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pubblicato il 30.10.12
Grecia. Criticano ministro per torture agli antifascisti: sospesi due giornalisti
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Nuovo caso di incredibile censura in Grecia. Questa volta a farne le spese sono stati due giornalisti - Kostas Arvanitis e Marilena Katsimi – sospesi in tronco dalla tv ellenica Ert/Net (Televisione Pubblica Greca) per aver osato parlare durante la loro trasmissione delle accuse rivolte alla Polizia da una quindicina di manifestanti antifascisti. Che, in un’intervista al quotidiano britannico ‘The Guardian’, avevano denunciato di essere stati torturati e minacciati all’interno di un commissariato di Atene dopo essere stati arrestati mentre manifestavano contro le continue aggressioni contro gli immigrati delle squadracce neonaziste di Chrisy Avghi. Aver dato voce alle denunce dei torturati e aver conseguentemente criticato l’operato del Ministro della Protezione del Cittadino (!) Nikos Dendias è costato molto caro ai due conduttori del programma “L’informazione della mattina” immediatamente rimossi dalla direzione del canale tv pubblico. Una rappresaglia lampo quella contro i due cronisti che hanno evidentemente toccato un nervo scoperto.

Scriveva ieri pomeriggio Kostas Arvanitis sul suo blog: “Abbiamo appena appreso che il direttore generale del settore informazione della ERT ha deciso di rimuovere me e Marilena Katsimi dal programma con effetto immediato”. L’appena nominato direttore della ERT, Aimilios Liatsos, non ha avuto neanche il fegato di annunciare direttamente ai due giornalisti la rappresaglia nei loro confronti. Poi però in una dichiarazione pubblica Liatsos ha accusato Arvanitis e Katsimi di aver aver violato il Codice Etico dei giornalisti per giustificare la loro sospensione.

Ma la verità, ormai evidente a molti, è che al Ministro Dendias non è andato proprio giù che i due abbiano informato i telespettatori che il suo dicastero ha intenzione non di indagare sull’operato dei propri uomini, ma di citare in giudizio nientemeno che il Guardian di Londra, ‘colpevole’ di aver amplificato le denunce dei giovani antifascisti torturati e per ‘aver diffamato la democrazia ellenica’. Citazione in giudizio che però, a molte settimane dalla pubblicazione del reportage da parte del giornale britannico, non è ancora avvenuta. Forse perché – hanno azzardato i due cronisti – gli esami condotti sui corpi degli arrestati da alcuni medici “mostrano davvero i crimini commessi dai poliziotti contro di loro”. Eppure, hanno continuato i due “il signor Dendias non ha alcuna intenzione di dimettersi”.

L'ultimo caso di censura, che ha già scatenato un coro di accuse e polemiche nei confronti della gestione autoritaria e di parte del servizio pubblico, è arrivato solo un giorno dopo l'arresto del giornalista Kostas Vaxevanis, colpevole di aver pubblicato sulla sua rivista “Hot Doc” un elenco di 2059 possibili grandi evasori mai perseguiti dalle autorità di Atene.

30 Ottobre 2012

Fonte: contropiano


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