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pubblicato il 17.03.05
- Ve bambina aggredita con simboli nazi
·

28 febbraio 2005

VENEZIA. UNA BAMBINA AGGREDITA CON SIMBOLI NAZISTI
by gesto vergognoso Thursday, Mar. 17, 2005 at 9:38 AM

Molestata perché la sua famiglia fa parte dei testimoni di Geova. Una bambina di undici anni, che con la sua famiglia vive da sei mesi a Scorzè, comune del Veneziano, venerdì mattina, mentre stava andando a scuola, è stata aggredita da un uomo incappucciato. L’aggressore, dopo averle rubato il cellulare, con un pennarello rosso le ha disegnato sulla giacca a vento un triangolo e le ha marchiato il polso con un numero. Non solo: prima di andarsene, le ha aperto lo zaino lasciando un biglietto tra i quaderni. «Smettetela con questa religione». Un avvertimento scritto in stampatello su un post-it giallo: ha voluto lasciare un messaggio chiaro ai genitori, «colpevoli» di far parte dei testimoni di Geova.

VENEZIA – Molestata perché la sua famiglia fa parte dei testimoni di Geova. Una bambina di undici anni, che con la sua famiglia vive da sei mesi a Scorzè, comune del Veneziano, venerdì mattina, mentre stava andando a scuola, è stata aggredita da un uomo incappucciato. L’aggressore, dopo averle rubato il cellulare, con un pennarello rosso le ha disegnato sulla giacca a vento un triangolo e le ha marchiato il polso con un numero. Non solo: prima di andarsene, le ha aperto lo zaino lasciando un biglietto tra i quaderni. «Smettetela con questa religione». Un avvertimento scritto in stampatello su un post-it giallo: ha voluto lasciare un messaggio chiaro ai genitori, «colpevoli» di far parte dei testimoni di Geova. Erano circa le otto quando è avvenuto l’episodio: la bambina, come ogni mattina, stava andando a scuola a piedi. All’improvviso si è sentita toccare lo zaino e girandosi ha visto un uomo incappucciato che le ha sfilato il cellulare dalla tasca della cartella e le ha sbarrato la strada. Con un pennarello rosso le ha disegnato sulla giacca a vento un triangolo, segno identificativo usato dai nazisti per contraddistinguere i testimoni di Geova. Poi ha scritto un numero sul polso, il 1961, a imitazione dei marchi inflitti agli ebrei nei campi di concentramento. Infine è fuggito.
La bambina, spaventata e in lacrime, è corsa verso la scuola e sulla strada ha incontrato un vigile urbano al quale ha raccontato l’accaduto. Il fatto è stato denunciato dalla famiglia ai carabinieri di Scorzè, che ora stanno indagando. Quella mattina, nel viottolo che porta alla piazza del municipio pare non ci fosse nessun testimone. Oggi i carabinieri ascolteranno anche le maestre e i compagni di scuola della bambina per cercare di chiarire meglio il racconto della piccola. I genitori però non ricordano alcuna minaccia o episodi di intolleranza per la religione predicata. Sull’episodio parla anche il sindaco di Scorzè: «Quello di venerdì è un fatto gravissimo di violenza inaudita che va a ledere le libertà individuali – afferma Clara Caverzan -. Se i fatti verranno accertati, bisogna prendere atto che ci sono troppi segnali di intolleranza nei giovani con simulazioni di idealismi politici che vanno ben oltre a quello che potrebbe essere definito una forma di bullismo».

Giorgia Gallina

ICpress
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Ragazzina aggredita i carabinieri indagano – La Nuova Venezia

LUNEDÌ, 28 FEBBRAIO 2005
Pagina 12 – Provincia

Ragazzina aggredita i carabinieri indagano

SCORZE’. Dovrà essere interrogata ancora una volta la ragazzina aggredita mentre andava a scuola. I carabinieri di Scorzè vogliono farsi ripetere quell’incredibile racconto per poter fare chiarezza su un episodio sconcertante. La piccola di 11 anni che abita a Scorzè, testimone di Geova, mentre andava a scuola, è stata fermata da una persona con il volto travisato che le avrebbe dipinto un triangolo viola sul cappotto, all’altezza del cuore, scrivendole anche un numero, il 1961, sulla mano sinistra. Una scelta non casuale: il triangolo viola è il modo in cui i nazisti identificavano i prigionieri dei campi di sterminio, le persone internate proprio per il loro credo religioso di Testimoni di Geova. Le indagini non sono facili anche perché, a quanto pare, non ci sono testimoni dell’aggressione. Da parte degli inquirenti la cautela è massima. E’ stata la stessa bambina a raccontare quanto le è successo, poco prima delle 8, nel passaggio pedonale che costeggia villa Lina. Mentre stava andando a scuola – ha raccontato la ragazzina – è stata sorpresa di spalle da una persona con il volto coperto, probabilmente da un passamontagna, che le ha disegnato il triangolo sul cappotto e le ha scritto, con un pennarello, il numero sulla mano. Nella ricostruzione dell’episodio si parla anche di un telefonino, ma non è chiaro se le sia stato rubato o se sia stato smarrito.


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