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pubblicato il 5.02.09
Ci sono dolori per i quali non vale la par condicio
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LE IDEE
Ci sono dolori per i quali non vale la par condicio
DAVIDE ROMANO

da Repubblica - 20 gennaio 2006

C´è poco da dire, la Fiamma Tricolore con il tentativo - che ora pare scongiurato - di organizzare un corteo a ridosso della Giornata della Memoria è riuscita a far parlare di sé. Un punto da segnare sicuramente a suo favore. Se fosse una partita da giocare. Ma qui c´è in ballo ben altro.
Credo nella libertà di parola e di manifestazione, ma credo ancor di più – e prima di tutto – nella dignità e nel rispetto delle persone. Tanto più se queste persone sono anziani che già hanno sofferto.
Questo corteo neofascista, visto il momento in cui hanno pensato di organizzarlo, rivelava un chiaro intento provocatorio. Una provocazione che non ritengo vada accettata, anche a costo di fare loro pubblicità.
Personalmente credo che i neofascisti debbano avere il diritto a tenere i propri congressi (seppure le norme della Costituzione direbbero diversamente) per discutere e darsi degli organi dirigenti, ritengo però che manifestazioni strumentali come quella lanciata proprio in questi giorni sia quanto di più sbagliato.
Innanzitutto perché sono ancora tanti (anche se purtroppo sempre meno) i testimoni diretti del disastro in cui il fascismo portò l´Italia.
I ricordi di una vita passata nel terrore di essere catturati, i ricordi dei propri cari che non ci sono più, il mancato ricordo di un´infanzia che non ha potuto essere vissuta normalmente.

Ci sono dolori per i quali non vale la par condicio

Non esiste par condicio di fronte alla memoria del nazifascismo, non quando ci si trova di fronte agli occhi di quegli ex deportati. che ancora piangono quando raccontano della deportazione nei vagoni piombati, stipati come animali.
Del loro arrivo nei campi di concentramento, della loro violenta separazione dalle madri e dalle sorelle che spesso non hanno mai più rivisto.
Non si può parlare di par condicio (come ogni tanto nelle scuole qualche alunno "democratico" fa, a proposito di Shoah) di fronte a chi ha visto il proprio padre e i propri fratelli morire, come se si parlasse di un goal valido o meno. Non di fronte a loro, ai sopravvissuti.
Per questo faccio fatica a concepire un principio "liberale" di manifestazione che si imponga sulla dignità e la sensibilità della comunità ebraica come di quella degli ex deportati, per citare solo alcuni esempi.
Se è vero che il primo principio del liberalismo è quello che "la mia libertà finisce dove inizia la tua", faccio fatica a capire di quale libertà si parli quando in realtà con certi cortei si vuole solo riaprire vecchie ferite (altrui).
Solo il nostro mondo, molto, troppo civile, ci può far pensare che tutto sia opinabile, che tutto sia discutibile, perfino Auschwitz. E con esso la memoria di chi da quell´inferno ne è uscito vivo.
Senza tenere conto della sofferenza umana rischiamo di perdere il baricentro di noi stessi. Dico anche che pure la sofferenza dei familiari dei repubblichini uccisi merita rispetto.
E mai, dico mai, mi sognerei di andare a provocare i famigliari di chi ha avuto tali lutti. Ma non mi sembra troppo chiedere che tale rispetto venga ricambiato.
davide romano

http://www.dsmilano.it/html/Pressroom/2006/01/rep6_0120_ci-sono-dolori.htm


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