche Oltreoceano non si ferma. Ci davano dei matti quando, anni fa, lo raccontavamo. Ricordi? “Esagerati, vedete fascisti ovunque””.
JB “La situazione è grave. L’estrema destra è ormai presente nei parlamenti di quasi tutta Europa, governa in alcuni Paesi e il neofascismo si riaffaccia nelle strade in modo sempre più sfacciato. Tu come e perché hai iniziato a interessarti al tema?”.
PB: “Più di 25 anni fa, raccontando le curve ultrà negli stadi. Ci ho fatto anche la tesi di laurea, in Filosofia, alla Statale di Milano. Già allora gli stadi si stavano colorando di nero, in rapporti osmotici con gruppi di estrema destra: VFS, Azione Skinhead, Forza Nuova, CasaPound. Poi sono arrivate Lealtà Azione e i neonazi della Comunità militante dei Dodici raggi. Oggi quelle curve sono serbatoi di manovalanza”.
JB: “Anche tu hai l’idea che i neofascisti oggi siano più forti e “accettati”?”.
PB: “Lo confermano le cronache, ogni giorno. I movimenti hanno rialzato la testa sfruttando il clima favorevole. L’Italia è l’unica democrazia europea governata da un partito discendente dagli eredi del fascismo, un partito che nel suo simbolo ha ancora la fiamma che arde sulla tomba di Mussolini. I militanti di ultradestra si sentono protetti e sdoganati dalla destra di governo, con la quale non è vero che non ci siano rapporti”.
JB: “Anche in Vox ci sono vecchi franchisti e militanti più giovani, che 10 o 15 anni fa erano neonazi. Ma al partito fa comodo un’ultradestra neofascista più a destra di loro. Così possono dire: “Noi siamo democratici”. Tu pensi che lo spostamento a destra in Europa sia dovuto, almeno in parte, anche a un mutamento nella scala di valori dei cittadini? Gli estremisti stanno vincendo la “guerra culturale”?”.
PB: “La pregiudiziale sul fascismo, complice anche la narrazione revisionista delle destre di governo, è caduta in larghe fette della popolazione. E nel campo progressista ci si indigna sempre meno. Gli eredi degli sconfitti del 1945 inseguono una rivincita sulla Storia, e in parte se la sono presa tre anni fa con l’ascesa del governo Meloni. La “guerra culturale” è il revisionismo storico dei vinti che non si sono rassegnati. Viviamo il tempo della paura che si trasforma in odio, vincono gli imprenditori dell’intolleranza, del razzismo, i populisti a braccio teso. Sono tornate pulsioni muscolari, machiste, nazionaliste, intolleranti, nostalgiche. L’Europa e il mondo vanno a destra”.
“Purtroppo movimenti e gruppi organizzati hanno rialzato la testa, sfruttando il clima politico favorevole”
JB: “Nel tuo ultimo Il libro segreto di CasaPound hai trovato un’autentica perla: la testimonianza di una gola profonda interna all’organizzazione. So che devi essere cauto per proteggere le fonti, ma puoi raccontarmi com’è andata?”.
PB: “Mi ha cercato lui. Voleva vuotare il sacco e voleva farlo con il giornalista – parole sue – “più odiato da CasaPound”. Non è un pentito di mafia, è un militante che ha visto traditi i suoi ideali fascisti dai vertici di quella che è, di fatto, l’organizzazione neofascista italiana più importante degli ultimi vent’anni”.
JB: “Quali sono le rivelazioni più forti?”
PB: “Ci sono due scoop. Il primo sono tutti i nomi – una 70ina – dei finanziatori di CasaPound: professionisti, imprenditori, manager, un noto ambasciatore, un generale dell’Aeronautica, avvocati, docenti universitari, giornalisti. L’organizzazione va oltre la militanza ed entra nei gangli dello Stato. Questo preoccupa. Il secondo sono i rapporti – privati, personali – tra CasaPound e la premier o altri esponenti di spicco di FdI, a partire da La Russa. In una democrazia non dovrebbe succedere”.
JB: “È quasi incredibile che tu sia l’unico giornalista europeo sotto scorta per minacce neofasciste e neonaziste. Come vivi in questa condizione?”.
PB: “È un triste primato e forse è anche una spia della situazione italiana. La vivo male. Fare il cronista sotto scorta è complesso, quasi acrobatico. Sei protetto, ma ti senti anche in una gabbia psicologica”.
JB: “Se fai un certo tipo di giornalismo diventi un nemico delle destre, anche nel campo della fotografia. Il mio ultimo reportage, come ti accennavo, è stato in Austria: una manifestazione degli identitari di Martin Sellner, che non potendo aggredirci per la forte presenza di polizia hanno aperto ombrelli enormi per impedirci di lavorare. Paolo, hai mai paura?”.
PB: “Se dicessi di no sarei bugiardo. La paura fa parte del lavoro, se ti occupi di certe cose. Ci convivi, scendi a patti. E vai avanti. Per te cos’è invece la paura, Jordi?”
JB: “Una perdita di libertà, l’autocensura. È il timore di non poter fare il tuo lavoro come vorresti. Non pensi mai: adesso smetto e mi riprendo la mia vita e la mia libertà?”.
PB: “Quasi ogni giorno. Ma poi penso che la darei vinta a chi davvero vorrebbe che lo facessi”.
PROFILO Paolo Berizzi, 53 anni, bergamasco, è inviato di Repubblica, dove firma la rubrica Pietre. Ha appena pubblicato Il libro segreto di CasaPound (Fuoriscena). Jordi Borràs, 43 anni, catalano, è un fotoreporter e illustratore. Il suo ultimo lavoro è Tutti i colori del nero (Castelvecchi).
https://d.repubblica.it/urep/2025/11/29/news/paolo_berizzi_jordi_borras_inchieste_estrema_destra-425008389/
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