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pubblicato il 24.10.12
Il revisionismo storico festeggia il fascismo
·
Da troppo tempo il revisionismo storico permette ad alcuni letterati di ricordare questa marcia su Roma come fosse stato un evento popolare di ribellione alla pochezza dei governi liberali ed in risposta alle “aggressione socialiste”.
Si veda in proposito la pagina di cultura del 9-10-2012 del Corriere della Sera.
Si sottolinea da parte di questo storico ( Roberto Vivarelli) e sostenuto nelle sue tesi dall’articolista del Corriere (Ernesto Galli Della Loggia), che era necessaria una maggiore repressione da parte dei governi liberali del dopo guerra, da contrapporre alle giuste rivendicazioni popolari di fame e lavoro.
E con questo, secondo tale tesi, si giustifica di fatto l’attività di supplenza delle squadracce fasciste.
Non si sottolinea invece come la tragica situazione di sfacelo economico e sociale del post prima guerra mondiale sia l’elemento scatenante delle proteste popolari.
Non si ricorda per esempio che per imbonire i poveri contadini soldati al fronte gli era stato promesso un pezzo di terra al termine del conflitto. Cosa che non si è realizzata e le terre sono rimaste ai latifondisti agrari.
Non solo ma il prezzo della riconversione industriale post-bellica dovrà essere poi pagata pesantemente anche con l’abbassamento dei salari operai e con l’annullamento dei diritti civili e democratici.
A questo è servita l’ascesa al potere dei fascisti nostrani. Non diversamente è successo pochi anni dopo con i nazisti tedeschi.

Addirittura il presidente del Consiglio Mario Monti è costretto ad intervenire sul un altro tema all’ordine del giorno: Il negazionismo:
(ASCA) - Roma, 16 ott - ''L'antisemitismo non e' ancora debellato e non vi lasceremo soli neanche davanti al negazionismo'', su questo ''il governo e' impegnato in prima linea''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti partecipando alla celebrazione della Memoria della deportazione degli ebrei di Roma avvenuta il 16 ottobre 1943.

Un altro pericolo che incombe ai giorni nostri è il lasciar fare se non la disponibilità a capire le ragioni di gruppi organizzati che apertamente si dichiarano neofascisti.
Tutto ciò nel nome di una apertura democratica a tutte le istanze popolari che in questo caso sarebbe meglio definire populiste.

Ora e sempre resistenza

Comitato Antifascista di Busto Arsizio


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